30 settembre 2008

E' l'anima sparsa

Oggetto: Your 5 New Matches on 'Are You Interested'! (ovvero: Please don't click on me)


Caro Mimmo, abitante di facebook, a questo punto credo che tu abbia una vita triste e difficile e sia passato attraverso un'infanzia traumatizzante, perchè altrimenti non credo si spiegherebbe la tua (seppur lusinghiera) determinazione a cliccarmi un giorno si e uno no su facebook. Non so se qualcuno si è mai accorto che io NON uso quella cosa lì di cliccare chi mi interessa! Ogni benedetto o maledetto giorno, sistemati i ragazzi e avviati verso scuola, affronto due delle mie principali dipendenze: il mac e il caffelatte. Ecco. E ogni benedetta o maledetta mattina la posta contiene da un minimo di tre a un massimo di sette scrittine "Are YOU Interested?".
Ebbene, NO! no!no!no!no!no!
Signor Facebook, io non sono interessaaaaata. Io non clicco, io non so chi mi clicca. Io non guardo neanche chi mi clicca. Io non sono una cliccabile. E mi ritrovo cliccata! Il che potrebbe aumentare la mia autostima, e va bene, ma insomma ogni mattina vorrei vedervi, ad accogliermi in cucina, capelli spampanati e occhialetti da nerd, pantaloni del pigiama a rigoni e maglione informe! Ha! non ve l'aspettavate eh!
E a te, Mimmo, il più acerrimo cliccatore della storia, chiedo, con una mano sulla coscienza: se in un anno non ti ho mai risposto... non sarà un segno? Mentre io cerco di eliminare questa applicazione misteriosa dei "clicchi", mi chiedo: ma tu, Mimmo, hai un applicazione tutta speciale tipo "I AM INTERESTED ONLY ON Alessandra?" oppure sei un cliccatore speciale e clicchi su tutte? Il mistero ormai si fa fitto.
Si accettano ipotesi di risoluzione.

28 settembre 2008

L'appuntamento

Le braccia s'indurirono per reggere il lavoro,
non per avvolgerti i fianchi.
Gli occhi svelti a calarsi avanti ai tuoi,
si sono allenati a guardare per terra salendo in montagna,
La bocca che ti raccoglie di baci, viene da un'altra sete.
Niente nel corpo si preparava all'appuntamento
tranne l'orecchio, di sentinella al primo olè del sangue.
(Erri De Luca)

Una meta per l'inverno


Sta per aprire in Corso Italia. Serve dire altro?

27 settembre 2008

Volevo dirti

Stretti in una fredda terrazzina, con le nuvolette di calore che uscivano dalle parole, tu e io ci siamo seduti per terra. Dentro la gente produceva tanto calore che i vetri erano appannati e il risultato era da tempo delle mele senza tempo, con luci rosse e blu che lampeggivano e i tonfi dei bassi che facevano vibrare la maniglia ritmicamente.
Le mie ginocchie ghiacciate erano nude e per nulla riscaldate dalla gonnellina chiara arricciata i vita, di seta grezza leggerissima. Chissà perchè ce l'ho tanto con questa cosa di indossare cose estive e cose invernali insieme, come se questo mi annullasse nelle intenzioni le stagioni. Gambe livide dal freddo e spalle coperte da maglioncini soffici.
Accucciata dietro la portafinestra, poco più di dieci centimetri tra un ginocchio e l'altro bastava a farmi sentire tutto l'inverno che passava di lì. Mi sentivo molto agitata ma al contempo sollevata da essere in un certo senso costretta in un angolo da te che mi stavi davanti, rivolto verso di me, con il viso inclinato. Erano settimane che volevo parlarti, ma ora con gli occhi bassi non riuscivo a trovare la prima parola. "E' tanto tempo che volevo...", no tanto lo sappiamo che siamo qui per questo "Mi sono decisa finalmente a dirti questa cosa", no che poi pensa che ci penso da una vita "Dunque ci ho pensato bene...", ma che scemenza sembro una ragazzina interrogata.
Tu aspettavi intanto, giocando con il dito sul cinturino di una mia scarpa, e sfiorando ogni tanto il dorso del piede.
Respiravo lentamente e profondamente, come se a ogni respiro potessi prendere più coraggio. Mentre cercavo nelle onde delle mie buone intenzioni lo slancio di partire, e dirti che no, non potevamo più stare insieme, che non mi bastavano gli abbracci muti, che non potevo più vivere temendo il tuo distacco e le tue mani che mi cercano la pelle senza una parola, mentre stavo per, si stavo per, tu, che sembravi scivolare sempre più giù, quasi all'altezza dei miei polpacci, hai alzato la testa d'improvviso, come allarmato da un suono, come avvisato da un mio pensiero più rumoroso. M'hai guardato, aggrottando le sopracciglia, interrogandomi, stupito. Abbassa gli occhi, chiudi quelle armi improprie_ho pensato forte. Ma tu niente. Muto, indignato da quell'istante silenzioso, m'hai puntato, fissandomi sfacciato. No, non te lo permetto. Non puoi entrarmi nella testa a tuo piacimento, no, non esistono queste cose, mica puoi sapere che ti sto per lasciare. Maccheccavolo, non siamo in un film di fantasmi, e smettila di guardarmi così, ormai è deciso. Maccheccavolo non mi rendere le cose più difficili, cosa vuoi dirmi con quegli occhi che si socchiudono lentamente per poi riaprirsi, come un teatro a domicilio.
Dischiudi le labbra, i secondi rallentano. E ora sono io che attendo, istante per istante, cosa uscirà con il vapore caldo dalla tua bocca. Sgrano gli occhi e leggo dai lenti movimenti delle tue labbra, finalmente, si, leggo quello che mi dici, lentamente: " S-e-i -sen-za- mu-tan-di-ne".

10 step per me _ agosto/settembre 2008

Tra agosto e settembre ho raccolto alcune osservazioni, determinate da altrettante esperienze, di diverso tipo e su argomenti vari. Ne elenco qualcuna per condividere la mia esperienza.

