29 agosto 2008

WWWWWWWOOOOOOWWWWWWW herbie hancooooock

(herbie hancock - wiggle waggle)

sssstasera jaaazz...

Chiusa dentro le orecchie, tutti fuori!

Braccia braccia che sbattono che sbattono lungo i fianchi, a ritmo, nessuna richiesta più da fare a un telefono frettoloso. Immagini di un pezzo di estate da navigante, tra scogli e gente, ambienti. Emozioni che sfondano porte, lacrime che scivolano, rigore che cerco, respiro che trovo, piano piano. Forte forte. Sera alla sagra dei ciba ciba festival, con il parcheggiatore delle ginestre con le basette lunghe che sembra il cugino di Starsky e Hutch e che mi guarda da lontano mangiando salsicce. Mia nipote di un anno e mezzo che si aggrappa al mio collo nella folla e ci sporchiamo tutte di gelato all'arancia e la sua piccola bocca profumata si scontra con la mia e nessuno ci vede e ridiamo e io sono felice e un bambino piccolo è profumato come un gelato. E io ho voglia di fare un altro bambino e questa voglia segreta nessuno me la toglie e mi vergogno pure un pò a dirla a chi non la capisce. Perchè c'ho una vita dentro che è un torrente, carico, carico, con decine di affluenti e perdite e canaletti e rivoli che vanno alle radici degli alberi accanto, che danno da bere agli animli del bosco, che fanno crescere i funghi. Poi mi vedo alla conferenza stampa della mia rivista nuova di zecca con la gola chiusa dall'emozione e che faccio coraggio alla mia compagna di ventura e poi non c'è mica tanta gente e poi i nostri genitori ci guardano con occhi liquidi, ma quanti esami di maturità si fanno nella vita, e però poi siamo così orgogliose di quello che abbiamo fatto che le persone si dissolvono e ci siamo solo noi, due amiche, due donne con i coglioni, il nostro lavoro, le nostri giornate a fotografare a pensare a parlare a correggere. E poi mi vedo che saluto il mio uomo, occhi di giada, ancora una volta. E faccio la forte e mi dico tanto torna, e torna sempre lo so, ma ogni volta che va via il tempo si allunga e le cose sono più difficili e vorrei dirglielo e non glielo dico. Che poi lo so che lo sa. Che incontro persone, che la vita mi scoppia dentro, che vedo persone, che i miei occhi non ce la fanno più a stare chiusi e le mie orecchie hanno bisogno di sentire sussurri d'amore, e promesse che non si sa se si mantengono ma intanto si sognano e sogni, si i sogni, e i progetti che sono il vinavil dei cuori. E quello stronzo del mio ex che ogni tanto si rivolta nella sua tomba di bugie, torna su, stai giù, faccia terra, e lasciami vivere serena, incasinata, in cerca, sempre in cerca. Ci sono io poi che accompagno in farmacia Sveva per fare i buchi ai lobi per gli orecchini, ma quanto bene si può volere a una figlia che cresce, e ha paura ma a undici anni non può più piangere per una cosa così e allora mi guarda, ma come mi guarda, ancoràta ai miei occhi, in attesa dello sparo. In poi cucina dei miei che taglio i capelli a mia zia che sta per perderli tutti e tagliarli sembra che le faccia coraggio e glielo diciamo tutti, ma non è mica tanto così e mentre taglio i capelli, maledico quella stronza malattia e lei, di nascosto piange. E io voglio vivere, vivere. Ed esco da quella casa correndo giù per le scale e mi ci butto con i sandaletti nella vita. E questo wiggle waggle sembra il ritmo di una vita, e io lo metto in loop così mi sembra che non finisca mai e provo a scrivere al ritmo forsennato di questo jazz sollevato dalla tastiera. Quest'uomo nuovo poi con gli occhi chiari che parlano di grandi cambiamenti che maturano al sole, si comporta benissimo, lo so e lo so che lo sa che lo so. Ci sono tempi e non sempre i tempi sono amici. La mia amica lontana, lei non è mica fuori, neanche lei, è in questo vortice di anime sparse dentro di me e immagini, ma le sue spalle appaiono sempre alla mia porta e non importa capirsi con la testa, sono le presenze che ci confortano. La scoperta lenta e in discesa di un nuovo amico, una conferma tra le conferme, cazzo l'amicizia, l'amicizia, l'amicizia. Miele dai fichi. Le confidenze e la facilità con la quale si trova una persona affine,  e quando è affine è tutto semplice, e le parole scorrono via come perle e tutto è naturale ovvio, naturale e ovvio come acqua. Acqua del mare, acqua del bicchiere, acqua del corpo, acqua del desiderio, acqua della nascita, acqua del lavarsi denti, dell'innaffiare le piante, degli spaghetti, delle mani lavate, profumate. Oggi la sento si, ma oggi la sento di meno, la paura.

(29/08/08)

Scegliere un pasticcino

Da qualche giorno ci sono degli impedimenti tecnici che mi bloccano sull'esternazione bloggara.
Uno è il falegname
che sta costruendo una libreria (un'altra? cioè in casa mia entra un'altra libreriaaa?) e deve aver toccato qualcosa del modem che non funziona più così tanto bene. Praticamente devo stare con il mac a un centimetro dal modem, che però è wireless.
Risultato. Entro anch'io nell'orbita vorticosa dei campi magnetici, i capelli diventano vivi, i pensieri si aggrovigliano, internamente al mio sangue sta avvenendo una mutazione genetica. E anche nel mio linguaggio (viste le nuove parolacce inventate) germogli inaspettati hanno il sopravvento sui termini usualmente conoosciuti. Pirca Motteria (solo un esempio).

Un altro è l'affollamento
Non di persone, ma di cose in testa. Quando ho troppi pensieri da dare in pasto al blog, non so scegliere. Mi metto di fronte alla vetrinetta dei dolciumi e comincio a guardare il piccolo bignè morbido, poi scorro verso la bavarese mignon al limone, no, forse un classico strudel mi sistema la voglia di dolce. Ma guarda là, la povera sacher, tutta sola. Altolà, il cannolino. E spesso esco senza aver preso niente, come i bambini capricciosi.

Un altro è skype
Si, perchè nella mia vita piuttosto impegnata quando alla fine della giornata mi metto lì, computer alla mano e mezzoretta prima di crollare. Dlin, mi chiama uno, dlin, mi chiama l'altro, insomma anche i miei amici ecc, hanno il diritto di parlare con me, e io il piacere di farlo e una cosa tira l'altra, un libro che ho letto, e un consiglio d'amore, un'ipotesi di nuovo, libro, una ricetta di cucina... trac, si fa tardi. E i miei buoni propositi di post, oltre che dissolti nel pre sonno (pericolosissimo_ ma di questo scriverò un'altra volta), si sono aggrovigliati e non li distinguo più.

Vabbè questo lo posto, se no esco di nuovo dalla pasticceria senza niente.

27 agosto 2008

Nella vecchia fattoria

Stamattina mi sono imbattuta in una serie di commenti acidi su un commento neutrissimo che ho lasciato io sul blog di un'amica.
Oltre a farmi rimanere male (ma questo interesserà a pochi) mi ha suscitato anche alcune domande.
Cosa spinge uno a commentare in forma Anonimo?
I blog sono un prato aperto o un recinto chiuso?
io, paperella quaquaraqquante che razzolo per l'aia, curioso in giro, lascio frasette di qua e di là, così come moltissimi altri fanno sul mio blog. E in tutto questo ho sempre trovato persone gentili, ironiche, predisposte al confronto libero.

