20 novembre 2014

L'ARTE CONCETTUALE SCENDE IN PIAZZA A TRIESTE

L'arte contemporanea concettuale affronta le strade di Trieste sfidando un personaggio pietra miliare della sua storia letteraria. Una doccia di arancione avvolge da oggi la statua bronzea di Italo Svevo, personaggio cult della Mitteleuropa triestina. Un'opera inserita nel contesto sociale, storico, culturale. Un'opera che desidera non solo farsi carico del messaggio cromatico arancione, come simbolo di apprezzamento della vita tutta, esprimendo sempre e ovunque coraggio, spontaneità e buonumore, ottimi i rapporti con gli altri. Ma desidera anche, visto in mezzo ancorato al terreno in Piazza Hortis, rimanere bandiera e cambiare la storia.
Un segno artistico indelebile per un'epoca culturale che sta cambiando. Così come il debutto di La coscienza di Zeno, dallo stesso Svevo concepito come recupero e salvaguardia della vita.  L'esistenza vissuta viene sottratta al flusso oggettivo del tempo. Soltanto se l'esistenza sarà narrata o «letteraturizzata» sarà possibile evitare la perdita dei momenti importanti della vita e rivivere nella parola letteraria l'esperienza vitale del passato, i desideri e le pulsioni che nella realtà sono spesso repressi e soffocati.
L'arancione qui evoca perfettamente la summa dell'opera, che altro non è che un cortocircuito tra opere ed epoche, tra tempo e storia, tra provocazione e riflusso storico. L'arancione colore rappresenta il rispetto per tutto e tutti ed è dotato di grande umanità, apertura, che si offre per conoscere e per essere coinvolto da interessi diversi.
L'arte concettuale scende in piazza, per la precisione Piazza Hortis. E rimane lì, bandiera indelebile di un'arte che grida con i colori e vuole farsi ascoltare.



31 agosto 2014

Àncora terra



La nostalgia impossibile di ciò che mai è accaduto 

è come la malinconia nel ricordare quello che accadrà 

Quando immergo le mani nella terra

il tempo non esiste, mentre germina la tenerezza.



Uomini non dimenticate la terra umida 

sotto le unghie rimane vita
  
io mi costruisco la libertà ogni giorno 

perché germogliare è facile dove la terra si apre.




3 luglio 2014

Non sono fatta per il gregge

Non sono stata fatta per il gregge. Per parteciparvi in gruppo senza guardare ad un metro da me, il mio sguardo cerca sempre l'altrove, l'orizzonte possibile e quello impossibile. A volte abbasso gli occhi, ma si soffermano curiosi, ancora curiosi, sui dettagli che mi circondano, microcosmi di particolari che rivelano l'infinito. Poi osservo. Osservo chi mi sta vicino, come reagisce alle cose, le espressioni che muove nel viso, il significato dietro a qualche millesimale ritardo in una risposta, mi immagino il mondo nascosto nel respiro sospeso, o nella veemenza delle affermazioni, nei rossori, o ancora nei sorrisi forzati e non sentiti. Odoro, anche. Gli odori mi parlano, mi raccontano di fatiche e vizi, di età e luoghi. Ascolto. Su tante dimensioni. Sussurri vicini, gracidare lontani, rombi distanti chilometri e qualche cinguettìo inspiegabilmente vicino. Qualche sbattere di porta. Qualche tintinnìo di chiavi cercate in borsetta. Qualche imprecazione in dialetto. Poi alzo gli occhi di nuovo, sopra le teste del gregge e ogni volta dopo tanti anni, ogni volta, la grandezza del cielo mi sorprende. E la nostra piccolezza. E poi anche la piccolezza relativa di questo cielo spalmato sopra. Penso. Penso sempre. Penso troppo. Mi chiedo il perché di molte cose. Riduco la realtà ai minimi termini e la riporto ai movimenti semplici, di esseri umani, di animali, di particelle di vita.
Non sono stata fatta per il gregge. Neppure per guidarlo. Chi non mi conosce a volte mi vuole ascoltare a volte mi emula, ma come tutti gli emulatori, arrivano tardi, a treno passato. Io sono sempre un po qui e un po' altrove. I movimenti del gregge mi incuriosiscono, non mi influenzano. Io non so deve portarle quelle pecore, morbide e gioiose pecore. Non ho ricette ne' formulari, non ho nemmeno evidenti traguardi. Vado avanti per me, per chi amo. Esploro la vita, a ritmo mio, a volte frenetico ed entusiasta, a volte riflessivo e cauto. Punta di piedi o corsa. Continuo a esplorare la conoscenza di me. Esplorare, sì,  è il mio verbo. Non seguire, non credere, non ubbidire.
Ovviamente mi è difficile fidarmi, farmi condurre, non farmi domande. E questo è un peso che mi rallenta il passo.