1. Entrare in un network è fondamentale per sopravvivere (come ho fatto finora?).*

2. Dopo un pò che non si fa sesso, c'è la fase REM (in cui sogni erotici procurano al corpo lo stesso piacere che non gli concedi in vita da sveglia). Infine, c'è la fase GURU (in cui con molta meditazione ti convinci che il sesso non è indispensabile e che non fatto con la persona che ami, non è una cosa buona e bella)**

3. Gli yogurt Activia funzionano e non serve restituirli. Loro lo sanno, per questo lo dicono.

4. Agosto può essere bello anche senza andare in vacanza lontano.

5. Comprare il primo reggiseno della propria figlia dovrebbe essere celebrato come la perdità della propria verginità o come il primo dente da latte che cade.

6. Le banche sono veramente subdole. Mettono delle clausole piccole per non farti rendere conto che il conto che hai aperto perchè costava 1 euro al mese e fai tutto on line e non usi lo sportello e puoi fare tutte le operazione che vuoi dentro a quell'euro, non è più vero. Perchè ogni cosa che fai da un certo momento in poi, ogni cosa costa 1 euro. Un bonifico e un pagamento. Anche un buongiorno all'omino della banca, anche un parcheggio davanti alla banca.

7. Regola dei libri #1: più librerie metti in casa più libri hai. Non il contrario (questo per un processo autorigenerativo non scientificamente spiegato, ma clinicamente dimostrato).

8. Certi capelli bianchi non si colorano mai. Con nessuna tintura, con nessuno shampoo. Mai. Con niente. Sono stati modificati geneticamente a nostra insaputa durante qualche notte di luna piena dagli angioletti per ricordarci che non si può barare con il tempo che passa.

9. Certe rughe invece, possono diminuire. Se piangi per 6 mesi vengono due rughe grosse e tristi tra le sopracciglia. Se ridi per i 6 mesi successivi, si attenuano quelle e si spostano sull'esterno degli occhi (là dove zampettano le galline).

10. L'Aperol Souer è davvero buono, ma costa esattamente il doppio di uno Spritz Aperol. La differenza è che ci mettono 5 gocce di limone e lo agitano 10 secondi nello shaker. Se ti fa piacere sentirti un pò alternativa nei confronti di tutto il resto del bar con i bicchieri arancioni, prendi quello. Spendi di più ma ti senti più chic (il barman compiacente sottolineerà questa differenza utilizzando un bicchiere diverso, così lo notano tutti)


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* Sono su Facebook, su Myspace (ma non ci vado mai), sono in TC (Trieste Creativa)(mica esiste ancora, ma date tempo al tempo). Sono anche nel network di via san nicolò, tra caffè e baretti, è fondamentale esserci, lo so dall'altro ieri.
** Salvatemi.

26 settembre 2008

Confessione di una sella

Tra le cose che non aveva mai detto c'era una cosa che aveva confessato ieri all'amica. Di quando l'amore non era amore ma ossessione, ma non l'aveva capito mica, se non quando l'ossessione era passata e credeva che l'amore vero fosse un altro: serenità, pace, svegliarsi la mattina senza un incubo nello stomaco, la mascella che tremava ad ogni segno del suo arrivo, l'incapacità di respirare tra le sue braccia. Confessò che un giorno, di quei giorni che non sono nel calendario, ma solo nella memoria, come giorni che non dimenticherai mai, come una cieca sbandava per le strade in motorino, correndo sotto casa sua, correndo sotto il suo ufficio, correndo dove l'odore la faceva correre e il mare l'avvisava allarmato, lui c'è, lui c'è. Correva intorno all'isolato terrorizzata che lui uscisse dal portone e non augurandosi che quello. E poi correva in cima al quartiere più in alto di tutti e guardava la città intera con uno sguardo solo, avida e famelica, come se volesse farsela entrare tutta nella bocca e digerirla piano piano, deglutire ogni angolo e ogni via, una ad una, come perle da snocciolare, una ad una, per setacciarne ogni angolo, alla ricerca di lui.
Confessò della smania che quel giorno raggiunse l'apice delle smanie, e la portò alla stazione, nel parcheggio laterale della stazione dei treni, come un'invasata che segue un'ombra, come un'ipnotizzata che esegue degli ordini con gli occhi sbarrati. Il parcheggio pieno, decine di auto in seconda fila con i lampeggianti accesi appostate intorno alle altre affiancate nei posteggi regolari. Eliminando d'un sol colpo d'occhio tutte le automobili, aveva iniziato a scandagliare il fondo del panorama metallico a due ruote davanti a lei. Moto da strada, moto vecchissime, scooter nuovi di zecca, motorini mutilati e scassinati, senza sella o senza una ruota abbandonati da chissà quando (un'identificazione istintiva con quelle carcasse l'aveva impossessata all'istante, facendola sentire meno sola), qualche rarissima bicicletta caduta su un panettone di cemento, altre moto, quante moto. Ma eccola. Eccola. Sembrava lei, no non poteva essere lei. Ma allora è partito, allora ha preso un treno e l'ha lasciata qui. Si era lei. Omiodio era la sua.
Confessò di essersi avvicinata come una ladra nella notte, non essendo invece nè ladra nè notte. Di aver spento il motore del suo scooter e in punta di piedi essersi avvicinata alla sua moto. Si era la sua, un adesivo consumato e opaco a 3 centimetri dalla sella la identificava e in un istante la rendeva unica, solitaria. Ogni cosa intorno spariva, dissolvendosi in una nuvola sfocata. La sella rossa.
Confessò che il timore di sfiorarla la rendeva una feticista in adorazione del suo oggetto, una madre che teme di toccare il figlio ritornato a lei, un'amante che spia il suo uomo che va al cinema con la moglie. Ferma, in piedi accanto alla moto. I fili tessuti forsennatamente per la città avevano trovato il gomitolo. Lentamente aveva alzato una mano, e lentissimamente l'aveva adagiata fino a sfiorare la pelle rossa. Un tepore improvviso era passato fino al suo palmo. Calda, la sella era ancora calda. Invasata, aveva iniziato a toccarla, prima con una mano, poi con entrambe, premendole su quei centimentri di oggetto inanimato che trattenevano ancora il suo calore. Palmo a palmo, ogni piccolo spazio era stato toccato, accarezzato, respirato. Si era avvicinata con il viso, piegandosi sulla moto e sfiorando con la guancia la pelle. "E' una malattia", sussurrava. Sì, era diventata una malattia. Gente con le valigie trascinate la guardava come si guarda una pazza, che struscia il viso su una moto parcheggiata. Ha gli occhi chiusi, un'espressione estatica. E' una pazza come ce ne sono tante, in questa città. E appena uno arriva a escende dal treno, eccone già una, folle innamorata di una moto.


