29 aprile 2008

Messaggio di fumo da villaggio a mare

Nuvola Selvaggia giurare a Delfino Grigio che immagini di testa essere solo giochi e Nuvola fare solo con pensieri. Ma che Delfino Grigio avere ragione e Nuvola non fare più. Scrivere sempre, ma non inventare e mescolare con vita vera. Parola di Nuvola.

A noi che il mare non basta mai?


Beh, ci ho pensato molto prima di mettere sul blog questa foto. Potrebbe anche suscitare reazioni inaspettate, ma visto che quando non temo le reazioni a certi post, poi invece arrivano, sta a vedere che questa passa inosservata?

26 aprile 2008

In simpson veritas

Marge: Adesso abbiamo cose più urgenti di cui occuparci.
Lisa: Ma sono troppo arrabbiata!
Marge: Sei una donna, puoi serbare rancore per sempre.
(da I Simpson - Il film)

Nel giro di un'ora sono riuscita a litigare con tre persone differenti. Che sia il caso che interrompa le comunicazioni per stasera?

25 aprile 2008

Labbra creative


Il rossetto preferito che si appresta verso la via del tramonto? La pasta colorata deformata assume delle forme strane e la cosa più interessante è che viene modellata dalle labbra e non dalle mani.La fotografa Stacy Greene, autrice di primi piani fatti proprio a dei rossetti usati: c’è quello usato da Simona, da Ellen, da Victoria, da Lisa e così via, donne che hanno impresso nel loro rossetto bellezza, sogni, speranze, paure ed emozioni sempre nuove.

Questione di dare

Date agli altri molta libertà se volete averne. (Carlo Dossi)

Contatto


Un nuovo ponte sul canale della mia città. L'appoggio sull'altra sponda è durato un secondo, e non sarà mai più sospeso, senza contatto. Mi sento la vita in accelerata tra le dita. Non frettolosa, ma di andatura sostenuta. Non voglio altro che viverla al massimo delle mie possibilità, e chi la vuole vivere con me, cerchi di prendermi.

Consolazioni

Nella vita non ci sono sbagli. Ma solo azioni necessarie per evolversi.

24 aprile 2008

0423

Un prefisso non guardato con attenzione, una risposta sovrapensiero al cellulare. La voce "media" , la voce che ho ascoltato per due anni quasi. La voce che ripiomba nel sole delle mie strade. Neutra, anafettiva, blanda.
Si, lo scooter. Si, lo scooter. Vieni a prendertelo, questo rimasuglio di ostaggio, mascherato da regalo, mascherato da promesse, da buone intenzioni, da cuore.
Ma invece solo bidone delle immondizie dove scaricare la coscienza sporca come uno straccio delle polveri.
Come si fa a vivere così? cancellando le tracce del proprio passaggio come se ciò cancellasse davvero il passaggio avvenuto?

L'hai voluta la bicicletta?...


Da ieri affronto la città in bicicletta. Una banalità, direte voi. Ma per chi è abituata ad un motore tra le gambe, anche una semplice partenza ai semafori diventa un piccolo impegno. Per non parlare poi dell'abbigliamento. Via tacchetti e gonnelline fru fru, ma via libera a scarpe comode e jeans fascianti. Last but not least, la postura. Accettare consapevoli di sentire gli sguardi appoggiati al fondoschiena ancheggiante, è una novità della primavera estate 2008.

23 aprile 2008

Vertigine


Alla mia porta ha bussato stamattina un arrampicatore di tetti. Biondo, occhi blu, sorriso del buongiorno, si è imbragato e logato con corde e moschettoni e, attaccato ad un camino, si è calato dalla mia terrazza ad aggiustare una grondaia.
Girando nel mio salotto come una gatta, lo scorgevo da ogni angolo e mi sono chiesta perchè noi donne troviamo attraenti gli uomini spericolati, con mani forti, postura sportiva, e che sfidano le naturali leggi della natura. Ma poi, guardandolo da dietro, mi sono data la risposta!

letterina ipocrita di ricerca contatto#1

"Fuori, c'è una giornata luminosa. Una di quelle che mi ricordano il tuo sorriso.

