30 maggio 2008

Orgoglio e pregiudizio?

Non è questione di orgoglio, nè di pregiudizio. Ma forse di semplice realismo.

É comprensibile aspettare da un uomo di sentire dalle sue parole cosa prova per me, prima di decidere se investire il mio tempo e la mia fiducia su di lui?

Gamberi e partenze

Da sola in redazione, tutti a pranzo, non squillano i telefoni. La chiamiamo tutti redazione, come un nomignolo affettuoso che le dà un tono un pò così. É una casa editrice, redazione, ufficetto. Tazza di té verde all'arancia che si raffredda, posizione scomposta e senza scarpe, agenda piena di scritte di cose da fare nel fine settimana, bozze da correggere, e la luce dalla finestra interna che sembra aver adombrato il sole.
Quest'anno è l'anno della metamorfosi. Dentro un baco ci sono stata per anni. Anzi, no, meglio ancora, diciamo che ho cambiato pelle più volte, e sempre, da una pelle vecchia ad un'altra c'è un interregno di vulnerabilità. Come i crostacei, i gamberi mi sembra. Quando crescono devono cambiare corazza perchè la loro non cresce con il corpo. Allora la abbandonano. E nudi, in questo stato di estrema fragilità, di pelle sottilissima, sono preda di chiunque li voglia mangiare. Ma è proprio da quella pelle sottile che si ricostruisce il guscio nuovo. Senza rimanerne privi, non potrebbero farne crescere una nuova, adatta alla loro nuova grandezza. Ho letto questa similitudine in un libro sull'adolescenza (problema # 73 da risolvere nella mia vita), ma la curiosità sta nel fatto che mentre leggevo la trovavo appropriata al mio momento. Esattamente. Possibile, mi dicevo, identificarmi con un gambero? o ancora più paradossale identificarmi con un adolescente di quarantanni?
Eppure la pelle sottile e morbida al tatto la conosco come sensazione. E anche la percezione della schiena che si sta lentamente indurendo. E anche il senso di sentirmi ogni giorno che passa, si, confusa e vulnerabile, ma al contempo più forte, più sicura di alcune cose.
Si, la sfiducia c'è, ma il gene dell'ottimismo incastrato nel mio dna, forse mi rimette in piedi.
La mia amica Cate (che come molte cose e persone che interagiscono con me nella giornata, mi fanno riflettere) mi ha detto che sono molte le persone che sanno cosa non vogliono. Ma mica tante quelle che sanno cosa vogliono. Si riferiva a me. Bello, vero?
Si, credo di sapere cosa voglio. Ne vorrei talmente tante. Non è detto che ci riesca, ma posizionarsi sui blocchi di partenza e alzare il sedere, in questo mondo confuso, è già quasi un traguardo.

28 maggio 2008

Confusa e dispersa

In questo preciso momento le mie cosce stanno bruciando. Un formicolìo pizzicosissimo si è impadronito dei miei glutei e questo mi dovrebbe rallegrare, perchè significa che la crema dimagrante fa proprio l'effetto giusto. Bene! allora sono contenta di avere miliardi di formiche rosse che mi azzannano le chiappe. Ma non volevo scrivere di questo, stasera. Volevo chiaccherare di cose importanti, ma ora che le analizzo, credo che siano troppo importanti per ordinarle e snocciolarle qui.
Ok, la realtà è, si la realtà è che, la realtà è che sono confusa. Molto confusa. E sentimentalmente io non lo sono mai.
Sembra una cosa strana da dire, ma giuro che è così, l'ho detto anche alla mia amica Cate. In amore mi sono sempre buttata a capofitto senza una ragione, ovvero senza ragionare. Perchè se in amore ragioni, cosa ci stai a fare innamorato?
Ma le mie recenti vicende sentimentali, e altri accadimenti più o meno seri, mi hanno ben più che sbucciato la pelle, mi hanno fatto una specie di anestesia al derma. E' un anestesia altalenante. In certi momenti sento tutto il cuore pulsare come un matto, in altri mi chiuderei dietro la porta blidata, a doppia mandata.
Beh, io a questa cautela non ci sono mica abituata. E mi disorienta perchè è come se un virus del distacco si impadronisse a salti del mio corpo. E' come se avessi bisogno inconsciamente di qualcuno che mi convincesse (con i fatti, ancor più che con le parole) che si può essere sinceri e profondi. Che si possono incontrare persone meritevoli di profondo rispetto e stima. Che non tutti ti fregano alle spalle.
Fino ad allora una parte di me si lascerà condurre verso il nutrimento del cuore, l'altra se ne starà accucciata in cima ad uno scoglio, perplessa e sfiduciata, guardando il mare.
Non c'era niente da ridere in questo post, lo so. Ma non siamo mica a Zelig, no?

27 maggio 2008

A.A.A.

Con la mia amica dei 39 anni ho messo su un progetto di editoria. Abbiamo una casa editrice, cioè ce l'hanno data in prestito. Un prestito io lo vedo così, che ti danno una cosa (che non è tua), ringrazi, la usi un pò, e poi senza romperla la darai indietro al proprietario(*). Siccome la mia amica (che chiamerò C. per semplificare, C. come C aramella, come C ane da guardia, come C ucchiaino di saccarina) ed io cercheremo di non romperla ma di farla fiorire a più non posso, spero che questo prestito diventi un usucapione.
Bene, per fare questo dobbiamo editare libri. Lo dice la parola stessa, casa editrice ovvero casa che edita. Ci sono molte idee , alcune più concrete, altre più funamboliche.
Di base però l'orientamento è l'arte, la figura, la grafica, i viaggi, il turismo, le avventure , le ipotesi, i sogni, e varie altre.
Altra base è che non abbiamo molti soldi (naaahh...)così chi sta leggendo e ha già la mano in tasca per estrarre il suo romanzo in cerca di editore (Lara, ti ho vista!giù la mano!). Inoltre suggerisco a tutti i poeti della disgrazia (ovvero i poeti che sono poeti se e quando vengono traditi dal proprio marito/moglie o quando si innamorano della cassiera del supermercato/lesbica)di non voler pubblicare con noi i loro manoscritti. Innanzi tutto nessuno vorrebbe comprarli. E poi i marito o moglie traditori avrebbero da questo gesto troppa soddisfazione. Sconsiglio.