Confessò di quel giorno una specie di orgasmo mentale, confessò alla sua amica di non aver mai fatto nulla del genere, nè prima nè dopo. Confessò la consapevolezza che certe cose vanno confessate, per rendersi conto che sono reali, avvenute davvero, non sogni, non immaginazione delirante, che siamo davvero arrivati a tanto. E che mai, mai mai, ci arriveremo di nuovo.

25 settembre 2008

Irrefrenabile mancanza di

Una mano aperta mi spinge da dentro verso lo sterno, premendomi il diaframma, soffocandolo. Un travaglio m'impelle ora, in questo momento. Maledico la mia condizione sociale di donna del 2008, che lavora e costruisce, che si spezza a metà per andare avanti verso un domani più concreto, di madre, di madre che ha priorità naturali, quanto insopprimibili, la vita dei propri figli. La spesa, gli appuntamenti, le corse, le banche, le tastiere, i maglioni da cambiare, i sorrisi da fare, le cose odiose e pratiche che mi tengono sul filo della superficie consapevole . Mi passa la vita interiore a sprazzi, come bolle di un fiume sotterraneo.
Ho bisogno di dipingere, e non me lo posso permettere. Non ora, non alle 9 di mattina, non oggi.
Ho bisogno di andare di là, prendere in mano il tubo del rosso e senza un pensiero logico che sia uno, schiacciare. E prendere la tela, il legno, la carta, e usare il pennello grande, il pennello medio, uno straccio, un dito, il nero, urgentemente, come un amplesso tattile che mi sogno nei sensi e mi da sollievo nel desiderarlo.
Ho bisogno del bianco, diluito, una carezza di calce che mi pulisce e mi allevi questa urgenza.
Violenta, come uno strappo blu.
Il respiro mi si riempie, anche nel pensiero di quello. Ho bisogno. Ho bisogno, di tempo, di spazio, di colore.

Perchè tutto implode in me, e devo devo correre, dentro, in fondo. Fino a perdere il fiato, esausta, con le ginocchia nude per terra, sporca e stanca, e finalmente piangere, insieme alle mie tele, ai miei colori.

Analisi di un limite fumoso

Analista: Mi dica... idee, pensieri?
Carosella: ...voglio capire, dottore, la mia fobia per il fumo di sigarette.
Analista: Brava, capire è il primo passo.
Carosella: ...si, perchè ho capito che è un mio limite. Vorrei essere più rilassata sull'argomento, razionalmente l'ho superato...
Analista: Brava, si sta responsabilizzando sulle sue sensazioni.
Carosella: ...si, so stare nella stessa stanza con due , anche tre ( a volte ) fumatori e resistere con un'espressione quasi rilassata. E certe volte nessuno se ne accorge che soffro. Pensi che alcune volte mi è addirittura capitato che mi offrono una sigaretta (...aaaaaaaa...)
Analista: Brava. Ha capito perchè soffre?
Carosella: ... la puzza.
Analista: La puzza del fumo?
Carosella: (ma è un genio questo analista)... si, ma la puzza del fumo è un dettaglio finale. La puzza mi ossessiona, dottore. Mi sento un animale in una foresta in fiamme.
Analista: Mi spieghi meglio. Si sente in trappola?
Carosella: Mi sento braccata, l'odore è ovunque. Nella stanza dove è stata fumata una sigaretta ore prima, nel cestino delle immondizie dove è stato riposto un mozzicone, nei rimasugli di cenere caduti in un ascensore, nei maglioni, sulle camicie, sciarpe, magliette. Nei pori della pelle, nei capelli.
Analista: Capisco, ma non ci pensa un pò troppo?
Carosella: dottore, non sa quante volte mi sono sforzata, a volte ho addirittura sfiorato il pensiero di violentarmi e fumare una sigaretta, provare a me stessa che si sopravvive. Come sopravvive chi soffre in una piazza vuota, in una scatola chiusa, o con un ragno in mano. Ma è qualcosa di radicato, di atavico, di inspiegabile, di non razionale, come chiedermi di non avere i capelli ricci. La prego mi aiuti a superare questo limite.
Analista: Capisco, ma questo perchè è un problema? Grazie al cielo siamo liberi di vivere anche non da fumatori.
Carosella: ...si , vero, dottore, ma soffro perchè inconsciamente sono in grado di allontanare da me, ambienti, situazioni, case e persone che si portino dietro questa nuvoletta odorosa invisibile. Appena nata io, mia madre si fumava una sigaretta dietro l'altra, ho addirittura visto fotografie in cui lei, all'ospedale, con una vestaglietta rosa cipria e me in braccio, i capelli corvini e già addosso il rossetto rosso, fumava sorridendo una sigaretta seduta sul letto. Sono ossessionata da quell'odore dottore, credo che abbia a che fare anche con il difficile rapporto con mia madre. Ma le sigarette ... le odio. Mi seguono, mi perseguitano...E invidio chi non se ne accorge. Invidio chi le ama. Accidenti, dottore, sono arrivata a invidiare i fumatori! Cosa mi dice dottore?? Mi illumini!
Analista: Ha da accendere?

23 settembre 2008

Movimento

Gira gira la testa, gira gira l'acqua nel lavandino, giran girano le dita sulla tastiera, gira gira il mondo intorno a me. Gira gira il giardino che incontro, girano girano le ruote degli autobus, gira gira il dito su un vecchio telefono, gira gira il cucchiaino nel caffè bollente, gira gira la mano del barista che pulisce il bancone, gira gira la testa di un uomo per strada sul culo di una donna passata, gira gira un gabbiano sul mio tetto, gira gira il mestolo nel purè, gira gira lo spazzolino sui miei denti, giran girano le braccia quando si saluta dal treno, gira gira il cuore quando ci si innamora, gira gira lo skate sulla piazza, gira gira il mondo, girano girano i topini sulla ruota, gira gira l'acqua nelle fontane e ogni cosa gira insieme e tutto gira.