Ieri sera, ero a casa che leggevo, e poi mi sono perso via con i pensieri. Ho rivisto la scena di te, piccola, che andavi a piedi dalla maestra di pianoforte: con una mano sfioravi le ringhiere o i muretti, e la salita, d'estate, ti accaldava. (Vedo te bambina con i capelli di adesso; lo so, è un falso storico, ma che importanza ha... Non riesco a pensarti con un'altra capigliatura); poi ho pensato la tua scoperta che il mondo, una volta messi gli occhiali, non fosse così sfocato come pareva, che i puntini che ballavano sullo schermo della TV ogni tanto si sommavano, dando un'immagine più leggibile e nitida. Ho sorriso, pensando a questo.

E adesso mi chiedo dov'è quella bambina, timida e spavalda, fiduciosa negli altri fino allo spasimo; e mi chiedo dove sono io bambino, che pensava di essere buono e di non far male agli altri, che lui quelle cose non le avrebbe mai fatte – di far piangere le donne, di farle soffrire... Ridicolo, vero? O assurdo, non lo so.
Volevo restituirti queste piccole immagini. Le ho dentro di me, e credo non mi abbandoneranno né ho voglia di scacciarle. Per quanto ti potrà sembrare paradossale, nelle imperfezioni anch'io ti voglio bene. Come vedi, o magari senti, non ho intenzione di 'distruggere' quanto di bene sei e mi hai dato. Non sono stato capace di raccoglierlo e tenerlo nella giusta considerazione, o magari mi capiterà di farlo a scoppio tremendamente ritardato. Mi sento un cavaliere nero, perché capace solo di deludere.
Sandro"

mi viene da vomitare!

letterina ipocrita di ricerca contatto#2

Sto leggendo un libro affilato come una lama, scritto da un sopravvissuto ai campi di concentramento. L'autore Boris Pahor, classe 1913, vive tuttora a Trieste, anche se sloveno di nascita. Il libro s'intitola "Necropoli".
Non so se l'ipotesi spazio_fvg sussista ancora, ma se fossi in te credo intervisterei quest'uomo.

Ho letto queste righe:

Prima ancora che aprisse bocca, ero sicuro di aver già notato quel viso dagli occhi vivaci dietro gli occhiali spessi, su un tram, forse, o a mezzogiorno sul marciapiede all'incrocio del Corso con via Roma.
Nei lineamenti dei triestini esistono infatti certe particolarità, difficilmente definibili, che riescono a richiamarci alla mente, quando siamo lontani dalla nostra città, il profilo di un angolo di strada, una piazza o una vecchia insegna sopra una latteria. E' come se l'ambiente in cui si è nati avesse impresso la propria immagine su un volto, e quell'immagine, simile alla calura estiva sull'asfalto, ondeggiasse lievemente attorno alla pelle delle guance, nei solchi sotto il naso, agli angoli della bocca. La parola che poi scaturisce da quei lineamenti è un po' meno sorprendente perché a quel punto te l'aspettavi; e tuttavia è splendida per quella vicinanza che è capace di rievocare in te come per incanto. Intendo la vicinanza della città natale; vicinanza che in un luogo come questo è evanescente, una specie di pallido sguardo che senti accanto a te quando ti sfiora di sfuggita e dal quale ti ritrai, piano piano ma senza ripensamenti.