Se invece, illustratori, ricercatori, gente con brillanti idee e lavoro di ricerca alle spalle, visioni creative e originali, avesse un progetto, può mandarcelo.
Posti qui e io gli risponderò. Parola di Carosella.

(*)Proprio ieri sera ho ricevuto in prestito un super obiettivo per la mia Canon D70 dal mio... ehm... dal mio... ehm ehm(**)... Vabbè insomma, ho ricevuto in prestitoquesto obiettivone giurando con la mano sul cuore che l'avrei ritornato integro, con coperchietto e senza ditate.

(**)Credo che scoprirò nelle prossime settimane se il mio... ehm ehm... diventa un fidanzato. Non dipende solo o tanto da lui, ma da un sacco di onde alte che mi sbattono (vedi post precedente). La domanda finale è: posso fidarmi? (di questo ne parleremo più avanti) la mattina è iniziata delirando.

cioccolato amaro

Riemersa da un torneo di relazione, riprendo i ritmi miei, le mie misure. I miei gusti.
Come il cioccolato, da tenere saggiamente in frigo, da scrocchiare con i denti e lasciar sciogliere lentamente in bocca.


Per la prima volta gli anni passati mi aiutano a usare l'esperienza vissuta come scudo per le onde alte che arrivano.
Il calore non fa più paura. Il gusto amarognolo è un sapore adulto.


Spesso però le temperature più alte arrivano da dentro e gli scudi di cioccolato amaro ghiacciato dovremmo averli nel petto.

25 maggio 2008

La prova d'amore (ovvero il vergine futon)

Parliamo di amanti. No, meglio, parliamo di gigolò. Di gigolò uomini. A parlarne in una notte di maggio a cielo aperto in terrazza sono tre donne, tre piacenti donne di 38, 40 e 50 anni. Non sono sole, ci sono due amici, piacenti gay, di cui uno il proprietario della terrazza in questione.
Si beve vino, si mangia pane e gorgonzola mascarponato, si chiacchera con entusiasmo. Le donne sembrano quasi concordi sull'ipotesi di un possibile utilizzo del servizio sesso a pagamento fornito da alcuni uomini o ragazzi che, per mantenersi agli studi, si concedono di arrotondare la paghetta accompagnando alcune donne.
F.(38): Non avrei problemi, ci potrei fare la firma, mi faccio portare a cena, un minimo di dialogo tra il seducente e l'interessante, un paio di bicchieri, qualche complimento, e poi dopo cena, a seconda, un albergo o se lo conosco già, a casa. O meglio nel letto. La mattina dopo, perchè no, una colazione allegra, bacino, cià, chi si è visto si è visto.
A.(40): Si, forse sarebbe anche figo, non doversi accollare tutte le cose negative dell'avere un compagno, i musi, le polemiche, e perchè no, anche l'egoismo a letto. Pago, e mi godo una serata com'è nel mio immaginario con tanto di preliminari da urlo, tanto lui fa quello che piace a me!
T.(50): Si, intendevo proprio quello, però su una cosa non concordo, la cosa del letto. Ah no! Da quando mi sono divorziata, dopo aver cambiato città e persino stato, mi sono comprata un futon, l'ho immolato a rappresentante della mia nuova vita da ricostruire e così è rimasto. Non ho mai fatto dormire nessuno, lì. Ho il futon vergine.
Divani, tavoli, sedie girevoli, tappeti e lavandini, ogni posto è buono per l'amante o l'amplesso mercenario o no, ma il futon, no. Lui è puro. Incontaminato da maschi. Il mio è un VF (Vergine Futon).

Il mio pensiero
Per me qualsiasi sia luogo dove si faccia l'amore, il letto rimane il posto più comodo e accogliente dove rotolarsi. Non possedendo una camera apposita (sex room?) allora dovrei accontentarmi di divani, tavoli di cucina, cassapanche del corridoio. Ma i miei gusti sono per un genere più rilassato di amplesso, soprattutto nell'ipotesi di noleggiare un esemplare di casanova. Quindi mi è venuta un'idea. Vorrei realizzare un tappettino tipo futon, come quelli che si arrotolano e stanno nel bagagliaio della macchina d'estate, e servono per le scogliere o i sassolini appuntiti delle spiagge. Ecco uno così, ma più morbido, più cicciotto. Magari decorato con bordi di velluto damascato, o con icone orientaleggianti o scene del kamasutra. O addirittura con stampati sopra dei suggerimenti di posizioni, come quelle delle palestre: esercizio per gli addominali( lei sopra lui sotto), per il tricipite (lui sopra che si regge con un braccio solo), per l'adduttore (posizione detta della forbice), cose così.
Si, si, a forma di futon, magari di un colore roar, chessò, rosso intenso, qualcosa che già arrotolato sotto al braccio dello gigolò che suona alla porta, ecciti alla sola vista. Driin: chi è? Papillon e futon.
Fondamentale però non possono essere vergini nessuno dei due. No, no, come il suo accompagnatore, anche l'oggetto sottobraccio deve assolutamente essere un PF (ovvero Puttan Futon.

