29 gennaio 2012

basiche riflessioni sull'Arte ( ovvero filosofie prima del primo caffè)


QTzrk_loop from jonsatrom on Vimeo.



L'arte è realmente creare qualcosa che non c'era prima in grado di emozionare (come mi è stato detto recentemente) ? no, non credo che sia solo questo, altrimenti un cane che fa i cuccioli davanti a noi è arte pura: crea ed emoziona. 

O è arte SOLO se messa in opera DALL'UOMO? 

O è arte a parte che non sia una esternazione naturale della NATURA? 

Un muratore che PER CASO costruisce un muretto con una forma bizzarra che colpisce tutti i passanti, che si fermano a guardare emozionati, è arte?

O è arte se è opera dell'uomo, se non c'era prima e se NON E' CASUALE?

Ci vuole quindi intenzione?

O anche canoni classici dai quali per lo meno partire? (ma chi è partito a creare i canoni classici, non aveva a sua volta canoni classici da cui partire)

Quante altre caratteristiche deve avere il prodotto di un'azione per essere definita arte?

Cerco risposte o solo riflessioni libere come passeggiate nella mente.


.


27 gennaio 2012

precisazioni postali

Che sia c h i a r o una volta per tutte che n o n voglio single da incontrare, è inutile signor Meetic che ogni santo giorno mi dici che c'è Ruggero e Antonio e l'esotico Brian che mi stanno cercando, capito? inutile, non mi trovano e se mi trovano non sanno chi sono, perchè neanche tu signor Meetic sai chi sono quindi cosa ti salta in mente di volermi presentare ai single d'europa?
Secondo: Luftansa dei miei stivali, se vuoi portarmi in Australia o i Guatemala, per favore, mandami un biglietto e vedrò cosa posso fare. Mi chiedo quanto tempo perdano le tue hostess a sorridermi dalle email che quotidianamente mi inviate, voglio dire, già sono impegnate su e giù per il mondo, ogni giorno a scrivere all'alessandraspigai, ma poverette.
ahahahpoi c'è Lamiaimpresaonline: dunque ora vi spiego. Io non sono in grado di tenere sotto controllo le bollette della luce, e ho mio fratello che mi aiuta a fare i siti di cui ho bisogno. Volete mettervi in testa che non credo che il vostro sito internet darà lo sprint alla mia impresa? visto che non ho un'impresa poi, mi risulta ancor più difficile immaginarlo.
Idem con patate per tutti gli outlet dell'universo. E' comprensibile che "la giornata del gambaletto" vi metta in agitazione, ma non credo che lo sconto del 79% mi metterà 1)la voglia di comprare i gambaletti on line da voi.2) iniziare a usare i gambaletti ( preferirei infradito a gennaio)
Oohh, cosa vedo tra le righe? Tui.it che mi dice: parti per una vacanza per innamorarti. Va bene, adesso sistemo anche questo. Se potessi propormi una vacanza per s m e t t e r e di essere innamorata, potrei pensarci. Così no, grazie, sono già fornita. Sto a casa. O inventati un'altra scusa.
Ecco qui, della serie comeviveresenza: upgrade to the TuneUp Bundle and Get:Unlimited song clean-ups! oh che carini, vogliono venire a farmi le pulizie alle canzoni. Beh, è un bel pensiero, magari prima faccio una cernita, butto via le canzoni con l'elastico rotto e quelle consumate, d'accordo?
Un bel coro adesso per Vodafone, Fastweb, Infostrada e tutti i vostri parenti. Ascoltate! Finchè vi tirerete il mio contratto uno dalle mani dell'altro e non imparerete a giocare a modo, vi requisisco il mio telefonino e ve lo darò solo se starete bravi, ok? e adesso tutti a lavarvi le mani, che fra poco si mangia.
a tutti gli hotel dell'emilia romagna che invece continuano a scrivermi le loro offerte, con ricca colazione a buffet, e massaggio ai piedi di benvenuto in omaggio, dunque, una parola sola: basta. Quando avrò 60 anni forse passerò a fare un saluto, per ora n o g r a z i e.
Per ora è tutto, passo e chiudo.


