La generosità si dimostra anche accettando a cuore aperto la generosità degli altri.
Non riuscire ad accettare la generosità degli altri, definendola istintivamente come interessata, o vestendola di un sacrificio che si decide di non utilizzare con la scusa di non creare diagio o di non approfittare, secondo me è una forma di rifiuto della persona.
Rifiutando, seppur gentilemente, ma a oltranza l'aiuto di chi lo offre sinceramente, si rifiuta di far entrare in noi la cura della persona e la persona stessa.
Aiutare e essere generosi idealmente è un movimento biunivoco. Immobilizzando i gesti di altruismo di chi ce li offre, immobilizziamo la persona. E inconsciamente ci ritagliamo il diritto di non essere generosi con lei.
Così, a caldo, un pensiero di una immobilizzata.
venerdì 3 luglio 2009
il cuore aperto dà e sa ricevere
sabato 27 giugno 2009
Ho scritto questa cosa a una persona, qualche settimana fa. Oggi mi ha detto che se l'è scritta sul suo quaderno e se la rilegge, ogni tanto. Così io la scrivo qui.
"Non credo al caso, né al destino. ma ai percorsi sì.
Li vedo continuamente e li attraverso come rotaie tra l'erba. I percorsi sì, di tutti, di tutto, invisibili e invadenti.
Siamo sempre tutti avvolti dal nostro modo di vedere gli altri e le cose, e ci affanniamo a confrontare le visioni l'un con l'altro. Dovremmo invece tenerci la nostra, accettare l'indecifrabilità di quella d'altri, goderci il viaggio. Magari le rotaie s'incrociano"
domenica 29 marzo 2009
De amicitia_ I'm back
Ci voleva una domenica mattina con la pioggia per farmi tornare a scrivere qui. O forse ci voleva il pensiero che oggi la accompagna. Riguarda l'amicizia.
La mia amicizia è tendenzialmente a carattere amoroso, piuttosto serrata e ingombrante. Nelle vicende della vita mi immergo completamente, questo ormai è un dato di fatto. E l'amicizia ne è solo uno dei rami. Dunque la permeabilità della mia pelle si rende vulnerabile alle altalene e alle peripezie anche degli amici. Amori travagliati, problemi di soldi, dubbi esistenziali e zavorre provenienti da antichi traumi, tutto passa e mi attraversa. E non è solo facile, a volte mi sento appesantita come se avessi uno strato di opacizzante che mi offusca, a volte la mia energia stenta, fisicamente il sonno mi soccorre sollevare la mia coscienza, letteralmente provata da consolazioni, ascolti, iniezioni di fiducia.
Ma altre volte, che bellezza altre volte. Basta un bacio fuori da un locale di sera, che lo sguardo dell'amicizia cambia. E irradia, come le onde di una piccola bomba buona, e raggiunge me, mi entra, mi rende ricca. Basta una piccola gioia profonda provata da un amico, di cui conosco il significato e gli equilibri, che anche la mia domenica mattina piovosa e solitaria gorgheggia, sorride con gli occhi socchiusi, è semplicemente, di nuovo, felice di vivere.
martedì 3 marzo 2009
La vita notturna degli alberi
Gironzolando per Gorizia nebbiosa e deserta una domenica mattina, sono capitata nell'unica libreria aperta, Ubik. Un nobile libraio mi ha augurato una buona domenica e mi ha accolto tra la sua scelta di libri di viaggio, immagini e stimoli dell'anima, dove mi sono persa per ore. Sono uscita con addosso un sorriso e tra le mani "La vita notturna degli alberi". Un amore a prima vista, acquistato con un vero slancio dell'istinto, senza neppure sfogliarlo troppo.
Presenze vegetali e spirituali magicamente catturate in questo volume, tributo alla maestà della Natura, e all'antico modo di relazionarsi al mondo spirituale/naturale. Un libro di seta nera, rilegato a mano, colori sfavillanti che escono e raggiungono lo sguardo.
L'albero pavone, che si apre di piume e rami come una danza di corteggiamento degli occhi, l'albero del Peepul, che ha la stessa forma delle sue foglie. Il sacro albero del Dumar, che nasce e serve per costruire letti nunziali e coronare l'amore. La dea serpente e la Terra, uniti in un tronco sacro. L'albero della musica e l'albero dello scoiattolo pesce... Ogni notte, quando finalmente il giorno di questi alberi magici giunge al termine, inizia la vita segreta degli spiriti che li abitano. I loro racconti selvaggi e delicati sono dipinti e narrati brevemente da Bhajju Shyam, Durga Bai e Ram Singh Urveti, tre artisti contemporanei della tradizione Gond (India centrale).