22 maggio 2008

Cose di tonne

Mi sono messa via nella testa molte cose da scrivere qui, durante questa settimana. Un pò di tutto, dalle peripezie per trovare la prefettura a Gorizia, al benzinaio più bello del mondo, dalle domande sul sesso di mia figlia al concetto di fare la spesa di domenica sera, dall'età giusta per avere le farfalle nello stomaco fino al dubbio atavico sulla ceretta o rasoio. Ometto e depenno i sogni arzigogolati di ore che faccio, perchè provo un pò di pietà per chi legge. Ora che devo scegliere e riguardo la lista della settimana, mi accorgo che è squisitamente o dannatamente da femmina.
Si, da femmina, ci sto tutta dentro: il senso dell'orientamento (tipico della specie), la faccia da ebete di fronte al benzinaio che armeggia con pompe e tesserine, il tramandare segreti sul sesso alla propria figlia (e impararne di nuovi...?), il dubbio su quando fare la spesa (rendiamoci conto), e su quando riconoscere di essere innamorate (farfalla in stomacus) e l'esternare i problemi del pelo in ricrescita (ceretta? epiledi?falciaerba?).
Però in compenso ieri sera ho guardato fino alla fine i rigori del Manchester e del Chelsea, compresi i rallenti e i dubbi sulla scivolata che ha fatto vincere la coppa al Manchester. Sono arrivata quasi ad ascoltare Giampiero Galeazzi che commentava la premiazione di Platinì. Anch'io, riguardando dei passaggi, annuivo con espressione seria, che classe di gioco, che partita, ho commentato... e che gambe!

18 maggio 2008

La donna che non deve piangere. MAI.

No, un momento, io questa cosa la devo raccontare. Una "donna che non deve piangere, MAI". Innanzi tutto esiste davvero, non è un'invenzione per fare scena. Esiste e ieri sera mangiava davanti a me un antipasto misto di pesce in una trattoria (Antipastoteca di mare , ndr, consiglio). E poi il contrasto delle due dirimpettaie, lei ed io, era eccezionale. Lei, asciutta, io che spando. Dunque funziona così, la cara D.(le darò un'iniziale fittizia, finchè non richiedo il permesso ufficiale, sono molto gentile, io) ha le lacrime grasse. Cioè lei è magra, ma i suoi occhi quando emettono fluidi lo fanno in modo grasso. Questa la spiegazione. La pratica però è che lei non può piangere perchè è allergica alle sue stesse lacrime grasse! E quindi, se vede un film commovente, se il regalo che le fanno è troooooppo carino, se il conto del parrucchiere è troppo alto, se perde il portafogli, NON PUO' PIANGERE! Pena il trovarsi (testuali parole) "due occhi come due patate" e la reale difficoltà ad aprire, a pianto concluso, le palpebre.
Si riserva di conseguenza di piangere per eventi davvero meritevoli. Allora si, può concederselo. Si prende appuntamento con il fatto, si deve sdraiare (lo giuro, è vero), applicare una mascherina di quelle fresche fresche sugli occhi e, in posizione supina, a quel punto può fare buaahhh e piangere in santa pace. Tutto questo lavoro naturalmente l'ha allenata a non farlo spesso, mi diceva. Mica come me, che ad ogni 10 metri mi faccio un piantino. Solo ieri ho calcolato mentre mi raccontava, mi sono commossa per una cosa tenera che mi ha detto mia figlia (1° piantino/breve), mi sono emozionata più tardi per una canzone di dieci anni fa che mi ricordava tanto una cosa (2° piantino/breve), mi sono agitata per una conversazione difficile con il mio ex (3° piantino/di tensione), mi sono lasciata andare in macchina, andando alla trattoria, di cui sopra, appena chiuso il tel con il mio uomo attuale, che è lontano adesso e non sa niente della mia giornata carica di tensioni e io non ho saputo trasmetterglielo e così in un secondo è caduta la comunicazione e io sono rimasta lì, in macchina, con la pioggia, carica di tensione/emozione/mancanza (4° piantino/nostalgico emozionale). Totale 4. Di cui l'ultimo ha comportato lo scolamento dell'eye liner che per l'occasione mi ero accuratamente steso sulla palpebra, credendo che dopo 3 piantini, la serata sarebbe andata via liscia, anzi asciutta. Se avessi le lacrime grasse come la mia amica, i miei occhi sarebbero ettari di coltivazioni di tuberi.
Invece credo di averla magra, la lacrima. Almeno quella.

17 maggio 2008

SCOPERTA SENSAZIONALE!

Non è assolutamente vero che una persona ti fa stare male in modo proporzionale all’amore che provavi per lei.

e io MI SONO ROTTA!

Mi sono rotta le palle delle stronzate, di capire, comprendere, della piccolina tanto intensa e tanto istintiva, con un grande cuore, tanto ma tanto intelligente, con tanto da fare, così brava a fare tutto, ma così disordinata, ma così emozionale, ma quanto piangi gigetta, ma piangi quando sei triste, quando sei emozionata, quando sei felice che ridi e ti si chiudono gli occhi, quando fai l’amore, ma quante lacrime hai piccola gigetta e ti comprerei il mondo, ti comprerei questo, a te ci penso io, e ti comprerei l’altro e sono sicuro che hai bisogno di questo, se non ci penso io a te, vieni qui, vuoi le coccole?
VAFFANCULO.

Non è assolutamente vero che una persona ti fa stare male in modo proporzionale all’amore che provi per lei.
Non è vero, non è scientifico, non è provato, non è esatto, non è reale e finalmente l'ho realizzato! non ci cascate, donne, uomini, credetemi, non è vero.
Si può soffrire ed essere incazzati con chi avete avuto nel cuore SENZA provare altro! Non è vero quello che tutti sotto sotto penseranno... se si arrabbia così vuol dire che...
Ci sono persone che per sempre ti faranno del male e non proverai altro che vergogna e disprezzo per loro.