ciao,
S

letterina ipocrita di ricerca contatto#3

Ti ringrazio per le tue parole. Non le sento come giudizi, non le sento pesanti. È l'Alessandra che parla secondo la sua grammatica di vita... Fai bene a ribadire a chiare lettere i tuoi concetti.
Io posso solo prometterti che, se ti scrivo o faccio qualcosa, di farlo sull'onda del dare.
Questo punto mi è molto chiaro e mi è chiaro che è molto difficile 'separare' in profondità i confini tra il nostro egoismo e la volontà di donare, perché – questo l'ho imparato – il mio egoismo è abile a mascherarsi, al camouflage.
Condivido e rispetto il tuo sentito.
Sandro

letterina ipocrita di ricerca contatto#4

Ciao Sandrina,
ieri ero in treno, diretto a Milano. Svegliatomi all'alba, ho avuto la benedizione di un mondo luminoso e terso, che mi ha fatto sentire parte di un Qualcosa di più grande di me. Anche lo sguardo era dilatato, e non so perché era come se vedessi Trieste dalle pendici del Montello.

So che conosci bene il fenomeno di essere viaggiatori 'fissi' in un vagone e avere le immagini che scorrono dietro al finestrino: si è immersi in una sorta di caleidoscopio onirico, in cui i confini tra pensieri, paesaggio, ricordi, stati d'animo si confondono e sfumano in altro.
Immerso e trasportato da questo 'limbo', per tutto il giorno mi hanno accompagnato delle curiose associazioni tra brani musicali e te. Erano colori sonori che mi hanno trasportato e messo in contatto con te.

Ho un solo modo per condividerli, mandandoti i brani via iTunes.

'Postcards from Italy' e 'Scenic World' siamo noi in scooter, Trieste e Lipari fa (quasi) lo stesso. Estate e aria pura in faccia. Ho nostalgia di quella purezza.
'Gabriel' sei tu, dalla tua terrazza, che vorresti spiccare il volo: i gabbiani sono fuori che ti invitano a volteggiare festosa sopra Trieste, e la tua pelle sottile sente quasi spuntare le ali dalle scapole.
'Abandoned' mi fa sentire il dolore dell'abbandono.

S.
ps arriveranno più tardi

letterina di scuse e ricerca contatto #5

"Sapere che stai bene, in parte mi rallegra.
so che il male che io ti ho fatto, nessun altro nel mondo potrà 'risarcirlo': è un male che la mia persona ha aggiunto al mondo, in generale, procurandolo a te, in particolare. Questo lo sento ed è il minimo che mi porti dentro questo grumo di sangue e lacrime.
So di non avertelo mai detto, ma io ogni giorno ho in me le tue lacrime, la tua sofferenza, le tue parole urlate nel corridoio o giù per le scale ("non è giusto, non puoi farmi questo andandotene così"): non mi abbandonano. le devo toccare e guardare in faccia. Sono stato capace di creare io questo male, e a volte mi sento stordito per quanto ottusamente abbia agito con te, in un certo senso un burattino azionato dalle mie paure e perversi meccanismi di egoismo. la tentazione di essere incredulo è vicina, ma mi tengo in contatto con quel grumo per riuscire a capacitarmi di quanto dolore abbia procurato a una persona, tradita nella fiducia e nell'amore, alla quale ho come strappato brandelli di carne viva. cosa aspettarmi? che non urlasse di dolore e versasse lacrime? ho toccato un fondo di disumanità che mi disonora e addolora. senza attenuanti.
Mi capita ultimamente di immedesimarmi in persone che conosco che stanno attraversando una soglia dolorsa. Le ammiro per il loro coraggio."

22 aprile 2008

Passi di bimbo

A passi piccoli si va avanti. La salita di fronte è ripida, ma noi siamo allenati, e poi forse il desiderio di arrivare in cima questa volta si percepisce. La mancanza è concreta, ma la presenza dentro di me, anche. Andiamo avanti, lo spettacolo continua.

Desiderio #3


Avere e curare un orto insieme.

20 aprile 2008

Desiderio #2


Costruire una casa di legno, che accolga chi amo. Amici, figli, genitori,amici dei figli, e figli degli amici. Uno spazio nella natura e una casa costruita da zero, con bioarchitettura, pannelli solari, legno e materiali naturali. Fuori, almeno un grande albero e un orto.

