30 novembre 2008

valigia per

prossime mete desiderate:

San Francisco_ si, di nuovo, di nuovo, è una dipendenza...Vorrei vederla con altri occhi, andarci con un'altra persona per esorcizzarla, gustarmi di nuovo le atmosfere calde.
State Parks of California_ un viaggio avventuroso, tra le sequioie e le cascate, i panorami immensi e la natura più forte dell'uomo.
New York_ San Valentino a NY, esiste qualcosa di più consumistico e classsico?beh, io Central Park lo voglio vedere, e Brooklyn e la Fifth Av. e tutto tutto, a mento in su.
Australia_un'altra meta che non so descrivere.
Il Nord del mondo_dall'Olanda in su, Svezia, Finlandia,Norvegia... boschi immensi e camere caldissime.
Argentina_ un road trip, girarla in lungo e in largo, in macchina, fermandosi dove ci sorridono, alla memoria del Che.
(continua)

29 novembre 2008

Vergogna di me?

Incapace di scegliere se scrivere o prendere un sonnifero e non pensare più, scelgo entrambi. Non piango, non grido, non dico parolacce, non suono campanelli notturni, non scrivo sms pieni di punti interrogativi.
Sto, seduta. Molte domande si accalcano nella mia fronte e un attimo prima di formularsi, si dissolvono, lasciando una nebbiolina di nulla.

Non mi merito questo.
Sto,
seduta.
Fra un momento mi sdraierò e la mia pelle sottile e impresentabile,
diventerà un torpore
solo mio.

28 novembre 2008

Odio sentirmi di peso, sentirmi sbagliata, sentirmi sopra le righe, sentirmi esagerata. Odio sentirmi intollerante, esigente, egoista. Odio essere analizzata e studiata come una ragazzina interrogata. Odio sentire sulla pelle che non vengo letta nella mia dolcezza, nell'impegno che mi metto, nelle premure che metto in atto. Odio non sentirmi accolta, non sentirmi presa con complicità. Odio essere sfidata perchè l'amore non è una gara. La competizione non fa per me, non voglio piegare nessuno. Nessuna vittoria mi rende felice nell'amore.

Amo prendermi cura di chi amo, amo essere accarezzata, essere pensata e essere compresa con tolleranza e tenerezza. Amo la dolcezza. Amo la generosità di cuore. Perchè è dando, dando dando, che poi si riceve. Amo fare progetti, inventare obiettivi, sacrificarmi per loro, sentirmi una squadra, anche se di due. Amo essere ascoltata con stupore e dolcezza. Amo giocare, amo la c0mplicità. Amo ascoltare e imparare, con dolcezza.

Ho bisogno di un compagno forte, protettivo, dolce, comunicativo.
Che forse ha bisogno di una compagna forte, protettiva, dolce.

O forse invece indipendente, energica, solare.
O forse razionale, sbrigativa, efficace.
O forse dura, esigente, pratica.

Non lo so mica.

Non so quasi niente.

Tranne quella che sono e quello che posso dare.

27 novembre 2008

commenti a sproposito

Carosella:- "Nel commento a una sua foto su faccialibro ho scritto: ma quanto sei scemo, amore mio?. Mi chiedo: Ho sbagliato a scrivere "ma quanto sei scemo"... o ho sbagliato a scrivere " amore mio?".
Amica di Carosella :"Vuoi davvero la risposta?"

20 novembre 2008

19 novembre 2008

Trieste -Udine

Il treno intercity regionale delle ore setteecinquantasei è in partenza dalla stazione di Trieste e arriverà alla stazione di Udine alle ore ottoecinquantasette. Trenitalia vi augura buon viaggio.