Però forse io faccio venire il nervoso a qualcuno, chi lo sa ( che è evidente che non mi conoscono, se prendono per seri certi miei linguaggi di certi post_ vedi rigurgito comunicazionale). E "questi qualcuni" sembrano aaaaaccccidiiiii.

Invece è un peccato, perchè ciacolare nell'aia è rilassante e divertente. Con la mucca e le galline, il signor maiale e lo zio tacchino. Tanto lo sappiamo tutti che siamo in un aia virtuale sospesa nel cielo, mica c'è terra vera sotto le nostre zampe.
E allora motivo in più per rilassarci al sole no?
Questo è quello che penso, senza pestare le zampe a nessuno, spero.

26 agosto 2008

La bambina sa

La bambina sa che le cose belle stanno zitte.

Lei pensa di non esistere.


Il corpo sta alla terra come il cuore all’addio

Il corpo sta alla terra come il cuore all’addio

bestie intrecciate che si appartengono per destino
nonostante la lotta.
Prima si perde il sonno, poi i capelli, poi
tante parole fino a io, quella che tiene tutto.
Dopo dilaga l’urlo che stava quieto per educazione,
si rende l’anima al cielo da cui cadde – sei animale,
sei pronto.
C’è un ordine, in ogni morire, che conquista.

Di che cosa ragiono? Più di nulla,
prevedo i temporali,
lascio che l’autunno mi riguardi, resto fuori,
faccio equazioni fino all’alba
tra un’aquila e uno specchio, scommetto
di tramutare un sasso nel sasso di sempre
sotto gli occhi degli altri,
che ogni cosa sia la stessa cosa se la guardo.
Sento che è poco,
voglio che sia meno.
Sognare un ago immenso che cuce inutilmente il cielo.

COSA E' AMORE (più probabilmente)

1.Inghiottire a fatica durante l'allontanamento della persona in questione.
2.Non fare sesso, ma fusione.
3.Avere pazienza, pazienza, pazienza.
4.Chenneso.
5.Chenneso.
6.Mah...

COSA NON E' AMORE (non necessariamente)

1.Fare bene sesso
2.Parlare bene e di tutto
3.Stare bene con la persona in questione
4.Stare bene senza la persona in questione
5.Provare tenerezza
6.Farsi coccolare con piacere

A parte il punto 1., tutto il resto si può fare serenamente con il proprio gatto, eventualmente (non avendo un gatto) con un amico. Compreso il punto 1., con l'amante. Rileggere per credere.

Intimità spezzata

Premessa.
La mia biancheria intima è riposta nei cassettini di un cassettone antico di una vecchia tipografia. Inizialmente ogni piccolo cassettino è stato destinato ad un genere: il primo in alto reggiseni, sotto, mutandine, sotto "varie"(canottierine fru fru, reggicalze, bustini ecc). Ma loro, cassetti, si ribellanoda sempre. E, naturalmente, straripano. E tutto si mescola. Naturalmente è anche peerchè quando mi vesto provo e riprovo e rificco nei posti sbagliati. Sono disordinata, e casinista. Naturalmente.

Svolgimento.
Soffro da che sono nata di sindrome da "raggiungimento dello stato ragazza per bene". Nel senso del look e dell'ambiente in cui vivo, naturalmente (vedi "la ragazza dei conigli" del saggio Jamiro), non riuscendo mai ad essere davvero a posto, con unghie perfette, messa in piega, pedicure dell'estetista, cassetto dei trucchi in ordine, barattoli chiusi bene e borsetta con meno di 20 scontrini stropicciati.
Orbene, considerati inoltre gli incontri femminili della mia vita, anche da un punto di vista "intimo" mi sono sempre sentita lievemente "inadeguata". Non banale, ma inadeguata.
Molto effervescente da un punto di vista stilistico/creativo, non sono mai riuscita ad avere ogni giorno dell'anno il famoso coordinato. Mutandine e reggiseno (o canottierina) coordinate. I motivi sono semplici e a questo punto vorrei anche chiarirli. Donne, scusate l'argomento scabroso, ma a casa mia le mutandine si lavano più spesso che i reggiseni, che possono essere usati anche più di un giorno. Sono un'aliena?
Ok, definito questo, possiamo sommare la mia ovvia abitudine di lavare quotidianamente le mutandine, al mio disordine dei cassetti, il risultato è un' incapacità concreta ad essere sempre "in coordinato", ma una conseguente "frustrazione " negli spogliatoi delle palestre, o nei discorsi tra "donne bene". Bene.

Tutto questo giro orbitale per annunciare che, da ieri, ho preso coscienza che non è mica vero che coordinato è chic!
Udite udite, mi sono fatta un super giro di negozi di lingerie, cittadini e virtuali, boutique proibitive "perlacee" e sportivi magazzini alla tezenis.
Risultato: erano anni, anni e anni che io precorrevo le mode e i miei improbabili accoppiamenti tra allegre guepiere rosa e sportive culotte grige, erano già di gran moda!

L'intimo chic è spezzato
!

Quindi sono sempre stata trendy con slip blu a quadretti e reggiseni arancioni a fiorellini! yahoo! Inutili quindi i miei orli di gonne tirati giù nervosamente, inutili le mie bugie (si, ovviamente, sto attentissima a che il tipo di pizzo sia identico, non simile, per carità! identico)! Che sospiro gioioso di sollievo! Che senso meraviglioso di gravità permanente!

I miei cassettini straripanti di singoli slip fucsia e solitari tanga esistenzialisti, finalmente hanno una posizione sociale con i miei ricci scomposti. Evvai.

25 agosto 2008

Giro di boa

Una diga mi blocca il respiro all'altezza della gola da giorni. Ma l'onda stamattina è andata oltre, e la tastiera è di nuovo inondata.
Cari vecchi tempi dei kleenex. Che poi è un sempreverde.

...Si.
...No.
...Si.
...No.

E rimando la presa di posizione a dopo un'ora. E fra un'ora la rimanderò di un'ora. Mi sento a volte patetica e smidollata come un gamberetto.

Alzo le spalle e mi sento forte, alle volte divento spavalda. Sicura. L'orizzonte è quello che ho già visto, devo essere forte per tutti.
Poi le spalle improvvisamente non mi reggono più e accanto a me non c'è nessuno che me le sorregge.
E passano i giorni, le settimane, passa il tempo...

E io, come una piccola vela senza navigatore, rischio le maree, rischio tanto.
E rischiano le persone intorno a me.

E poi ancora mi dico, ma la vita non è proprio questo? aspettare e entrare nel vento giusto?

Si, mi rispondo, ma mantenere la rotta, nonostante le intemperie, ha un senso importante.

Forse i turbamenti dei 20 anni hanno un giro di boa a 40 anni.

Perchè voglio una, una, una direzione. E basta.
E sembra quella più difficile di tutte, da intravedere tra le onde.

Quel che resta del fuoco

"Quando si accende l'amore scoppia come un terremoto ed in seguito si placa e quando si è placato bisogna prendere una decisione, bisogna capire se le nostre radici sono cosi indistricabilmente intrecciate e che è inconcepibile il solo pensiero di separarle, questo è l'amore, è questo...

