23 dicembre 2012

Animazione sospesa

La semplicità dell'amore
è acqua non mia.

I battiti rimasti sbandano senza ritmo nelle
fosse di strada
Riconoscevo finora stralci di ipotetici insegnamenti
Ma le guance sull'asfalto sfregano adesso
la prima metà che ero

Ora solo l'arrivo è vicino, la partenza
non mi appartiene più
Come il tempo che non ricordo
Unica realtà presente del mio braccio proteso domani
incazzato torrente, nodosa giovane quercia
Figlio mio.

13 dicembre 2012

Restituzioni

La poesia restituisce alla mente
Il respiro del già vissuto
Senza che mai sia accaduto.


7 dicembre 2012

smaterializzazione

ph.alessandra spigai




















Lasciami scrivere

e togliere le calze.

Questi sono baci confusi e ricordi di scene da teatro

mani appoggiate su pelli intenerite

con anfratti mutevoli

Queste sono isole emerse e sapori di naufraghi

aridi e salati i due falli nervosi e sorridenti

Io raccolgo immagini sparse nella follia

passeggera dei miei movimenti serali.



Lasciami scrivere

e lasciare la stanza.




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13 novembre 2012

Rivendica te a te stesso

"Fa' così, mio Lucilio: rivendica te a te stesso. Raccogli e difendi il tempo che sinora ti era tolto o sottratto e ti sfuggiva. [...] Certe ore ci vengono estorte, altre ci vengono rubate, altre fuggono via: ma la perdita più umiliante è quella per trascuratezza. [...] Tieni ben stretto tutto il tuo tempo. Dipenderai meno dal domani, se saprai dominare l'oggi. Mentre la si differisce, la vita trascorre. Tutto è altrui, solo il tempo è nostro. La natura ci ha affidato il possesso di quest'unico bene, fugace e inafferrabile, da cui ci può espellere chiunque. Tanta è la loro stoltezza che mentre gli uomini accettano di essere responsabili di cose loro affidate, siano pure vilissime e sicuramente sostituibili con altre, nessuno si ritiene debitore per aver ricevuto del tempo, mentre è l'unica cosa che non si può restituire, per quanto riconoscenti". [...] (Seneca)
Questa volta credo che basti leggere queste parole per non aver bisogno d'altro e di un po' di riflessione. Nessun commento, solo riflessione.  

3 novembre 2012

cosmica ( ovvero essere genitori dentro )

"I figli si partoriscono ogni giorno" (Alda Merini)

No.
Non sono d'accordo. Siamo noi - genitori - che nasciamo ogni giorno, attraverso i nostri figli. Siamo noi che distratti da mille eventi siamo riportati violentemente alla nostra primaria missione evolutiva dai nostri figli. Un figlio ci scuote, ci disarma, ci insegna, ci turba, ci spaventa, ci inorgoglisce. Ci trasla la speranza di un futuro che potremmo avere e che non abbiamo. Ci allunga le braccia fino a farci illusoriamente sfiorare, fino ad un traguardo invisibile che è solo l'immaginato futuro.
E se siamo bravi, non lo immaginiamo neanche, ma lo lasciamo scorrere, fluidamente, con amore, con fiducia, verso verso ciò che più di ogni altro elemento impaurisce l'animo umano. L'incognito.

Io rendo grazie alla vita e alla mia incoscienza creativa che mi ha portato a mettere al mondo le sfide più enormi che si possano immaginare. Io rendo grazie alla paura di sbagliare, al senso di impotenza, al timore di essere inadeguata, che solo loro mi scagliano così prepotentemente davanti.

Di fronte ai momenti di smarrimento, in cui un figlio non è più un bambino, in cui il suo sguardo si annacqua di dolore, dubbi, domande, sfida, bisogno di fare da solo, bisogno di essere guidato, un genitore consapevole viene richiamato all'ordine.
Smettila di pensare a te! una voce dalla pancia smuove le fondamenta. Smettila di ragionare e ragionare e ragionare! Smettila di giudicare! Smettila di raccogliere informazioni random e "perbene"da quando eri bambino tu, da quello che hai letto nei libri, da quello che il tuo orgoglio e il sociale ti chiede! Cancella la forza centripeta. Le certezze e i valori assoluti.

Denudati. Cerca di te stesso l'io più profondo. Quello che giace nascosto e che impaurisce perché potrebbe portare conflitti. Mettiti al servizio di un movimento cosmico che è l'amore. Sdraiati accanto a lui e tutto quello che ti è richiesto di fare è solo amare. Amare tuo figlio, amare te stesso, amare.

Ti accorgi che il folle, lo schizzato, l'impulsivo, l'irragionevole, l'immaturo, non è tuo figlio. E non sei tu. Siamo mezzi, strade e sentieri di un percorso infinito ed emozionante. I nostri figli sono le armi fiorite che continuano a cambiare forma, stagione dopo stagione. Sono un letto di un fiume sotterraneo che bagna ogni terra, che raggiunge piene e siccità, che ci trasporta tutti, tutti noi che in qualche momento di grandezza, decidiamo di lasciarci andare.

L'amore talvolta, come ora, non mi sta dentro, trasuda e mi bagna la pelle. Sembrare ad alcuni sdolcinata, mielosa, folle e visionaria poco m'interessa. Sembrare poi ad altri chissacos'altro, ancora meno.
Questa sono, io, adesso. E nelle piene della vita incamero l'amore che mi gira attorno, nelle difficoltà che affronto, nelle lacrime che asciugo, negli sbagli che faccio, e negli slanci che ho. E mi dispiace per gli altri, quelli che non provano grandezze così.

Ringrazio i miei figli di farmi rinascere e vivere ad ogni difficoltà. E a regalarmi continuamente incessantemente anche dolorosamente, il Senso della Vita.



27 settembre 2012

notti libere e porte chiuse

Ci saranno notti libere
che chiuderanno
le mie irrequietezze
con un bacio.

Ci saranno le tue braccia
a girare
la chiave.