Un senso di liberazione mi prende mentre i primi scossoni muovono il treno, facendo ondeggiare lievemente i passeggeri di fronte a me. A quest’ora è raro trovare visi svegli. Non ho mai saputo dare l’età alle persone, così mi chiedo in che fascia si trovi l’uomo davanti a me. Scarpe da ginnastica bianco indefinito, jeans con una lavorazione del denim quasi a righette, che non ho mai visto, si intravede una fettina di calza grigia, lì sotto. Provo a indovinare se è un uomo dai calzini corti. Non sopporto chi si mette le calze di cotone sottile con le carpe da ginnastica. Insomma le scarpe da ginnastica sono fatte per un motivo, se le vuoi indossare la mattina per andare a Udine e non sei un maratoneta che allunga il percorso di allenamento, allora mettiti un altro tipo di scarpe, oppure sii coerente e indossa calzettoni sportivi. Come se la coerenza fosse un cardine del mio stile. Io che accoppio borse hi tech a treccine e gonna hippie. L’uomo ha i capelli rasati a confondere la calvizie, viso tondo, di quel liscio satinato che hanno gli uomini che si sono fatti la barba da meno di mezzora, auricolari neri (mica bianchi...) incastrato nelle orecchie soffici e un lettore mp3 argentato nella mano sinistra. La sua espressione è immobile, lo sguardo fisso nel vuoto denuncia che è mattina presto. Abbiamo tutti questa espressione vitrea negli occhi, in questo scompartimento open. Non ho idea di come si possa chiamare questo tipo moderno di treni. Questo in particolare è piccolo come un grande pullman, ha un’unica lunga carrozza, e dentro è tutto aperto, arioso, open, appunto. Una specie di salottone espanso per pendolari. Quando sono salita non credevo che quel bussolotto che stazionava sui binari avvolto nella polvere contenesse all’interno uno spazio così moderno e originale. Ci sono dei divanetti a tre posti a forma di semicerchio, che appoggiano lo schienale ai finestrini. Così che lungo il corridoio ci sono questa specie di orecchie azzurre

Informiamo la gentile clientela che la linea Gemona Carnia , dal venticinque novembre al dodici dicembre duemila e otto, sarà interrotta per motivi di manutenzione. La linea verràa sostituita da una navetta bas (dice così, si). Ulteriori informazioni al sito vuvuvupuntotrenitaliapuntoit o al numero zero due, venti venti ventiquattro. Ci scusiamo con al gentile clientela.

che fanno sembrare i viaggiatori quasi partecipanti a un talk show, ma muti.
L’uomo dalle scarpe bianche si è tolto l’imitazione di wooldridge color noce e mi fa ammirare la sua felpa in pile grigio pecorella. Un rappresentante, di qualsiasi cosa, non può essere. Forse un tecnico di qualcosa. Ma la sua valigetta nera è un pò sportiva, ma non abbastanza. Non so, non sono abbastanza allenata al toto-mestiere. Improvvisamente non so per quale associazione, forse il ventre sporgente dell'uomo soffice, un’immagine si materializza dentro ai miei occhi. Virgin. Virgin Store , nel centro di San Francisco appena sotto a Union Square. Sono le 19.00 circa, la città è illuminata e siccome mancano 10 giorni a natale, sembra un sogno. Mi sto aggirando con gli occhi pieni di gioia al secondo piano del megastore con le braccia cariche di CD che voglio comperare. (...)

17 novembre 2008

Lo scrivo, che scriverò

Devo scrivere. Perchè c'è tanto da scrivere.
Devo lavorare tanto, ora, per potermi permettere del tempo per scrivere.
Poi quando scriverò, potrò permettermi di scrivere in giro, appollaiata su uno scoglio, o al tavolino di un bar sotto l'ombrellone a strisce, scrivendo di quello che vedo.
Perchè c'è tanto da scrivere. Ho storie nei pensieri, immagini negli occhi, cose da descrivere e panorami da cambiare.
Allora si, farò dei viaggi/scrittura, in cui mi allontanerò da casa per qualche settimana, un mese, con l'obiettivo di tornare con un libro.
Si, devo fare così. Perchè c'è tanto da scrivere. E lo voglio scrivere tutto.

e dopo una violenta pioggia, che sbatte e bagna la faccia contratta, le nubi tonanti ancora vibrano, ma schiarite si aprono e sotto alle porte sbattute, un lieve suono si amplia, riempiendo il cielo

sono i sogni, che tornano a mostrarmi l'orizzonte, stringo gli occhi,
era un anno che non li vedevo

me li stai portando tu?