MI SONO ROTTA di essere prevedibilmente educata e comportarmi come una donna matura e comprensiva. Vuoi sto cazzo di scooter, sandro b.? hai rotto tanto per portarlo qui, fino in America mi hai voluto portare per far si che mollassi le ancore, per far si che ti credessi, per far si che davvero mi convincessi che volevi prenderti cura di me, che eri sincero, che questo e quell'altro...
Hai rotto in tutti i modi per togliere il peso del regalo al gesto, per farlo sembrare meno impegnativo, perchè la gigetta ne ha bisogno...
Allora fatti un piacere, e fallo anche a me,
evita la mediocrità dei messaggini subliminali, evita di sottointendere (allora tienitelo pure... TIENITELO PUREEE??), di fare l’englishman zerbinato che si sente in colpa e fa il gentile ed educato... vorrei,...se posso...mi farebbe piacere...
Vorrei, se posso, mi farebbe piacere non sono parole che sono state usate quando mi riempivi di regali dicendomi non vorrei mai farti credere che ti voglio comprare...o quando facevi l’amico dolce con i miei amici... o quando ti scopavi le stronzettecapaciditutto perchè “parlavano al tuo corpo e avevano un parte consumata che io non avevo”...nello stesso giorno in cui facevi il romantico con me. Non le ho sentite le paroline magiche, vorrei, se posso, mi farebbe piacere...
No, l’hai fatto e basta. Perchè ne avevi voglia, perchè ti girava così, perchè sei un illusionista e cerchi con la torcia le persone che più sono manipolabili e meno ti possono sgamare.

Mi sono rotta le mani a forza di sistemare le cose per bene, mandare in tempo dal papà i ragazzi, pulire la casa e depilarmi, truccarmi le ciglia, portare le borse della spesa che mi tagliano le dita, e che poi quando uso i detersivi mi bruciano un casino.

Mi sono rotta in due, in due! un crepaccio mi attraversa e ci hai buttato dentro acido fosforico e non sarò mai più la stessa, e mi viene da dire parolacce e mi sembra di esplodere ora, dopo mesi di diluizione ragionata e maturo disprezzo per il comportamento di merda.

E se ci sarà qualcuno che se la sente di rischiare ad amarmi, che lo sappia, che lo sappia che potrei mordere, che potrei graffiare, che ho rabbia, delusione, disillusione. E che lo sappia bene che mi ci vorrà tempo e tutto l'amore della vita e dei miei figli e dei miei amici e tutto tutto tutto il suo amore per farmi cadere le spine.

MI SONO ROTTA.

14 maggio 2008

Non sono una signora

Le signore vanno dal parrucchiere spesso, vanno sempre dal solito, al massimo ne cambiano qualcuno nel corso degli anni, ma in linea di massima sono delle affezionate clienti, e soprattutto, all'interno del salone prescelto, hanno sempre un rapporto privilegiato con JeanPaul o con Manuel. Insomma c'è sempre un uomo (?) speciale sulla loro testa. Le signore fanno così.
Io ho definitivamente realizzato che NON SONO UNA SIGNORA.

prologo

Dopo sette anni di tagli fatti con le mie mani, impacchi allo yoghurt, codini, treccine, arresa ormai al numero >10 di capelli bianchi, dopo centinaia di cure casalinghe e crescita selvaggia, mi è stato fatto notare l'eternità di tempo che non andavo in un salone a farmi mettere le mani in testa. La mia amica chic/bene mi ha fatto voglia e mi sono lasciata condurre verso il mondo fatato del coiffeur. Salone dal nome inglese del centro (mica Salone Luisa di quartiere, tsè), appuntamento con una settimana d'anticipo, e con coraggio l'ho affrontato. Una sfida, per me.
Ho capelli, oltre che ricci, anche difficili, complicati, liberi. E poi sono anch'io un pò come loro, difficile, complicata, libera. Da ragazzina ho avuto periodi contropermanentati di fissazione liscia, caschetti terrificanti, ma si sa, cercavo una collocazione nella società e un'accettazione della mia natura adolescenziale, ma da quando ho raggiunto l'età adulta mi sono trasformata in un Sansone femmina. Immaginarmi senza il cespuglio ribelle mi risulta alieno.

il fatto

Ora ero lì, in mezzo a tutte le abituè, imbarazzata e soprattutto,
avevo p a u r a.

il parrucchiere
Uhuh! non mi dive che sono sette anni che non dai una vegolata a questa fovesta...

Si
Ma allova deve esseve un'espevienza mevavigliosa...vedvai, ti favò splendida...

Si.

Così inizia, cardatura della lana, districatura di nodi a secco, dolori lancinanti, per poi desistere e passare al lavaggio. Lavaggio multiplo, questo sì, che vale tutto il patrimonio che si spende. Mani decise e leggere che massaggiano la cute e i capelli nell'acqua tiepida, per lunghissimi e goduriosissimi minuti...una specie di Nirvana del bulbo capillifero. Un uomo così, omosex o no che m'importa, mica lo prenderei per sesso, lo terrei lì, in bagno, per ore languide di massaggi ai miei bellicapelli.
Vabbè non divaghiamo.
Passa al taglio.

il parrucchiere
Lo sai cava, che va tantissimo il taglio covto covto? tante mie clienti fighe si fanno tagliave il capello covto così.

No.
No cosa, cava, niente capello covto covto? o non sei una cliente figa? (ride)

No.
Vabbè allova taglio solo il necessavio qui e lì?

No.
Posso almeno spuntave queste tevvibili doppie tviple punte?(è ormai accigliato)

No.

D'accovdo, allova spunto.


Il pensiero
"Odio essere bloccata in mezzo a decine di specchi, un poncho di plastica come una camicia di forza, con il trucco colato dagli spruzzi di shampo, i capelli impomatati, appiccicati alla testa, divisi in tanti campi come una fattoria, tenuti da presine che mi fanno una specie di pettinatura "a schiaffo" come la moglie di fantocci. Detesto tutto questo. La mia espressione è desolata, incazzata, decisamente non seducente. Il mio pensiero è molto negativo."

