28 gennaio 2011

Primo appuntamento: pizza e famiglia



Mio coetaneo, più o meno, con la testa un pò troppo china sulla pizza (non è che sto a notare sempre ste cose, ma al primo appuntamento è lecito), la prima cosa che mi dice di se sono i suoi problemi con la sua famiglia.

Oddio, è sposato, penso.

No, intendeva la sua famiglia d’origine, mamma, papà, fratelli e ecc. Intendeva rapporti familiari, complessi di Edipo, castighi. Mi stava mettendo in guardia.


Oddio Oddio è minorenne, penso. (e io sono cieca)

No, no, intendeva proprio che l’unica famiglia di cui conosce il significato è la sua prima, quella d’roigine, dove è nato. Mi racconta ora delle ripercussioni, delle problematiche, mi assicura però di essere... normale.

Oddio. Oddio. Oddio. E ora? chiamo il conto di nascosto? no, vado in bagno e cerco di fuggire dalla finestra? E ora come reagirà quando gli dirò che la mia famiglia d’origine era “normale” e che l’ho lasciata una quindicina d’anni fa per farmene una mia, con tanto di librerie nuove da montare, con tanto di figli che la animano, e con tanto di sogni? E che poi è andata male e le librerie le abbiamo dovute smontare e che che i figli continuiamo a rassicurarli, e della difficile gestione con l’ex, e dei ruoli convergenti di mamma/donna/ amante/ professionista/ cuoca/ consigliera/ ecc ecc. Ecco, adesso cosa mi chiederà?

Si ferma un momento sulla sua pizza alle verdure non so se per il silenzio improvviso o per il ronzio dei miei pensieri rumorosi, e fa solo un cenno con il mento, un piccolo cenno interrogativo che significa

“Beh che c’è?”.

Mentre lo fa, di alzare il viso, mentre mi sto dicendo ale, gambe in spalla e fuggire, la lampada della pizzeria illumina lateralmente i suoi occhi. Sembrano sinceri.
Stronza la crocerossina che c’è in me, proprio una stronza.

Nulla! rispondo, la mia pizza è buona, ne vuoi un pò?

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