Giorni fa ho pensato di aver perso molte parole, perse chissàdove, tra tempo non mio e baci e confronti e carezze e progetti e rimpianti e amarezze. Ora so che non eran perse, ma come rintanate, in fondo. Sussurravano se stesse, a volte, ma il sussurro aveva l'inerzia d'arrivare fino alla gola, non più su, tantomeno discendere dalle spalle e fluire dai polsi alle mani fino alle dita, per scivolare fuori in parole scritte.

Sono ingombrante. Con i miei pieni e i miei spazi. Con i miei umori sfuggenti e i miei geiser d'astrazione, con il mio casino e i miei bisogni. Ingombrante. E pesto piedi muovendomi maldestra. Chi rimane mi amava, chi s'incazza o se ne va, invece no.
Anni passati a trattenere chi voleva allontanarsi, io cieca e sciocca. Per non perdere chi amavo ho smussato molti spigoli, ho occultato prove del mio essere, finto interessi che non avevo fino a convincermene, sminuito piaceri che provavo a discapito di altri.
Quanto lavoro inutile.
Quanto lavoro utile.
A capire poi che il valore è solo quello che si è. E che il regalo più bello è non occultare nulla, crepe e risate scomposte, malumori e desideri di fuga. Azzardare una verità, che scompiglia gli sguardi, aizza le paure, ma dietro le quinte non ha altro, se non se stessa. Battaglie aspre di conoscenza. Unico senso di un incontro.

Poi lungo la via accade che l'essere sinceri costa fatica, stride nel viver quieto, e sono tentata dal tempo in cui per compiacere cancellavo un numero di telefono, non andavo più in tutti i posti dove volevo andare, o semplicemente non lo dicevo sempre,

Ecco, io voglio essere allenata e sopportare questa fatica. Affrontare me stessa e presentarmi così, con tutte le distese di spazi aperti che bramo, le nostalgie e le paure.
Se mi si vuol bene è per questo, se si vuol chiudere la porta, lo si faccia. Io sono questa qui, faccio del bene, e sorrido, faccio del male, chiedo scusa, dico le cose, voglio intorno chi non voglio perdere, voglio avere tutto quello che posso. Non c'è tempo nella vita per non essere chi si è, con tutti i pieni e tutti gli spazi.


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17 settembre 2012

contemporaneamente




Un uomo si sente svuotato dai debiti.
Un bambino vive senza saperlo il suo primo giorno di vita.
Una donna è invidiosa.
Un uomo ha paura dell'amore incontrato.
Una ragazza si lascia permeare dal piacere di imparare.
Un uomo crede che vivrà ancora poco.
Una donna vorrebbe sistemare tutto intorno.
Un ragazzo chiude gli occhi nella musica e non si chiede niente.
Un uomo si chiede se ha fatto la scelta giusta.
Una donna rimugina sul passato del suo uomo.
Un'altra donna odia gli uomini.
Un vecchio si accorge di quante cose non sa.
Un uomo tradisce desiderando forte un'altra donna.
Una donna sa che lui non se ne andrà mai.
Una vecchia si commuove per l'autunno.
Un uomo non si chiede niente dalla stanchezza.
Una donna non riesce a scendere sulla terra.
Una bambina si arrabbia e rompe un legnetto.
Un giovane uomo dà un calcio ad un muro.
Una donna lascia l'amante.
Un uomo torna a casa e la trova.
Lei gli sorride, lui non chiede nulla.
Una donna prepara da mangiare, e canta.


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14 settembre 2012

altri cardini






nastri vibranti diventano 
i cardini ferrosi 
delle spine dorsali di noi amanti
la mie volute m’inarcano la schiena
e sono fanciulla nell’acqua

i fianchi si sciolgono, la schiena si srotola
le gambe s’allungano e ogni ginocchio
si fa curva
come l’argilla ruotante tra le sue mani bagnate
che con attrito scivolando compone
forme nuove e sirene e respiri










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cardini


















Ci sono cardini speciali che reggono i miei portoni.

Sono cardini molto personali, apparentemente banali. Sono quegli incastri forti di ferro battuto che durante i terremoti sono gli unici che si reggono alla Vita, più di colonne o muretti, rimanendo forti e dritti come soldatini di piombo nelle macerie.
L'amore romantico non c'è, tra loro. Forse l'amore romantico è il terremoto, non il cardine che lo regge.

Ho eletto i miei cardini personali osservando i terremoti attraversati nella vita, riconoscendo quelli ai quali mi sono aggrappata come a zattere in un naufragio, con mani ghiacciate e muscoli doloranti.

I miei cardini sono pochi e semplici.

Gli Animali. Capaci di ancoràrmi alla vita con la perfetta semplicità della loro esistenza, i loro movimenti da osservare per ore, senza parole, senza aspettative.

La Natura. Intesa come ritmi e cicli,  come sistema solare e alternarsi di giorni e notti, come istinti naturali elementari, come maree e profumi, stagioni e piogge.
Lasciarsi andare nell'essere parte del Tutto Naturale è il cullarmi che mi ha salvato la vita, a volte.


Il Tempo. Saggio e stronzo, prevedibile come un cerchio, imprevedibile come un angolo.


Gli Amici. Quelli, rarefatti nell'età che avanza, che non mollano e credono in noi, nonostante tutto. Non perché non sbagli, ma perché ti amano. E non c'è altro da dire.



A volte alcuni di questi cardini scricchiolano. E io tremo.


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1 settembre 2012

Be sure to wear some flower in you hair

If you're going to San Francisco 
Be sure to wear some flowers in your hair 
If you're going to San Francisco 
You're gonna meet some gentle people there 


Qualche giorno fa mi è stata dedicata questa canzone. 
Muove emozioni liquide.
Ci sono alcuni luoghi che parlano al cuore attraverso la natura selvaggia, altri attraverso atmosfere rarefatte legate ad odori di un misterioso passato di tutti. Altri ancora dialogano con l'anima perché suscitano immagini di un ipotetico futuro, alzano la superficie della pelle perché scuotono dal torpore dei rimpianti nascosti o una nostalgia di vite mai vissute.
San Francisco è tutto questo, per me.