.

22 gennaio 2012

io sono un piatto vuoto



io sono un piatto vuoto

nè una briciola unta o un’oliva

appare lì per la sua forma,

sul tavolo nodoso io sto lì




luccico di portate da venire

rifletto nell’orlatura i pasti andati

e rivelo le luci di finestre aperte,

mi intrattengo aperto senza fame

mentre passi e ripassi la punta del dito

su una curva sbeccata.




(2009)

Nell'Uomo, oscurità e chiarore

opera di Alessandro Cok

























Cos'è l'arte, cos'è la sfida, cos'è la tensione del vivere, cos'è la solitudine, cos'è la capacità di trasferire energia attraverso le mani, cos'è animare materiali inanimati, cos'è dare forma fisica alle proprie emozioni, cos'è sperimentare come mezzo e traguardo, cos'è trovare la propria Via e non saperlo, cos'è invecchiare e cercare di capirlo, cos'è guardare davvero l'uomo con due soli occhi, i propri.
Ho incontrato per la prima volta una persona che avevo già incontrato. Ha parlato di cose nuove che sapevo già. Ha unghie imbrattate di colore e la bocca sporca di linguaggio sporco. Rughe in faccia e superficie grezza. Ma, come in un crepaccio tra la roccia, filtra un chiarore. Come uno spiraglio di luce nel buio si intravede il contorno dell'Uomo, la sua smania di capire da dove viene e cosa ha attorno, con la magìa di chi è scolpito in modo unico, consapevole di poter essere refrattario, chiuso e aperto nella sua anima esclusiva.




.

20 gennaio 2012

Dilka Bear e le sue misteriose creature

Enormi visi con gli occhi seri o tristi appaiono su paesaggi accuratissimi ma quasi senza luogo, delicate atmosfere da sogno cristallizzano espressioni femminili che ti fissano insistentemente parlandoti con lo sguardo. La fragilità del loro stare lì, sui loro corpi esili, e l'aurea quasi surrealista definiscono uno spazio magico che ti cattura e ti trattiene lì, con loro. Sono le creature misteriose e magnetiche di Dilka Bear, un'artista triestina che ho scoperto solo stasera. Mi ha ipnotizzata e sono andata a cercare notizie su di lei. Il suo stile marcato e ricercatissimo nei dettagli crea un'atmosfera ancora più intrigante perchè di lei si scopre poco anche sulla rete. Vive nella mia stessa città e non la conoscevo. Affascinante anche questa distanza nella vicinanza. Le ho chiesto un'amicizia senza giustificazioni su facebook e ho curiosato affamata un'opera dietro l'altra, senza riuscire a smettere. Mi sono ripromessa di farle qualche domanda prossimamente per capire di più di lei e della sua arte. Ma stanotte, pur sentendomi quasi voyeur, non ho resistito e ho raccolto qui qualche sua creatura a colori che mi ha colpita di più.


 































http://www.flickr.com/photos/dilkathebear/

18 gennaio 2012

Il reale, l'artista e la libertà

«Anche l’arte è questo movimento che esalta e nega allo stesso tempo. «Nessun artista tollera il reale», dice Nietzsche. E’ vero: ma nessun artista può fare a meno del reale. La creazione [artistica] è esigenza di unità e rifiuto del mondo. Ma lo rifiuta a causa di ciò che gli manca e in nome di ciò che, talvolta, è. La ribellione si fa osservare qui, fuori dalla storia, allo stato puro, nella sua complicazione primitiva».
Albert Camus, “L’uomo in rivolta”

Sto avvicinandomi timorosa e pudica ad un nuovo mondo. Non so se avrò il coraggio e la sfrontataggine di aprirmici dentro, e trovare lì la libertà. Ma So che è esclusivamente quel miraggio di Libertà ad attrarmi e sospingermi verso il vero spazio dell'arte.
Credo a questo punto che ogni passo ed evoluzione della mia vita sia rivolto alla ricerca della mia Libertà.



