28 ottobre 2011

amore & cioccolato


E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.


~ Pedro Salinas ~


Spesso di amare si ha paura, come fosse un'arma nelle mani di altri. Altre volte di amare si ha pudore, come fosse un denudarsi in una piazza. Spesso amare fa male, anche se si è corrisposti. La felicità dell'amare non dura,  sono più costanti l'insicurezza e il dubbio. Inoltre parlare d'amore è banale.

Meglio è voler bene, morbido e rassicurante, meno violento se non corrisposto, più duraturo e solidale. Non è sciapo il voler bene, è come un onesto biscotto casalingo rispetto ad un cioccolatino. Ti accompagna a colazione, o in tasca, o nel the del pomeriggio. Acquieta la fame improvvisa, ristora i languori, si mastica più a lungo e soddisfa il palato.
Un cioccolatino invece, prezioso e raffinato che sia, è un piacere acuto. Un godimento sinuoso ma rapido da far socchiudere gli occhi, uno sciogliersi nelle papille fino a far salire la glicemia. Un cioccolatino ( come l'amore) è la tentazione, se lo si ruba per mangiarlo di nascosto poi, è ancora più rapido, nel disciogliersi in noi.  Alcune volte è forte, potente, intenso. Troppo amaro.
Certe volte ha il sapore profumato delle persone sbagliate. 
Che poi sbagliate non sono, se hanno il sapore dell'amore.  


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13 ottobre 2011

Vieni a fare un giro dentro di me O questo fuoco si consumerà da sé ( La vedova bianca - Afterhours)



C'è qualcosa dentro di me
Che è sbagliato
E non ha limiti
E c'è qualcosa dentro di te
Che è sbagliato
E ci rende simili

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà

Nel tuo letto la novità
E' fare a pezzi l'anima
Ma la violenza della stabilità
E' un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dai demoni
E c'è qualcosa dentro di noi
Che è sbagliato ma ci rende simili

Un bacio sporco sa
Come un milione di anime
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà
So che puoi
Gettarmi via
Ma ciò che vuoi
Lo voglio anch'io
E' troppo, troppo presto
E' male
Le tue labbra sono nude
Sai che è solo il tempo
A rivelare la stagione
Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
Un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini
E anche tu hai qualcosa dentro di te
Che è sbagliato e ci rende simili

C'è qualcosa di nuovo per te
E' sbagliato perché non ha limiti
E anche tu hai qualcosa per me
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili

More lyrics: http://www.lyricsmania.com/la_vedova_bianca_lyrics_afterhours.html
All about Afterhours: http://www.musictory.com/music/Afterhours

10 ottobre 2011

Quello che vale ( ovvero: mi sto abituando, piano, all'idea )







Tu lo sai 
si tu lo sai quello che vale 
oltre i silenzi e le parole 
fra noi 
che cosa vuoi che io ti dia 
questa incertezza 
o una maldestra compagnia 
Resterai 
o ad altre altezze le tue ali 
si perderanno in altri voli 
sopra noi 
e sopra quello che rimane 
di tutto questo malinverno 
oltre stagione 

Resterai 
o ad altre altezze le tue ali 
si perderanno in altri voli 
sopra noi.




Lui si sta abituando all'idea.
Mentre Cupido Al Contrario, sta impedendo baci e chiarimenti. Non li vuole tenere vicini quei due: vanno sulla luna, si perdono nei silenzi e sguardi contrasti a colori si uniscono. Non fateli avvicinare quei due, sono capaci di non accorgersi dei passanti, dei pericoli, delle malelingue. Si toccano le mani e i discorsi si dissolvono in fiori invisibili tra i petti.
Cupido Al Contrario nasconde le chiavi, fa finire la benzina, lancia telefonate invadenti, sfiora i cuori con paure improvvise, riempie le teste di preoccupazioni e rinsalda il buonsenso di non emozionarsi troppo.
Anche lei, così,  si sta abituando all'idea.


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7 ottobre 2011

giunta all'insonnia, si cambia stagione.
















Lo sapevo che ci arrivavo all'insonnia. Inevitabile come lo scorrere del tempo. I fiori sbocciati chinano il capo, questa mattina è finita l'estate. I piedi nudi sul pavimento rimandano un impressione di freddo, la luce è grigia, le auto per strada risuonano diverse. Mi sono svegliata, mi chiedo, o sto dormendo? forse era l'estate, un lungo sonno ricamato di ore lunghe e tegole calde, abbracci maestosi e nuovi baci. Forse nessuno si è mai scostato da questo ottobre di mille giorni, e le scarpe infangate non sono secche fuori dalla porta, i baci erano desideri e i fiori appuntati sulle moto dei riflessi di specchio.





Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.


(wislawa szymborska )



6 ottobre 2011

Siate affamati, siate folli.