15 marzo 2014

Piero Toresella e il suo modo di Rivelare l'invisibile

Conosco appena Piero Toresella, signore e artista. All'inaugurazione della sua ultima esposizione a Trieste, Rivelare l'invisibile, ho ascoltato il commento critico di Maria Campitelli, curatrice della mostra e inossidabile e preziosa testimone dell'arte contemporanea di questa città, e ho gironzolato tra la folla in ascolto e in attesa di un drink e di convenevoli. Terminata la ricca presentazione critica e i primi brindisi, ho osservato con curiosità, mentre i presenti si diradavano, le opere esposte.
Alcune parole stimolanti ascoltate poco prima mi riecheggiavano in mente, come anti-contemporaneo (oppure anticontemporaneo) o come sottrazione. Alcuni tratti pittorici si ripetevano davanti ai miei occhi, come firma stilistica: uno per tutti, il reticolato di grafite. Morbido, continuo, di diversi spessori, costante. L'imperfetta morbidezza delle linee di matita rappresenta la gentilezza di forme che mi attrae nell'arte, pur essendo la rete come oggetto un limite ipoteticamente rigido. L'imperfetta morbidezza. Un fluttuare ordinato ma non rigido. Direzioni indicate, non imposte.
Mi piace molto anche la "piattezza" di questa pittura, nonostante le ombre e i chiaroscuri siano il portamento dell'immagine, questo effetto raso mi dà un sollievo materico, trasmettendomi una leggerezza non invadente.
La signorilità e delicatezza di signore d'altri tempi che mi appare nella seppur minima conoscenza personale di Piero, si ritrova tutta nelle sue opere, sempre composte, meditate, ma non noiose, anzi, che catturano l'immaginazione verso un "dentro" che ferma lo sguardo non solo sulla tela, ma altrove.

Queste alcune foto delle opere. La mostra è alla Lux Art Gallery (in via Rittmeyer 7, a Trieste).







Piero Toresella (a sinistra) che racconta
le sue opere a Peter Iancovich

28 febbraio 2014

"La vita è un mistero magnifico". Ritrovare Alberto Casiraghy.


Alberto Casiraghy gioca e danza con i momenti della vita. 


Prendete una casetta a Osnago, nella provincia campagnola di Milano. Metteteci dentro migliaia di oggetti e pensieri appuntati sui mobili, una vita di aforismi, un asinello di pietra. Nel giardinetto poi fate pio pio e scoverete un paio di galline razzolanti in mezzo a figurini di plastica e terracotta e fil di ferro di personaggi di ogni tipo. Guardatevi in giro e scoprite una macchina tipografica, proprio in cucina. Chi ci abita, in quei versi di materia? La gentilezza fatta uomo, Alberto Casiraghy.

