15 febbraio 2011

rebus

Andrew Young



e una giornata così nervosa era iniziata come altre, solo che tu non parlavi e quando non parli io lo so che non c’è niente che io ti possa dire. Quello che ti chiedi forse è la stessa domanda. ma io non parlo perchè non parli tu. tu invece perchè non ne hai voglia.
forse ti chiedi perchè sono ancora lì, perchè non ho fretta di vestirmi e andarmene e gironzolo invece per la stanza, facendo finta di non trovare una maglietta. in realtà la maglietta non la trovo davvero, ma so che tu pensi che io non la trovo apposta, per stare ancora un pò lì, per superare quel minuto, che forse quello dopo sarai tranquillo e mi dirai vuoi un caffè? per te la mattina bisogna essere nervosi e avere fretta perchè tutte le cose da fare non possono non innervosire. e forse credi che il nervoso ci rende sbrigativi e forse più attivi. io penso invece che con tutte le cose da fare nella giornata, la mattina non si può innervosirsi per una tazza appoggiata in bilico che sporca il tavolo, e merita invece fermarsi. e darsi un bacio. fermarsi e riconoscersi e riscegliersi.
ma di darti un bacio io non ne ho il coraggio, sono così scioccamente delicata che basta uno sguardo severo per farmi tornare nella tana.
così faccio, e mi vesto, maglietta, jeans, golfino. fa sempre freddo in questa casa, io lo so, tu lo sai. mi chiedo se questo non basti, che lo so io e che lo sai tu, per alzare il riscaldamento. chissà cosa pensi tu a proposito.
sono in bagno, mi lavo il viso tra le tue cose, mi sistemo in modo accettabile e penso, faccio colazione qui sotto all’angolo c’è un bar che quella volta aveva delle buone brioche, un pò troppa marmellata, ma forse non è mai troppa.
e poi invece esco dal bagno, raggiungo la cucinina e trovo i tavolo apparecchiato, per due.
vorrei chiederti allora mi ami? ma non lo chiedo. io lo amo? mi chiedo. non lo so, è troppo poco una colazione per un amore. però forse potrebbe essere un inizio. domande assurde dopo anni.
ogni notte che dormo con te, ha mattine che iniziano con un inizio di amore. C’è anche più caldo, hai acceso il riscaldamento. mescolo il caffè che mi hai preparato e sbircio la tua espressione oltre il bordo della tazza. sei un libro per me. chissà cosa sono io per te. forse un film, una chiave, uno zaino, la porta di casa quando torni in città.
i tuoi movimenti sono meno a scatti adesso, i tuoi occhi si socchiudono leggermente guardandomi, eccolo, eccolo lì, l’amore che sai dare.
finisco il caffè, metto nel lavello la tazza, tolgo qualche briciola, lascia stare dici tu, faccio io, stivali e borsa. sono pronta, esco, ti dico.
in mezzo alla stanza indugio un attimo, non so se venirti incontro per un bacio o aspettarti, per un bacio. opto per una stupida via di mezzo, quel punto di mezzo in cui testa e cuore sbattono sempre uno contro l’altro. anche lui si muove, ma sta fermo.
siamo tragici e comici, fino che alla fine ci raggiungiamo.
tu sei ancora in pigiama, quel pigiama vecchissimo e sformato che ti lascia le gambe libere e non solo. io con stivali orecchini e borsa mi appoggio a te, mi adagio verticalmente su te, come si appoggia il giorno sulla notte, o un palmo su un altro. ma cosa abbiamo in comune, ci chiediamo allo stesso momento.
è tra noi la risposta, quella colla istantanea che al solo contatto mi fa cadere la borsa per terra, mentre mi prendi per mano e mi porti in camera.


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1 commento:

  1. Bello, Alessandra, veramente.
    ..Mi sembra di essere con te in questa stanza fredda, la luce è lattiginosa e le pareti spoglie? molte porte si aprono sulla stanza, o è una cucina? di quelle grandi, di una volta.
    Comunque pochi, pochissimi mobili, forse un tavolo di formica, te li ricordi i tavoli di formica?
    Buona notte ,Carousel

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