L'amore non è turbamento, non è eccitazione, non è il desiderio di accoppiarsi ogni istante della giornata, non è restare svegli la notte immaginando che lui sia li a baciare ogni parte del tuo corpo.
Non arrossire ti sto dicendo delle verità...questo è semplicemente essere innamorati e chiunque può facilmente convincersi di esserlo...

l' amore invece è quello che resta del fuoco."

dal film "Il mandolino del capitano Corelli"

24 agosto 2008

Test sul tradimento ( beccatevi questo)

Il test misura la possibilità di un passaggio all'atto del tradimento. Le domande riguardano sia fattori passati e personali individuali che potrebbero favorire il tradimento, sia fattori situazionali presenti al momento all'interno della coppia.

Segnate tutte le risposte affermative alle domande poste

  • Ricordate che nella vostra infanzia, uno dei vostri genitori, ha tradito l'altro ?
  • I vostri genitori non andavano molto d'accordo ?
  • In generale, nel vostro sistema familiare d'origini, i tradimenti erano frequenti ?
  • Nella vostra rete di relazioni sociali attuali ci sono molte persone che tradiscono ?
  • Avete già tradito nelle vostre relazioni affettive passate ?
  • Siete stati già traditi nelle vostre relazioni affettive passate ?
  • Ritenete che, talvolta, rappresentiate per il vostro partner una figura genitoriale ?
  • Non vi soddisfano più i momenti di condivisione affettiva col vostro partner ?
  • Lamentate che il vostro partner nutra poca stima nei vostri confronti ?
  • Le circostanze lavorative, professionali o sociali, vi portano a stare spesso lontano dal partner ?
  • Sono presenti problemi nell'intimità sessuale col partner ?
  • Ricorrono spesso sogni o fantasie in cui siete in intimità sessuale con persone diverse dal vostro partner ?
  • Avete già considerato di tradire il partner ?
  • Avete già considerato di porre fine all'attuale relazione ?

Risultati del test

Se avete risposto affermativamente da 0 ai 6 domande il rischio del passaggio all'atto del tradimento è praticamente nullo

Se avete risposto affemativamente fra 7 e 10 domande il rischio di un passagio all'atto esiste ma è ancora relativamente lontano e dipenderà dall'evoluzione della coppia e degli eventi

Se avete risposto affermativamente a più di 10 domande il rischio di tradimento è elevato e la stessa relazione è a rischio.

In generale il rischio si eleva man mano che da 7 risposte affermative passiamo a 14 risposte affermative.

Il risultato del test non è da intendere come verdetto assoluto ma come spunto di riflessione sul proprio passato e presente affettivo e relazionale e sull'attuale momento di vita della coppia.

Rigurgito comunicazionale (per i corti di mentalità, è una presa per il culo di quel mondo lì)

Non mi sono preprarata il discorsetto, ma forse il discorsetto stava preparando me. (vedi il domanda n.9 del post precedente)
Credo in un modo di "comunicare" altro, voglio crederci a potermi infilarmi di traverso nel consumismo, odio i brief, i meeting e i ppm, target e redemption. Ci ho vissuto, ci ho mangiato, la Milano da bere, ecc e poi anche la padova da bere (aperitivi fighetti con clienti fighetti) e perchè no, Treviso, e mettici tutto il nord est. Ma la minestra non cambia.
La revolution che mi sta trasformando da anni in modo impercettibile ma costante è ormai conclamata. Cazzarola sarà l'età che non mi costringe più a stare dentro a un ruolo (un ruolo di brava mammina, di brava femmina, di brava art directo, di campagne e show reel)
Il payoff che stava scritto sotto il logo Mc Cann: The Truth Well Told.
Beh, ci credevo, assurdo, no? e facevo pubblicità per Coca-Cola e McDonalds, e mi sembrava di essere pure fortunata.
Poi il mio DNA di infilarmi sottopelle alle cose mi fa intuire cosa mi rende insoddisfatta. Faccio packaging, comunicazione politica (blaaahhh), comunicazione per onlus (ok, ci avviciniamo...) e poi lungo la strada incontro la Grafica. L'editoria mi ha portato via il cuore. Così il mio senso di colpa di vendere schifezze alla gente stolta, viene acquietato. Così infine mi sono tuffata nell'editoria e nella grafica a fine estetico/concettuale,almeno si fa "cultura", la mia consolazione.
Bene, riassunto fatto.
Dopodichè passerò per snob ( e quando mai chi non mi conosce mi prende per qualcunaltro) evvabbè, però il mio lo dico ( che poi chi mi conosce invece, lo sa che sono vera ).
Rimango curiosa, per le cose e le persone, continuo a bere aperitivi ( ma non tanto fighetti), ma non bevo minerale l'acqua in bottiglia.

Chi è

Ted Disbanded?

D.C.I.D.I. (Dodici Cose Importanti di Ieri)

1.Misurazione della temperatura ideale del caffelatte (trad" Come rompere un termometro"_trad.alternativa " Sono folle, lo so")
2. Mezzora di gelosia
(trad. "E chi è questa qui? ah si la riconosco, so chi è, ma ...ma.. odio essere gelosa")
3. Il sapore di quei calamari fritti (trad. " Sono vegetariana certo, ma ...vuoi dire che i calamari sono animali?"_sguardo innocente, con calamaro in bocca_)
4. Mi depilo meglio o no, prima di uscire? (trad." Sii onesta con te stessa!")
5. Sguardo Significativo #1 (trad. "Mamma mi incastri con quegli occhi, lasciami dimostrare che sono grande e che ho un buon motivo per non fare matematica")
6. Una nuvola nera immensa (trad."Sto per piovere, ocio che piovo, chiudi tutti gli abbaini")
7. Sguardo Significativo #2 (trad. "Mi piaci. Mi piaci tanto che quasi mi perdo. Mi piaci così tanto che vado via")
8. Pensiero #1 su un Uomo (trad. "Esistono")
9. Domanda non risposte (trad."Perchè mi sta sulle palle la pubblicità, dopo che mi ha dato da mangiare per anni?)
10. Domanda risposta (trad."Quando eri qui, eri sola?")
11. Pensiero #2 su un uomo (trad. "Tienimi stretta")
12. Latte (trad. " Finito")

23 agosto 2008

Ralph FiEnnes

Sono settimane che resisto dal raccontare la mia serata con Ralph, il tutto perchè ogni volta che ci ripenso mi si scioglie qualcosa dentro e mi gusto la mia acquolina per conto mio. Beh, non è un segreto per gli aficionoados che alcune caratteristiche di un uomo mi facciano irragionavolmente capitolare. Devo elencarle assolutamente per fare entrare voi che leggete nel mood della serata.
Gli elementi calamita
sono, riassumendo: Aria emaciata, zigomo alto (riflussi di gusto estetico slavo?), viso magro, capelli spampanati, incavo della base del collo talvolta sudatina.
Ok, definito che sono folle perchè tale tipo di uomo è di solito un professorino supplente di biologia (naturalmente con una doppia vita, perchè di notte potrebbe essere un lapdancer tiratissimo) o un serial killer (di giorno, mentre di notte, magari un volontario della caritas) , o un assistente geologo super stressato (di giorno, mentre di notte uno scrittore di romanzi erotici).
Di fatto è il tipo di uomo che una donna matura sana di mente dovrebbe evitare ai tavoli del beveraggio alle feste.
Invece io con Ralph Finnes... ci esco di sera!

