29 luglio 2010

Ma tu... che tipo sei?

Ma tu... che tipo sei? nel parlare comune sembrerebbe un approccio. Invece sto parlando dell'enneagramma. L'enneagramma è una "disciplina" antichissima tramandata oralmente dai sufi, e solo da relativamente poco viene anche diffusa con la scrittura. Secondo l'enneagramma, tutte le persone possono essere rappresentate da nove (nove = ennea) enneatipi, che ne racchiudono caratteristiche, qualità e psicosi tipiche.
Ogni enneatipo è caratterizzato da un
punto di stress e un punto di redenzione. Ognuno di noi, leggendo l'enneagramma, può trovare sue caratteristiche in ognuno dei nove tipi, ma solo uno è quello che ci rappresenta, quello con le caratteristiche "dominanti".

Gli insegnamenti più noti ed approfonditi in tema di enneagramma sono stati condotti da
Claudio Naranjo, psichiatra cileno, che ha proseguito il percorso tracciato Ichazo.

In psicologia l' enneagramma è molto usato perchè permette una profonda e approfondita analisi di se stessi, aiuta a capire come si sviluppano certi comportamenti che noi riteniamo abituali, ma che in realtà abbiamo fatto nostri nel periodo dell'infanzia e della crescita, che ci portano a decisioni sbagliate e atteggiamenti sbagliati.
Il carattere infatti è il risultato dell'incontro fra le richieste d'amore del bambino e le risposte ricevute dall'ambiente. Nel corso degli anni, il carattere diventa una struttura rigida che ingabbia in schemi fissi emozioni, comportamenti e convinzioni, ostacolando l'evoluzione personale.

Qui sotto un piccolo riassunto, per dare un'idea dei
9 tipi psicologici, consapevole da fatto che è un argomento molto vasto, pieno di dettagli e di contaminazioni di tradizioni e filosofie proveniente dal mondo orientale.

TIPO 1 : il perfezionista /l'idealista (trappola: ira)
TIPO 2 : altruista (trappola: superbia)
TIPO 3: manager (trappola: falsità)
TIPO 4: romantico / artista (trappola: invidia)
TIPO 5: eremita / pensatore (avarizia)
TIPO 6: scettico leale / ligio (trappola: paura)
TIPO 7: ottimista / epicureo (trappola: gola)
TIPO 8: capo (trappola: lussuria)
TIPO 9: diplomatico / mediatore (trappola: accidia)

Non mi piacciono invece i test riguardo all'enneagramma. Ne esistono molti sul web, io stessa ne ho fatti molti di controprova. Ma ritengo che anche solo una sintesi porti via numerosi significati alla complessità di questa teoria, un test di poche domande uguali mi sembra un gioco da settimana enigmistica e qui non ve lo metto.
Quindi per trovare il vostro tipo, dovete solo leggere, leggere, leggere, utilizzando se volete i miei link solo come punto di partenza. Consiglio anche i vecchi cari libri di carta. Leggete, senza barare e senza farvi fuorviare della parola "trappole". Altro non sono che le bucce di banana dove ogni tipo può scivolare. Quindi, meglio prevenire.
Quindi stiamo attenti ai significati delle parole: se qualcuno ci si avvicina e ci chiede... che tipo sei? siamo pronti a rispondere a tono, con un: vuoi sapere il mio numero?

24 luglio 2010

Homo Romanticus



Leggo:

L’ethos dell’uomo romantico consiste appunto in uno stato interiore di profondo dissidio, un continuo desiderio inappagato, una volontà di elevarsi dalla realtà per ricercare un’inafferrabile dimensione altra.
Secondo le parole di L. Mittner «inteso come fatto psicologico, il romantico non è il sentimento che si afferma al di sopra della ragione, o un sentimento di particolare immediatezza, intensità, o violenza, e non è neppure il cosiddetto sentimentale, cioè un sentimento malinconico-contemplativo».
Il romanticismo pone al centro di tutto la sensibilità. L’uomo romantico infatti è un uomo fortemente impressionabile, irritabile e reattivo: proprio da questo gli deriva l’amore per l’ambivalenza, per quel sentimento della precarietà, di irresolutezza, un senso di irrequietezza e di inquietudine interiore.
Sehnsucht è il termine tedesco che indica in maniera precisa quello struggimento tipico degli uomini romantici; non una nostalgia o un desiderio inappagato ma vero e proprio ardore e tormento per un desiderio che non potrà mai esaudirsi perché irraggiungibile: “desiderare il desiderare”.


Penso:

Ma allora, il principe azzurro altro non è che un nevrotico insicuro sfuggente instabile e collerico cicisbeo?