Solitamente diffido di chi (o per lo meno non comprendo) si addolora per la morte di un personaggio pubblico, come fosse una perdita privata. Forse perchè credo che dove non c'è affetto reale, non può esserci perdita reale.
E comunque qualsiasi parola postuma alla dipartita di qualcuno famoso, risulta banalissima e finisce sempre con un "Ciao, nomedibattesimo."
Ma poco fa, alla notizia della morte di Steve Jobs, ho provato un senso di dispiacere reale.
Come se il mondo avesse perso un mattoncino piccolo (come siamo tutti) ma brillante.
Un uomo che si è fatto notare per quello che ha realizzato con le sue idee, e che ha intriso della sua personalità il suo successo.
Che ha fatto riflettere molte persone con le sue parole semplici di incoraggiamento a "fare", così rare e umane in un imprenditore.
E che anche con la sua morte, così comune a tantissime altre, fa riflettere sulla inutilità di molte cose raggiunte con il successo e il denaro e sulla semplicità della vita.


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5 ottobre 2011

Innamoramento e amore: viaggio nei sapori dell'altro.

ill. di Rebecca Dautremer

Prima c'era l'innamoramento.
Non c'erano i difetti, ogni aspetto dell'incontro era impetuosa fame irrazionale dell'altro, incapacità di giudizio, respiro sospeso.
Probabilmente il nostro innamorato è in quel momento ai nostri occhi una torta millefoglie che non perde una briciola.

Poi passa.
Passa sempre, per definizione.
E' come un antipasto. Non si chiamerebbe anti pasto, se non fosse seguito da un pasto.
Il pasto c'è sempre.
Ma non sempre soddisfa il palato. Del resto puoi saziarti anche di antipasto, ci sono dei ristoranti in cui ti servono dei piatti enormi di assaggini, che ti basta quello (e avanza) . Conosco anche persone che ordinano più antipasti, eliminando dalla comanda primo e secondo piatto. Eventualmente, in finale, ci infilano un tiramisù.

Se il clou del pasto continua a soddisfarti di gusto, sei sulla buona strada per trasformare l'innamoramento in amore. Certo va considerato che l'appetito iniziale con il quale ti sei seduto a tavola non può ovviamente esistere nella seconda  metà del piatto di lasagne. Farfalle e brontolii nello stomaco si sono calmati, non mangi ancora per inerzia, ma neanche per una voragine nello stomaco che ti dilania.
Gli esperti dicono che è questo il momento in cui puoi gustare realmente il sapore della pietanza. Quando non è la fame a guidarti, ma il gusto, il piacere, la soddisfazione consapevole.

Certi piccoli difetti dell'altro allora emergono, in modo proporzionale sia alla reale qualità del cibo, sia all'attenzione che riponi nel contenuto del tuo piatto. Puoi infatti accorgerti che la pasta è troppo poco cotta, e puoi considerare il fatto come parte del tutto, come una particolarità della ricetta.

Altro è se incontri un risotto stra lungo, come fosse stato abbandonato nel suo amido per ore. O degli spaghetti completamente sciapi: aggiungerci sale con il salino da tavola può forse attutirti la nausea, ma non renderà mai il piatto sublime. Alcune volte i cibi senza sale, o cotti male, li ingurgiti quando hai tanta fame, mettendo in secondo piano la reale qualità, a discapito della foga di riempirti lo stomaco.
Altre volte ci sono casi di persone che giunti lì, non hanno più fame, e li vedi perder tempo in punta di forchetta, spostare un pisello da una parte all'altra, fare melina con un'oliva, sospirare sommessamente tra un boccone e un'altro, cincischiando con tocchetti di spezzatino che non vorresti infilare mai.

Infine ci sono i casi in cui quello che troneggia nel piatto della seconda o terza portata, non lo puoi proprio mandar giù. Carne stopposa, sapore di rancido, troppi nervi, sapori insulsi.
Così scoprire di aver abbandonato la sponda dell'innamoramento e trovarsi sulla sponda dell'amore diventa una delusione, un sapore amaro. Un odore di bruciato. Non vorresti mai averlo scoperto. Preferiresti esserti fermato ai primi bocconi dell'antipasto, in cui tutto sembrava possibile, un convivio da mille e una notte si srotolava nel mondo dell'immaginato amore, come un sogno sempre sognato.