Mi viene a prendere in moto, che moto? una vecchia Triumph direi, oppure è nuova (Speedmaster?) e sembra vecchia (sono una donna, cosa volete di più?).
Dal casco vedo quegli occhi un pò chiari ma non troppo, e il profilo leggermente tagliente e già capisco che non ho speranze di resistenza. Salgo e senza ancora essermi accomodata bene con la gonnetta a livello inguinale, lui romba in avanti che per un pelo non rimango lì. Però, l'omino, che energia... mi dico_ sorrisetto malizioso_.
Non so dove andiamo, lui gira per le strade con il piacere di farlo, si piega in curva che sfioro l'asfalto e allora ooop, che mi posso tenere forte. _ altro sorrisetto malizioso_.

Raggiungiamo il lungo mare, una baracchina di vario contenuto umano e di ristorazione emana un odore caldo tipico di baracchini notturni a fine estate. Scendiamo e dopo pochi minuti arriva con le braccia cariche due birre corona, hotdog, patatine, salse, piadine farcite di verdure (grazie al cielo), pacchetti di caramelle, cocacola e un sacchetto con ciambella fritta.

Pensiero: ma è un extraterrestre? di cosa si nutre questo elemento? poi, pensiero successivo, ma è così tenero così carico di cosine/schifezzine/che crede mi piacciano...

Ci troviamo uno scoglio piatto, lontano dalle luci e così vicino all'acqua che le ondine ci bagnano i piedi, appoggiamo tutto e mangiando mi racconta che il suo sogno è fare il giro del mondo per mare, e poi un altro sogno è scalare la montagna più alta del tibet, e poi un altro è avere una casa in collina piena di cani e bambini. Annuisco pensando: ma quante trame di film mi racconterà...prima di baciarmi?

Non ho tante ipotesi di risposte, perchè dopo un sorso di Corona, si avvicina e mi bacia piano. Ma piano piano. Tanto piano che mi sporgo un pò per sentire meglio...
Ma quel poco di sfuggevole Ralph che ho sentito, è esattamente quel poco che mi deve bastare. Perchè poco dopo di accoccola in posizione fetale, con la testa sulle mie gambe, al rumore fresco del mare, si addormenta, dolcemente.

Serata praticamente finita, io che contemplo l'orizzonte nero, accarezzando maternamente i capelli, fino al risveglio dell'emaciato Ralph che, rimontato poi in sella e allacciato i caschetti, mi riporta sotto casa. Sorriso dolce con gli occhi dolci, carezza sulla mano. Ciao.

Sembra un format delle mie storie d'amore_ sorrisetto amaro_.

22 agosto 2008

Calma (da ascoltare "Calma" dei Madreblu)

Respiro piano e mi concentro
devo guardare in me. lo so.
scendere, piano.
Mi centro e le onde intorno che erano agitate,
si calmeranno piano piano

"quando senti di dover correre per paura di perdere cose, fermati"
Questo mi ha detto la mia amica saggia che mi conosce da 25 anni.

si, mi fermo
piccole cose, piccoli passi
piano
respiro
lentamente.

Amore/Mare/Terra/Aria

Non lontano dalla città di Kiounju, antica capitale di Silla, in Cina, si narra la storia legata alla “Shrine” chiamata Park Jesang.

Park condottiero, era un discendente del fondatore del regno di Silla , il re Park Hyokkose.
Durante il regno del re Nulijis (420-450), questo re perse due figli che furono presi e portati in ostaggio, uno nel regno di Koguryo (attuale regione nord est della Cina), l’altro in Giappone.
Il nostro Park in ubbidienza al suo re, riuscì prima a portare in salvo il principe Bokho, ma mentre era alla ricerca del secondo principe, venne catturato dai giapponesi e preso anche lui in ostaggio.
Il re giapponese cercò di persuaderlo a rimanere in Giappone al suo servizio, ma Park fedele al suo re accetto le torture brutali. Il re giapponese quando vide che non riusciva a fargli cambiare idea, lo condannò a morte e lo fece bruciare.
Nello stesso periodo, la moglie di Park, in attesa del marito che non ritornava, prese le due figlie ed andò sul monte Chisulryeong per guardare il mare verso il Giappone in attesa del consorte.
E si mise in preghiera.
Secondo la leggenda, la donna, immobile in preghiera e a scrutare il mare, fu tramutata in roccia che ora è chiamata Mangbuseok. Il suo spirito diventò uccello che volava avanti e indietro in quella zona. La popolazione chiamo’ quella donna “madre di dio” e costruì la shrine in memoria della donna e delle figlie.
Nelle dinastie successive, la shrine fu utilizzata come scuola/accademia per la dottrina di Confucio.
Il gruppo di costruzioni in legno, ricostruite piu volte nel tempo è stato designato nel 1997, monumento nazionale n.1.
Ecco la breve storia di una moglie fedele al proprio uomo.
E io la condivido con le mie amiche.

Tutto qui, ma...

"L'amore è un fiore meraviglioso che bisogna avere il coraggio di cogliere sull'orlo di un precipizio"

21 agosto 2008

United we State

L'America puzza, o profuma, di America. Questa è una citazione che ho preso da un altro blog, che vi dirò. Mi ha colpito, perchè forse è quello che aspettavo come pretesto di scrivere di lei. Ho glissato per mesi, mesi e mesi, arrivando anche a pensare che non ne parlerò mai, dell’america.
Il motivo di cui non prendevo coscienza era che l’argomento america si fondeva irrimediabilmente con le mie ultime esperienze californiane. E questo lo ricacciavo indietro, come i conati che ti vengono da ubriaca.
Per anni ho creduto di odiarla, almeno un pò, l’america. Simbolicamente, più faceva disastri della sua immagine di fronte al mondo più la mia persona si evolveva verso un etica più in sintonia con gli altri esseri umani e con la natura del mondo. Come essere quindi filoamericani?
Eppure new york l’ho vista la prima volta il giorno di san valentino, e dopo due ore ero sull’empire e dopo mezzora iniziava a nevicare come mai nella mai vita ho visto. Un film. No ero io, la meg ryan della scena, e a un passo da me un aviatore pieno di promesse e utupie. Ma come si poteva non considerare lo scenario? Quello il mio battesimo d’america.

Anni dopo atterravo a san francisco, con un’emozione che mi faceva ballare il cuore fino alle tempie. L’atmosfera beat e metropolitana, l’oceano _incazzato, sempre_le canzoni per strada, gli odori di un europa imitata e tutta quella gente che per casa aveva un carrello del supermercato. Un città che invece della voliera dei pappagalli in mezzo al parco, ha un insediamento naturale di leoni marini che muggiscono al sole, su piattaforme gentilmente concesse dallo stato della calilfornia, come gli alloggi comunali, con vista Alcatraz.
Possibile non fermarsi alle semplici emozioni visive? Lì ci si dimentica della visione “nostra” americana. Lì ti dimentichi delle stronzate dei potenti, delle guerre come dimostrazione di aggressività. Lì è pieno di gente semplice, di gente incasinata che cerca di campare, che cerca, come tutti noi al mondo, di rendersi al vita migliore.