16 novembre 2008

Tante

Quante volte nella vita si sente un clic nel telefono e si rimane lì, per qualche secondo, stupiti e offesi, attaccati al suono di un nuovo silenzio, prima dell'istante in cui ti rendi conto che sei stato escluso. Quante volte ci si sente sbagliati per aver alzato la voce eppure dentro lo si sa che era l'unico modo per difendersi, dalle parole taglienti. Quante volte si tocca il corpo di chi ci sta a fianco per dare un segno di pace. Quante volte si fa l'amore, ma l'amore rimane lì fuori, scuotendo la testa, a guardare il sesso che padroneggia. Quante volte si desidera di essere abbracciati e invece, si abbraccia.
Quante volte si ha di fronte una cosa bella, si allunga la mano a prenderla e ci si accorge che manca un centimetro. Un chilometrico centimetro. Un maledetto centimetro di razionalità, di paure, di anni di esperienze dolorose. Un centimetro pieno di immagini sognate, che non riescono a realizzarsi.
Quante volte si torna a casa con un senso di pace, e la consapevolezza che si sopravvive sempre.
Quante volte si sbaglia ancora, senza riconoscere che è così spesso lo stesso sbaglio, e non abbiamo nessuno che ci insegna a non sbagliare più. Quante volte i nostri desideri ci annebbiano la vista e ci impediscono di vedere. Quante volte le nostre paure ci irrigidiscono le pareti e ci impediscono di essere davvero raggiunti dall'altro.
Quante volte si riesce a credere che un bacio vuole dire amore. E che l'amore risolve tutto. E che l'amore vince, vince sugli impegni, sulle frustrazioni, sulle incomprensioni, sulla casa da pulire o le camicie da lavare, sulle telefonate violente, sul sesso senza baci. Quante volte si continua a dire, non voglio soffrire più. E questo non fa altro che far chiudere altre porte, una sull'altra, in un corridoio lunghissimo della nostra capacità di amare. E cercando di strutturare la nostra vita in caselle che ci riparino dalle incomprensieoni e dagli eventi, non si fa altro che accumulare ruggine sui cardini. E aprire la porta sarà sempre più difficile. E lasciarsi prendere dalle mani dall'altro sarà sempre più un'intrusione, nella placida tranquillità della sollitudine, costruite a da anni, l'unica hce non ci fa soffrire, non ci fa urlare, non ci fa difendere il nostro assurdo e innato bisogno di essere amati.

12 novembre 2008

Nè colpa nè merito, nell'amore

Ogni scelta che si fa nella vita, è la scelta giusta.
Ogni passo, ogni pianto, ogni amore lasciato, ogni addio subìto. Sono passi, sono briciole nella costruzione di una vita.

Amica mia che soffri e non sai neanche il più grande dei perchè, alza la testa, e sorridi degli occhi pieni di lacrime, perchè l'amore è un soffio, l'amore è una cosa che non sta da nessuna parte. Per questo non puoi trattenerlo, non puoi formarlo, nè plasmarlo. Forse puoi riconoscerlo, se ti sfiora, forse puoi seguirlo, ma non fermarlo, nè costruirlo.

La coppia invece è un mestiere, è la relazione che è un impegno e un dolce e arduo lavoro. E' la relazione a due che comporta sacrifici e progetti, buona volontà e onestà. E' la coppia che puoi veicolare o decidere per lei. Come viverla, se viverla.

Ma l'amore no. Non ha bisogno di niente. E' indipendente dalla nostra volontà e dal nostro giudizio.
Lo cerchiamo o lo fuggiamo. E lui ogni tanto arriva, e se la ride di noi, elargendo cuori che battono o porte che sbattono. In noi, nè colpa nè merito.

7 novembre 2008


La sento, la sento. La sento ad un passo, la sento appena dietro la porta, la sento come odore nell'aria. La svolta. La svolta buona. Una buona svolta.