For those who come to San Francisco 
Summertime will be a love-in there 
In the streets of San Francisco 
Gentle people with flowers in their hair 
All across the nation such a strange vibration 
People in motion 
There's a whole generation with a new explanation 
People in motion people in motion


E non ci sono motivi, niente che si possa elencare e che raggiunga la pienezza di una motivazione logica. Il passato fuori dalle regole, le persone che sorridono senza motivo, la luce obliqua che definisce i contorni o la nebbia che avvolge le cime, i colori sui muri, i libri che appaiono ovunque, la musica che anche quando non c'è si sente, una storia di libertà che gente come me avrebbe voluto vivere, un presente reale ma in qualche modo laterale e adolescente.
Una città che è traguardo e partenza, di viaggi, di sogni e vite. Teste piene di utopie e di capelloni mai arresi, di manager gentili e di sguardi di cameriere italo americane che ti dicono che tutto è possibile e la primavera è un concetto non una stagione.
San Francisco.
Be sure to wear some flower in you hair.
Parla di me, dei miei capelli e dei miei sogni, questa città. Parla di molti di noi, che si emozionano per una canzone e la sua luce.

For those who come to San Francisco 
Be sure to wear some flowers in your hair 
If you come to San Francisco 
Summertime will be a love-in there 

If you come to San Francisco Summertime will be a love-in there.


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Settembre, è tempo di bloggare

Non ci sono più scuse. Agosto è finito, i golfini si riappoggiano di sera sulle spalle, le fughe in scooter al mare in ogni momento buono sono archiviate, le cartolerie traboccano di nuovi quaderni e l'odore per le strade è irrimedibilmente cambiato dopo l'ultima pioggia. Ho un archivio mentale colmo di un mese di osservazioni, esperienze, pensieri, sbuffi e versi non riportati e oggi con il mio caffè a fianco, ricomincio a frequentare questa mia accogliente, libera, scomposta, pagina bianca. .

2 agosto 2012

Se non ci fossero le parole

















Se non ci fossero le parole, ci si guarderebbe più a lungo, notando ancora di più i particolari che identificano stati d'animo e sentimenti. Ci si annuserebbe di più, captando maggiormente esili variazioni di odore, profumi speziati dal caldo, effluvi carichi di desiderio e selvatici o raffinati movimenti d'aria. Se non ci fossero le parole, ci si sfiorerebbe di più, accarezzando di sovente una mano, un volto, a richiamare l'attenzione, a trasmettere calore, a lasciar intuire un disappunto. Ci si osserverebbe occhi negli occhi, più intensamente, a percepire un cenno d'acciglio, a scandagliare nelle iridi una liquida commozione, una verità, una menzogna. Se non ci fossero le parole, forse canteremmo i nostri cuori, in nenie dolci e fresche o in musicali ribellioni a gesti o posizioni.

Ma le parole ci sono.
Esistono, sono molte, le puoi tradurre in centinaia di linguaggi diversi. Sono varie e precise, giocose o gravi. Con le loro regole, sintassi e reconditi significati e suoni.
Le parole ci sono.
Usiamole con rispetto, con gratitudine, diamo loro il giusto peso, rispettiamo la loro esistenza e la loro funzione di trasmettitori di emozioni.
Non lanciamole al vento, non stropicciamole in borbottii e in superficiali affermazioni.
Diamo loro un orgoglio e onore e ci rappresenteranno come i migliori scudieri.


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31 luglio 2012

mi piace quando non ci sei


mi piace quando non ci sei
perchè sei come un dono.
Il tempo scorre frusciante tra i soliti miei tempi
e come un tuono lontano nelle giornate afose
scandisci nella stanza un natale nuovo 
con il tuo apparire
mi piace quando t’avvicini dopo non esserci stato
perchè sei primavera e la camicia è un’altra.
lievi parole si scontrano negli occhi bambini
e soffi di gesti ricercano i ritmi abituali
mi piace quando mi abituo ogni volta ogni volta ogni volta
alla tua presenza
come risalire in bicicletta e ritrovare il sorpreso equilibrio,
con il vento in faccia e le curve larghe
mi piace sai, quando ti allontani,
quel sottile brivido di possibile dipartita
quell’ultimo sguardo che si aggancia al futuro
e mi appende al domani
nel solito, ma nuovo oscillare.

23 giugno 2012

luminescenze

Ho immerso i piedi nel mare, questa notte.
La magia luminosa si è sfrigolata nell'acqua. Eppure non è agosto.
La scia di minuscole stelle di mare mi ha incantata per un minuto lunghissimo.
E' meraviglioso il mondo - ho detto sottovoce. Eppure non è agosto.
Il mio incanto è guizzato all'indietro e piegandosi nel tempo ha raggiunto un mare nero, profondo, meravigliato. In cui due mani potevano essere orli di medusa e le radici di un amore dei fili rossi sciolti tra le rive. Eppure non è agosto.



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6 giugno 2012

ho rubato

ho rubato 
stanotte
un ramo 
di tiglio
in fiore. 


nel buio
mi ha spalancata 
l'estate. in un respiro 
salmastro
il tuo petto, 
la costiera - nera -
i miraggi.








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31 maggio 2012

Accompagnamenti












*Nessuna parola

Poichè non mi veniva nessuna parola
(la parola era "addio", ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,

e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d'attesa delle future estati.

(Margherita Guidacci)


Cerco sempre note lievi negli addii come negli inizi. Impetuosa amazzone di molte passioni, sono anche foglia d'edera tra le mani. Delicatezza e sfumature. Celebro l'accompagnamento nelle relazioni.

Accompagnamento, che è lieve iniziare, camminando, saggiare le prime labbra, ascoltare la nuova voce e gli odori, un riscaldamento prima di una corsa. Abituarsi alla comparsa di un personaggio nuovo, il suo modo di camminare, le curve delle sue parole, le prime reazioni, il muoversi delle mani.

E che è lieve finire. Far l'abitudine a non ascoltarsi più, ambientare gli occhi ad un mondo senza l'altro, a poco a poco, lasciar che svanisca insieme a una ragione. Sfiorarsi le mani ancora una volta, dirsi addio, sostenersi  e rispettarsi nell'integrità degli sguardi, prima di distoglierli.