Nella vetrine di un un negozio a Haight Ashbury, quartiere hippy, ho visto un adesivo sul vetro. Don’t believe we are Bushers.
Sorridi e guardi avanti, nelle strade più piene, nei negozi più scintillanti che, cazzo, ti sembra che più scintilli e più piani hai più sei eccezionale, indimenticabile, mastodontico, big one. E poi ti trovi nel taxi, dietro al turbante di un indiano che ti chiede in un inglese peggio del tuo alle medie, di spiegargli la strada per raggiungere il posto dove vuoi andare.


Alzi le sopracciglia e guardi ancora avanti, in quella folla di gente che ti sembra ingenua, dopo un pò. E ti viene da dirgli ou, lo sai chi rappresenti? lo sai chi noi crediamo tu sia?
Siamo noi, come loro, che voliamo in low cost abbindolati da lucine e fastfood, per dire poi che buone le noster tagliatelle. E loro, dove sono loro, i nemici del nostro mondo "buono"?
Dove sono i cattivi? ci sono altri uomini che senza la carta di credito gold crepano nei corridoi degli ospedali e non si sa di chi è la colpa.

Io non so se odio l'america. Anzi, lo so. No.
Non so neanche se odio gli americani. Anzi lo so, no.
E’ che mi fanno un pò pena. E un pò invidia, nella semplicità della loro totale fiducia o completa sfiducia nel loro grande paese. Non come noi, sempre in dubbio. Sempre un pò si e un pò no. Come quando un uomo dolce e gentile ti corteggia senza tregua e ti dici, si dovrei lasciarmi condurre, e no, non dovrei, devo aspettare di sentire “la botta” dentro.
Loro non sono così, si sposano a 17 anni e vanno via, fanno cose, intraprendono, smontano, salgono e scendono, si sparano per la strada e spalano la neve dai parcheggi delle auto usate e se invece sono ricchi, passano settimane ad addobbare di luci di tutti i tipi meno ecologiche del pianeta il loro giardini perfettamente rasati, e finte renne e finte slitte e finte capanne si affollano tra gli alberi. E poi fanno un party e sorridono, e si abbracciano, braaaad, jeny, greeeeg, liusy.
Quando torni in Italia è inevitabile che ti porti dietro gli spazi e tutto ti sembra un micocosmo e noi formichine. E’ inevitabile che gli alberi coì grandi qui sembranon non poterci proprio entrare.
E allora ti accorgi dei controsensi, di chi odia l'america e poi passa il sabato pomeriggio con i figli da mcdonald mangiando merda, di chi vota rifondazioone poi si rincoglionisce di mtv e la musica di negroni rapponi catenoni, di chi si definisce progressista ecologica bioetico e poi va a manetta da un semaforo all'altro con la super moto, di chi parla male delle multinazionali che sfruttano il mondo e poi non resiste un giorno senza cocacola, ma non la bibita alla cola o simili, proprio Coca-Cola d.o.c che le altre fanno schifo e che bella la pubblicità, ma quella bella però, e le solite palle dei controsensi che viviamo e bla bla bla.
E così, di ritorno, non si può fare a meno che alimentare il mito, raccontando agli amici e parenti che si, è proprio come in tivvù. Surfisti, pattinatrici, prati in città dove fanno volare gli acquiloni, mega milk shake serviti come contorno alle patate fritte, le automobili giganti con lo stereo a palla che sono solo di neri che muovono a ritmo il mento e sono pieni di anelli alle mani, le partite di baseball e le cheers leaders, l'amore e rispetto per ogni forma di bandiera a stelle e strisce e le caramelle a tutte le sfumature di cannella.
Tutto vero, tutto finto, tutto ancora vero. Come un ologramma che ama se stesso.

20 agosto 2008

Misure


Ho visto un grande film su una grande televisione, sopra un grande divano, dentro una grande mansarda.
Mi sentivo piccola piccola, ma poi mi sono sentita anche grande grande.
Le misure delle cose certe volte sono caratteristiche che ci colpiscono molto, al primo sguardo.
Un grande mare, una piccola briciola, una grande mano e un piccolo chicco d'uva. Grandezze, piccolezze.
Come un grande amore e una piccola paura di volerlo.

19 agosto 2008

Donne di fine agosto

Un finesettimana intero in compagnia della mia storica amica coetanea e di una nuova amica, bella ragazza greca di 25 anni. Non ho mai nominato tanto il numero quaranta (40) come in questi due giorni.
Perche'?
Per sottolineare la saggezza o per commentare che gli anni passano e noi in fondo non cambiamo mai e ridiamo con le amiche nelle macchine allo stesso libero modo?

Tutte e tre ci siamo svegliate stile zombie aggirandoci in braghette improbabili per il corridoio cercando la porta libera del bagno. Ci siamo tutte spalmate di creme profumate di oli essenziali e cocomero nello stesso identico modo, a 40 anni e 25. Ci siamo provate decine di vestiti per farci belle prima della festa, trasformando al casa in un vociante bordello, scambiate le scarpe e consigliate l'eyeliner. Si, ci siamo sedute un pò più composte al tavolo del ristorante, un pò più chic di 15 anni fa, un po' più composte nell'ordinazione. Ma dopo il primo brindisi, i racconti sottovoce si sono trasformati in risate e segreti, in esperienze vissute e dubbi mai risolti sugli uomini.
Bellissime le donne di tutte le età, potenti e fragili, con gli occhi lucidi se guardano un bambino piccolo e con il muso duro se commentano un ex. Con il sorriso all'insù se pensano al proprio amore lontano, o con la malizia negli sguardi mentre tutte e tre alzano la testa al passare di un giovanotto muscoloso in costume.
You gave me something, sto ascoltando. Penso a come bello essere femmine, in un estate cosi'. Io che guido, finestrini aperti e una che canta piano e l'altra che fa entrare tutto il mare nel petto. Poi noi sdriatate al mare a confrontarci le pance, una tesa come un pesca, una che ha contenuto bambini, una che racconta di operazioni passate. Poi sedute su uno scoglio a informarci reciprocamente con occhi curiosi sulle depilazioni intime, brasiliane o "forestali". A tavola, a chiudere gli occhi godendo di un boccone di pesce più gustoso di altri. Ad aprire decine di discorsi e non finirne uno e dopo mezzora ritornare lievemente sul primo e incrociarsi le risposte, con una facilità da surfista mentale. A leggerci negli occhi, e nei pensieri di un'amica incontrata 20 anni dopo. Con le rughe sugli occhi che noi notiamo _ come nota lei_.
Bello essere femmine, con lo smalto in borsetta e il telefono sempre a portata di sms. Insieme senza uomini, e con gli uomini che girano intorno, ma con la valigiadel cuore pronta se dovessero chiamare, in qualsiasi momento, certe e sicure di essere capite dalle altre, senza alcuna spiegazione.

Colori, lacrime, rossetti, pelle liscia, speranze, parole, emozioni, pinze per capelli da tirare su,certezze, incrollabili dubbi, sfumature, condivisioni, carezze senza paure, risate senza ritegno.
Di tre donne di fine agosto.