La piega

Alloooora, parrucchieri di tutto il mondo ascoltatemi, vi prego! Non fatemi la piega a phon! non aizzate i miei capelli, guardate che vi ho avvertito! Napo Orso Capo è un dilettante di fronte alla mia testa fonata.
Ma niente, lo so, è una battaglia persa. Il sopravvento del parrucchiere su di me è inevitabile. Scontato. Prevedibile. Lui decide, lui mi guarda dallo specchio e mi disapprova, lo sento.
Ma ormai sono completamente nelle sue mani, ho perso la proprietà della mia testa, mi rimane solo il corpo, per di più incatenato alla poltrona girevole.
Lui, ha lavato, incremato, tagliato, fonato come voleva.
A questo punto, l'affondo fatale. Tira fuori da un mobiletto che non avevo notato ma era sempre stato là, un prodotto, una scatoletta dorata, la tiene dal basso con il palmo, come una pietra preziosa, una coppa sacra, un santo graal. Lo apre con una delicatezza da geisha, ne fa scivolare 4 gocce sui polpastrelli come un fluido erotico, quasi chiude gli occhi dal godimento, e poi torna su di me, artista che improvvisa, picasso del periodo mogano, e mi tocca, saltellando da una parte all'altra della mia testa, tic, tic taac.

Evvualà! Pvontaaa...


Non batto ciglio, non faccio una piega (l'ha fatta lui), chiedo il permesso di alzarmi come a scuola, vado mogia senza guardarmi più, alla cassa, dove trovo un altro Claude che senza guardarmi di striscio mi dice sei bellissima. Poi batte, scrive, conta.
Dunque, shampoo super special, crema n.1, crema n.2, crema n.3, massaggio oriental/occidental/asiatic, asciugatura con pezza tiepida di lino purissimo, noleggio poltrona, noleggio coprispalle ecologico, taglio "comevoglioio", piega2008, e tocco finale, 4 gocce di extrafusionsieroformaestrema.
121 euro, facciamo 120.

La morale


Io non sarò mai dico mai in grado di avere una relazione con un parrucchiere. Nè, quindi, essere una signora. Hic est.

11 maggio 2008

Shakespeare in love

Cinquantesimo compleanno di una qualsiasi professoressa d'inglese.

ovvero


Scoppiettante party sul lungo mare di notte per festeggiare una donna effervescente che, con la saggezza di una cinquantenne, il fisico di una trentenne, la gioia di vivere di una ventenne, ammàlia i suoi invitati con danze alla pulp fiction, occhi ridenti nello spacchettare i pacchetti dei regali, energia e grazia nel godersi gli amici, la notte, la vita.

Lei indossa scarpette degne di una pin up e camicetta attillata leggermente trasparente, ma davvero di buon gusto. Intorno, una manciata di quarantenni di vario stile, notai sessantenni con sicura aplombe, studenti francesi ventiquattrenni (completi di ragazze lesbo che si baciano avidamente tra noi), signore/bene con gonne plissettate (incredule di fronte all'effervescenza spontanea della festeggiata), architetti trentacinquenni di vari mestieri, un grappolo di psyco adepti, e persino un ex olimpionico di pallanuoto infiltrato, atmosfera trasversale e libera, creativa, divertente. Bagno notturno (sono completamente pazzi questi triestini) nelle trasparenti acque del golfo.
Tra bocconcini di funghetti e di qualcosaltro, fiumi di vino ghiacciato, musica travolgente e finale di torta alla panna, dichiaro ufficialmente che se avessi avuto al liceo una prof così, il mio compagno di banco mi avrebbe miseramente snobbato, incantato dalla sicurezza e gioia di una donna di tal genere in piedi davanti alla lavagna che disquisisce su Shakespeare (in love?).

Grande Teresa.

10 maggio 2008

Favorisca

Patente e libretto. Si, certo, ahah, sono pronta. Il poliziotto che mi ha fermata è alto e biondo, non che questo migliori la sua posizione di bestia della strada, ma insomma mette in moto certi curcuiti neurocerebrali per cui mi dico, va bene, non c'è problema, chiedimi quello devi chiedermi e facciamola finita, tanto lo vedi che sono una fighetta, noi fighetti ci intendiamo no? (e sfiga che non c'ho una delle mie gonnelline...). Comunque, con gesto elegante e sicuro, prendo la borsa dalle gambe della mia amica C. (non ha la mia borsa tra le gambe, ovviamente, ma sopra), estraggo il mio portafoglio verde bosco, apro e lì, in bella mostra, ostentata come si ostentano uno degli unici documenti moderni e attuali che possiedi, sfilo la mia patente, in formato carta di credito rosa, con una foto raccapricciante, tipo moglie di fantocci. Ma tanto ci sono io davanti a te, bellimbusto di un poliziotto, mica guarderai la foto, no?
Ok, la porgo, la prende. Sorrido ingenua e dico, per il libretto, un attimo di pazienza, sa, la macchina la usa spesso mio padre (che bello faccio ancora la parte di chi è seguita da un papà) e lui tiene tutto a posto... si tratta di un attimo. Non c'è problema, mi risponde.
Apro il fantomatico cassettino, tutto, c'è di tutto. Nell'ordine: fazzoletti di carta stropicciati per pulire il vetro, Tuttocittà ficcato dentro a forza, conseguentamente spiegazzato, scatolette porta braccialettini contro il mal d'auto, senza braccialettini contro il mal d'auto, manuale d'istruzioni per l'uso della skoda, carte di caramelle.
Scusi, chiedo, di che colore è un libretto di circolazione? a dire il vero non lo distinguo... questa è la carta vedere vero? e questo invece l'assicurazione?
Il poncharello della situazione non crede ai suoi occhi, annuisce come si annuisce ad un malato di mente.
Finalmente, dopo telefonatina al papi (abbastanza vergognosa, ma è abituato, è mio padre) lo trovo. Eureka! Soddisfatta e vittoriosa, esibisco il mio libretto spavalda. Non avrai creduto di beccarmi in fallo, vero? dicono i miei occhi.
Lui, uomo di marmo, mi sillaba, lentamente: c'è una brutta notizia.
Io, donna di budino, faccio la donna calma , ma in un nanosecondo passo in rassegna la situazione dell'auto. Frecce, vetri rotti, gomme sgonfie, fari caduti, abbaglianti accesi, curve senza freccia, capelli in disordine. Niente, non mi viene in mente niente.
Lo guardo, ostentando sicurezza, e sarebbe...?
La patente è scaduta.
Rewind.
Al rallenti la boccuccia del police man mi sta dicendo:
la•pa•te•n•te•è•sca•d•uta.
No! dico io, non è possibile, è nuova.
Me la piazza sotto al naso. scadenza il 10 luglio 2007.
Da lì, la mia performance è in discesa, la mia espressione è avvilita. Si, lo rassicuro, non me ne sono accorta, faccia lei, mi dia la multa che devo, insomma non sto mica a guardare la patente ogni minuto (a dire il vero ogni 10 mesi..), sa ho da fare, tengo due creatuuure, e poi lavoro tantoo, e poi sono anche separata... e ho una certa età...
Le mie suppliche rimangono tra me e la mia eleganza di quarantenne incapace. Io sto muta, stoica.
148 euro di contravvenzione.
Prendo il foglietto, mi rimane quel misero foglietto, la patente viene sequestrata. Con dignità sculetto verso la macchina, lasciando una scia di acido fosforico.
Entro, sbatto la portiera e la mia amica C. mi dice, tutta allegra, beh, è andata benone!, pensavo 500 euroni.
Evito qualsiasi commento, metto in moto, la prima, parto.
Quello stronzo mi ha dato anche del lei.