Così per me si celebra l'Amore e la sua fine, permettendogli di proseguire il cammino. Un addio condiviso, rafforza il ricordo e diluisce i rancori.
Molti non lo fanno, per superficialità o paura, lasciando cadere da soli il filo rosso dalle mani. 
Dietro l'angolo, al buio. Come ombre.

28 maggio 2012

lui e lei, all'inizio e alla fine ( spunti di riflessione )

lui, all'inizio:
1.1.la trova così bella e glielo dice
1.2.la aiuta a infilare la giacca, le porta le cose, la accudisce
1.3.le lascia qualche fiore in giro, sullo scooter o sull'auto
1.4.le scrive versi (suoi o di altri) di notte
1.5.le dedica la natura che sboccia
1.6.le dice ancora che è bella
1.7.la ascolta
1.8.cura il proprio aspetto per lei
1.9.le scrive, le telefona,
1.10.non si fa aspettare
1.11.non si arrende a conquistarla
1.12.le compra piccole cose
1.13.le dedica le canzoni
1.14.le dice ancora che è bella
1.15.sa aspettare
1.16.le guarda le mani
1.17.pensa che lei dica cose uniche
1.18.si incanta a guardarla
1.19.sogna di fare l'amore con lei
1.20.fa l'amore a lei
1.21.ha sempre un minuto di tempo per lei


lei, all'inizio:
2.1.lei lo guarda negli occhi
2.2.lo ascolta
2.3.lo ringrazia
2.4.lo seduce
2.5.gioca con lui
2.6.si fa bella per lui
2.7.si depila continuamente
2.8.lo sfugge per metterlo alla prova
2.9.lo fa aspettare un po'
2.10.lo incoraggia
2.11.lo lusinga
2.12.gli sorride senza motivo
2.13.è appassionata, sempre
2.14. lo ammira e glielo dice


lui, alla fine:
3.1.non fa più niente dei punti 1.1/1.21
3.2.lavora, dorme
3.3.ogni tanto fa sesso con lei
3.4.è irritabile e insofferente
3.5.è annoiato
3.6.non ha tempo
3.7.se ci riesce, trova un'amante
3.8.fa sesso anche con entrambe
3.9.è comunque irritabile
3.10. non ha mai tempo
3.11. se ha casa e figli con lei sicuramente la tiene
3.12. è svogliato, silenzioso, musone.
3.13. se lei non lo lascia, va avanti così.



lei, alla fine:
4.1.non è più dolce con lui
4.2.pretende (gesti e cose)
4.3.non ha voglia di fare né amore ne' sesso con lui
4.4.non si fa più bella (per lui)
4.5.lo rimprovera e lo critica
4.6.lo incalza, lo controlla
4.7.lo avvisa e lo minaccia
4.8.se ha figli con lui forse lo tiene (dipende da denaro/lavoro/immobili)
4.9.se si innamora di un altro, corrisposta, lo lascia.



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21 maggio 2012

mare nero


Black sea

from "Man and camel"

One clear night while the others slept, I climbed
the stairs to the roof of the house and under a sky
strewn with stars I gazed at the sea, at the spread of it,
the rolling crests of it raked by the wind, becoming
like bits of lace tossed in the air. I stood in the long
whispering night, waiting for something, a sign, the approach
of a distant light, and I imagined you coming closer,
the dark waves of your hair mingling with the sea,
and the dark became desire, and desire the arriving light.
The nearness, the momentary warmth of you as I stood
on that lonely height watching the slow swells of the sea
break on the shore and turn briefly into glass and disappear...
Why did I believe you would come out of nowhere? Why with all
that the world offers would you come only because I was here?
Mark Strand

Mare nero

da "Man and camel"

Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?

Siccome non lo fai tu lo faccio io.


Come si sparecchia la tavola dai piatti sporchi senza voglia, dopo aver atteso che lo faccia un altro.
Ingiustamente, amaramente. Coraggiosamente. Necessariamente.



Dolce donna che accogli l’estate impensata e il mare nero tutto, nei tuoi capelli e nei tuoi baci, lascia le mie mani. S’inzuppano fonde nelle tasche sformate dalle notti, stirando le braccia, tanto che le spalle si alzano a proteggermi il viso. Non mi guardare mentre vado via, non andrei via mai, appeso a quelle magiche curve scure. Piccola donna con i pugni chiusi, apri quei palmi e sfiorami un bacio. Che mi sussurri negli anni a venire di uno scirocco notturno e di un magico bosco. Che mi illuda di rimanere grigio e azzurro nelle pieghe della tua pelle scura.

Ti ho amata subito e ti amerò sempre, donna mai quieta, senza più paura di dire amore, perchè nel ricordo è permesso tutto, in quel modo segreto e libero dei sogni custoditi.

Piccola donna delle parole e delle follie, tienimi dentro, in un piccolo cuore privato, pulsante come un vulcano, e tuonante come prima della pioggia lontana. E lasciami andare, perchè le tue nuvole cariche di primavera possano piovere lacrime e amore su altri prati. Su fili d’erba e api, su nature libere e coraggiose, su sguardi aperti e mani sincere.





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20 maggio 2012

Altro Potere dell'Amore

















La tirannìa dell'amore è crudele catena indissolubile che stringe i polsi.
E' una mano grande che avvolge il cuore e ne tiene il potere. Una piccola stretta, e il fiato si ferma.

L'amore, come la sincerità, ha un potere enorme, non misurabile solo in "bontà", anzi.
E' il vero potere.
Immobile come il preparare la guerra. La staticità del potere dell'amore è la sua grandezza.
Ci permette di giocare nel suo giardino, godere e sognare, palpitare e accarezzare, illudendoci d'esser rosa e rosso, giallo e turchese, come un prato vivo di primavera.
Ci piace credere sia così, ne gioiamo e c'innoltriamo nella selva rigogliosa e profumata.

Poi, un avviso. Il cielo si rannuvola per un colpo di vento, i raggi del sole s'adombrano, un immediato brivido sfiora la pelle. Eccola, la Mancanza.

La mancanza della luce, è monito del Potere dell'Amore.

Una stretta del cuore, un vuoto sotto i piedi, un'impossibilità a distaccare i pensieri dall'amato, un'incapacità di non occuparsene. Il suo dolore che diventa il nostro. Un suo distacco che ci strappa le carni. Un pensiero fisso. Un baratro che si apre dentro, nello sperimentare la Mancanza.