22 settembre 2008

Grigio















Amara questa domenica. Perchè il grigio è amaro per me.
Ieri era tutto grigio. Anzi tutto era spruzzato di grigi diversi.

Il mare, innanzi tutto. Grigio plumbeo, e nelle arricciature, di perla.

Il cielo, appena lì sopra. Grigio alluminio, e certe nuvole che correvano pesanti si portavano acquarelli di fumo di londra.
Gli elementi che muovo, quando c'è qualcosa che mi muove.

Intorno, la pietra. Arenaria grigia come il sale grezzo. Aspra e tagliata, come grani di sale immensi.
Davanti agli occhi. Capelli ventosi, tempestati di grigio maturità.

Quando tutto è così grigio, che anche le chiome degli alberi perdono saturazione, che il rosso delle insegne dei bar si spegne, il giallo dei cartelli stradali si siede, e addirittura il celeste degli occhi celesti si ferma,
lontano, vicino, sfiorante, stringente, il grigio scende dentro.

Tutto rallenta. E lascia passare, con gesti lenti di antico gentiluomo, la cosa giusta da fare.

BAULE (in una sera amara)

Io sono un baule pieno di cose
da buttare
quando mi trasporto faccio tanta fatica
il portellone rimane aperto
e da una città all’altra perderò qualche foto.

21 settembre 2008

Nella vecchia fattoria

Dalla signora della fattoria ho comprato le uova della gallina, il latte appena munto, la ricotta fatta da 10 minuti, il formaggio stagionato, le carotine dell'orto, le zucchine, le patate, l'aglio e la cipolla, le rape rosse, le tegoline.
Questa cosa, di avere il frigo pieno di cose VERE, mi da un senso di pace con il pianeta e mi sento un pò Cip (o Ciop) in attesa dell'inverno.

20 settembre 2008

Grandi foto vietate ai minori

C'è una fotografa nata nel 1952 a Parigi, dove vive e lavora ancora oggi.
Dopo aver conosciuto alcune spogliarelliste per la strada, inizia la sua passione, una serie di fotografie di nudi che verrà pubblicata nel 1980 su "Egoïste", facendola conoscere al grande pubblico.
Mostre, riconoscimenti, scandali, foto a donne famose, a donne plastiche, a donne sconosciute.
Chambre Close, prima serie a colori di fotografie di donne riprese dentro a stanze d’hotel e accompagnate da un testo. Esposto in tutto il mondo , il libro è fantastico.
Si chiama Bettina Rheims. Io la adoro.

Per evitare fraintendimenti nello stile di questo blog, ho optato per mascherare a mò di gimcana un persorso verso un post che potrebbe turbare qualche minorenne.

La mostra della mia adorata Bettina Rheims è qui.

Contributi

19 settembre 2008

Sindrome di San Tommaso

Di natura endemica, la Sindrome di S.Tommaso tende a colpire aree e fasce d'età centrali, quando le illusioni e le pretese dell'adolescenza e della giovane età adulta si assestano, e lasciano il posto, nell'uomo adulto, ad un coscienza più stabile, e priva di fette di prosciutto applicate sugli occhi. Ne possono soffrire esemplari maschili e femminili, soprattutto se con postumi di delusioni amorose.
I primi sintomi sono provare alterazioni emozionali che portano a dubbi affettivi con esemplari dell'altro sesso (o del sesso che attrae). Secondariamente la sintomatologia si amplia se non curata tempestivamente e può portare ad una cronicizzazione.

Le cause principali conosciute possonon essere una o più delle seguenti 1. Diffidenza congenita nei confronti delle azioni umane. 2. Consapevolezza di fallibilità del proprio giudizio. 3. Incontro con uomini straordinari nel senso letterale e negativo del termine (oltre-ordinari/ non -ordinari/ sub-ordinari).4. Profonde sofferenze dovute a promesse non mantenute e comportamenti contrastanti rispetto alla parola data.

Sintomi
1. Scarsa fiducia nell'esternazione dei sentimenti altrui .2. Lieve cinismo epidermico nei confronti dei desideri .3. Irresistibile prurito al confronto tra esperienze passate, negativamente terminate .4. Tendenza alla generalizzazione . 4. Attitudine pessimista allo svolgersi degli eventi.5. Necessità di toccare con mano la realizzazione delle parole altrui, per giungere ad una consapevolezza di realtà.

Terapia
Ancora poco testata clinicamente. La degenza è comunque molto prolungata. Test in vitro dimostrano il miglioramento dei sintomi con la frequentazione di persone sincere e pulite, entusiaste e coraggiose.


Dieci minuti prima di...partire

Devo cambiare il sottotitolo di Carosella.
Dieci minuti prima di dormire andava bene quando avevo meno lavoro, o meglio più e possibilità voglia di cazzeggiare. Allora arrivavo a sera ancora con energia e parlantina sciolta tra le dita e avevo molte cose ancora da dire sullla giornata.

Ora lavoro lavoro lavoro e di sera sono molto poco reattiva cerebralmente parlando. Si, credo potrei reagire a massaggi, bacetti e quant'altro, ma a elucubrazioni intellettive/ironiche/esistenziali, no, direi di no. Posso al limiti raggiungere il frigo per bere del benedetto latte ghiacciato, o arrancare (nelle sere migliori) fino allo struccante per gli occhi (vedi evitare l'effetto panda immortalato da Wendy). Ma poco altro.

E si che la buona volontà ce la metto. Decido che non ce la faccio più a stare in posizione verticale e allora raccatto tra le braccia il mac, i cavi necessari, il libro che sto leggendo (*) e il libro che vorrei leggere appena finito quello prima, un quadernino moleskine dove segnare i versi che mi passeranno attraverso le emozioni libere del presonno, una penna, la crema per il corpo ai fiori di bach con al quale vorrei massaggiarmi (due effetti: coccole autogenerate e pelle di seta), telefonino per gli ultimi sms della giornata, bicchiere d'acqua.