Desiderio #1


Andare a cavallo insieme.

16 aprile 2008

Era un agosto talmente caldo

Era un agosto talmente caldo che l'asfalto di fronte al grande palazzo diventava morbido e all'apparenza gommoso, odorando ancora di più d'agosto. Il palazzo a otto piani non aveva ancora l'ascensore, era in costruzione. Solo alcuni appartamenti erano stati affittati, a inquilini più determinati o con più urgenza di sistemare la famiglia. Dal terrazzo a vasca incassato nei mattoni rossicci io bambina salutavo ogni giorno, per quell'estate, l'operaio che stava appollaiato in cima alla gru gialla, esattamente di fronte al palazzo. Mi intimidiva, sapere che lui c'era sempre, lassù, anche se quel sempre era il sempre dei bambini, che può durare una settimana.
Il termometro giocattolo che avevo messo in quel sottotetto segnava 42°, quell'estate. La canottiera blu che indossavo "sempre" aveva le spalline incrociate di dietro e sottili, e mi sembrava molto femminile avere la schiena nera di abbronzatura e due righine di pelle bianca che mi disegnavano una croce inclinata. Mi sentivo una piccola ragazzina con le spalle abbronzate, anche se giocavo con i maschi del cortile a fare le gare di bici intorno alle case. Sfidavo chi mi sfidava, indipendentemente dal sesso. Del sesso non mi ero ancora mai accorta, quell'estate.
Un pomeriggio la piccola banda sudata di bambini si era avventurata nella discesa che portava ai garage in lavoro, era buio e pieno di macchinari, ma era fresco e c'era odore di cemento e si sentiva forte il rimbombo delle catene delle biciclette. Stavo attenta che non si sentisse mai, neanche per un attimo, il ronzio fisso di quando non pedali, che vuol dire che sei stanca o che hai paura della velocità. Io volevo che i maschi pensassero che non avevo paura di niente. Ma la paura l'avevo. E anche la consapevolezza che in quei corridoi bui e in quegli angoli con cataste di ferri non dovevamo infilarci. Ma si faceva. Era fresco, lì sotto, prendevamo respiro e poi di corsa con la rincorsa risalivamo la rampa che terminava in un quadrato di luce accecante. Un'onda di caldo ci faceva mancare il fiato, tra il sudore, la fatica, l'asfalto, le risate che seccavano i denti, correvamo via, come un piccolo sciame d'estate.
Quel pomeriggio eravamo più coraggiosi del solito, o forse nessuno parlava di paure e il capo della banda, al momento di girare e riprendere la direzione del grande palazzo, aveva guardato indietro un attimo verso di noi e, ridendo, aveva tirato dritto, pedalando con più forza. Ci eravamo messi in piedi sui pedali, per raggiungerlo, che le coscie erano calde fuori dal sole e dentro dalla fatica. A destra, e poi drittto, e andava avanti, allontanandosi davvero tanto dal nostro legittimo cortile. " 'ndemo là dela strada dela paura!" aveva gridato, virando a sinistra e tagliando all'improvviso la grande strada. Noi, come fedeli seguaci, rischiando la vita senza rendercene conto, tutti dietro.
Laggiù, in fondo a quella via di poche centinaia di metri, imponente e silenziosa, la Risiera di San Sabba. Campo di concentramento nazista, abbandonato dopo la guerra. Ora monumento nazionale, per non dimenticare.
Pur nel sole obliquo d'agosto era solo il grigio che usciva da quelle mura e noi, ancora senza accorgercene, avevamo rallentato, sempre un pò di più, chi con la scusa di riprendere fiato, chi con un laccio della scarpa da tennis che "intrigava la catena", chi non poteva fare altro perchè quello davanti aveva rallentato... Uno alla volta frenammo stridendo, di fronte all'altissimo ingresso di quel macello umano. Risate forzate si trascinavano ancora su qualcuno dei nostri visi accaldati. Ma tanto potente era il peso di quell'aria intorno severa e incombente che superò i nostri imbarazzi e ci fece tacere. Tutti. Si sentivano solo i nostri respiri irregolari che riprendevano un ritmo a mano a mano più silenzioso, nel passare dei minuti. Fino al silenzio.
Sguardi di bambini che si infilavano in quel corridoio di dolore, senza capire, senza ragionare. Ma sentivamo tutti. Sentivamo dentro un peso, senza capire. In silenzio.
Ci sono cose ben più forti della comprensione umana, della saggezza, della conoscenza. Non migliori o più evolute, ma più potenti, invadenti, inspiegabili.
Sono cose taglienti che non hanno lame e che in silenzio si infilano nel petto come uno spirito sottile e si appoggiano al cuore, come una polvere silenziosa che ha un unico gesto. Il giorno dopo, di solito, siamo un pò cresciuti.