.

17 gennaio 2012

Gwyther Irwin, dalle immondizie alle vette

Eccolo qui un altro dei miei personaggi, trovato e amato. 
E' Gwynther Irwin, artista inglese vissuto fino a qualche anno fa. Collage, manifesti, lettere, colla, pazienza e follia. Poteva non piacermi? Ovviamente mi ha catturato la pioggia di lettere. E da qui, il resto. Queste le opere che preferisco, raccolte dai più grandi musei e sale d'aste del mondo. 

"Letter rain" 1959




Serendipity 2, 1957

Collage su tela, parte visibile, 119,4 x 86,2 cm
Collezione Peggy Guggenheim,






Apple Honey II
1961
wood shavings collage










"Edge of the Universe"

Gwyther Irwin nasce il 7 maggio 1931 a Basingstoke, Hampshire. Trascorre la giovinezza a Trebetherick, nel nord della Cornovaglia, dove impara a dipingere seguendo gli insegnamenti di Roger Hilton. Nel 1951 decide di trasferirsi a Londra per studiare al Goldsmiths' College fino al 1952 e in seguito alla Central School of Art and Design fino al 1955. Egli inizia a realizzare i suoi primi collage nel 1957, anno in cui crea Serendipity 2, trovando la tecnica “affascinante” e “molto divertente”, ed inizia, proprio come Rotella, a impiegare strisce di cartelloni pubblicitari che trova abbandonati per strada. Ingloberà poi nella propria produzione artistica alcuni materiali organici, come lo spago e i trucioli di legno, prima di abbandonare completamente la tecnica del collage a favore di dipinti geometrici astratti e optical.

A partire dalla fine degli anni ’50 tiene lezioni alla Bath Academy (1959-63) e all’Hornsey College od Art (1966-8); insegna inoltre alla Chelsea School of Art (1967-9) e nel 1969 è a capo del dipartimento di Belle Arti del Politecnico di Brighton, di cui diviene direttore nel 1975. Nel 1957 l’artista tiene la sua prima mostra personale presso la Gallery One, alla quale fanno seguito quella tenuta all’Institute of Contemporary Arts (1958), e le numerose mostre organizzate presso la Gimpel Fils di Londra a partire dal 1959. Altre personali dell’artista si tengono al New Art Centre nel 1973 e nel 1975.

Molte sono inoltre le partecipazioni a mostre collettive: al Museum of Modern Art di New York nel 1961; alla mostra “British Painting in the Sixties”, che si tiene alla Whitechapel Art Gallery di Londra nel 1963; alla Biennale di Venezia del 1964; alla mostra “Painting and Sculpture of the Decade”, organizzata alla Tate Gallery di Londra nel 1964; alla Carnegie International Biennial del 1967; all’International Kunstmesse di Basilea e Düsseldorf del 1973. L’opera di Gwyther Irwin, fa oggi parte delle più importanti collezioni pubbliche e private, tra le quali la Tate Gallery e la Contemporary arts Society di Londra, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Yale University Art Gallery, New Haven, Connecticut, il Museum of Modern Art di New York, l’Albright-Knox Art Gallery di Buffalo e il Carnegie Museum di Pittsburgh.

trascende ogni mio controllo

Io non vorrei mai farlo. Possibilmente, rimando. Poi se posso, rimando ancora. Solitamente ad un certo punto però, devo arrendermi. Mi tocca farlo. Allora lo faccio. Naturalmente, il meno possibile. E quando lo faccio, non provo godimento.
Ma ho imparato che la chiave dell'appagamento è la "presenza" in ciò che si fa.
Allora mi sforzo, e mi applico. 