L'epilogo solitamente è questo: mac che lentamente scivola di lato e sbatte l'angolo contro il pavimento (il mio è un letto bassissimo, stile finto fu ton), cavi tirati che si portano via il libretto che sto leggendo, mano che stringe il cell ( a 'mo di telecomando per cambiare canale di connessione con il mondo) che lentamente molla la presa, tubo di crema aperto accanto al fianco che aspetta solo un mio movimento ulteriore per essere premuto e lasciar fuoriuscire tra fianco e lenzuolo rivoletti di crema, penna ovviamente aperta in giro per il letto, gatto che serenamente beve dal mio bicchiere d'acqua, quadernino moleskine rigorosamente intonso con elastichino ben chiuso. Naturalmente luce accesa e occhiali di traverso.

Panorama paradisiaco che terrebbe lontano qualsiasi essere umano di sesso maschile (ma tant'è, non si può mica pretendere 365 giorni di donnaincarriera + geisha, no?).

Quindi appena ho un minimo di tempo, cambio il sottotitolo con dieci minuti prima di partire. No, non intendo prima di partire per il mondo del signor bianchini, ma prima di partire per un lungo viaggio, per una giornata intensa, per un grande amore, per un giro di giostra, per un gelato al torroncino, prima di partire per una serata uauau, per una giornata riflessiva poetica o un paio d'ore di caccia ai saldi. Insomma prima di partire, con la testa, prima di lasciarmi andare, prima di frenarmi, prima di bere troppo, prima di mangiare troppo poco, prima di piangere, prima di un sacco di cose. Prima di.

16 settembre 2008

Fatina











Fatina Farfallina,
dove sei?

Hey, dico a te, biondo

E tu, che ogni tanto leggi qui, si tu, che di nascosto guardi dalla serratura perchè sai di non meritarti l'ingresso nelle mie stanze, nè la mia confidenza, neanche quella di un blog, neanche quella di un libro.
Io volevo ricordarti che sei uno stronzo.
Che il veleno del tuo strascico mi sporca ancora l'anima. Che hai cambiato il mio spirito in ruggine e chissà quanti anni mi serviranno per spurgare le tue croste.
Sei uno stronzo anafettivo vestito da cuore generoso.
Stronzo. E' colpa tua di come sono diventata. Stronzo.

15 settembre 2008

Nell'odore della pelle è nascosto il futuro.
Conosco un uomo matrioska.

Conosco un uomo che ha il volto sfumato.

Conosco un uomo che si muove da ragazzo e un ragazzo che a stento tiene dentro un bambino. Corre dietro alle immagini della sua fantasia, calvalca draghi e combatte con mostri e lottatori, insegue nani nei labirinti, e cade in tranelli nascosti. Ama da lontano, come i cavalieri medievali, si mescola a un circo immaginario di animali e si accoccola accanto a loro, nei campi d'estate. Canta quando è triste e canta quando è allegro. Le canzoni lo portano sulle onde dorate dei conigli, cavalli e cani e dei giochi, dei campi e degli amori mai raggiunti.
E' un bambino grande, è un uomo bambino.

Conosco un ragazzo che ha il volto che cambia. Cambia nei giorni, nuvolosi e attesi, negli occhi neri di una donna che lo tiene a distanza, redini tirate, di una donna bambina che non cresce per scelta e lo trattiene senza tenerlo, con un soffio di lava.

Conosco un bambino che è grande come un fiore gigante dentro un piccolo vaso.
Conosco un uomo, ragazzo, bambino. Uno dentro l'altro, uno fuso con l'altro, in una sfumatura argentea che continua a divenire.

Conosco un bambino che è sempre stato uomo e un un uomo che spero sempre sarà bambino.
L'ho visto ma non da vicino. Lo intravedo da lontano e mi piace così, tra una favola e un gioco, un progetto e un travaglio, un libro e un pensiero.

Mi piace conoscere senza toccare, sorridere senza colpa, e vedere le stagioni che cambiano. Credo che questo
autunno arrivato, porti anche lui con il vento.

14 settembre 2008

Effetto imbuto

Quando si accavallano troppe cose e osservazioni che vorrei fermare qui su carosella, mi si incastrano tutte, spingendo una sull'altra, e alla fine, per non fare torto ad alcuna, non scrivo di nessuna.

12 settembre 2008

cos'è che fa uomo

Il mento, la moto, il tremore che si avverte nella resistenza,
il buon viso a cattivo gioco, il ricordo dell'odore di mamma, la pulsione tra le gambe la mattina,
il piede che spinge sull'acceleratore, la curiosità e la paura dei pensieri di una donna,
i cassetti da aprire per fare, i cassetti da tenere chiusi per non pensare, il timore di non bastare,
l'orgoglio di vincere con le proprie forze, la fragilità immensa davanti a un figlio,
l'incapacità affettiva profonda davanti a un padre,
il terrore di non essere liberi,
la paura di essere traditi e quella di avere troppa fiducia, la nebbia nell'immaginare un futuro,
la porta aperta nella notte nell'accogliere un amico. La complicità di essere maschi,
la forza di autoconvinzione, la solitudine a letto, le notizie del mondo sui giornali,
il modo in cui ordina un caffè, l'apparente indipendenza,
l'apparente controllo che placa, piacersi allo specchio, tutto sommato,
il modo perditempo di fare la spesa nei supermercati grandi, le tette della cassiera,
il piacere di stare anche soli, le mani nelle mutande, i soldi in tasca.

11 settembre 2008

Punti di vista





mi svegliai una mattina mezzo cieco. L'oculista disse che guasti organici non c'erano. Forse mi ero sforzato troppo a guardar quadri? E se avessi provato orizzonti più vasti?

(Bruce Chatwin, 1996)

ritardo causa piedi, o piedi causa ritardo?