Impermeabile

Molte emozioni portano una vertigine che mi confonde. Vorrei essere meno permeabile, forse riuscirei a tenere gli occhi aperti quando piove.
Per un momento ieri ho timidamente desiderato un figlio.

14 aprile 2008

Movimento sismico

Mezza giornata di terremoto interiore mi hanno portato a gesti azzardati. Uno in particolare, insolente. Gli altri, reazione a catena.
Mi sono trovata sobbollire davanti ciò che desidero e ciò che finalmente so che non accetterò più. Lo so che sarò sembrata dura o esagerata, ma ci sono volte che bisogna assolutamente scendere in noi ed essere profondamente sinceri e forti.
Sono dispiaciuta se questo allontanerà da me una persona, e lo capirò.
Ma la mia direzione è verso la felicità.

13 aprile 2008

Spalle al muro


Grazie J.

Punta

Una posizione di ferma, un cane da punta con la zampa in su, con la coda e la testa immobili, solo il naso ondeggia a catturare un odorino lontano. Mi sento un pò così, con molti dubbi dentro, e molte certezze. Senza una preda da azzannare, ma la mia stessa immagine di me domani, da raggiungere. Al minimo movimento o rumore, parto. Ma non so mica in che direzione, e se è un raggiungere la meta o una fuga.

11 aprile 2008

Nebbia a teatro

Giorni di sparizione non felice questi, ho supportato e incassato una brutta notizia di un persona a me molto vicina. Rifletto sulla precarietà del tutto, sulla rapidità dello svolgersi della vita, sulla fondamentale importanza di godere di ogni sorso d'acqua e di ogni mattina piovosa. Banalità, se sono fuori da un contesto concreto. Non per me, ora. Così tiriamo fuori dai pensieri esistenziali il necessario coraggio dovuto e facciamo sorrisi di convenienza e sfida alla vita che segnala a gran vento di voler deviare direzione. Ok, si affronta tutto e l'affetto ci obbliga a non pensare a noi. Così, si parte in avventure che non pensavamo di affrontare.Sento ancora una volta in me in pochi mesi l'urgenza di smettere, al volo, così, di avere paura. Le paure sono zavorre calde e infide, quando non sono necessari campanellini di riflessione, sono zaini portati sul davanti, che ci annebbiano e ostacolano la vista.
Non voglio guardare indietro, lì, non c'è niente, se non lampadine accese sul domani e noi, in vecchie quinte di teatro.

10 aprile 2008

Amici del sole

Ho incontrato un caro amico sotto la pioggia. Con occhi verdi sinceri, mi ha detto che emano serenità e forza, nonostante le curve della vita. E che attraggo le persone con la mia gioia di vivere. Mi è sembrato che mi spuntasse un po di sole addosso. Grazie, L.