Consiglio dall'alto

"Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo", dice Ismaele in Moby Dick, "ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri, è tempo di mettermi in mare al più presto". Usa questa citazione come un calcio nel sedere metaforico, Sagittario. Non sprofondare nell'abisso emotivo descritto da Ismaele. Riparati prima di romperti! E vai per mare appena puoi, scacciando la depressione. Se non abiti vicino all'oceano, trova la cosa che gli somiglia di più. Passeggia sulle rive di un fiume o di un lago. Immergiti a lungo in vasche, saune e piscine riscaldate. Piangi, suda e abbandonati a copiosi orgasmi. Ascolta musica che ti fa sentire come se galleggiassi sull'acqua.

6 novembre 2008

Le parole si fanno dire. I fatti parlano di più.

e non c'è niente da capire

Le spalle che abbracciava erano di un ragazzo, poteva sentire il calore della carne, sotto la maglia di cotone scuro, un pezzo di guancia toccava la base del suo collo.
Le braccia che la stringevano, muovendosi impercettibilmente, la stavano ascoltando, tendendo i sensi fino a trovare un significato in ogni lieve spostamente delle mani o in ogni respiro differente da quello prima..
Secondi che trascorrevano come minuti.
Le braccia che la stringevano cercavano di darle pace e di trovare sollievo a un'arsura lieve e costante.

Un'odore, tra loro, cercava spazio. L'aria aperta che lui portava nella cucina si mescolava con l'aria di strada di sera che portava lei, al profumo delle pizze nel cartone appoggiate lì vicino, al lieve aroma di mirra che trasportava la pelle di lei, e di zenzero.
Le braccia di entrambi finivano in mani aperte, che lentamente strusciavano sulla stoffa, come a riconoscere sentieri battuti e sconosciuti.
Minuti che sembravano secondi.

Le spalle che abbracciava erano ancora una volta non soffocanti, apparentemente innocue. Non protettive no, colore dell'anice.
Di nuovo, come sempre.

Un'odore, lì nel loro abbraccio, trovava spazio. Di nuovo. Come sempre.

4 novembre 2008

Che paura uno squalo!

Tutto ebbe inizio

Ieri sera era tardissimo, ero molto stanca dopo una maratona di grey's anatomy che decretava con il termine della serie, l'inizio dei miei lunedì sera liberi. Mi sono avvicinata al computer, skype e facebook lampeggiavano, bip, bop, in effetti non mi ero messa non disponibile e molti spesso credendo che io non risponda volontariamente, mi chiamano. Ci sei? Yuhuhu! Alee!
Chiudendo le finestrelle che ormai avevano il tondino grigio di chi ha abbandonato la speranza, sono stata beccata in flagrante da E.

Aveva sfornato una pizza da poco e con le dita sporche di farina mi ha scritto tante piccole cose, tra le quali molte incomprensibili (sbocconcellando una pizza può succedere), ma altre si portavano dietro piccole immagini che si materializzavano avanti ai miei occhi.
Ho visto piazze di libri che volano, mani infarinate che accarezzano teste di bambini, treni che passano, campanelle che suonano, donne che posano nude ma senza mostrare nudità.
Ho visto il mondo piccolo, tante persone che pensano, tante idee che fluttuano da una testa all'altra in una polaroid, tante ali che potrebbero volare e che spingono sulla schiena.

Dopo i saluti, ho chiuso tutto e nel silenzio della sera diventata già notte, ho pensato a tutte le parole dette, a quello che le parole ti fanno immaginare e alle immagini che si portano dietro le parole per essere raccontate. Ho sentito farsi strada in me una storia. L'ho sentita in me mentre nasceva e si formava, semplice, completa. Una storia sempre stata là e mai ascoltata. Eccola, la storia che cercavo.

"Tutto ebbe inizio...

3 novembre 2008

pallottoliere

dieci sono le dita per tenere tutto tra le mani
9 sono gli anni che mancano a metà
otto il mio numero dell’anima
7 gli anni che avevo
SEI, sei alla fine 6 tu
5 sono gli anni di un amore
quattro è il sogno che credevo
3 è quello che rimane
DUE è quello che ancora spero
1 è quello che ora sono.