8 maggio 2008

Io sono Niccolò Fabi

La situazione è questa: sono seduta in punta di sedia, alla terza fetta biscottata (ma integrale) ricoperta di marmellata alle amarene con amarene tutte intere così, mi sono scolata un quarto di litro di latte con il caffè e uno e mezzo di zucchero (cucchiaini, non litri). Sotto la camicia da notte da teenager mi sono infilata i pantaloni di un altro pigiama. Che spettacolo di seduzione. La porta finestra è aperta, così il gatto non rompe per entrare e uscire e entrare e uscire. Ciabatto. Il Mac già sotto le mie dita, capelli non vi posso dire come. Ho odiato quel cantante, Niccolò Fabi (ma dove è finito) quando ha portato quella canzone a Sanremo mi sembra I miei capelli. Sono invidiosa che abbia condiviso con un sacco di gente il dramma esistenziale di svegliarsi la mattina con un cespo di insalata riccia in testa, un grumo peloso, un mocho vileda da buttare. Certe volte mi alzo e la prima cosa che faccio senza occhiali, tamponando con il palmo il copriletto, il pavimento, e dove posso, cerco una fascia grande. No, mica un elastico. Eh, fosse così facile non starei qui a rompere le scatole. Un elastichino di quelli sottili magari con i luccichini mi potrebbero racchiudere si e no una ventina di capelli. No, no, ho bisogno di un coso grande, una fascia che senza troppa fatica circondi la massa e la racchiuda. Direi che mi serve un recinto morbido, ma non troppo. E' così che affronto al colazione. E poi, mentre traffico con la caffettiera e il gatto che mi frigna sulla spalla (ma avrò il diritto di fare colazione io, prima, senza quella puzza immonda della tua pappa?)ho anche il coraggio di chiedermi perchè il lui di turno che sembrava così rapito dai miei boccoloni ieri sera, doveva assolutamente tornare a casa alle 4 di mattina. Forse doveva dar da mangiare al gatto.

7 maggio 2008

Gli animali della nostra vita (ingenuità 100%)

Ieri sera, in quei famosi dieci minuti prima di dormire in cui scarabocchio sul blog, attendendo il sonno che non arriva, stavo skypizzando allegramente con un mio amico. Chiacchere, risatine, cose varie che ci sono successe. Parliamo di piante e giardini, di grafica e libri, cose così, poi commento "siamo a cavallo" e lui risponde "odio i cavalli". Benissimo. Da lì, escursus sui tipi di animali che si odiano e si amano, io non odio nessun animale, ho una specie di slancio affettivo anche verso le vespe e i colombi spellacchiati che fanno schifo a tutti. E non so mica perchè, l'ho chiesto anche ad un paio di analisti/psicologi i quali mi hanno fatto banalmente ricordare (con mia ovvia figura da stolta, bastava pensarci) che i primi anni della propria vita sono un imprinting che ci portiamo dietro per sempre. Come le paperine e la mamma papera. D'accordo, sono una papera, e non facevo caso al fatto che fino ai tre anni ho vissuto in una specie di casa della prateria, ma con i campi e i boschi bellunesi al posto della prateria. Gironzolavo dall'alba al tramonto tra i campi di grano e le coltivazioni di pomodori (ma che immagine romantica e bucolica è?) e giocavo con mio fratello più piccolo a fare le gare con i lombrichi estratti accuratamente dal terreno. Li pulivo ben bene con le ditina per togliere tutti i grumetti di terra e li distendevo a forza, lunghi lunghi, dritti dritti (?) uno a fianco all'altro come degli spaghetti scotti. Pretendevo che stessero fermi finchè io non davo il via e loro avrebbero dovuto partire per la corsa dei lombrichi verso il pezzo di mela che rappresentava il traguardo. Per il vincitore era previsto infatti un pezzo rosicchiato di mela come premio. Peccato che nell'ordine: 1. quando "stendevo" il terzo lombrico, il primo era già tutto storto che si dimenava per i cavoli suoi e dovevo ricominciare, insomma la "stesura" poteva durare ore. 2. Non ho mai capito quale era la testa e quale era il culo. Così poteva capitare che uno partiva avvantaggiato rispetto all'altro che doveva andare a ritroso "culo in avanti" oppure direttamente nella direzione opposta. 3. Non ho mai avuto la soddisfazione premiare un lombrico con il pezzo di mela, anche perchè ai lombrichi la mela fa schifo, e quindi loro non ci vanno proprio in direzione della mela. Va bene, ho divagato, ma volevo dire che visto che i miei primi anni sono stati di questo genere, il mio imprinting è molto naturalistico, di conseguenza nessun animale al mondo mi fa effetto e molti mi fanno letteralmente impazzire (i cavalli, ad esempio, ma anche i ricci, ecc).
Ma, andando avanti, stavo parlando con il mio amico, ci raccontiamo dei sogni che abbiamo fatto e mi dice che, udite udite, non dorme bene perchè di notte gli danno fastidio i topi. Dunque, qui la storia si ferma. Perchè vi riporto, pari pari la skypizzata, così giudicherete da soli.
Amico
io odio i cavalli!
Carosella
che palle di uomo!!
Amico
e anche le palle di uomo
Carosella
altri animali che odi?
Amico
i ragni
pausa
e le cimici
Carosella
fifone
pausa
vabbè
basta?