8 aprile 2008

Quello che rimane


E' uno scooter che può essere utile per portare bionde in giro, rimasto nel mio garage, ostaggio muto di un'amara rimanenza. Ma ora viene richiesto. E non è mica un pretesto.

7 aprile 2008

Che spettacolo


Preparavo la pizza, chiaccheravo al telefono, controllavo laggiù sul divano e assaggiavo pezzettini di mozzarella, ridevo e stavo bene. Tu mi hai detto che è uno spettacolo starmi a guardare. Visti i miei precedenti è il tuo sguardo che mi ha rassicurata sulla dolcezza del complimento.

La vita è un appuntamento


















La vita è un appuntamento, lo so di dire una banalità Monsieur, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come, il dove. E allora uno pensa: se avessi detto questo invece di quello, o quello invece di questo, se mi fossi alzato tardi invece che presto, o presto invece che tardi, oggi sarei impercettibilmente differente, e forse tutto il mondo sarebbe impercettibilmente differente. O sarebbe lo stesso e io non potrei saperlo.

(Piccoli equivoci senza importanza - Antonio Tabucchi)

5 aprile 2008

Distillato

Uscita da una casa, alle otto di mattina, l'aria è fresca e odora leggermente di prima estate. Tornando a casa diluisco e distillo le emozioni vissute nella notte camminando il riva al mare. Libertà, calore, delicatezza, cuore. Questa è vita.

3 aprile 2008

Aaarghhhhhhh!!!!!!!


svegliairagazzilattecolazionecerealicercaremagliettachestiabeneconqueipantaloniscatolettalgattoricordaredi lavarsileorecchiepreparareunaduetremerenderipassarelapparatoscheletricociaobuonagiornata/ sbamsichiudelaportacaffèeduebiscottiaprireilmaccontrolloemailsescaricarefileintantoldocciaspandimentoasciugamaniperterraprimatelefonatadiunclientesicertoil lavoroèfinitoglielospediscoinfilolecalzevestititruccochiavitelefoninoborsachiuderemacsbamlaportacasconelbaulettochiavidelloscooter evia/primoappuntamentosisonoiobuongiornoeccoquiaprireilmaclavorotlefonatelavoromeetingtaelefonatelavorofineprimapartearriverdercidrininvitoapranzomacomesonovestitamaleoggi vorreiesserepiùbellaperluimavabenetramezzinosguardiimbarazzodolcezzapoidicorsascooterstradedicorsascuolaciaoduecaschieviaportounoarrival'altroiovadolaspesaquantopesa tantolatteesucchiepaneecarneealtroappuntamentoebuonaseraeeccoillavorosilemodifichesidomanipoicorrerecasaripassareapparatorespiratorioportareapallavoloe

2 aprile 2008

Artists do it better!


Pablo Picasso, Lord Byron e Dylan Thomas oltre alla geniale creatività avevano qualcos'altro in comune. Vita sessuale molto attiva, particolare che, secondo i ricercatori inglesi, non è una coincidenza...
Essere artisti dalla spiccata creatività può significare avere un numero doppio di partner sessuali. Quello che in alcuni avevano presunto leggendo le biografie di celebri scrittori e pittori, ora secondo un gruppo di psicologi dell'università inglese di Newcastle è anche una verità scientifica.
I ricercatori hanno preso in esame in particolare la vita sentimentale di Pablo Picasso, Lord Byron e Dylan Thomas, giungendo alla conclusione che le loro capacità artistiche agivano sulle donne come un magnete sessuale. Gli individui più creativo avrebbero cioè tra i 4 e i 10 partner sessuali, diversamente le persone meno creative ne avrebbero una media di tre.(leggi avanti)

Andamento lento


Nella quiete e con i piedi per terra, le cose intorno smettono di agitarsi e assumono anche ai miei occhi un andamento costante e lento, come un'onda d'aria che gira piano. Che le cose arrivino quando smetti di cercarle....?