E' anche così che l'amore si può manifestare. Nel privarci di se stesso.

I propri figli, l'uomo o la donna amati, un'amico importante, persino l'animale fedele che ci vive accanto.
Il luogo dove alloggiava l'oggetto del nostro amore può diventare in un istante simbolo del vuoto esistenziale, essenza dell'amore misurabile in metri di vita lasciati vuoti.

La tirannia dell'amore è metallo potente di catene invisibili.
Onde di mare, aria e il tempo, uniche forze in grado di corroderne alcune. Solo di certi tipi di amore. Lentamente.
Assottigliando il bisogno di vedere chi amiamo, di saperlo felice, di curarci di ciò che fa e non fa. Lievitando lo spazio tra noi e lui, fino a rimpicciolirlo nello spazio mentale, riservandogli un angolino un po' in ombra, non ingombrante per il nostro cammino.
Che infine finirà per vibrare solo a qualche canzone, ad un odore, o un ricordo.


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16 maggio 2012

elicriso sfiorato


La marea si ritira nel solito angolo
e il tuo viso emerge grigio dalla secca.
Gli occhi spenti raccontano fatiche, 
liquidi densi e affollati e la corrente 
sempre contraria
tranne qualche guizzo di piccole risa
che lenisce l’andare. 
Le membra, i verbi sgonfiati
s’appoggiano su un bicchiere.
Il tuo sguardo d’inverno 
disegna il tuo destino
le mani bianche di poeta silenzioso
non dicono e solo di nuovo saggiano il viaggio inatteso
sulla mia pelle. Sentieri caldi si fanno mappe 
senza segnali
il passo grave s’aggrazia, le dita chiare flessuose
si animano sui miei contorni, s’arrossano le bocche
e fiamme morbide si sciolgono nello stesso respiro.
Io terra, e direzione, concorde col tuo mare, noi viaggio
e la marea non è più grigia, amato, 
ma Naturalità.


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12 maggio 2012

Oleg Oprisco, visioni

Oleg Oprisco. Di lui sono riuscita a trovare praticamente nulla, tranne il nome degno di un romanzo di avventure, che ha 34 anni ed è nato in Ucraina.
Per lui però parlano le sue foto. Sognanti, emotive, perfettamente costruite ma a contempo vibranti e di stile inconfondibile. Immagini che, nonostante le modelle magrissime ( unica pecca, concessa perché le ragazze dell'est lo sono spesso, non solo per motivi di passerella) che le farebbero scivolare facilmente in foto fashion, in realtà scendono in profondità dentro agli occhi di chi le guarda. Toccano lievi corde sottopelle, accarezzano le emozioni con sfumature morbide e oggetti volanti o visionari.
Eccone alcune:





































To see more of Oleg’s unique work, you can visit his online portfolio. You can also follow him on several social media sites: Google+, Facebook, LiveJournal, deviantART, andFlickr. And 500px too.

11 maggio 2012

sillogismo intelligente















I nerd sono intelligenti.
I nerd hanno gli occhiali tenuti insieme con lo scotch.
Io ho gli occhiali tenuti insieme con lo scotch.
Io sono intelligente.


:)

pozzi d'aria


ci sono notti che 
a metà si allungano 
come stringhe di liquirizia

in quelle notti la mia profondità respira 
e sul tetto l'aria nera 
si fa portale.

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10 maggio 2012

Ofelia dei papaveri
















Io mi curvo all'indietro. Lentamente. La mia schiena sfiora i papaveri, s'arresta. Ancora più lentamente affondo nei fiori, soffice abbraccio fresco. Io Ofelia nel prato rosso, socchiudo gli occhi e le corolle fluttuano sopra me, le nuvole corrono, contrastate a ciuffi. Aria mi carezza. Erba fragrante, terra sotto a me, umida, profonda. I miei palmi aperti a contenere il mondo, il cielo, il rosso, la vita. Ombre scarlatte mi colorano il viso, e la luce, la luce passa, attraverso me.


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5 maggio 2012

avvicinamento














Io sono come una cosa che si vede in lontananza
senza dimensioni apparenti
nè ferma nè in movimento
Quelle cose che potrebbero essere
quelle che cercavi
e sei felice.

La penna che scrive bene finalmente
la strada a sinistra che cercavi
quel viso amico che chissà da quando
quella luce che ti attira che non sai come

Io sono una cosa che vedi laggiù
e credi di capire la forma
e s’ingrandisce se t’avvicini
e sorridi

Io sono una cosa che si muove ora
e sta anche ferma
una certa altezza ma non chissacchè
si che scrivo ma non sono una penna
e le mie strade hanno solo curve.

Io sono un faro
che scompare, e ricompare
illumina e adombra
sa stare fermo e farti muovere

Il mio viso è amico, ma non lo conosci
dentro ho una luce alterna
regalo scoperte abbaglianti e ombre.



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Noi non siamo la nostra mente


"Siamo ciò che pensiamo, tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri. Con i nostri pensieri formiamo il mondo. Parla e agisci con mente impura e sarai seguito da guai, parla e agisci con mente pura e la felicità ti seguirà come ombra inamovibile".
( Buddha  )

Ogni pensiero genera un impulso verso l’universo che a sua volta genera una risposta portando nella nostra vita gli eventi corrispondenti a tale pensiero.

La moderna fisica quantistica lo conferma: la realtà non ha alcun mattone fondamentale, ma la realtà è continuamente creata dai nostri pensieri. La fisica dei quanti afferma che tutto ciò che sta arrivando nella nostra vita siamo noi che lo stiamo attirando, ed è attratto in virtù di ciò che intratteniamo nella nostra mente. Questa è la legge di attrazione.

Punto fondamentale in questo processo è il controllo della mente, che spesso mente ed ecco allora l’importanza di metterla a tacere, fondamentalmente meditando, cioè esercitando quotidianamente un’attenzione cosciente, senza attaccamento per qualunque cosa si presenti davanti a noi. Libertà significa avere controllo sulla propria mente, osservarla con il suo flusso di pensieri, il corpo e i suoi meccanismi, le emozioni e il loro fluire….in questo modo si arriverà a vedere il mondo per ciò che è, senza sovrapporgli più i pensieri ed i condizionamenti, le nostre aspettative.

