29 agosto 2013

Argilla e amicizia [ovvero le riduzioni del 10%]

http://www.behance.net/wip/194129/373439
Un virtuoso del cinema, un ciclista professionista, un maestro pianista, un vero poeta, un ballerino che emoziona. In comune hanno l'eccellenza. In comune hanno che ognuno ha imparato perfettamente la tecnica per poterla poi eventualmente usare o non usare, superare o distruggere. Meccanismi e fisica, allenamento e sperimentazione, queste le basi quindi per qualsiasi eccellenza.

Così, uno scultore deve imparare a dominare la materia prima di lasciar libero sfogo alla sua espressione artistica. Quando ho iniziato a modellare l'argilla ho ascoltato i miei polpastrelli affondare nella terra umida, ho lasciato che la pelle si permeasse di quel bagnato e scivoloso, a tratti, o granuloso o duttile. Ho imparato a scaldare la creta, con il calore del mio corpo, o del sole, ad ammorbidirla, a modellarla con la forza delle dita. Ho abituato la mia pelle a sentirsi invasa dalla terra, nelle pieghe, sotto le unghie, senza paura di sporcarmi, senza barriere con la materia. Affondando la mia energia e traendone altrettanta, anzi di più.

Ne ho fatto tesoro, assimilando quella nuova esperienza alle altre della mia vita. La creazione, la modellazione, il trasferimento delle mie visioni all'esterno di me stessa. Una buona amica, la terra.
Ho imparato poi a decidere quando le mani le devo togliere, è necessario un passo indietro, togliersi dal tourbillon dell'euforia creativa, osservare. Ho cominciato a godere della contemplazione di ciò che prima non c'era, una contemplazione non adulante, ne' critica. Una semplice osservazione, carica di insegnamenti per la mia vita. Guardare, lasciarsi entrare negli occhi curve e superfici, sguardi fissi e movimenti immobili.
Come nelle relazioni umane.
Ci sono momenti in cui le vivi intensamente, a pieni polmoni, a vele spiegate. E altri in cui è richiesto la stasi. Allora faccio un passo indietro, mi siedo. Osservo.
La creta a quel punto si comporta inaspettatamente. Mentre sei lì che la guardi, le giri intorno, non la tocchi e la studi, lei non sta ferma, come t'aspetti. Ora dopo ora, come un fiore che consuma la sua acqua, si muove. Impercettibilmente. Cerca un assestamento, le particelle di cui è composta, più dense o meno dense d'acqua, si legano e si avvicinano, i pesi si spostano. L'acqua evapora e piano piano la forma cambia. Dopo qualche giorno, l'espressione della bocca è cambiata, a volte un po più amara, lo sguardo appare più mesto, è come se, dal momento in cui viene "messa al mondo" nella nuova veste della nuova forma, poi si ridimensionasse di fronte all'universo. Tu la guardi e all'improvviso è cambiata. Ridotta di quel famoso 10% che la fisica impone alla creta che si asciuga.

Penso alle relazioni umane. All'amicizia, soprattutto. Quando è il momento in cui ti chiedono di allontanarti, di non saltellare più intorno, ti siedi. Osservi. E piano piano la sostanza dell'amicizia impercettibilmente cambia. Non te ne accorgi, lì per lì, sembrano scherzi della luce, o del momento di stanchezza. Ma in realtà la sostanza è già cambiata un po', si sta assestando in nuova forma, si sta riducendo. E rimane da sperare che si fermi al 10%.



21 agosto 2013

Agire la forma

Dare forma alla materia è gesto animale.
Dare forma alla materia secondo un'intenzione è gesto umano.
Dare forma alla materia artisticamente è tendere al divino.

20 agosto 2013

Il passaggio a livello

Vsionaria nella verità, che è solo mia.
Molte persone non credono a ciò che Cassandra dice. Cercano la verità, una conchiglia rossa dentro al mare grigio. Bisogna saper credere a ciò che si staglia di fronte, pesci lucenti che appaiono un istante solo, perdendosi subito dopo nel mare.
Sono qualcuna che ha sbagliato, sono qualcuna che è vera. Crediamo sempre a ciò che vogliamo credere. E per farlo pretendiamo a gran voce, la verità! la verità, la verità!
la verità, adoranti miei, è la realtà.
Ciò che ci appare, sia un velo o una bugia, un'omissione, un sogno. Le quinte del teatro, il palco, il cielo, nulla è ciò che appare, ma in realtà tutto è ciò che è, ciò che ci appare.
Crediamoci! perchè il non credere è un blocco, un passaggio a livello del destino che ci ferma un minuto in più. E non abbiamo tempo da perdere, per quel minuto in più.

19 agosto 2013

Essere madri è un nocciolo dentro

Giuliano Tamburin



E' un anello di una catena, non un punto d'inizio di una semiretta.

La difficoltà di essere madri non è la fatica, non è la preoccupazione o l'assurdo sperdimento d'amore.

Ogni giorno è necessario un piccolo ritocco alla rotta di navigazione, il perfezionamento ininterrotto di direzione nell'accompagnamento. Mi stanco così tanto ad essere messa in discussione di continuo, un dispendio energetico pazzesco ad esser sotto tiro sempre, consciamente o no, l'esser confrontata, superata, combattuta, sfidata. Anche e soprattutto nell'amore più grande.
E' faticoso essere madri, davvero. Soprattutto di figli grandi, ora lo so.

Mettersi lì e scegliere come. Come, non se, affrontare questo percorso minato d'amore.

A volte reagisco d'impulsività, e sbaglio. Torno indietro e trovo un panorama già diverso, emozioni diverse, reazioni e cambiamenti già avvenuti, nei nostri figli. Un minuto e l'atmosfera è cambiata.

Altre volte reagisco con razionalità, e sbaglio. Torno indietro e trovo i figli lì, ad aspettare qualcosa di diverso. Come se sapessero. Cerco di spiegare. Per non lasciare indietro buchi.
Mi riesce, a volte. Non mi riesce, altre volte.

Essere madri è essere un cuscino enorme e senza tempo.
Tra chi amiamo e il mondo. E non vale a niente credere che quando saranno grandi le cose saranno più facili. Non è vero. Non è vero per niente. E' tutto più ingarbugliato e complesso. Meccanismi da adulti si intrecciano con il nostro esser bambini sempre. Mentre noi siamo più vecchie, e inaspettatamente più legate ai nostri ricordi d'infanzia, loro, i nostri figli, sono meno bambini, si sentono adulti. Le lotte più accese, le scuse più serie, gli abbracci più solidi.

Un grande amore nato in fondo al ventre, che ogni giorno sobbolle, borbotta, culla e riscalda e fa sgorgare dal nocciolo dentro paure, dubbi, momenti di dramma e risate così piene d'amore e orgoglio e forza da sembrare una primavera quotidiana.