Dedicata a me. la condivido con tutti

Conosco una ragazza che lavora in un circo.
Nel suo motorhome ci sono drappi hippy, arancio psichidelico, geometrie rotonde di tendine ai finestrini.
Quando non lavora indossa lunghe gonne gitane e camicie di cotone bianco dalla trama fitta, con i pizzi di S.Gallo alle maniche e al colletto.
Camicie della sua amata nonna che non è mai uscita di casa se non per le feste comandate, ma che se avesse potuto, avrebbe anche lei voluto andare via con un circo di passaggio, sposare un domatore armeno di cavalli arabi, farci spesso l'amore, diventare lei stessa domatrice di qualche fiera esotica.
Artisti di circo non si diventa.
Nè viaggiatori del mondo.
Interpreti di nervature di foglia, di ossa di pollo, di fondi di caffè, nemmeno.
Melomani irrequieti, spaventati, stupiti, estasiati dai suoni e dai silenzi della natura e delle persone, non si diventa.
Si è.
Talvolta immoti nel perimetro di una poltrona rivestita di ruvido tessuto, nell'angolo in penombra, con le punte appena, delle pantofole di feltro, illuminate dalla luce che disegna la prospettiva della porta finestra sul pavimento di legno.
Di una stanza al terzo piano. Dentro una vita all’ultima fermata d’ascensore.
Esploratori dell'entropia cosmica, della giungla lussureggiante, misteriosa e pericolosa delle proprie menti. Ci si nasce.
Emilio Salgari ha scritto un'ottantina di romanzi d'avventura, ambientati nei più disparati angoli del mondo, dal Mar dei Sargassi alla Malesia, fino alle rocce rosse e ai deserti dell'Arizona e della California. Ma non si è mai mosso da casa sua a Verona.

Conosco una ragazza che lavora in un circo.
Nel suo motorhome ci sono un certo numero di conigli bianchi che saltano da un mobiletto all'altro, al letto.
Talvolta, se qualcuno la va a trovare, loro abbassano le lunghe orecchie e si mettono immobili, a gruppi di tre, fra le gambe del tavolo e la cassapanca dei costumi.
Possiede alcuni cassetti degli oggetti strani, dove conserva le medaglie vinte sui pattini da ragazzina campionessa, strisce di pellicola impressionata, vibrisse di un vecchio gatto, tappi di penne che non scrivono più, legnetti del pesco e acini di uva americana seccata del giardino dei nonni paterni, penna d'ala d'oca finita mangiata, scatolina di puntine da disegno, scatolina di semi di mela, di pera e d'anguria, scatolina vuota di mangime per pesci da odorare ogni tanto, pezzo di gesso della lavagna rubato in seconda elementare, ritaglio di calendario delle prime mestruazioni, calendario di un anno in cui c'erano soltanto i giovedì. Foglie secche, pietre, perline, bottoni, agendine, bigliettini, pensierini. Lettere. Oggetti dei batticuori.

Conosco una ragazza che lavora in un circo.
A lei piace far finta di essere stata rapita, bambina, da questa eterogenea banda girovaga, strappata ai lussi della sua casa ordinata, alle perlustrazioni nel campo di grano dietro al giardino, al marmo freddo sotto al sedere dei gradini della scala sopra ai ciliegi, al pane e zucchero condiviso con la gallina ingorda, e alle gocce di acqua d'anguria rossa che colavano dalle ginocchia ossute, lungo gli esili stinchi, sui calzini bianchi, nei sandalini di vernice.
A lei piacciono la spensierata inconsapevolezza dei suoi conigli, le lusinghe della Regina di Cuori e del Fante di Spade, le promesse della gente del circo di arrivare, un bel giorno, a Karthoum, erigere campo e tendone ai margini della città. Vedere le donne colore dell'ebano, dalla pelle compatta e senza imperfezioni, figure longilinee ed esili come ombre stirate, scure, nell’orizzonte d’ocra.
Naturalmente lei volteggia al trapezio, altalena dei grandi, dove si sale con la fantasia dei bimbi, dove i movimenti sono calibrati , una pozione di estro, allenamento costante, concentrazione e cuore.
Dove il volo, seppur breve, fra una sbarra e l'altra, è perfetto come quello di un uccello.
Le piace che la guardino, che ammirino la sua leggerezza, le serve compiacere la vista degli spettatori che per quegli attimi volano con lei. Senza invidiarla nè toccarla.

Conosco una ragazza che non conosco.
Conosco certi fiori del giardino dei suoi pensieri, gli oroscopi che trae nelle sere di vento, mare, odore mite di noce moscata.
E' un paradosso sfruttato con frequenza, al cinema, in letteratura.
In certi momenti mi pare di conoscerla talmente bene da non sentire più il bisogno di conoscerla.
D'altro canto, paradosso speculare e rovesciato, vero dolore è quello provocato dal non conoscere una persona che si conosce.
Per esempio una madre che non conosce il figlio che conosce. O una moglie. Che non conosce il marito che conosce.
Che c'è di peggio? C'è da sperare, nel caso, che si abbia l'opportunità di continuare a non conoscere chi si conosce.
A scanso di brutte sorprese.
Conosco una ragazza che non conosco. Ne conosco gli umori e le fantasie.
Ne conosco le debolezze e le contraddizioni. L'arroganza e l'imperio. Ne conosco la generosità e la dolcezza che scorre come un ruscello carsico, sotto uno strato di roccia calcarea .
Quanti fra quelli la conoscono almeno quanto me?
In quanti, dietro falsi sorrisi e ipocriti complimenti la detestano? Non lo so.
E' fragile come ogni donna cui è demandato il dovere di essere forte. Sarai Regina. Che tu lo sia. Di te stessa.
Lei punta alla meta, severa e austera come un Gesuita, dalla fede non negoziabile. Fede di sentimento e di morale.
Architettura di un'esistenza. Che non gli tocchi mai di cadere, sotto l'assedio costante, come successe alle mura di Gerico.

A quanto ho capito, si fa consigliare dalla donna barbuta, che chiama zia ed ha sempre una buona parola e un conforto per lei, nei momenti difficili.
Quando ha paura si fa ritrosa, sfila lungo la linea ideale della recinzione con il collo fra spalle e scapole, come un felino di cui è, sguardo e diffidenza, imparentata.
Gli vogliono sinceramente bene in tanti, ma è dai clown,con le lacrime e i sorrisi dipinti che si deve guardare.
A quanto ne so lavora in un circo, felice della sua casa su ruote, con gli accostamenti hippy, con i suoi conigli bianchi che le tengono compagnia, con i suoi libri e i suoi cassetti delle cose strane.
Viaggia di notte, il carrozzone, che ad ogni mattino, aperta la porta, un nuovo scorcio di mondo possa illuminarne il viso.
Le piace sentire l’odore fresco di sapone del bucato steso ad asciugare, il rumore della pioggia che batte sui finestrini, il tepore delle lacrime calde che sciolgono un nodo e portano via una tristezza o una malinconia.
Come lo scorrere della striscia bianca sull’asfalto porta via da un luogo per una nuova dolce nostalgia.
E che il senso del viaggiare, si sà, sta nel viaggio. Mica nella meta.

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.
(Vincenzo Cardarelli)

grazie grazie grazie E.