Sono ancora a casa, dietro ai monitor, nuda, con lo smalto sulle unghie dei piedi che si asciuga, e i piedi appoggiati alal sedia davanti, il secondo caffelatte accanto alla tastiera che continuo a dire, ora vado, ora vado, leggo ancora questo, scarico ancora questa che mi piace, ma ora vado. Sono ancora bloccata perchè chi mi conosce sa che io comincio a vestirmi dalle scarpe. Quindi non avendo ancora i piedini pronti, cincischio, temporeggio. Manca un minuo però, e poi vado a scegliere le scarpe. E poi, a salire, intimo, vestiti, ecc.
Non necessariamente c'è un grande pensiero per l'abbigliamento di ogni giorno. Tendenzialemnte è l'umore che vorrei a guidarmi. Non l'umore che ho.
Piccola differenza, ma differenza grande. Un pò come dire un pennello grande o un grande pennello?
Se sono "difficile" mi vesto con una cosa facile (così non mi complico di più), se sono triste, mi vesto di arancione e rosa e rosso e giallo ecc (così mi tiro su) se sono appassionata, mi vesto di chiaro, di gentile, di neutro (così mi calmo), e così via. Il mio armadio è un circo.
Mi viene spontaneo, e non ci penso neanche tanto.
Questa mattina ho bisogno dei tacchi alti. Lo so che non sonon da mattina, lo so, lo so, ma ne sento un'irrefrenabile bisogno. (deliro, lo so...)

Lo smalto è asciugato, le scuse finite, scelgo le scarpe e scendo ad affrontare la città.

10 settembre 2008


Non dipende da me
riconosco che non dipende da me.
Dipendessse da me
sarei in felice completa dipendenza.

(patrizia cavalli)

9 settembre 2008

Il nonno Idilio a vent'anni

Ciak

C'è una cosa in più, in quella donna là. La sua vita del cuore è un tagadà.

Prima scena: dietro la chiesa, 34esima: azione!
Sera, raptus di voglia di vivere: apertivo urgente con abito nero. Lei lo guarda diversamente, lui le regala una foto fatta da lui e stampata in grande solo per lei. Una foto rubata in un treno, di una ragazza africana che dorme. Dolce e vulnerabile. Stooop.
La donna guarda per la vera prima volta gli occhi di lui così chiari, e pensa è la prima volta che gli occhi chiari chiari chiari non mi spaventano, allora possono esistere gli occhi chiari chiari, ma caldi. Le si scioglie il ghiaccio nel bicchiere e anche qualcosa dentro, qualcosa che assomiglia alla fiducia. Stooop.

Lui l'accompagna allo scooter, come un fidanzato degli anni '50, composto. All'improvviso, mentre lei guarda una vetrina da vicino per il buio, lui la prende, la stringe. Lì, dietro la chiesa con le campane che suonano facendo un casino pazzesco. Non sa perchè a lei viene in mente Donnie Darko. E poi, subito dopo, scuote la testa.
Stooop- Buona!

Seconda scena: messaggio, 12esima: azione!
Donna rientra a casa trafelata, appoggia le chiavi sul mobiletto accanto alla porta (c'è sempre, un mobiletto accanto alla porta, e lì, si appoggiano le chiavi). Va di filata, ancora con la borsa a tracolla, al computer, deve scrivere. Subito. Urgentemente.
Plin pliiiin, un messaggio sul cellulare appoggiato lì vicino, rompe il silenzio.
"dopo 20 ore di nebbia con visibilità a 30 metri, con aerei fantasma che il radar ci segnala ma che non vediamo, volare così è come correre contromano in autostrada. Ma la nebbia si dirada e davanti a me, l'Africa. Fa un freddo cane in cabina. Ma il peggio è passato, ora sorvoliamo l'Oceano. Guarda se trovi un volo Trieste_Casablanca. Non prima di venerdì, che tocco terra. Facciamo mini-vacanzina?"
La donna, cellulare luminoso in mano, si lascia andare sul divano, guarda fuori. Ferma. Campo lungo sul panorama notturno della sua finestra.
Stooop - Buona!

Terza scena: amore di donna, 7ima: azione!
Donna con occhi sgranati e blocco al cuore. Imbalsamanta da troppe emozioni. Donna che cerca gli occhi che la possano aiutare, si dice da sola che non capisce un cazzo. E' in crisi e piange. Se fumasse, fumerebbe. Lei mica le sa gestire quelle cose, non riesce a fare la figa che vive leggera. Lei di leggero non ha niente. Perchè poi sbanda di brutto e poi piange e si sente ubriaca. Se bevesse whisky, ora lo berrebbe.
Stooop.
Dall'altra parte c'è un altro uomo, davanti al monitor (lo vediamo di spalle). Le parla con dolore consapevole, di cosa ha capito del loro profondo legame che ha poco a che fare con una relazione tra uomo e donna. Le dice che secondo lui le donne amano in modo diverso dagli uomini. Gli uomini possono amare molto più donne nella vita, , allo stesso livello, senza che una prevalga su altre. Le donne invece sono capaci di amare un uomo per tutta la vita. Anche nel modo sbagliato. Anche l'uomo sbagliato. Magari vivendo altre storie, una famiglia con un altro, anche riuscendo ad essere felici. Ma dentro, ancorato al cuore, ci sarà sempre lui. Come se l'amore delle donne potesse essere un filo che si attorciglia ad un sogno.
Stooop.
Inquadratura della schiena di lei, di fronte al monitor.
La donna si sente una bambina incapace di gestire la vita. E prende, prende ancora cosa sta ricevendo, energia e vita. Si asciuga gli occhi, ringrazia di essere viva, di sentire.
Rabbia, desiderio, dolcezza, stanchezza, energia, speranza, fluidi che le pulsano dentro.
Un ragazzo mai conosciuto le direbbe ora: si, ma è divertente, vivere.
Stooop.
Lei prende un sonnifero e spegne la luce appoggiata accanto al letto, rimane con gli occhi a fissare il buio.
Stooop, buona.
nelle mie macerie vivo di amori scomposti


(E poi c'è dell'altro.)