Classe’52, a trent’anni inizia la sua epopea di Pulcinoelefante, con una piccola ma grande casa editrice, sotto il cui nome da allora stampa, a mano, nella sua cucina, migliaia di edizioni numerate, in formato piccolo su carta pregiata. In ogni libretto Alberto compone a mano testi brevi di autori più o meno noti, spesso di fronte a loro tra una chiacchera e l’altra, e l'arricchisce con un'incisione o una piccola opera originale d'autore. Ogni edizione, stampata rumorosamente in sole 30 copie, può essere considerata un’opera d'arte. Carta pregiata, filo colorato, una pazienza gioiosa, una foto in seconda e sul retro-copertina, un acquarello, un'incisione o un collage, parole inedite in prima pagina, una dedica, una brevissima poesia, un aforisma o un pensiero, sono questi gli elementi che compongono un "pulcinoelefante”.

Le attività di Alberto sono celebrate da molti anni in numerose interviste e redazionali, io mi limito a festeggiare la persona, conosciuta qualche anno fa, proprio nella sua dimora.

Entrare a trovare Alberto è intraprendere un piccolo viaggio. La sua casa è punteggiata da numerose frequentazioni, che lui cura e rilega, come i suoi piccoli libri, rigorosamente uno per uno, con una delicatezza e una poesia che rimangono impressi a lungo. Ospiti famosi e semplici nuovi amici, che Alberto accoglie nella sua stanza dei balocchi, la sua casa/vita di Osnago. E se si ha la fortuna di passarci delle ore, come è successo a me, ci si accorge della sua delicata e spiccata personalità, del sottile equilibrio tra ironia e cultura, tra sogno e ricerca dell’essenzialità.

Tre anni fa è venuto a Trieste, alla Stazione Rogers avevamo organizzato un’esposizione dei suoi preziosi libercoli, in quell’occasione ha respirato un po’ di questa ventosa città, e mentre, seduti ad un tavolino da bar, cuciva (con mio grande orgoglio) alcune copie di una edizione Pulcinoelefante firmata da me, mi sono resa conto che non era la casa, il luogo un po’ magico dove nascevano i suoi fiori di parole delicati d’ironia. Ma era lui stesso, lo spazio impalpabile in cui nascevano quelle piccole gioie di carta e inchiostro.

Oggi ci siamo sentiti per un saluto, per proporci di rivederci, e gli ho chiesto della sua casa delle meraviglie e di come va la ricerca di aforismi per incorniciare le "cose della vita."
Alberto: “La mia casa è sempre più piena anche se ormai cerco sempre più l’essenza…” 
Alessandra: “Ma se la tua casa, come mi dici, è sempre più piena di tutto, e tu però ora più che mai ricerchi l’essenziale… vivi quasi un paradosso, o forse cerchi di vivere in un’aforisma?”
Alberto: “Sento la vita un mistero magnifico, e uso gli aforismi per conoscerla meglio”
Alberto Casiraghy si rispecchia negli oggetti, negli ambienti e nel mondo di cui si contorna.
Diritti fotografici riservati.
Alberto Casiraghy riflette su ogni cosa con irriverente spirito da ragazzino.






27 febbraio 2014

livelli

"Da un punto di vista intellettuale sono tanto fortunata da essere in grado di esprimere ogni cosa con formule chiare, Quando si tratta di problemi della vita, posso apparire come una persona "superiore": eppure, nel profondo di me stessa, io sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito".
Etty Hillesum - Diario



8 febbraio 2014

MUSE INTERIORI, la mostra di Alessandra Spigai a Trieste

Il 20 febbraio inauguro la mia prima personale di scultura. Nella bella piazza Unità d'Italia di Trieste, al numero 4, di fronte al mare, all'interno della Sala Comunale.
Esporrò i miei primi lavori scultorei, e forse qualche sorpresa. Alle ore 18,00 c'è il vernissage. Ci sarà tanta gente, credo, sarà una specie di festa. 
L'esposizione poi continuerà fino al 12 marzo 2014, con orario 10-13 e 17-20 tutti i giorni. 
Ci vediamo lì!

La presentazione critica è di Maria Campitelli.
La mostra è a cura di Peter Iancovich per OpenUpArtGallery
Il mio sito è www.spigai.eu