La nostra mente ha bisogno di stimoli positivi, vibrazioni sonore ed immagini pulite, sane, magnifiche e splendenti. Come scegliamo con cura il cibo per il corpo, dobbiamo alimentare con altrettanta cura ed attenzione la mente. La mente può essere la nostra migliore amica o la nostra peggiore nemica, la scelta è sempre e solo nostra. La mente non è mai sbagliata, ma è un’energia vitale positiva.

La vita è un meraviglioso gioco cosmico in cui il corpo e la mente sono dei preziosi gioielli cosmici. Tutto scorre, tutto è in continuo movimento, cambiamento. L’universo è una realtà mobile, si può vedere, toccare, analizzare, godere e persino trasformare. Non si può possedere. Noi siamo giocatori eterni impegnati in giochi temporanei: accettare questo concetto espande la nostra saggezza.
Tutto passa, tutto si trasforma ma noi, il nostro vero io rimane. Siamo spettatori di un film in cui possiamo scegliere di essere contemporaneamente pubblico e attori o rimanere passivamente semplici spettatori.


Non dedicarmi troppo tempo

Todd Wilsons
















Non dedicarmi troppo tempo,
non pormi tante domande.
Non sfiorare la mia mano
con i tuoi occhi buoni, fedeli.

Non seguirmi in primavera
lungo le pozzanghere.
Lo so: una volta ancora, nulla
verrà fuori da questo incontro.

Forse pensi: è per superbia
che non mi vuole amico.
Non la superbia - l'amarezza
tiene così alta la mia testa.

(Bella Achmadulina)

Vantaggi e svantaggi dei segreti

Il vantaggio di avere una storia segreta è che sembri libera come se la storia non ce l'avessi.

Lo svantaggio di avere una storia segreta è che una storia vera probabilmente non c'è.


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22 aprile 2012

vorrei dirti delle foglie dell'amore

Oggi torno qui per dire ad un uomo che vorrei vederlo felice.
Certo, vicino a me (per guardarlo meglio). Ma piuttosto senza me , che non libero, allegro, leggero, come quella piccola luce che ogni tanto appare nei suoi occhi. Che dovremmo avere tutti.

La vita non è quella che potrebbe essere, ma quella che è.
La saggezza dell'età assomiglia al realismo, che a sua volta odora di rassegnazione.
Certo, in ogni scelta c'è un'ombra, e spesso, lo so bene, una risata di pochi secondi di un nostro bambino ci rimette in pari con tutto. Come una bilancia assolutamente imparziale, con masse informi di carichi su un piatto e un granello d'oro di bimbo sull'altro.
La vita è così che ogni tanto prova a rimetterci in carreggiata.
La vita è questa. Vedere lucidamente quello che si ha davanti.
Non per questo però ingrigirlo di rancori o livide invidie.
Ne' di distacchi da volpe e uva, o sminuiti slanci del cuore.
La lucidità serva certo ad accettare la realtà, ombrosa e amara in parte, sgusciante, viva e audace dall'altra.

Così è che mi rendo conto.

Così è che grattare con le unghie una briciola in più non ha senso, lo sappiamo che quando è il momento di gustare un dolce boccone del paradiso, il momento è arrivato da solo, fluidamente.
Così è.
Che la tristezza di aprire le mani è pari alla consapevolezza e al coraggio di parlare di amore.

Perché quando non si è più tanto giovani si acquisisce nei confronti del parlare d'amore ( quando se ne parla profondamente) una specie di timore, un pudore strano. Come se pronunciandolo si scalfisse, o come se non si osasse nominarlo perché l'amore è quello unico e grande delle grandi scelte. O come se dire ti amo, ci legasse e ci impegnasse a qualche cosa che non sappiamo neppure. Ma nel dubbio, meglio lasciarlo nell'aria.

Non è vero, per me.
Per me l'amore è tanti amori, ed è un unico amore e fluttua e si sparge in mille forme. Che ci spiazza il respiro a 20 anni, che diventa progetto a 30,  poi si ritrasforma, e ri cambia, cambia forma e soggetto, cambia intensità e acutezza. S'intenerisce a volte, si appassiona in altre. Si veste d'impegno, ahimè trasformandosi così spesso poi,  in altro. Per poi rinascere in un desiderio viscerale che ci strappa i pensieri dalla strada scelta.
L'amore per me, non ha limiti e ne costruisce tantissimi, libera l'anima e incatena.
Giace in un abbraccio di consolazione, e germoglia in un bacio che scalda il petto.

Così è.
Che non c'è un amore vero o un amore finto. Che non c'è un amore legittimo o uno proibito. Che non ce n'è uno a dispetto di un altro. Che la grandezza dell'amore è quella di spargersi come l'acqua nella terra. Beati quelli che non lo temono, che lo sanno dire, che posso o scivolarci sopra come su un'onda senza paura e godono dell'attimo fluido in cui esce un ti amo.
Che vuol dire tanto, nulla e tutto.
Vuol dire Presente, Vita, Esserci, Dare, Sentire calore e Libertà e Struggimento. Strette al cuore e mani che stringono. E che poi sanno, nell'amore, lasciar andare.

Chi ama lo dica, per favore!
Chi ama poco, lo dica. Chi ama tanto lo dica. L'amore non se ne fa niente di misure. Dove s'accende, c'è. E basta. E tutto il resto continua come doveva continuare. Non si brucia, ne' si impegna. Non si cristallizza ne' si distrugge.
Dove è germogliata una fogliolina d'amore, li c'è. E' nata. Riscalda e commuove. Nessuna paura.
E' solo, quella che è. Una fogliolina d'amore.


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17 marzo 2012

rapporti difficili: io e il mio modem

Il mio modem vuole stare vicino vicino a me, al massimo mezzo metro, se no non mi concede il suo wifi. E' un modem romantico.

Il mio modem sa bene quando sto chattando di cose emozionanti su skype. Quando si accorge che aspetto o devo dare una risposta clou si agita, e flop, chiude l'occhietto verde interrompendo la linea. E' un modem ansioso.