13 agosto 2008

Ultimo acquisto

Figurine agosto/ottobre 2007

Ogni anno che passa, ad un certo punto, in un certo giorno, arriva un momento di blocco ad personam. (lo so cosa vuol dire, ma invento questo utilizzo perchè io adoro inventare nuovi modi per usare le cose, figurarsi el parole).
Significa che tutto si ferma, mi giro all'indietro e il passato di un anno è immobile. Come le tecniche cinematografiche ora permettono. Ogni cosa ferma, cristallizzata, le auto in strada, le foglie nell'aria, il pallone che vola. Ogni oggetto, di cera. Nella mia immagine la realtà immobile assume una connotazione temporale e vedo snocciolarsi, come in un lunghissimo tunnel all'aria aperta, un anno di vita. Scenari più diversi si fondono, come stanze di scene di ricordi senza muri, cronologicamente affiancate. Tutto immobile sfumato e e chiaro, più chiaro della realtà, quasi a un 60% di meno. Le uniche cose che sono al 100% di colore e contrasto sono alcune persone.
Dunque mi giro e nell'immobilità di una lunghissima strada di immagini leggere, si stagliano le persone. Alcune persone. Inmobili anche loro, così che le possa guardare tranquillamente e accarezzare con lo sguardo.
Sono le persone che hanno segnato questo mio ultimo anno. Alcune conosciute a fondo (magari da sempre) altre appena annusate (ma che potevano essere), alcune fondamentali da sempre, altre da dimenticare.
Ecco, un'immagine onirica, questa mattina mi riempie l'mmaginazione. Le persone sono più o meno queste:

Agosto 2007:
Caterina, dolce e inaspettata scoperta della vita. Siamo in Calabria e lei sta tagliando a striscioline il formaggio dei contadini per preparare le cena fredda per la sua famigliola e me. L'aria fuori è ancora torrida, all'interno, frescura meridionale, un attimo in cui le bambine non parlano, suo marito è fuori con i vecchi zii, io sono seduta sul divano letto allestito alla fortuna per me. Io la guardo e le voglio un bene immenso di gratitudine.

Settembre 2007:
Marcello, fai conto che un giorno apri la finestra, e ti entra portato dal vento un pezzetto di carta accartocciato, e aprendolo con curiosità ci trovi dentro una voce, un odore, un piccolo mondo nuovo. Siamo a Modena, o lì vicino, lui mi sta presentando, accucciato tra loro, i suoi cuccioli di bracco, scatenati e saltellanti, con le lingue lunghissime e calde. Ha una camicia nera con le maniche corte che non dimenticherò mai e alza lo sguardo verso di me e sorride, felice e imbarazzato e dolce, delicato, stranissimo uomo.

Ottobre 2007
Sandro, rientra in punta di piedi, con fasci di canzoni e regali e finte timidezze. Sta guidando, tiene il volante e sorride, dicendo di essere felice con me. Io lo guardo e mi chiedo per un attimo, perchè lo sta dicendo? per convincermi? sono già avvolta ma non lo so ancora, in realtà la mia mente non è lì.


12 agosto 2008

Caldo

lamentus del 12 agosto

Accettare, aspettare, resistere è esattamente ciò che mi ero ripromessa di NON fare, da quest'inverno in qua. La vita, accccciiidddeeeeeentiiiiii volaaaa.
Nessuno mi costringe, certo, è solo la piccola Carosellina interiore che mi tiene la mano e mi dice, ...piano, respira, abbi fiducia. Ancora un pò, dai, dai, si può fare...
Ma è agosto... e prima c'era luglio, e prima ancora giugno...
E io quando mi faccio coccolare?

11 agosto 2008

Adobe Homoshop 1.0

Questa cosa è liberamente tratta e ispirata da una cosa che ho trovato on line tempo fa, non si arrabbi nessuno, l'ho cambiata, interpretata, qualcosa forse è rimasto, ma non saprei assolutamente dove e come andare a ripescare il sito iniziale nè il legittimo proprietario. Però, in onore di un piccolo randevù tipicamente femminile con due amiche che ho avuto oggi bardate di occhialoni da sole alla sex&thecity e consguenti banalotte opinioni che non ci rendonon onore, ma che ogni tanto noi donne intelligenti dobbiamo pur recitare, ho deciso di scriverlo. Chiedo scusa ai soliti miei lettori, lo so non è raffinato, ma va bè, non possiamo essere sempre Tina Modotti.

Adobe Homoshop 1.0

Uso del programma uomo (rigorosamente PC)
Chiamarlo per nome lentamente e attendere che si avvii, trattare con cautela.
Sil-la-ba-re bene le parole chiave del discorso, dopo averle evidenziate.
Vi intenderete a meraviglia usando i seguenti linguaggi:
pap-pa
cac-ca
nan-na
ed eseguendo il programma ses-so, in particolare.
Occhio che per loro un parolone ha più di tre sillabe. quindi quelle facili e momorizzate subito sono quelle a due. Cu-lo, Tet_te, Fi-ca.
Le parole di tre sillabe spesso non sono nel loro theasaurus, quindi se sono performance sessuali che desiderate fare, fatele e non parlatene.

L'uomo è spesso incline a soddisfare i suoi bisogni senza indagare la profondità del suo intimo, l'aggettivo intimo lo usa preferibilmente riferito ai deodoranti. Al limite conoscerà i centimetri del suo organo genitale, uno ad uno per attenta e prolungata esplorazione del territorio, manuale e geometrica.

Se volete attivare il programma urgentemente mettete una scollatura, reggicalze, tacchi a spillo, solite cose banali, MA NON sofisticate ( quindi niente color cipria, niente pizzetti fatti mano, non gliene frega niente) e mi raccomando, non tutto insieme altrimenti attirerete uno stupro di massa o probabilmente si inchioderà il sistema per un sovraccarico.

Come neutralizzarlo e renderlo accondiscendente. Alle occasioni importanti regalargli:
una playstation,
un palmare
un satellitare
non tutto insieme per motivi economici, di solitudine (vostra) e di ingorgo mentale (suo).

Risposte preferite: si, no.
Se ponete una query fate in modo che la risposta sia o un si o un no, mai entrambi.

MAI chiedere cosa pensi, mi ami, mi ascolti?
Alla domanda quante donne hai avuto togliete sempre un 10, dividete per due, osservate gli sms ricevuti al suo cellulare ed avrete la soluzione.

Uomo e supermercato: pringles, schiuma da barba ed alcolici.
Uomo e profumeria: files inesistente.
Uomo e negozio di scarpe: come sopra.
Uomo e traffico: porccamiseriaccia dove va tutta questa gente? (è incredibile come questa domanda si ripeta nei secoli dei secoli imperterrita)
Uomo e volgarità. L'uomo ama le volgarità.

Come disinstallare: Adobe homoshop ha un difetto, non presenta lo stop.
Per disattivarlo basta dirgli "Caro, ti tradisco da sei anni con amici della chat".
Per riattivarlo basta dire "Scherzavo, un maschione come te è unico e per fortuna, mio"


-----------------------------------------
Ok, non succederà più, promesso.

Belluno

Le achillee sono esili cornici di passeggiate accecanti
e sfrigolanti di cicale
erano le foglie dei pomodori i respiri d’agosto

la schiena piegata formulava teoremi geometrici
nei campi di grano, scie lente di spighe pestate
mi iniziavano verso il mio nome e la disubbidienza.

Vorrei sbucciarmi via squame di mente
e rimanere per sempre sulle scale
di allora
a sporcarmi d’anguria.