8 settembre 2008

Divano al caramello

Telefoni con il filo, occhi da cerbiatta, unghie da limare, vestitini, sotterfugi femminili, e uomini, uomini, uomini di cui parlare, uomini da aspettare, da spiare, da cercare. Da un divano del centro città sono entrata in un salone di bellezza di Beirut, l'altra sera. Un piccolo mondo sensuale e colorato, sensibile e ridanciano, appassionato e commovente, in cui donne di tante età, affrontano piccole e grandi drammi, confidenze, schiocchezze, cerette e pieghe ai capelli. Dal grande schermo piatto con gli occhi sgranati sono entrata tra i segreti di sesso e maternità, liberi e intimiti come solo le donne sanno raccontare. Un'atmosfera narrata in modo delicato e in punta di piedi, mi ha fatto immedesimare nelle emozioni di ognuna di loro.
Perchè una donna è un pò come tutte le donne e in una vita si sfiorano un pò gli stessi scenari. Amare un uomo impegnato, dissumulare qualche esperienza di troppo, sentirsi sfortunate, sentirsi un pò puttane, essere attratte per un attimo da un viso di donna, trovare sollievo alle lacrime nelle braccia di un'amica, sacrificare qualcosa di importante per un gesto d'amore, essere figlie, e madri, e non smettere mai, nel riso e nel pianto, di avere gli occhi lucidi.
Si sta come d'autunno sugli alberi i macigni.

(gentilmente concessa da .b)

5 settembre 2008

Coppia ( oppure un paio di? )


Còppia: còppia ['koppja], [ 'kɔppja]
s. f. (sostantivo femminile)

> Unione di due persone, di due animali o di due cose; equivale per il senso a "paio", sennonché questa voce implica sempre che si tratti di elementi uguali o simili tra loro, mentre con coppia si può intendere un'unione di elementi, anche diversi, che stanno insieme per uno scopo comune
> La combinazione meno importante del gioco del poker, consistente nella presenza di due carte di uguale valore; doppia coppia, la combinazione (immediatamente superiore alla "coppia" e immediatamente inferiore al "tris") consistente nella presenza di due distinte coppie di carte dello stesso valore
> In fisica, sistema di due forze uguali e contrarie con rette d'azione parallele e distinte
coppia termoelettrica, V. termocoppia.


Tra tutte le suddette definizioni, credo di fare parte di quella, che non c'è, di "due messi vicini, che sono anche lontani".

Questa notte una donna

In una casa anima in una notte piena, i sogni della donna erano densi come petrolio caldo.
Il cielo dall'altra parte del vetro che faceva da tetto caricava il suo peso da ore, preparando di rovesciarsi di pioggia fitta e pesante.
Rari uccelli illuminati da qualche luce rimasta planano bassi. I cani lontani smettono di abbaiare. Ogni cosa, sugli occhi chiusi, si ferma e rimane.
Un momento di immobile respiro. E un vento compatto si muove, come un coro di aliti grigi. Una finestra sbatte, aprendosi all'improvviso, in fondo alla stanza l'altra finestra l'accoglie, aprendosi a sua volta. Il luogo diventa un tunnel, il vento un respiro. La donna apre gli occhi, silenziosa.
Non è paura, quella nel petto. E' circospezione, appena percepita. Ferma, ascolta i movimenti invisibili nella casa. L'aria rantola, ergendosi come un'onda che cresce, potente. Ascoltami, le dice.
La donna si alza, non è paura quella nella gola. E' un dovere naturale, scendere dal letto, non accendere luci che non servono, arrivare in mezzo alla casa. Ascoltare. Nel petto.
Agli spiriti non ci ho mai creduto, ma questo giro di vento arrivato dal cielo mi avvolge e mi parla. Come posso dire di questo, se non spirito.
Nella notte senza nessuna ora, porta una mano al petto, stringendo l'ossidiana nel pugno. Dentro al pugno si spalanca uno scudo d'anima, la rassicura.
La donna rimane lì, a piedi nudi. Accoglie lo spirito del nulla e del tutto che le danza intorno, per minuti interi, come volesse portarla via, su nel nero.
Ma nulla accade di questo. Lievemente, dopo un culmine senza minuti, si scioglie il soffio rumoroso della notte, s'attenua, rimanendo corale, un ultimo giro intorno a quella piccola donna dai capelli scomposti, ed esce, da dove è entrato, dai pori, dalle finestre, dagli occhi.
A piedi nudi rimane la donna, in un attimo di silenzio fermo, prima che un cane lontano riprenda il suo guaire, un'automobile passi nella strada di sotto, grattando il silenzio.

4 settembre 2008

Ossidiana, guerriera di verità

Sguardo di lupo nero si appoggia sul mio petto, legacci mi tengono, preparati anima mia, che il calore di una tenda oscura ti coprirà come un mantello dell'invisibilità.
Strega perlata mi tocchi la spalla e in un flusso la pelle si fonde e si sprofonda nel liquido essere. Siamo tutte ora e una. Un uomo, si. Negli occhi di femmina di mille ere la domanda muta, mi fissa pungendomi. Amare è lasciare. Amare è stare fermi e un sospiro allevia l'antica curva, l'orizzonte diventa la un segmento ritorto. Occhio nero potente di notte, accoglie la forza dello spirito, scivolando oleoso verso cioè il centro. Io sono Terra. Io sono Aria.

Venti scomposti m'alzano i capelli e finalmente respiro, elevandomi attraverso la crudeltà della vita, nel sangue di un figlio doloroso, nel dolore, nella pelle sbucciata. I palmi dei piedi sfiorano le pietre calde lasciando ombre ovali che si muovono come insetti scoperti.

Ombre torbide si dissolvono nella trasparenza pungente di Aria di vetro. Le guance s'arrossano, si tagliano, e io Vivo e i polmoni fanno il primo respiro, ampio e profondo come il mondo, il mare, tutti i boschi e le valli, le acque i deserti. Un volo di fiato che è solo un battito ciglia.
Mi purifico, io femmina, sospesa.

Guerriera della verità mi copri il petto, e i seni come statue vigilano. I limiti e le mie paure si esaltano, s'ergono imprigionandosi nello specchio scuro che le trascina giù, più giù, fino a livide gocce dense che escono dai piedi nell'aria e ricardono in fondo alla Terra, liberandomi.


E' nello scontro coraggioso con gli errori che troverò la strada.