Il mio modem sta dalla parte delle majors cinematografiche. Trova tutte le scuse per non farmi vedere intero un film in streaming. E' un modem onesto.

Il mio modem ha un'antennina sensibile. Certe volte quando mi sente su di giri si emoziona e l'antennina gli casca giù. E' un modem con ansia da prestazione.

Il mio modem ha paura dei gatti e dei cani. Chiude tutte le comunicazioni quando un animale lo annusa da vicino. E un modem fifone.

Il mio modem è monogamo. Da quando ha vicino il decoder, fa i capricci ogni giorno. E' un modem geloso.

Il mio modem e io staio attraversando un momento di crisi, lui mi soffoca, non dandomi spazio sufficiente, io lo accuso di non fare abbastanza per la famiglia. E' un modem di quelli che ce n'è tanti.



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12 marzo 2012

Anita Pittoni, visioni e percezioni

«Sono le otto. Mi sono levata alle sette e non dormivo più dalle cinque. Ed è tutto per il pensare, che non dormo. C’è questo pensiero centrale del mio lavoro e poi tanti altri pensieri, altri lavori che mi si delineano dentro e ho allora l’impazienza di portare in porto questo, perché gli altri non mi sfuggano».
(le prime righe, datate 18 ottobre 1944, del diario di Anita Pittoni)




FUTURISMO, ASTRATTISMO
COSTRUTTIVISMO
forniscono ad Anita Pittoni i principi sui quali costruisce il suo linguaggio espressivo e la spingono verso approfondite ricerche strutturali e materiche. Anita intrapende una multiforme attività artistica.