pausa
serpenti?
Amico
i pitbull
Carosella
i piccioni?
pausa
i topi?
Amico
le pantegane si
i topi di campagna no

Carosella
bellini...
Amico
mi danno fastidio la notte
Carosella
rosicchiano?
Amico
si le lenzuola
Carosella
ma va!
Amico
eh si!
Carosella
ti dovrebbero rosicchiare davvero, ma dove dico io!

Amico
si
pausa e faccetta che ride
sono daccordo
Carosella
cioè tu hai i topi in camera la notte?
Amico
si ho i topi in camera
Carosella
faccetta stupita
Carosella
che strano
Amico
i topi?
Carosella
ma scusa, girano per il pavimento?
pausa
...come le lenzuola?
Amico
si ma si arrampicano sulle lenzuola o le coperte se toccano terra
Carosella
e ti camminano addosso?

Amico
fifona!
Carosella
ma no fifona, ma scusa, non è normale...

pausa
io ho il gatto, sul letto

Amico
che schifo!
Carosella
i topi non è proprio un classico
pausa più lunga
Amico
ma secondo te
pausa
e' verosimile che una persona
normalmente pazza

pausa
condivida il letto con i topi!!??

pausa più lunga, molto più lunga
Carosella
sono una scema
Amico
ma dai, non è vero che sei scema
pausa
sei pura
Carosella
faccetta super sconsolata
si, ma ti sembra che a 40 anni devo essere così?

Morale: se un uomo vuol portarmi a casa sua, può tranquillamente dirmi che ha i chiari segni delle impronte degli alieni sul soffitto, proprio sopra al letto.

6 maggio 2008

le dure realtà (della serie)

2. Sono una mamma
Va bene, ci sono. Anche questo è un momento di quelli che si ricordano. Ho pensato a lungo su come affrontare questa dura realtà e mettere un titolo soddisfacente a questo post e sono giunta alla conclusione che se aspetto ancora un pò, dovrò cambiarlo con sono una nonna.

Nonostante sia una tipa un pò chic e un pò disastrosa, non pensate che sia quelle mamme che si fanno chiamare per nome dai propri figli. Si, si, ci sono, lo giuro. E' un pò come le nonne che si fanno chiamare Pinuccia dai nipoti, ma dico io, una che si chiama Pinuccia, anche se siliconata e botulinizzata a dovere, può non essere una nonna?
Si, dunque, sono pubblicamente e privatamente una generatrice di figli, nè ho procreati un paio e ora hanno quell'età in cui si inizia a sbattere le porte.
Non vi scriverò delle gioie, dei primi passi, dei primi insufficienti, dei primi esaurimenti nervosi (miei), delle prime ricariche telefoniche, niente di tutto questo.

Credo che non vi scriverò niente, dovevo fare fioretto e parlare delle dure realtà? e l'ho fatto. Non esageriamo.

5 maggio 2008

le dure realtà (della serie)

1. Ho quarant'anni # 2
Ho finalmente trovato alcuni lati positivi.
Mentre tra le decine e decine di lati negativi di avere questa età ho dovuto effettuare un'accurata selezione, ci sono volute 24 ore per mettere insieme uno straccio di contrattacco da parte degli aspetti positivi.

Ora li elenco:

1. Non devo più preoccuparmi di giustificare che mi trucco e mi sistemo tra i dieci e i venti minuti prima di uscire. Dovrebbero preoccuparsi invece i miei accompagnatori se io non lo facessi.

2. La mia maturità sessuale è arrivata al culmine. Mi muovo a mio agio e con gioia e consapevolezza nei meandri del sesso, trovando soddisfazioni e sane gratificazioni.
Ci si attacca al volo un lato negativo subdolo, qui in fondo, che dice: si, ma ora? quanto dura questo culmine, prima del declino?
Rispondo con spavalderia: provate a togliermi anche questo, provateci!

3. Godo professionalmente di una certa autorevolezza (dettata esclusivamente da questa cifra tonda che incute rispetto) così, se sbaglio clamorosamente posso dire con chiccheria che cercavo soluzioni alternative sperimentali.

(per ora li ho finiti)

4 maggio 2008

le dure realtà (della serie)

1. Ho quarant'anni # 1
Cazzarola ho cominciato dalla più dura. E poi che non mi si venga a dire che non sono una massiccia. Si, q u a r a n t a, 40, forty, quarante, cuarenta, 20 + 20, 10 + 30, 55 meno 15.
Nata nel lontano dicembre del 1967, ora sono nel mezzo del cammin di nostra vita (tocco ferro).

I lato positivi ci sono e ora li elenco:
(ora non mi viene in mente niente)

Passo ai lati negativi, ora li elenco:

1. Non posso più usufruire di nessuno sconto al mondo legato all'età, troppo vecchia per qualsiasi "holiday"card ecc ecc e tessere del treno e permessi speciali per l'estero, e troppo giovane (questa è ancora una soddisfazione) per gli sconti pensionati, cinema, teatro, bus. Questa è l'età in cui si paga. Il che, per facilitare la presa di coscienza di essere una donna di quarantanni, non è proprio il massimo. Ma tant'è.