Questa mattina quindi mi sono svegliata e, quando sono usciti i ragazzi da casa, nell'improvviso senso di potere della mia casa, in cui nessuno mi vede e sono la reginaimpetratriceindiscussa, sotto lo sguardo sornione dei gatti e, lo ammetto, quello un po' fessacchiotto adorante del mio cane, mi sono guardata intorno, lentamente. Silenzio. Solo il ronzio del frigorifero. Un lento sguardo torbido intorno a me. Ho percepito una vibrazione interiore che nel profondo mi diceva che non potevo più rimandare. Era il momento. Trascendeva ogni mio controllo. Dovevo metterci il mio corpo e il mio spirito. Poi mi sarei sentita meglio, soddisfatta, appagata.

Allora, finalmente, ho iniziato, lentamente, con molta calma. 
A pulire, 
la casa.



.

16 gennaio 2012

mano mia





Mano mia, trattieni 
la mia mano. Impediscile
di graffiarsi le ore sul viso e di contare 
le pieghe della gonna. 
Non farla stringere, scavare la terra, esplorare la carne. Lei non sa 
di non essere, 
lei crede di essere 
la mano di lui, 
che mi cerca, mi trova e 
mi tiene.






.

15 gennaio 2012

Kristamas Klouschè, misteriosa fotografa-lupa

"Abbiamo mille anni, nessuna storia da raccontare e niente da confessare"
Queste le parole di Kristamas Klouschè giovane artista della pellicola, che vive a ridosso delle profonde foreste del Canada.
Non ama la definizione di fotografa e preferisce essere chiamata artista di caricature con la macchina fotografica". I suoi autoritratti sono dark, umorali, erotici, bizzarri, fuorvianti e molto molto personali. Si muove tra suggestioni intriganti, incubi sfocati e silhouette fuori fuoco, sogni sensuli e surreali.
Si ispira fortemente a grandi come Francesca Woodman, Kate Bush, A.Sexton, Sarah Moon, Leonard Cohen, Lewis Carroll and Cindy Sherman solo per dirne alcuni.
Kristamas mi piace, per la perseveranza e la copiosità onirica dei suoi lavori. E perchè mi inquietano le sue fotografie, mi attraggono e mi respingono e così, come molte cose con queste caratteristiche, mi affascinano.






















senza regole e forma è l'amore, e lasciarlo

Lasciare andare chi si ama
se si è amati
è un buco nella testa
perenne
fuoriuscita di calore centrata nella ragione
provateci, è un'eutanasia, un sacrificio disumano, 
un atto d'eroismo senza ricompensa.

L’amore è cosa rara
e senza tempo
e nel tempo ci danniamo a incastrarlo
come se fluttuando senza giorni non avesse forma

ma l’amore non ha contorni
luoghi, matrimoni, sotterfugi
è, se c’è. 
nell’incrocio di due rette oblique,
le nostre vite sottili
il contatto è un punto e una nascita.
lì, non c’è tempo nè misura
orgoglio o convenienza
c’è un punto, una partenza
un limite, un pozzo, un’esplosione, l’avvenimento, una storia, un traguardo, 

si nasce e si muore, in quel piccolo punto
come l’universo è stato, come il granello di sabbia
che si scioglie nel fuoco
lì si è, e non si è mai stati prima,
si respira e ci cessa di respirare.
Non c'è arte e neanche un libro
ne' metrica, come qui, o grandezza o piccolezza, 
nessuna rima e neppure una regola.
Lì c’è un dio per ogni credo, c’è forma per ogni senso
c’è pelle per ogni colore e fusione di tutte le sostanze.
Non c’è fine o tradimento, perchè non c’è tempo e promessa.
C’è una lieve profondissima onda 
calda che fa socchiudere gli occhi di purezza
c’è tutto, che 
senza quello, non c’è più niente.