La bilancia mattutina

Stamattina salgo sulla bilancia come faccio da quasi un mese (il primo mese della mia vita in cui posseggo una bilancia). Dò un colpo _ non sono arrabbiata è solo che è elettronica e deve "svegliarsi"_ e poi al suo lampeggiare felice, salgo.
Non sono di quelle donne che sbirciano terrorizzate tra i loro piedi la cifra al quarzo, ma quasi svogliatamente appoggio lo sguardo, prendo atto, e poi molto serenamente ridiscendo.
Ma questa mattina, alla visione della cifra, un sobbalzo:
Ohibò!
Allora scendo, e risalgo, piano, con attenzione.
ri Ohibò!
Quasi un chilo meno di ieri? come è possibile? il nervoso? Forse un pò...Il caldo? potrebbe essere ma mica giustifica. Il nutrimento quasi esclusivo a base di gelati? Mah! Faccio mente locale con cosa c'è stato nei due giorni precedenti che mi abbia portato via quel quasi chilo. Bevuto molto? non più del solito. Fatto fatica? niente di speciale.
Niente. Tutto come al solito.
Ma all'improvviso un'illuminazione! EUREKA!

Mi sono liberata definitivamente dalle spalle di un peso enorme. Una presenza che ancora aleggiava con la sua energia falsa e ipocrita, nell'aria intorno a me. Poesie, canzoni, passi in punta di piedi... Dovevo spedirlo dentro di me, spontaneamente, con distacco e impeto, come quando ti lavi la mani impiastricciate con disgusto e le vedi pulirsi sotto l'acqua corrente.

Ecco, e so cosa mi rende più leggera! finalmente sorrido.
Con un chilo in meno.

8 agosto 2008

Jazz&Co

Sono in un altro ufficio, un altro mac, un'altra sedia, un'altra stanzetta di aggeggi tecnologici. GIà mi immaginavo un gelato fresco sul lungo mare e invece sono qui. Nel regno di un architetto velista. Mentre prepara le sue borse di accessori per l'allestimento di una barca per domani, io perdo tempo controllando la posta, scribacchiando qualcosa sul blog. Ho un nuovo lettore, da oggi. Ciao, nuovo lettore! It aint' necessarily so aleggia nell'aria, sottovoce.
Nessuno mi ha risposto del piercing. Vabbè chi tace non incoraggia, direi.
Direi comunque che a 40 anni potrei pensare a qualcosaltro. Si me lo dico sempre, eppure poi mi entusiasmo per le lucine appese alle travi del mio tetto, o per le nuove foglioline delle mie piante, o per le mutandine più buffe.
Che volete che dica, urca, la musica è cambiata e il jazz si è impossessato dell'atmosfera.
E quando arriva il jazz, significa che non è più sera, ma è diventata notte.
Buonanotte, a chi la vive questa notte.

Cassandra


Sagittario (22 novembre - 21 dicembre)

“Qualche millennio fa l’evoluzione ha prodotto due sostanze chimiche, chiamate actina e miosina, per permettere ai muscoli delle ali degli insetti di contrarsi e decontrarsi”, scrive Deepak Chopra nel suo The book of secrets. "Oggi, quelle stesse proteine permettono al cuore umano di battere”. Anche le azioni che intraprenderai o le idee che abbraccerai nei prossimi giorni, Sagittario, avranno importanti ripercussioni in futuro. Ricompariranno tra molti anni sotto un’altra forma, ma manterranno l’impronta che gli darai oggi. Hai la possibilità di fare qualcosa di fondamentale per la persona che diventerai.

last minutes in office

*8 agosto e tutto va bene. Sono riuscita ad abbandonare il libro che stavo per finire, quando mancavano 7/8 pagine. Avevo già iniziato il successivo che mi faceva troppa voglia e non ho resistito. Le mie gambe sono liscissssssime grazie ad una ceretta di Sara (chi non conosce Sara?) che ci ha messo un'ora di tempo e tutta la sua veememza. Sono dimagrita un altro chilo, i capelli mi crescono, cosa dire di più? Voglio andare in vacanza. Poltrire e farmi spalmare la crema, si, cose squisitamente da femminuccia. Non da wonder woman/mamma/editore/factotum. Lo so. Ma lasciatemi sognare.
E poi un quesito: a quarantanni è proprio "disdicevole" un piccolo (ma piccolo piccolo) piercing sull'ombelico?
si, forse il caldo mi da alla testa...

agosto with


Io sono masochista e donna inspiegabile, ma a d o r o quest'uomo, Ralph Fiennes.

3 agosto 2008

L'importanza di essere un Acero slovacco

Chatto con un amico, intelligente e caustico, mi trova giù di morale stamattina, gli accenno della soltudine, gli accenno delle difficoltà da superare nelle relazioni, nelle scelte, già mi aspetto un suo commento drastico e aspro. Invece mi scrive:

L'acero slovacco
e' un albero che cresce lento
sbattuto dal vento freddo
che compatta le sue fibre in un modo tale
che quando un maestro liutaio
lo sceglie
e poi intaglia con amore e passione
risuona in maniera sublime
Vedi Stradivari o Guarnieri del Gesu'

Ale, non confondere le cose
In generale
le cose hanno un loro posto ed un loro senso
anche la difficolta' della solitudine
Tante cose sono cosi accoglienti e calde
ma sono gabbie
la fica
la barca a vela
la droga
i soldi
le auto
lo sport
lo scibile
....

hai solo bisogno di te e dei tuoi figli
e di nutrirli
tutto il resto
viene con l'armonia di cui sei capace.


Grazie J.

Canzone di questa mattina

Poison Prince di Andy Mc Donald

Celo, celo, manca

Atmosfera di casa di domenica mattina,
il sole non ancora troppo forte entra obliquo dalla terrazza,
una leggera corrente d'aria pulisce l'aria della notte
e sparge l'aroma di caffè nel corridoio.
Accendo musica leggera che si spande allegra.

Se fumassi, fumerei.
Ma non fumo.
se avessi un cane, mi metterei le infradito e lo porterei a fare un giretto.
Ma ho un gatto. Gli faccio una carezza sulla testa tonda.
Prendo il cartoccio dei cereali e vado fuori scalza, sgranocchiando,
a salutare pure le piante, quanto vi ho trascurato quest'estate, ragazze mie.
Se fossi volonterosa, ora imbraccerei le cesoie e vi tagliereri i capelli.
Ma non le trovo in giro.
Che razza di mare si vede stamattina da qui. Se fossi un gabbiano volerei via, sui tetti planando fino al mare.
Ma non ho le ali. Accidenti, non ho le ali.
Ho fame e i cereali non mi bastano. Se avessi le uova fresche me le farei strapazzate. Guardo nel frigo.
Ma non le ho.
Il mac è già pronto che tintinna con qualche mail arrivata ieri sera.
Se fossi seduta lì davanti, risponderei.
Ma sono in piedi.
Gironzolo, con una serenità fragile e ancora un pò addormentata.
Se il mio uomo dormisse ancora,
andrei a svegliarlo piano facendogli l'amore.
Ma lui non c'è.

Poesia dell'Assenza (dedicata a me qualche notte fa)

Piume d'oca
Soltanto piume
Impalpabili
Raccolte nei tuoi capelli
Sparse dal vento nella stanza
Oltre la veranda
Giù nel giardino
Verso al foresta di querce
Sino al grande fiume
Bagnate dall'acqua
Si sono inabissate.