18 gennaio 2011

Che pescada!


Passando una domenica di mercatino dell'antiquariato nella cittavecchia di Trieste, ho notato l'atmosfera calda che proveniva dai vetri di un ristorante che non conoscevo. Pescada, in via del Ponte 6/a. Sono entrata senza pensarci un attimo e ho prenotato per la sera stessa, per due.
20.30. nome: Alessandra. X 2. ( la prossima volta giuro, prenoto a nome Carosella )

Siamo più o meno puntuali, il mio ospite ed io, l'atmosfera è ancora più accogliente e ci fanno accomodare sul piccolo soppalco di legno.
Ambiente molto intimo, curato, ma semplice. Sedie spaiate, bicchieroni per l'acqua di vetro grezzo, posate di design e bacchette hashi ( o chopsticks?).

Il cameriere è accaldatissimo, ma molto simpatico, ne' invadente, ne sfuggente. Ci suggerisce lo chardonnay della casa, fresco e profumato.
Ci facciamo consigliare qualcosa dal menù (che inaspettatamente nasconde sashimi e altri tocchi orientali), ma poi io, sempre di testa mia, decido per gli assaggini di antipasto, mentre il mio commensale si lascia portare verso una tartare di branzino pescato. 
Il mio piatto propone: un'insalatina di polpo semplice, ma proprio perfetta, tenera e delicata. Un baccalà mantecato che, si sa, può rientrare nella categoria passando da un livello di gastronomia da supermercato a uno di nouvelle cuisine (vabbè, proprio nouvelle cuisine no, ma è per dire).
Quello che ho gustato, contornato da dolcissime olivette taggiasche e un filo di miele aromatico è a prova di palati fini. Le sardoni in saòr, delicato paragone con le ricette che ognuno di noi si passa in famiglia, ahi, qui devo dire, nonostante io ami l'agrodolce, se misurato, qui sono andati un pò oltre. Troppo dolci le cipolle, tanto da sembrare caramellate, ma senza essere però bilanciate dal sapore salato delle sarde, che sparivano. Peccato.
Dall'altra parte del tavolo invece troneggia la tartare di branzino. Di solito non amo le tartare di pesce perchè spesso o sono forti o insipide, ma questa ha un equilibrio ammirevole, profuma di basilico e aria di mare. 
Terminati gli antipasti, tento con il banco di prova più classico. Il primo piatto allo scoglio/sapore di mare/ chiamatelo un pò come volete, insomma quello. Tagliolini, per l'occasione.
Una parola. Ottimi. Tagliolini in bianco (con qualche pezzetto delicato di pomodoro), bei ciuffoni di prezzemolo freschissimo che fanno da baffi a un piattone di scampi, calamaretti (piccoli, interi e tenerissimi), gamberi, cozze, vongole e moscardini minuscoli. Tutto, come l'avrei scelto io.
Vorrei provare come secondo piatto il branzino al miele che ci ha raccontato il nostro cameriere, ma non me la sento e procediamo invece verso una creme brulee. 
E' semplice, con il "croc" giusto della crosticina che si rompe (Amelie insegna), ma non barano neanche qui, è proprio una gran bella creme brulee.
40 euro a testa. Non poco, è vero, non abbiamo neanche mangiato un pesce a forma di pesce (direbbe qualcuno) e il vino era a calice ( 4  in 2). Ma come attenuante è che siamo nel centro più centro di Trieste, che la serata è intima e piacevole, e che nonostante l'aspetto da "bella trattoria" è un signor ristorante di pesce.

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