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3 ottobre 2011

Ti piace fare il bersaglio?

scuola d'amanti
























"...Di quelle donne ignoravo quasi tutto: la parte che mi donavano della loro esistenza stava tra due porte socchiuse; l’amore, di cui parlavano continuamente, a volte mi sembrava fatuo come una delle loro ghirlande, un gioiello alla moda, un accessorio costoso e fragile; e sospettavo si dessero la passione insieme al rossetto. La mia vita non era meno misteriosa per loro, e non desideravano affatto conoscerla, preferivano sognarla a modo loro. Finivo per comprendere che lo spirito del gioco esigeva quei travestimenti incessanti, quegli eccessi nelle confessioni e nei rimproveri, quel piacere a volte ostentato e a volte dissimulato, quegli incontri studiati come incontri di danza. Persino i bisticci, si attendeva da me una risposta già prevista, e la bella in lacrime si torceva  mani come sulla scena.Ho pensato spesso che coloro che amano appassionatamente le donne sono sedotti dal tempio e dal rituale del culto quanto dalla dea in persona: si dilettano delle dita arrossate all’hennè, dei profumi, dei mille accorgimenti che dànno risalto alla bellezza e a volte la costruiscono per intero. ( ...) Avrei desiderato molto di più: la creatura umana spoglia, sola con se stessa, come a volte bisognava bene che fosse, per una malattia, o dopo morte d’un primo figlio, o quando allo specchio appare la prima ruga.(...) Confrontavo il volto delle mie amanti al viso arcigno delle donne di casa mia, le econome e le ambiziose, occupate senza posa a verificare i conti della spesa...(...) Faccio di tutto per ritrovare un istante le volute di fumo, le bolle d’aria iridate d’un gioco infantile. Ma è facile dimenticare.... Sono passate tante cose, dopo quei lievi amori, che senza dubbio ne disconosco il sapore; mi piace soprattutto affermare che non mi fecero mai soffrire. E tuttavia, tra queste amanti, ce n’è una almeno una che ho deliziosamente amata. Era al tempo stesso più delicata e più salda, più tenera e più dura delle altre; quel suo torso esile e pieno mi faceva pensare ad una canna. Mi è piaciuta sempre la bellezza del capigliature, quell’onda serica e fluttuante; ma, nella maggior parte delle nostre donne, le chiome sono torri, labirinti, barche, o grovigli di vipere. La sua, consentiva a essere quel che mi piace che siano: il grappolo d’uva delle vendemmie, o un’ala. Distesa sul dorso, appoggiando su di me la piccola testa altera, mi parlava dei suoi amori con mirabile inverecondia. Amavo in lei il furore e il distacco nel piacere, i gusti raffinati, la smania nel tormentarsi l’anima. Sapevo che aveva dozzine di amanti; ne perdeva il conto; io non ero che una comparsa che non esigeva fedeltà".  (da Memorie di adriano di M.Yorcenar)

tesi:
a fare le donne amanti si impara in due modi: o studiando e agendo strategicamente prima, o soffrendo dopo. Se non si conosce nulla dell'argomento, prima, o si è alla prima esperienza del genere, l'unica via è immaginare o informarsi presso amiche e o romanzi rosa. La vera letteratura non insegna niente di utile a riguardo, perchè trama storie eccezionali oppure evidenzia movimenti interiori e analisi di pensiero troppo elevati per scendere a livello di insegnamenti base. Le amiche esperte possono invece dare utili sguardi disincantati sulle questioni nascenti e mettere in guardia tramite le dovute precauzioni. I romanzi rosa infine ( come numerose commediole americane), possono essere propedeutiche per tirare delle grossolane righe al fine di uniformare tutte le storie clandestine riportandole a pochi, sommari, capisaldi.
Nel caso di donne razionali e leggermente fredde emozionalmente (tipo A), il prima ( ovvero lo studio teorico) può bastare per un'impostazione di massima, utile a fare prendere le misure a spanne, per lo meno per dare un'idea del percorso accidentato che si va ad intraprendere.
Nel caso di donne romantiche o appassionate (e con appassionate non intendo solo in ambito sessuale, ma nel totale approccio alla vita) invece (tipo B), il primo modo dell'informazione a priori può forse al massimo fornire una infarinatura per i primi passi, ma viene ben presto accantonato per lasciare il posto alla percezione intensa della passione e dell'innamoramento (quando da vi è, ma è comune, nel donne di tipo B). Ogni teoria quindi si perde per strada, sostituita con l'onda del coinvolgimento, accentuato dal proibito e dai desideri appagati raramente.
Rimane quindi la sofferenza postuma, come mezzo didattico per apprendere il know how dell'amante.
Noi esseri adulti evoluti, però, sappiamo che la sofferenza appare in proporzione all'innamoramento. Più ci si innamora prima più si soffre poi. Appare quindi una possibile scappatoia anche per le donne tipo B, e cioè frenare l'innamoramento in divenire.
Naturalmente, ammesso e non concesso che sia possibile frenare un innamoramento, visto che ciò limiterà la sofferenza a seguire, questo farà cadere la seconda parte della tesi (cioè si impara soffrendo dopo). Ma poco importa. Ripercorrendo passo a passo il meccanismo nelle storie future, la donna potrà riuscire, frenando sempre, a soffrire meno.




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