30 aprile 2011

il peso di un uomo

















è che ti accorgi della strada mentre la fai, ogni scricchiolìo sotto la suola della scarpa ti segnala un terreno di un tipo o di un altro, un legnetto secco calpestato, un sasso. poi trovi una piccola pozzanghera che lascia una macchia sulla punta, ti dici accidenti, andrà via, no, la risposta è no, non andrà via, si scolorirà, si asciugherà, da lontano non si vedrà nulla. ma un orlo, un sottile orlo chiaro frastagliato, segnerà per sempre quel preciso passo. 
cammini e la terra che calpesti è già terra calpestata, puoi non lasciare orme visibili, se il terreno è arido, solo grumi di argilla secca schiacciati, quale filo d'erba disteso, poco altro. se ha piovuto da poco invece, le orme rimangono, impronte di qualche centimetro più basse, e quello spazio dalla linea di terra, da dove parte tutto il mondo verticale, è lo spazio del tuo peso. la terra lo sa, quel piccolo spazio è il peso di un uomo. il peso di un cammino, che affonda là dove il suolo è umido e impregnato d'acqua del cielo. il peso di uno sforzo per andare avanti, mentre il piede si rialza e si porta avanti, un po' sporco di fango, verso un terreno poco più in là ancora non occupato, non vissuto, apparentemente pulito.




.

29 aprile 2011

tutto qua










Mi hai detto: ti amo. Ti dissi: aspetta. Stavo per dirti: eccomi. Tu mi hai detto: vattene.

dal film "Jules e Jim" di François Truffaut

28 aprile 2011

Vita rossa

Renata Brzozo
Nel graffiarmi vivo e quella vita non è fanghiglia. Il sangue non è denso, è chiara acqua rosata che rilascia primavera nelle foglie. Il ventre mio alla finestra, interroga le nuvole che corrono e s'intreccia a nascondere scene di memoria liscia. La femmina che sono è stanca. Che arrivi la mano fresca d'acqua a cogliere la bellezza, stupita e gioiosa, di vita arricciata.


< il corpo rimane lì, passano eventi, come treni in ritardo, il corpo respira, ferma, attende.>



Precipizio

Come in un film da ridere
mi stai facendo la fotografia
e mi dici di fare un passo indietro
ancora uno ancora uno uno
mentre mi spingi verso il precipizio
ti sorrido fiduciosamente
(forse hai agito innocentemente).



(vivian lamarque)










Sull'orlo, senza crepaccio nè burrone, ma una strada, una città, una storia infinita si. Sbilanciata, il lupo e lo stupido agnello.
Io quadrupede dissanguato, nel cielo potessi dissolvermi in microparticelle d'acqua, che piovano sull'erba e si uniscano alla terra.
Domani suona la sveglia invece, ed è solo un altro giorno.






.

abbandono al nulla

selezione di quadro e poesia di Virginia Como




















Non chiamarmi, non dirmi nulla,
non tentare di farmi sorridere.
Oggi io sono come la belva
che si rintana per morire.

Abbassa la lampada, copri il fuoco,
che la stanza sia come una tomba.
Lascia ch'io mi rannicchi nell'angolo
con la testa sulle ginocchia.

L'ore si spengano nel silenzio.
Salga in torbide onde l'angoscia
e m'affoghi: altro non chiedo
che di perdere la conoscenza.

Ma non è dato. Quel volto,
quel riso l'ho sempre davanti.
Giorno e notte il ricordo m'è uncino
confitto nella carne viva.

Forse morire io non potrò
mai: condannata in eterno
a vegliare il mio strazio in me,
piangendo con occhi senza palpebre.


 ("Anniversario" di Ada Negri)




Le parole dell'abbandono sono le più lussuose per la vita di chi ha impegni e doveri e chi non riconosce l'abito dell'egoismo come consono. Ma ci sono torri che si salgono faticosamente, giorno  giorno, gradino per gradino, arrotolandosi su scale impervie per raggiungere la cima, ci sono torri che sembrano finire all'altezza del cielo, e le nostre gambe stanche trascinano i piedi che inciampano sul filo degli scalini.Ci sono delle salite che prevedono anche sacchi pesanti da potare sulle spalle, oltre che il peso di ciò che portiamo dentro. Il peso dei sacchi facilmente ci sbilancia all'indietro, un precario equilibrio ci immobilizza un istante, potrebbe trascinarci all'indietro, rendendo vano lo sforzo impiegato. Poi un controsforzo, una spinta sfiancata in avanti la testa abbassata a far da contrappeso e la salita riprende, senza riposo, senza un vero traguardo. Arrivati in alto, se in alto si arriva, si posa il sacco  terra con un tonfo, un momento di apparente leggerezza si spalma sulle spalle. Poi si apre il vuoto davanti a noi. Il vuoto che non ha peso e spazi, ne scale ne gradini. Vento sul viso, carezze di libertà dai dolori. Un passo ancora, un piccolo scivolato passo leggero, verso il riposo dell'aria.