 [per te]

.

adesso














Non sento quasi smania, a volte temo di sentire meno punte. Mi si è atrofizzata la parte sinistra del cuore, penso. O la punta di sotto. Mi arrabbio raramente, grido quasi mai. Adesso. Una volta erano fuochi d'artificio, corse e patemi, pretese e regole.
Impreziosire di presenza il momento dell'oggi. Mi rasserena e mi dà da lavorare. Far crescere i miei figli nel migliore dei miei modi, ascoltandoli, sostenendoli, consigliandoli. Amare.
Questo è il regalo che ho ricevuto dai dolori passati. Saper discernere bisogno e amore. Accettare la perfetta imperfezione. Di me stessa, per prima. Di chi e cosa mi circonda.
Passati tunnel bui e profondissimi abissi, ho ancora fiducia nel divenire, senza aspettarlo con ansia. Esserci, durante il viaggio, non aspettare l'arrivo. Una passeggiata, alzare gli occhi tra gli alberi e farmi entrare degli spicchi di cielo negli occhi, vedere il mio cane che è la felicità semplice. I miei figli come giovani alberi. energia e futuro allo stato puro. Scrivere un po', essere grata anche dei turbamenti, accarezzarmi l'anima anche se piango, riscaldarmi con i ricordi belli e con il sentimento che vivo.
Mi sento fluida, ora. Anche se densa, di emozioni e pensieri. Chiudo gli occhi e si apre il sipario...

.

13 gennaio 2012

(domande, risposte, notti, giorni, parole e silenzi)

 Ariel S. Winter


Io non so come succede, cosa c'è nell'aria. Ma così spesso quando mi ritiro nel mio guscio, a trattenere il respiro in cerca di una guarigione... intorno a me trovo un segno che è già mio prima di conoscerlo. Mi viene da pensare che le persone che resistono a non fuggire di fronte alla mia pesantezza ( se pesantezza è non galleggiare in superficie, nella buona e nella cattiva sorte), le persone che entrano nella mia orbita e come satelliti eterni girano nel mio spazio, confondendo la loro aria con la mia, bene, quelle persone con me si scambiano anche percezioni,  dei sentire non spiegati.
Io comunico anche senza parole, con le energie degli eventi che accadono, non con l'assecondare passivamente gli accadimenti, ma con l'osservazione più o meno coatta della realtà. Certo mi vien da sbandare, da ribellarmi, da non accettare, sbuffando. Ma parte di me, quella parte più evoluta e forte ( e dico forte non in senso razionale, ma in senso profondo/viscerale/spirituale) mi sa fermare, sempre più spesso. Una mano saggia sulle mie inquiete mi rasserena almeno in parte e mi dice aspetta, vai incontro agli eventi, piano, non ostacolare il flusso. Apriti e non lasciare che l'ego pretenda riscatti d'orgoglio o possesso. Abbi fiducia.
Così accade che apro la posta, dopo una notte di punti interrogativi, e scopro che una persona che mi guarda da lontano, ma con costanza di chi mi abita accanto, mi manda una poesia. Cosa vuoi che sia, una poesia. Una fra tante, una scritta da altri, riportata in libri e in raccolte, passata di occhi in occhi, letta e interpretata da chissà quanti centri del pensiero.
E invece accade che in questa poesia ci sia tutta io, e il mio pensiero prevalente di questa notte.
Ho fatto una domanda ad un uomo, e in questa domanda c'è già la risposta. Nella mia attesa alla sua risposta galleggia il suo indugiare nel rispondere. Nel nonsenso di fare una domanda alla quale non so che risposta vorrei/dovrei sperare, galleggio anche io. Senza stringere all'angolo, senza correre da nessuna parte, se non dove sto correndo già, verso l'attimo che sta per arrivare, in cui un piccolo suono romperà l'aria e segnerà il bussare alla mia porta della sua risposta. Aprirò il telefono, il fondo verde conosciuto sarà il primo imprinting, seguito a ruota dalle lettere del suo nome e cognome. Dopodichè leggerò. Leggerò quello che non ho scritto io ma che so già, che non vorrei leggere ma non vedo l'ora di leggere. Sapendo che ciò che farà più male ora ne farà meno domani, ciò che mi farà respirare agli angoli del cuore che batte, mi farà stringere domani nelle spalle sconsolata. In tutto c'è tutto, nelle domande la risposta, nel futuro, il passato, nell'uomo che amo gli uomini che amerò, e quelli che ho amato. E io stessa sono colei che lui vede e che ancora non ha visto, colei che se non vedrà più nella penombra di un incontro continuerà a vedere nella penombra dei ricordi. Vivrò comunque, in lui, non vivendoci accanto.
E vivendoci accanto finirei per non vivere in lui.