Consiglio dall'alto


TIENI DURO, mi dicono. Tieni duro e cerca di sistemare le situazioni difficili. Tieni duro e non scappare dove l'erba sempre più verde. O dove, aggiungo io, il tempo è tutto lì, davanti, non stiracchiato e non centellinato.
TRAVESTIMENTO consigliato, un anziano statista, un vecchio saggio, un maestro carismatico.
E io, che mi sentivo GATTINA?

2 novembre 2008

Sul piacere del dilatarsi del tempo e dello spazio

Quando in noi si fa strada la maturità, un senso di potere su noi stessi si accompagna ai dubbi e i pensieri sul tempo. Il fisiologico trascorrere del tempo ci trasforma la coscienza allargandola, distendendola. Potrebbe sembrare che il Tempo di fronte a noi sia più limitato, ma è vero il contrario, che siamo noi comprenderlo di più. A me sembra di vibrare nell'aria temporale. Sebbene ogni oggetto, progetto o ipotesi abbia una connotazione più realistica, meno sognante, meno chimera e più pianificazione, nonostante questo, sento fortemente che alcuni ganci della mia anima si evolvono, con guizzi semi involontari, saltando più in avanti, evolvendosi a tratti in qualche forma semplicemente... più. Più.

Se fossi un uccello le mie ali si allungherebbero come sotto l'effetto di un morfing, in punta di piedi scalzi sul culmine del tetto, si distenderebbero gradualmente e morbidamente fino a raggiungere dimensioni sfumate e infinite. Così che basterebbe un solo pensiero di contrarre le spalle, per sollevarmi e senza sforzo alcuno, se non di pensiero, volare.

Se fossi un pesce la mia coda sarebbe uno scivolo che si prolunga nel mare, fino a sfumarsi nell'acqua, chilometri di onda evanescente che continua a uscire dal mio corpo liscio. Così che basterebbe un solo pensiero di contrarre i fianchi, per scivolare fluido decine di metri avanti, chilometri, senza una definizione di spazio, trovarmi dall'altro capo dell'oceano solo con un battito di coda immaginaria.

Se fossi un uomo che fa l'amore con la sua donna, il mio pene si allungherebbe in lei senza trovare ostacoli, come un fantasma che oltrepassa le porte e le farebbe decine di giri dentro, si unirebbe alla lingua dei baci, ci si attorciglierebbe intorno come una catena mobile, dentro e fuori in un unico vortice di dissolvenza con il pensiero e l'essenza dell'unione.

Se fossi una donna che fa l'amore con il suo uomo, il mio ventre di amplierebbe
senza pareti nel tempo di un battito d'ali, lo conterrebbe in un bacio grande come una caverna, in un massaggio d'anima, in una discesa libera senza fondo, scivolosa e immensa come una sensazione di accoglienza spirituale e profondamente tattile come il centro della Terra.

Sono invece un essere, che contiene a malapena il senso di ciò che è e che, pur senza sapere dove inizia e dove finisce, continua a espandersi.






L'attesa è sacra

Non so che farmene di una persona che ad un appuntamento mi giunge puntuale.
Mi fa incazzare. Mi fa sentire una merda. Mai nella mia vita ho svilito un incontro in una scontata puntualità (...).
I miei lunghi anticipi, fatti anche di ore, sono il primo prezioso regalo che concedo all'essere umano che attendo. L'attesa è sacra. E più l'aspiriamo più eleviamo un'assenza. E' un dono del cielo aspettare qualcuno, perché soltanto da un incontro possiamo ricevere il privilegio di poter amare.
Ezio Vendrame, "Una vita fuori gioco"
(liberamente rubato dalla selezione di una persona)