.

27 aprile 2011

freddo

ph. alessandra spigai

















Incolpo con astio gli uccelli 
del mio desiderio sopito e invadente
non fa stare meglio per più di una notte
la rabbia puntuta, s’afflosciano vele, 
punte nel mare sono come spilli 
e peli che s'increspa la pelle

Il freddo nord scende, corre all’estate
non coglie stagioni, discende
miserabile e scontato
nelle braccia 
conserte che sudano sabbia.


.

22 aprile 2011

cibi ai quali non resisto


accostamenti inusuali o goduriosi

pane, maionese e capperi
pane di segale abbrustolito, burro e peperone fresco (grazie martina)
colomba piena di canditi
pane, philadelphia e miele
pane nero, burro e acciughe
grissini e uvetta sultanina
fritto misto
mela e nutella
ceci, sale, olio e pepe
pane e cioccolata dura
....







Basta restare quieti

ph.alessandra spigai




























Basta [...] restare quieti [...] per ascoltare l'inesorabile rumore della psiche, che non è mai in silenzio.

tratto da Dell'Aurora di María Zambrano



8 aprile 2011

pezzo mancante di colpo (mio solo il titolo)

foto: David Terrazas


Un avamposto di pietra
m’era cresciuto nel petto come
dolore di un altro che s’infila
e forma uncino e piccagli.
Io non so cosa sia questa
di colpo nostalgia
questo pezzo mancante
che mi reclama a sé
da un umano piangere per niente
e non avere dove
posare il capo.




Mariangela Gualtieri 
[Senza polvere, senza peso]

3 aprile 2011

cancellata ( parole per Luca )

alla mia età una donna cambia molto in 3 anni, mi chiedo questo mentre torno a casa, stanotte.
la pettinatura, si può essere, l'onda liscia non se l'aspettava. Ma le rughe nuove no, quelle passeggiando di sera per la strada non si vedono. Però il look, forse. Abituato a vedermi scollata e con i tacchi, non mi hai individuato subito, con i pantaloni sportivi e giubbino di pelle, e la scarpa da ginnastica. 
"era sincero, non ti ha riconosciuta subito, non l'ha fatto apposta"mi rassicura la mia amica.
ti ho fermato io, saresti passato avanti. una mano sul braccio, ciao, sei tu, ciao, sorriso, come stai?... 
ti fermi, chiamato, mi guardi, interrogativo. 
Mi riguardi, per quei pochissimi secondi che racchiudono smarrimento e stupore sufficienti a farmi capire che non sai chi sono.
ciao, sei tu, come stai?
finalmente mi vedi

due convenevoli, tu sfuggi lo sguardo, ti rivolgi alla mia amica come se fosse stata lei, la persona che ti ha visto in tutti i modi, che ti ha ascoltato per ore e che hai sgridato e preso in giro per decine e decine di volte.

si è fatto tardi, eh si, andiamo avanti, allora ciao, ci vediamo

ognuno riprende la sua strada. in un film mi avresti mandato un messaggio, mi avresti detto, sei una donna nuova, ecco perchè mi hai stupito, ma anche se le vite vanno per la loro strada, sei tu, sei stata importante, sono io, il solito sconclusionato affettivo.

invece no, non arriva niente. 
probabilmente non trovi il mio numero in rubrica perchè non sai come mi chiamo.


(lui è Luca Mocenni)


.

2 aprile 2011

aprile diviso

sono uscita dalla grotta una mattina
nuove
e perpetue primavere si sono aperte
schiudendosi
sorrisi foglie luce mani legno
la vita ricoglieva la presenza tra la braccia
disciolta, sbocciandone gli ultimi fiori,
ogni erba luminava e gli odori rifrangevano di onde

ho camminato scalza serena
più leggera
perchè è rimasto
umido spaventato bagnato freddo
nella grotta, il mio amore
arreso.




.