La poesia è "La stazione" pensata e nata da Wisława Szymborska. A me dedicata stamani da una persona di quelle rare che si incontrano raramente.
E così, come un serendipity con gli occhi bendati, la passo avanti.


La stazione


Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.

L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.



.

12 gennaio 2012

raccolti tra le dita

Più questo tempo d’amore è diluito
tanto che l’amore è rosa come tante albe
più le antiche sfumature del sangue 
abbracciano ogni goccia dell’acqua.
Un solo grano liquido rosso, per un pane tiepido
che non offrivo.
Tu manchi perchè prima non c’eri
e poi ci sei stato, incastrato nel legno
e poi lo spazio girando d’una vite si allarga
e il mio respiro ti ha amato da solo, quella sera
ha deciso d’essere lì e scivolare fuori
Ora c’è una perdita d’aria nel mio fiato
il filo rosso uscito fuori dalla cruna si agita come
la canna verde di gomma percossa dalla pressione dell’acqua
è un pesce sulle pietre che sono giorni
Mani le tue bianche su di me raccoglievano grano, e seta
un raro raccolto di plancton notturno, suadente e minaccioso
filava linee e lune e stagioni, il telaio
mai detto si reggeva come vite selvatica e noi
uva zuccherina resistente
credevo a questa guerra di tempi.


.

9 gennaio 2012

l'hanno pensato bene



l'amore tra uomo e donna è così evanescente.


affinchè ci si creda, chi l'ha inventato lo ha fatto viscerale, bellissimo, e intriso di eterna illusione che non finisca mai


se no, ne staremmo alla larga.


.

7 gennaio 2012

il momento e il luogo

CHERYLENE DYER
















L’amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica. Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti.
Mikhail Bulgakov - Il maestro e Margherita




Perchè se l'amore è un fluido, che cambia forma di giorno in giorno, di persona in persona, e come l'energia non nasce e non muore, ma solo modifica la sua forma, allora anche l'amore non ha bisogno di un incontro per nascere.
Cerca invece, come un rabdomante di cuore, il momento giusto, nel crepaccio giusto, lo spazio e il tempo perfetto semplicemente per fermarsi e riposare, lasciare traccia, infilare radici. Come l'uovo fecondato nel ventre materno, l'amore si insedia nelle fessure della nostra vita e più le nostrepareti sono porose e permeabili, più ne verranno impregnate.
Spesso i nostri anfratti sono già umidi e sporchi dal passato e dalle ferite ricevute, così l'amore liquido che ci si ferma spesso ne viene in parte inquinato. Ma, come le ricette dei minestroni di una volta, non c'è ingrediente in casa che non si possa mettere in una pentola, ogni avanzo di ieri può dare un sapore unico alla minestra, profumarla di stagione corrente, di ciò che non abbiamo finito ieri, di un sapore esclusivo condito con un pizzico di spezia di oggi.


.

6 gennaio 2012

Isabel e il mare

Isabel non ha mai visto il mare, non lo ha mai toccato. Lo ha immaginato tante volte, trasfigurando le creste innevate delle montagne intorno a casa, immaginandole spuma di onde immobili.
Ogni tanto nei boschi trovava qualche conchiglia fossile. Così si immaginava di avere un passato in comune con il mare, che milioni di anni prima accarezzava le stesse cime. La raccoglieva con cura, ripulendola da muschi e terriccio e la riponeva per un periodo di tempo stabilito, in una scatola con il coperchio di vetro, custodita con attenzione accanto al suo letto. Ogni sera le guardava con stupore nuovo, certe le teneva in mano, come a trattenere tra le dita il contatto con il mare, e socchiudendo gli occhi si immaginava le onde, l'odore del sale, la freschezza delle profondità che mai aveva conosciuto.
Poi, dopo qualche tempo, in ordine di ritrovamento, una alla volta le riportava nel bosco, più o meno nelle zone in cui erano state trovate.
Per non cambiare il tempo, si diceva. Per non influire troppo sullo scorrere delle cose.
Il mare era un concetto immaginato e astratto, a parte quel poche conchiglie, che davano realtà a un pensiero. In alcuni libri certo, aveva trovato fotografie, ma in pochi centimetri non si riusciva a rendere la percezione dell'orizzonte, disteso placido e apparentemente immobile. Questo aspetto era una delle pochissime cose che forse per Isabel univa il mare alla montagna. Le vette immobili, geometriche, vigilanti. L'orizzonte del mare immobile, lineare, sicuro. Due contorni seppur diversi, ma statici, rassicuranti, lontani.
(...)