1 novembre 2008

Zone Umide

Io non ne sapevo niente, lo giuro. Sono andata sbirciando in un'ora d'aria dall'ufficio e tra le migliaia di libri esposti, ne ho comprati due. Uno di questi era in alto, tanto in alto per la mia non alta statura. Ma il fucsia è per me come miele per un ape.
Eccomi tra le mani "Zone Umide", di Charlotte Roche, giornalista trentenne vj tedesca. Tradotto in italiano da una settimana, questo apparente innocuo libretto rosa è un successo colossale su Amazon. Chi lo compra, leggo su una recensione oggi, lo compra per capire una volta per tutte cosa diavolo sia lo «smegma». Eh?? si, questa Charlotte Roche scrive un libro su umori vaginali, culi, caccole, ingoi, capelli strappati, pensieri senza censura, nè di tipo perbenistico, nè di tipo sentimentale. Insomma una delle cose più nominate è l'umore vaginale che le consente pure di risparmiare su certi lubrificanti.
La collana di Rizzoli (la 24/7) è quella che ha pubblicato anche il libro di Guia Soncini, "Elementi di capitalismo amoroso"( ok, ok, lo devo leggere), mentre in Italia i paragoni sono stati fatti con Melissa P.(che solo a nominarla mi viene in mente Maurizio Costanzo, quindi non la nomino più).
Queste "Zone Umide" invece, questa Roche, me la ricorderò solo per averlo iniziato e finito in una notte. Socchiudendo gli occhi di fronte a pagine troppo disgustose, ma andando avanti a quella dopo, che mi ha fatto ridere a voce alta (non molti ne sono capaci, per iscritto). Tutto ha origine da una rasatura anale malriuscita, che procura un taglio alle emorroidi e che la spedisce all'ospedale. Questa la location. La protagonista, un'adolescente tedesca, sguaiata quanto sola, greve quanto tenera, senza pudore quanto illusa bambina di genitori separati.
Ok, in certi passaggi è davvero pesante da leggere, soprattutti per noi "italiane beneducate" (al formalismo, preciso), anche se porta piccole grandi verità, tabù per chiunque, dalle tecniche di evacuazione nei cessi pubblici alle dettagliate descrizioni delle sue passioni sensoriale, prevalentemente, dalla mania di coltivare piccole piante di avocado (sue uniche amiche) al privato ...utilizzo dei noccioli, così grandi e lisci.
Questa Helen, si assaggia (intimamente) in tutto il libro, annusa il mondo, rimane sporca (non si lava) per esperimenti di seduzione estrema, sembra così senza limiti che confesso che m'è venuto talvolta da chiudere il libro. Ma poi a farmelo riaprire è stata costantemente qualche riga di tenerezza, un velo di solitudine che copre tutte le pagine, che la porta a flagellarsi si nascosto per poter rimanere ancora lì, nell'ospedale dove sembra trovare un unico amico, dove spera di trovare un incontro tra i suoi genitori.

Io non ne sapevo niente, di tutto il can can che c'era intorno a queste Zone Umide, così mi chiedo se, a proposito di odori, un pò di fiuto ce l'ho anch'io.



Ciak

Da quando ho deciso di scrivere un libro, circa da 5 giorni, mi sono venuti in mente almeno 2 o 3 soggetti. Al giorno.
Punti di vista, soggettive, oggettive, scenari del passato del futuro, vite ipotetiche parallele, con risvolti drammatici, epiloghi comici, trame a sfondo giallo.
Un amico mi ha chiesto" se scrivi della tua realtà, sarai riconoscibile, potresti incorrere in reazioni impreviste, come ti muovi a proposito?"
Come mi muovo. Mi muovo che ormai, con sto facebook e sta carosella e sta vita in pubblico, non ci sono tanti altarini da scoprire. E mi muovo sul punto che la libertà è una parte del mio DNA, talmente radicata e scontata, che non mi pongo il problema.
Più volte, anche scrivendo qui, ho causato più di una telefonata o sms che finiva col punto interrogativo. Ma in un certo senso dò a questo un senso di bilanciere di coscienza. Io scrivo.
Cose finte, cose vere, cose sognate o temute. E chi legge faccia quello che vuole.
Quindi mi do ancora una settimana max per decidere. E poi comincio.
Ciak, si scrive!