È ideatrice di bozzetti per abiti, di figurini per balletti e spettacoli teatrali, si occupa di moda e di arredamento, dirige un laboratorio per l’esecuzione delle proprie creazioni e grazie a questo riflette sulle problematiche inerenti i rapporti di collaborazione tra l’artista e l’artigianato. Dà un concreto contributo alla formazione delle lavoratrici, che educa ell’esecuzione di manufatti d’alto livello. Il RICAMO, la MAGLIA e la TESSITURA a telaio costituiscono il punto di partenza del suo percorso espressivo, teso a rinnovare motivi decorativi, uso dei colori e materiali. Le donne che lavorano intensamente per lo Studio d’arte decorativa fra il 1930 e il 1942 sono circa 90.
Come esempio di chi fosse la Pittoni, possiamo citare 2 episodi, uno dell’infanzia e uno della vita adulta, descritti in prima persona. L’episodio dell’infanzia si riferisce ad un’occasione in cui la madre vuole che indossi un vestito di “lunghezza decente”: “Mi sento schiacciata, immiserita…Mi vuol costringere e chiudere nell’influenza degli abiti, impedirmi tutto un modo di fare e perfino di essere…Dentro a quegli abito assumo delle arie da ragazzina per bene, innocente e brava; devo essere una ragazzina per bene, innocente e brava da sentirne tutto il peso.” Ciò che colpisce è la dolorosa consapevolezza di come l’abito possa essere uno strumento di repressione, di rimozione della sua vera natura, di manipolazione del suo essere, affinchè diventi quello che la società con la sua cultura si aspetta da lei: “Io, non sono io nei miei vestiti, nei miei atteggiamenti, non sono per niente contenta di me, una fanciulla così antipatica mi sento, con quel lavoro all’uncinetto sempre in mano per far contenta la mamma, per la gioia del papà, dei fratelli, della zia, dello zio…”Anche nell’episodio di vita adulta, con Lawrence si descrive questo difficile incontro tra sensazioni interne ed aspettative esterne. L’uncinetto, ancora protagonista anche se da simbolo dell’aspettativa esterna, è nel frattempo diventato forma di meditazione e simbolo del suo essere più autentico: “Mi demolisce. Proprio perché sono tutta presa in questo umile lavoro manuale. Crede di sorprendermi nel mio vero essere, poca cosa che me ne so stare così intenta e attenta come se niente altro esistesse per me che quella meccanicità…” e rincara “Dice che proprio non tendo a nulla, che non ho una meta come qualche volta si è portati a credere, che lui non si lascia ingannare da quelle mie mani che si muovono come due esseri spirituali….” e conclude con l’umorismo che la caratterizza: “D’improvviso mi viene un’idea, così, tanto per provarmi cambio l’espressione del viso, mi fingo assorta in alti pensieri, e continuo a lavorare con aria distratta….Lawrence colto di sorpresa nella sua ingenuità, ne è disorientato. E’ imbarazzato…Come può di punto in bianco dar a vedere di aver cambiato opinione…Confessare che si è sbagliato?”Ciò che emerge chiaramente anche in questo divertente siparietto con Lawrence è l’estrema chiarezza su ciò che è forma e ciò che è contenuto. Chiarezza peraltro già presente durante l’infanzia in cui: “..i miei veri pensieri li avvolgevo in un secondo strato di pensieri visibili ..” Così come è anche palese la capacità di giocare con questi due aspetti: “Nella fanciullezza io mi sentivo avvolta in una continua, sottile prigionia; per evadere solo le vie indirette avevano dell’efficacia. A queste mi affidavo diventando abilissima.” Da dove deriva questa capacità di distinguere tra i due aspetti? La forma è tipicamente legata alla percezione visiva, mentre la capacità di sentire il contenuto è legata alla fisicità, alla sensualità, alla capacità propriocettiva, cioè quella di percepire il proprio corpo dall’interno. Per esempio una persona prevalentemente visiva dice: “Mi fa piacere vederti bene…”, una propriocettiva dirà invece “Mi fa piacere sentirti bene”. E non ci sono dubbi che la Pittoni avesse molto forti entrambi gli aspetti. Se pensiamo ad esempio all’aspetto propriocettivo, in un editoriale dal titolo Il senso della materia e che non lascia molti dubbi in proposito afferma: “Dobbiamo praticamente studiare le tecniche antiche…i congegni macchinosi soffocano l’arte nell’oggetto, tenendo lontane le mani non più amorose di chi lavora.” Oppure come quando in un suo racconto intitolato “La chioma della sirena” in cui paragona appunto le sue “amate matasse di canapa” a “un’abbondante capigliatura marina”: “Che prendo tutta nelle braccia, avvolgo il viso in quella freschezza, in quell’odore di mare di barca di reti”. Dove l’esperienza sensuale della percezione corporea si compenetra all’esperienza olfattiva. Ci sono buoni motivi per credere che in questa integrazione e cooperazione dei propri sensi ci sia uno dei segreti dell’universalità e bellezza del suo lavoro. La capacità visiva che sicuramente non le faceva difetto si integra con altre dimensioni sensoriali: “..a sentire una composizione coloristica non concorrono soltanto gli occhi ma anche la musicalità della nostra anima e tutti gli altri sensi” perché “c’è della musicalità nel colore e del colore nella musica”.Guardando tra i suoi scritti troviamo che le sue capacità artistiche erano già presenti durante l’infanzia, come quando descrive: “Una volta sì, me ne sono stata cheta a guardare la pioggia, rannicchiata sotto un tavolo da osteria in un cortile campagnolo. Ricordo di aver notato la pioggia dentro l’inquadratura delle gambe e del piano del tavolo sopra di me: momento di osservazione pura ma già limitata in uno spazio e forse solo per questo per me interessante”. E’ qui ad esempio che trova radice un’affermazione che farà molto più avanti: “il colore acquista valore quando è contenuto nella forma, intesa come proporzione”. Quindi non solo esprime ma si rende conto anche di “come” esprime, come quando parla letteralmente di afferrare la psicologia di una composizione coloristica e descrive lucidamente in che modo certi stati d’animo diventano colore. Parla ad esempio di poche note (di colore) luminose su fondi cupi in relazione a “una fantasia che più non si contiene e vuol cantare tutta la sua gioia e il suo dolore” oppure di “composizione melodica’ tenue o cupa che nasce quando la fantasia è portata ad esprimere, pur contenendosi, sentimenti nostalgici. Essa ritiene che solamente il gusto artistico può creare un oggetto degno di essere eseguito perché sa perfettamente sulla sua pelle e nella sua anima, che non solo un oggetto d’arte è ‘espressione genuina del nostro intimo movimento’ ma soprattutto ci induce, modifica, soffoca o amplifica tali ‘intimi movimenti’.Anita Pittoni è conscia di ciò e per questo sente l’importanza che ‘la nostra vita interiore sia quanto più ricca’ perché come conseguenza ‘l’arte sarà molto più intensa’. Questo aspetto è strettamente legato ad un elemento che la caratterizzava fortemente. E’ noto che i suoi capi di vestiario erano praticamente studiati ad hoc per la persona che li avrebbe indossati e tutto lascia intendere che una persona geniale, intuitiva e fattiva come lei non si limitasse ad eseguire i voleri del committente.Facciamo un breve excursus nella psicoanalisi e affini per ritornare subito dopo ai vestiti. Un percorso analitico da un certo punto di vista non è che un processo di spoliazione delle sovrastrutture familiari, culturali e religiose (falso sè) che ricoprono il nostro vero essere (sè) affinchè questo possa esprimersi. In che modo avviene questo processo? Il terapeuta (il cui significato etimologico sarebbe “accompagnatore”) riconosce, rispecchia e amplifica i lati del cliente che non sono ancora “in luce”, ma che intuisce stanno bussando e premendo alla porta dell’identità per poterlo essere. Questo avviene cogliendo segnali che si presentano, ad esempio, nei sogni o nel linguaggio o in sintomi fisici ed aiutano la persona a fare spazio e ad incontrare questi aspetti di sè. la chiave di questo processo non è tanto intuire quali sono gli aspetti non vissuti quanto piuttosto capire quali tra questi sono quelli pronti, se incoraggiati e riconosciuti, ad essere incarnati. Anita Pittoni aveva la capacità di guardare al di là della forma, di non fermarsi al personaggio che una persona le proponeva, aveva anche quella cultura che è necessaria per riconoscere gli dei presenti dentro l’Olimpo di ogni persona e che ne rappresentano i diversi aspetti. Ed era perfettamente consapevole del potere che gli abiti hanno in quanto mezzo per cambiare stato di coscienza, come quando con l’ironia e la prospettiva che le erano solite e che sfiorano quasi la presa in giro commenta così una sua liseuse: “Se avete un disguido sentimentale, e mentre vorreste essere dolci non vi è possibile riuscirvi, provatevi ad indossare questa soave camicetta rosa guarnita di pizzo bianco. Essa avrà certamente un potere sul vostro spirito facendolo subito libero da ogni senso di rancore e inquietudine”. Oppure quando pubblica la lettera della pittrice Marina Pospisilova che a proposito di una sua vestaglia chiamata appunto Marina dice: “Quando una donna indossa questa vestaglia ha il senso di entrare per la prima volta nella propria vera pelle, dentro mi sento come una placida tigre soddisfatta”.
Così come paghiamo un alto prezzo quando case e città vengano costruite da soli tecnici senza la partecipazione al progetto di persone che abbiano perlomeno avuto anche un’educazione artistica e di storia dell’arte, analogamente, dal momento che l’abito e la moda possono influenzare così profondamente il nostro modo di essere forse c’è da prestare attenzione alla scelta di chi deleghiamo ad accompagnare con i suoi vestiti i nostri ‘intimi movimenti’.In questo senso la figura di Anita Pittoni è di straordinaria attualità e potenza perché era una donna con tutti i suoi sensi così vivi e intensi e che manteneva un rapporto diretto con la materia e l’integrità del corpo e contemporaneamente era una donna che incarnava naturalmente quell’ideale rinascimentale del salotto come fucina in cui artisti e intellettuali, filosofi e tecnici si frequentano e si stimolano e completano reciprocamente. Era capace di essere manovale e imprenditrice, artista in grado di produrre d’istinto ma anche capace di descrivere con lucidità i risvolti del processo artistico. Soprattutto era una donna consapevole dell’importanza di non separare questi aspetti e di come nessuno di loro avrebbe mai potuto essere lo stesso se anche gli altri non fossero stati onorati.j. tolja  (vedi l'articolo originale)