2. Soffro di una crisi da consumatrice di profumeria nell'acquisto di prodotti cosmetici. Non ho la più pallida idea, mentre mi aggiro per le profumerie Limoni, Sephora, e tutte le altre, di quali siano le creme adatte alla mia faccia da quarantenne. Dunque, decine di creme per le prime rughette, per idratare leggermente, per la purificazione sebica adolescenziale, mi sono bandite. Devo di conseguenza affrontare le lift ones, ma qui si apre un baratro economico/qualitativo. Qualcuno mi spieghi (ma vi prego, non mandatemi dalle commesse di cera, mi vergogno) se le rughe bisogna tirarle (da qualche parte) o riempirle (di cosa?). Ancora: riempirle da fuori (con quei tubetti simil siringa che Claudia Chiffer impugna nelle pubblicità) o riempirle da dentro (da dentro? gonfiando le guance? impasticcandosi di altre pilloline della felicità?*)
Così, escludo totalmente la possibilità di chiedere un consiglio alle bioniche commesse stile Gattaca (no, non vi ricorderò che film è, c'è l'amico google), che mi guardano un pò schifate dalla domanda, e cominciano a scrutare le rughe della mia fronte, avvicinandosi un pò, costrette dal loro mestiere e non felici di farlo, per poi sconsolate, portarmi verso lo scaffaletto di Dior, o Clinique mi assicurano con forzati sorrisi (ovvio mica si sorride per tenere la pelle liscia, che stupida sono).
Alla fine, dopo essermi servita da sola, sono alla cassa, con il cestino pieno di tentativi miracolosi alla Lourdes, più qualche lipgloss all'amarena (a cui non riuscirò mai a resistere, neanche a novant'anni), un paio di pasticconi per fare il bagno effervescente al sapore dei hawai e il solito autoabbronzante di ultima generazione antigiallo, anti macchia, anti rughe, anti sole.
Per evitare di affrontare la cifra spaventosa, dò direttamente la carta e NON GUARDO cosa firmo. Dopodichè ricordo alla cassiera che ho comprato mooolte cose e che mi spetta una graaande quantità di provini. Lei sorride, annuendo e si china dietro al bancone tirando fuori due manciate di cartonici colorati che, senza farmi vedere, caccia in fondo al sacchetto.
Esco. Solo a casa scoprirò che sono piena di mini profumini sconosciuti all'anguria e di fluidi da teen ager al cioccolato al latte e menta che mi fanno vomitare.
In compenso, ho finalmente i prodotti costosissimi e perfetti per tentare, dopo mesi di applicazioni costanti, di sembrare una trentanovenne. Yuppi.


3. Non esiste alcun negozio, nè bar, nè pizzeria in Italia, in cui mi diranno Ciao!. Ci sarà da qui in avanti una sterminata fila di Buongiorno, Buonasera, Prego desidera.
Ecco, ci devo mettere una pietra sopra e sorridere enigmatamente come una vera signora, anche perchè gli unici che mi diranno Ciao! saranno o irrimediabilmente molto più vecchi di me e lo faranno per sentirsi più giovani e alla pari, oppure saranno venticinquenni che impietositi dalle mie treccine, vorranno fare una buona azione e/o provare a sedurre una quarantenne con il minimo dello sforzo adulatorio.

4. I piedi si ingrandiscono. Un pò, impercettibilmente, ma sono leggermenete più grandi di quando avevo 28 anni. Questo è un aspetto negativo perchè per infilare i sandali da urlo tacco 12 comprati a New York 5 anni fa e usati 3, dico 3 volte, devo stare lì mezzora, mettere la crema, infilarli come una salsiccina.
Nota per chi mi conosce: quando mi vedrete, vi prego, non fissatemi i piedi.

5. I ricci si sricciano. Cioè non proprio si lisciano, magari, ma non sono più per giorni turgidi e elastici, ma floscetti e spampanati. Certo, posso combattere questa disfatta iniziando a usare qualche prodotto pro ricci, ma la sensazione di avere capelli assolutamente indipendenti e volitivi, temo stia scemando.
Nota per chi mi conosce: quando mi vedrete, vi ordino, non fissatemi i ricci.

REVOLUTION

Va bene, ci siamo. E' il momento giusto per vuotare il sacco. Non ho assolutamente idea del perchè nel giro di 24 ore mi scatta questa cosa, che ora vi spiego, tra un sabato affollatissimo di amici milanesi e parenti pisani che non si sa come arrivano, dopo uno o due anni non lo so più, negli stessi giorni e vanno via, in direzioni ovviamente diverse, nello stesso giorno. Dunque mi scatta la cosa. La cosa è spogliarmi. Non avete capito bene cosa intendo, relax, non mi tolgo i vestiti (eh,, non per tutti, voglio dire) ma mi tolgo le
"sovrastrutture disponibili ad ammettere la tesi di un io non compatto né unitario e quindi a considerare l’unità della persona nei termini di un fattore meno profondo di quanto spesso si assuma,

cioè

tuttavia non sono altrettanto favorevoli a confrontarsi con le conoscenze acquisite dalla psicoanalisi in merito alle procedure psichiche che ingenerano le discontinuità nelle nostre connessioni personali (scissione, negazione, idealizzazione, identificazione introiettiva e proiettiva.).


( come i più furbi hanno capito ho fatto copia incolla con una googellata di psicanalisi qualsiasi)


Ma comunque volevo dire che da ora in poi IO NON AVRO' PIU' SEGRETI. Quindi, forza e coraggio, affrontiamo una serie di dure realtà, orientabili in un terrificante squisito elenco che di seguito, siore e siori, vado a definire.
(l'elenco è lunghissimo, sono costretta a snocciolarlo un pò per volta, anche perchè per ogni singolo punto mi ci vorrebbe un altro blog intero e non ho tempo, devo, come capirete, affrontare una serie di incombenze quotidiane/mensili/annuali difficili da evitare)

Basta ciance, inizio.
(però cambio post)