"La vita notturna degli alberi" racchiude tra due copertine lo spirito dell'India, e dello stesso alito della Terra e dell'Anima, tra divinità e spirito, che tutti anche senza saperlo,portiamo dentro.
La vita notturna degli alberi
Shyam Bhajju, Urveti Ram S.,Bai Durga
edizioni: Salani
Non sarà per sempre_ (per un'amica)
Ci sono momenti nella vita di una donna in cui lei piange e piange. e anche se assistita e sostenuta dalle persone amate, piange. Qualcosa in questo pianto tiene lontano il predatore, tiene lontano il desiderio insano che la perderebbe. Le lacrime aiutano ad accomodare le lacerazioni della psiche, là dove l'energia è colata via. La questione è grave, ma il peggio non accade_la luce non ci viene rubata_perchè le lacrime ci rendono consapevoli. Non è possibile riprendere a dormire quando si piange. Il sonno che poi arriva è soltanto un momento di riposo per il corpo.
Talvolta la donna dice: " Non ne posso più di piangere, sono stanca, voglio smetterla". Ma è la sua anima che produce le lacrime, e sono la sua protezione. Deve dunque continuare, finchè il momento del bisogno non sarà finito. Certe donne si stupisconon della quantità di acqua che sono in grado di produrre quando piangono. Non sarà per sempre, soltanto finchè l'anima avrà concluso la sua saggia espressione.
"DONNE CHE CORRONO COI LUPI"_Clarissa Pinkola Estés
lunedì 26 gennaio 2009
What do I want?_ ten skills I need.
- 1. Essere una mamma abbastanza brava. Abbastanza è già tanto.
- 2. Continuare a essere onesta con me stessa.
- 3. Che l'uomo che mi ama sia attento, dolce e sincero.
- 4. Avere esattamente le amiche che ho.
- 5. Una nuova casa grande, con 4 gatti, i miei figli e l'uomo che mi ama.
- 6. Potermi esprimere dipingendo, piangendo, scrivendo, amando, come sento ed essere amata per quella che sono. Far vedere le mie foto. Tutte, anche quelle audaci. Fare vedere i miei disegni e far leggere le mie cose. Tutti, anche quelli audaci.
- 7. Essere forte come so essere. Essere più bella di quella che sono.
- 8. Viaggiare. Come so farlo io. E chi mi ha visto lo sa.
- 9. Essere libera. Libera. Di essere TUTTA intera.
- 10. Da domani mattina alle 9.
domenica 18 gennaio 2009
La vera Entità_ parole come mie
Ho avuto tempo di capire che non c'è
mai abbastanza tempo per decidere
quale strada seguire da che parte del mondo guardare
ho avuto modo di intuire che è così
talmente semplice quasi lineare
basta avere coraggio nelle curve più difficili
e questa lingua d'asfalto
ma chissà dove mi porta
con questo stare davanti
se riuscirò alla fine a farmi del male
alla luce del giorno
che non illumina tutto
e questo perdere i sensi
senza neanche un motivo
lascia che si liberi la vera entità
slegami e non avere più paure…paure
ho avuto mare per lavare le mie idee
asciugate al sole poche nuvole
davvero caldo il cielo iberico
e questo sole d'agosto
ritorna sempre più forte
con questa voglia di viaggio
se riuscirò alla fine a farmi del male
alla luna di notte
che non illumina tutto
e questo perdere i sensi
senza neanche un motivo
lascia che si liberi la vera entità
slegami e non avere più paure…paure
lascia che si liberi la vera entità delle cose
slegami e non avere più paure…paure di volare…
venerdì 16 gennaio 2009
Pane di Carosella
La carosella è (anche!) una varietà di frumento tenero la cui pianta raggiunge il metro di altezza.
Il grano Carosella è un seme antico, sopravvissuto alle manipolazioni genetiche, che un tempo si coltivava in molte zone del Cilento e del Sud Italia. Probabilmente il suo nome deriva dalla volgarizzazione del termine cariosside, che sta ad indicare il chicco secco di grano ancora rivestito dalle glumelle. Altra ipotesi consiste nel riconoscere la radice comune fra "Caruso" ( nella tradizione siciliana ragazzo con la testa rapata) e carosella ( piccola testa-seme rapata, liscia); allo stesso tempo esiste un'analogia tra la spiga del grano, che risulta carosata , in quanto presenta delle ariste corte sulla sommità della stessa, e il termine caruso.
La farina di Carosella è ottima per preparare il pane.