23 luglio 2010

Degustatio non perfecta


Cercando di gustarmi Trieste d'estate, ho scoperto questa nuova iniziativa del REVOLTELLA ESTATE 2010: "Calici d'arte"
Profumi e sapori, conversazioni e degustazioni sulla terrazza del Revoltella
Senza prenotazione nè altre informazioni la mia amica ed io siamo entrate serenamente nel Museo Revoltella, dirigendoci alle scale per la terrazza. Intercettate da un gentile custode, abbiamo dato nomi e 10 euro cadauna.

La terrazza del Museo Revoltella d'estate è bella, si sa. Fornite all'ingresso del primo dei 3 calici, un Prosecco di Sancin, se ben ricordo, ci siamo accomodate ad ascoltare la presentazione di Stefano Cosma, presentato egregiamente dall'Ass. Greco e dalla Direttrice del Museo Masau Dan.
Bella location, interessanti le informazioni, buono il primo vino.
Peccato però per i tempi dei discorsi, per me troppo lunghi, soprattutto considerato che si stava seduti fermi e in silenzio, in un orario da leggere chiacchere da aperitivo. E che il vino si scaldava. E che solo allo scadere dei primi 3/4 d'ora è passato un vassoio con pezzetti di pane gocciati d'olio extravergine.
Buono, ma...
Peccato anche che il secondo vino, KK di Kante, lo abbiano servito nello stesso bicchiere, ormai aromatizzato e scaldato dalle note del precedente. Io confesso che il primo bicchiere l'ho abbandonato su un tavolino... ma il cameriere seppur gentile, non era preparato al cambio.
Cambiata postazione e avvicinate al tavolo dei bibanesi già con la testa che girava leggermente. Mentre il discorso in sottofondo era ormai passato, nella seconda ora, all'informazione sugli olii autoctoni, ho dovuto farmi largo per raggiungere uno stecco infilzato su un triangolino di formaggio offerto (infilzandone altri due, ahimè, lo confesso).
Formaggio leggero, non valorizzato forse (per la fame :)) purtroppo sguarnito del miele che cercavo.
Terzo vino, un interessante e originale Cotar, rosso, mosso, fresco, arrivato dal Terrano.
Quest'ultimo, per me, il più meritevole dei 3, peccato che anch'esso aggiunto nell'ormai profumatissimo calice che aveva ospitato i precedenti bianchi.

Io non sono un esperta di vini, lo dovevo premettere forse. Ma godo dei buoni sapori e mi interessa imparare. Per questo ci sono andata, per godere di buoni sapori e imparare. Credo sia questo anche il fine di chi organizza degustazioni del genere. Allora mi chiedo, perchè non educare per bene alla degustazione dalle semplici basiche regole del vino in bicchieri puliti? Perchè non offrire un pò più cibo d'accompagnamento, onde evitare tacchi ondeggianti sulla bellissima terrazza triestina e risatine lievemente scomposte? E l'acqua... con 30 gradi, forse dissetarsi con 3 calici di vino, per quanto buoni, è un po' poco accorto.

La prossima serata sarà il 5 agosto, si parlerà della nobile storia dei "Bianchi" del Carso. Ci saremo?

21 luglio 2010

il mare e la farfalla



Quando la forza di andare avanti è inerzia, trova la forza di fermarti.

Sono i casi in cui sei andato avanti, senza chiederti niente, quasi per definizione. Perchè l'hai imparato, perchè se non fai non hai, perchè il nuovo porta con sè orizzonti che non conosci ancora, perchè l'insoddisfazione è presente. Lede i tendini, lede i nervi, sgonfia le pienezze.
Sono i casi in cui quel che hai non ti basta. E quando confondi quel che hai con quel che sei.
Quando sei debole.
L'occidente si oppone così all'oriente. Il domani all'oggi. L'aspirazione alla consapevolezza.

La cosa bella è che la crescita di ognuno di noi è a onde. Onde di marea che non si fermano mai, loro. Si alzano, si fanno più piene e spumeggianti, e poi calano, si fanno seta, sembrano accarezzare la linea orizzontale, e venir inghiottite.
Così la nostra crescita sembra arrestarsi a volte. E subito dopo un'impennata ci risveglia la mente, ci rimette l'adrenalina della comprensione in circolo. Esistiamo, impariamo, sperimentiamo.

Fortunati noi che soffriamo, come crisalidi. Che saliamo sulla vetta dell'onda più alta a respirare il vapore diffuso, e ricadiamo con un tuffo apparentemente scomposto, che invece è perfetto, frastagliato come ali nuove.
Perfetto per noi, per il nostro mare nero e bianco e screziato, per le nostre emozioni, fragilità e potenti certezze.

20 luglio 2010

I piedi non hanno paura


(nella foto, i piedi di Erri De Luca, sul Passo Sandro Pertini, nel luglio 2010)

Elogio dei piedi
(Erri de Luca)

Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.