3 settembre 2008

il cuore delle donne (il pensiero di un amico che mi conosce bene)

alla mia amica "che tipa assurda che sono":
ti contorci tra tre atti sperando di vivere in un atto unico.
gli aggiustamenti registici non ti proteggono dai gorgoglii dello stomaco
che diventano tenaglie che stringono e rapiscono.
tra azzurro ghiaccio e nebbie d'africa
porti a sintesi, in conati di lacrime,
felicità sbandate in uno slancio per sempre

sogni o sogniferi?
trova il senso
ma non di colpa
prendi la vita
fanne briciole
traccia un percorso
via

2 settembre 2008

il momento

Ci sono uomini, in particolare con scarsa comunicazione verbale, che hanno vicino donne che soffrono per la scarsa cura che essi hanno per loro.
Di solito questi uomini per molto tempo sono molto amati, secondo la banale ma spesso valida regola del in amor vince chi fugge.
Spesso poi queste donne provano piano piano una crescente vera e propria spossatezza, nell'amare una schiena voltata dall'altra parte (metaforica o no).

Allora piano, piano, spesso queste donne si allontanano.
E i loro uomini non danno segni, più di tanto. Magari chiedono altra pazienza, magari aggrediscono con atteggiamenti da duri.
E le loro donne, ormai quasi rassegnate, fanno lentamente ancora un passo indietro, dentro di loro.

Poi talvolta questi uomini, per la legge dei vasi comunicanti, non utilizzando il canale comunicativo classico, accade che avvertano nell'aria il momento clou, che "percepiscano" esattamente il momento in cui le donne stanno per lasciarli. Proprio quel preciso istante, in cui quelle donne si stanno per ritrarre, rassegnate a non poter essere amate e felici, quegli uomini parabola, fanno un unica mossa.
Un gesto, atteso per molto tempo, ormai insperato, arriva proprio in quel momento.
Un attimo prima o un attimo dopo della decisione di quelle donne, a dire la verità questo non lo sanno.
Ma in quella fetta di tempo il gesto, il gesto forte, lo fanno.

E quelle donne vanno in crisi.

Statua di polvere


sprofondata tra pile di libri distrutti, copertine di cd scomparsi, cartacce, depliant raccolti in chissà quale vacanza, polvere, una sveglia rotta, avanzi di piccoli album da acquerelli, sto lì.
uno straccetto in mano mi dà l'alibi di riprendere in mano libri che non sfioro da anni, le dita sporche toccano le pagine, riscoprono dediche dimenticate, ricette e pensieri scritti su foglietti e nascosti tra le copertine, e provo a sentirmi così, copertina di un libro senza libro.
Il libro chissà dov'è.
Se c'è mai stato, forse sono una copertina di un libro ancora da scrivere e forse una sfilata e messa da parte, perchè il cartone è più duro.
mi sento un oggetto, in mezzo a oggetti, polverosi e spesso più nobili di me.
mi sento una custodia di dvd scardinata, una bambolina con le gambe staccate.
passo da una mano all'altra dispense di spagnolo mai studiato, foto ritagliate, pezzi del mondo del mio circo, libri di poesie senza fine, piccole forme fatte di pietra, raccolte in giro come una gazza ladra di cose opache.
su un piccolo legno liscio c'è scritto SF ocean's beach, e mi ricordo perfettamente quando la mia mano l'ha raccolto, sul bagnasciuga dall'altra parte del mondo, e l'ha infilato in tasca dei jeans, quasi di nascosto, vergognandomi di quel gesto romantico.
un manuale della vela, mi arriva tra le braccia, comprato da me, anni fa, per me, in nome di un sogno, è intatto e lucido, come un amore sfiorato appena e così forte e riesco ad aprire solo le prime pagine, e leggo: i rudimenti: cos'è amare il mare, perchè non c'è cura per chi cade malato di vela.

amato
mare

tagliente

mi corre dietro il mare, mi sta davanti a casa, ogni benedetta mattina, ogni sera, ogni notte, e quell'orizzonte è una linea vibrante ma tagliente come una lama e oltre là c'è quello che ancora non c'è.
mi corre dietro, dentro alle vene del legno raccolto sull'atlantico, mi tiene ferma come cime d'acciaio, mi prende e mi lancia come un sasso piatto a rimbalzi verso il sole.

poi mi appare all'improvviso in certi occhi, che ogni tanto si aprono di più per un istante, e fanno trasparire per un secondo un respiro di stupore.

Sono una statua piena di polvere, seduta per terra davanti a una libreria nuova, io distante da me stessa e unita da un movimento che è un riflesso, un desiderio, una forma.
chiudo due copertine, con cura. Le passo lievemente con lo straccio, seguo il contorno e lo spessore, pulisco e riporto giustizia ai colori

anche le mie spalle hanno bisogno di uno straccetto umido di mare che
le pulisca

1 settembre 2008

A casa con Tarzan

Fantastica chicca del ritrovato amico SC, che mi ha mandato un articolo dalla repubblica.
Casette dedicate ad aspiranti Tarzan ed eventuali Jane in cerca di un rifugio isolato e lontano dai rumori (dal telefonino e dal computer) dove rallentare i ritmi prima del rientro in città.
Fantastica idea, sono sicura che nel finesettimana vagherò per il Carso alla ricerca di alberi giganti dove sognare di costruirmi una casa. Poi penso: i ragazzi si arrampicano, ok, il gatto salta su e giù, deve essere una specie di sballo per un gatto una casa così.
Certo parcheggiare sotto casa diventa fattibile, stendere la biancheria sui rami diventa quotidiano e cogliere la frutta fresca un optional (dipende ovviamente sopra a quale albero da frutto avete costruito la vostra casa). Ma il postino, come ci fa firmare le raccomandate? ma soprattutto, dove trova il campanello da suonare due volte?

Non incontro skypisti straordinari

Groucho7382,
Dylan74,
Mangiamitutto,
Rodidon,
Aladino69,
Tozzo,
Evvaigigi
,
....

e tutti voi della famiglia immensa del permettimidivederequandoseiinlinea

rispondo con un mazzo di risposte, scegliete voi la più appropriata:

Si, sto lavorando/no, non ho voglia di fare quattro chiacchere/no, non credo che ci conosciamo/si, nella foto sono io/grazie/prego/non credo di poter diventare la tua amante/si, ho le tette grandissimimissime/non parlo turco/ok, alla prossima/mica vero che sono antipatica/non sono sola in casa/No.