5 gennaio 2012

Mi faccio bella per stasera

Befana
Befana




.

dove si scrive poesia

opera di Deangel

Scrivi poesie
perché hai bisogno
di un posto
dove essere quello che non sei. 


(ALEJANDRA PIZARNIK, 
Poemas no recogidos en libros)



Ecco perchè è nella sofferenza si scrivono poesie. Raramente nello stato di gioia, ancora più raramente in quello della serenità. Perchè la poesia ha bisogno di eccessi, di traboccamenti emotivi. E gli eccessi emotivia loro volta, si servono della poesia per sanarsi. Per riuscire ad aggrapparsi a qualcosa creandosi dal nulla una zattera che porti in salvo, verso un'oasi di salvezza, un sollievo temporaneo, un luogo dove l'amato è un ricordo, ma il ricordarlo una presenza; dove i desideri sono disegnati e i dolori confinati, dove il luogo dell'immaginato scrive se stesso lettera dopo lettera, parola dopo parola, a cercare disperatamente una realtà.


F is for

3 gennaio 2012

troppi spifferi

Chiudere certe finestre. Tirare su qualche cerniera. E' la prima volta che mi capita e non ne sono felice.
Sono una di quelle che accetta lati positivi e negativi di Facebook, perchè credo che la media sia positiva. Mi piace spargere pensieri verso chissàdove, è una valvola di sfogo che mi trasmette senso di spazio e di libertà. Mi rilassa, mi fa parlare, mi fa sfogare, mi consola. Questo è.

Finora il mio profilo su Facebook, era aperto anche a chi non era "amico", esattamente per il concetto di apertura proprio della rete, che condivido (con le dovute misure del buon senso e del rispetto).
Solo uno sciocco infatti scambierebbe il contatto di un social network con l'amicizia, è palese. Anche se sappiamo, l'amiciza può sbocciare da qualsiasi parte, in un autobus, in una palestra, al supermercato, e perchè no, anche on line.

Ma ora mi sono scocciata che alcune persone stiano lì acquattate a leggere cosa scrivo dal buco della serratura ( cioè silenziosamente) per poi rinfacciarmelo al momento più utile. Quindi miei cari e miei non cari, il profilo di Facebook lo chiudo ai soli contatti già accettati, e mi dispiace per coloro che conosco e ancora non mi hanno trovata.

Riguardo al mio amato spazio arioso e easy di Carosella, che non posso ahimè coprire agli occhi indiscreti di chi non voglio mi guardi, esorto chi non ama leggere con la leggerezza e la sintonia adeguata a me le cose che scrivo, a non leggerle più. Tantomeno poi a cercare ingenuamente di usarle come blande armi contro di me. E' così semplice, miei non cari, basta non leggere!

Con tutti i problemi che ci sono nella vita, voi curiosoni rancorosi permettetemi di star tranquilla qui, nel mio giardinetto on line. E lasciatemi stare! Ci sono le panchine, le aiuole, grandi alberi ombrosi, i fiorellini e pure i piccioni che cacano. Se non vi aggrada, andate a prendere un gelato al limone, guardate di più  ai casi vostri, prendete la vita degli altri con maggiore tolleranza. Aria! non faccio male a nessuno, ma voglio, pretendo, e difendo, libertà. La mia, qui.

Bien?