30 agosto 2011

è una notte nuova






















E poi può accadere che qualche evento ci ricordi di quanto siano lunghe le notti e di quante cose possano avvenire lontano dal giorno.


Il sonno, invece, annulla il suo stesso tempo.


Quando dormo troppo poco il giorno mi accompagna quasi laterale, con un senso lieve di ubriacatura astemia, e di distacco osservatore più sognante del solito. Le mie ciglia sono un decimo di secondo più lente nell’attimo in cui si uniscono, ho più sete, penso e ricordo di più.

Vorrei raggiungere il livello sciolto di libertà nello scrivere che ho quando ho le mani nei colori, nelle carte, nei materiali. Momenti in cui non penso, non ragiono sul fine, ma mi lascio andare al piacere e all’intuito, andando avanti istintivamente. Mescolo colori, uso le dita, le infilo nella colla, le lavo, taglio, strappo, liscio con il palmo bagnato, mi fermo a guardare. Con velocità, lentezza, pause inattese, come in un sentiero inventato in un bosco, in cui stai attento solo a dove metti il prossimo passo, e ti guardi solo intorno, catturato da particolari in rilievo della corteccia degli alberi, una foglia, un rumore, un profumo.

E’ un po così il modo in cui vivo, adesso. Di giorno, di notte. Oggi e qui. E il bosco intorno ha radure improvvise, squarci di cielo stellato che mai ho visto. Sapori che invadono la bocca, materiali nuovi che si fanno avvolgere dalle mie mani. Il tempo ha un valore nuovo, in questa estate di passaggio.

Sul mare che ha sponde sconosciute, il traghettatore è spaesato, conosce poco il fiume che traghetta, lui rema e guarda l’acqua. La nostra vita dura anni, cento giorni, o una sole notte. Guardo ogni stella riflessa in ogni onda.

Può accadere che incontri o eventi ci ricordino quanto siano lunghe le notti, quanto tempo perdono i sensi coscienti mentre stiamo dormendo. Quanto siano diversi gli elementi guardati al buio, anche l’eco sulle strade, quanto l’acqua del mare più calda, e il rumore frusciante degli alberi nel vento più sibilante, e quanto siano dilatati i pensieri e le ombre, ombre che di notte sembrano quasi non esserci più.



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26 agosto 2011

la pelle permeabile e muta





















Dormo con le tapparelle alzate
o le imposte aperte
sempre:
nel buio pesto
non dormo bene:
se passo più di un decimo di secondo
nel buio pesto
io penso di essere cieco
non potendomi dimostrare che ci vedo:
e quindi è un'angoscia.

Non so separare il fuori dal dentro:
non so mai bene
se nella stanza fa caldo o è che ho la febbre,
se fa freddo o sono brividi miei:
dev'essere un difetto della pelle:
ho la pelle che è troppo permeabile:
non fa confine.



(carlo molinaro)






Pensavo di scrivere di lungo mare notturni, oggi. Di schiena appoggiata alla ringhiera e di testa all' indietro, verso lo strapiombo, che lo sguardo verso il cielo è quasi a centottantagradi e il collo è teso al massimo. Di occhi socchiusi che si aprono di stupore e delle pupille dilatate dal buio, del cielo nero che si sbatte in faccia immenso, estivo, traboccante di stelle bianche e scie di galassie.
Pensavo di dover scrivere della pelle che mi sta diventando più liscia, come un'età al contrario, di viso che esce senza trucco e si piace di più, di leggerezza nello svegliarsi la mattina, dopo così poche ore di sonno. Di libertà e desiderio. E di Natura, che da sempre e per sempre si allinea alla sintonia dei cuori che si mettono in moto.
Invece, il cielo nero puntinato, l'incessante aria calda sul seno, i capelli senza controllo, e altre decine di fotogrammi, rimangono sospesi e muti.
Trovo invece, per caso, questa poesia di un non poeta come me. Che parla di pelle permeabile, come la mia. Che parla di notte e di luce e temperature. Mi sembra rilassante, di una tensione verbale che mi quieta e mi semplifica.
La pubblico qua, a sostituire i miei ricordi.


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22 agosto 2011

acqua




















Il sudore mi appiccica i capelli più corti e sottili sul collo. Sento lievemente pulsare la pianta dei piedi appoggiati al pavimento di legno bianco. Una goccia di caldo concentrato si è raccolta in un punto preciso sotto al mio seno sinistro (lievissimamente più grande del destro) e riempita tutta di sè stessa, ha iniziato a scendere.
Anche il mio stesso respiro, arrivandomi sulla pelle umida, sembra quasi rinfrescarmi leggermente. significa che la pelle è davvero calda. Ogni parte del mio corpo sovrapposta ad un'altra, ha in mezzo un sottilissimo strato di bagnato, come una muta subacquea che garantisce la temperatura interna costante.

Dicono che questo gran caldo durerà ancora qualche giorno. Dopodichè l'estate inizierà a scemare.

Mi sono alzata dal divano, sono fuori. Innaffio le piante in terrazza con il lungo tubo di gomma verde. Non ha più l'augello per vaporizzare o concentrare lo spruzzo. L'ho rotto dopo solo qualche mese. Così faccio con il dito, il pollice, premo e vario l'apertura, aumentando o diminuendo la pressione del getto. Lo trovo una gran comodità, questo nuovo utilizzo del pollice.
Con i piedi nudi nell'acqua scaldata dal sole nel tubo, fingo di essere pioggia e spruzzo l'acqua in alto con tutta la pressione che riesco, una specie di geiser fresco s'innalza sulla mia terrazza e ricade i milioni di goccioline microscopiche sulle foglie dei miei vecchi alberi di ficus, sui nuovi fiori estivi, sul limone striminzito perchè mi ostino a non dargli il fertilizzante da agrumi, e poi cade sulla panca di legno e i suoi cuscini, sul tavolino rettangolare che è simbolo di quest'estate, sulle sedie pieghevoli. E su di me.

Così il mio sudore inizialmente si fonde con l'acqua per le piante, e poi viene sciolto via, scivolandomi addosso con l'acqua, fino giù sulle gambe, fino ai piedi, per allontanarsi nel flusso verso lo scolo della terrazza. Alzo il viso per prendermi tutta quella fontana privata, ci provo un gran gusto a starmene lì, incurante di tutto, in canottiera, a bagnarmi senza un accenno di protezione. Penso che è strana la sensazione di essere accondiscendenti nel bagnarsi quando siamo vestiti, ci sembra una cosa innaturale, quando non conveniente. Siamo spesso così sciocchi noi uomini.
Ora invece rimango lì, ferma e consapevole, e mi sento un pò pianta, i miei capelli si riuniscono in serpenti grondanti e diventano pesanti fronde di salice. La mia pelle, le ciglia, anche i denti, la lingua (perchè sorrido all'acqua con la bocca aperta) , si stanno abbeverando ed è una sensazione primordiale.
Io sono qui, con la pompa in mano e il pollice pressato sull'apertura, che creo uno sfiato di balena alto qualche metro, sopraa la mia terrazza, le mie cose, i miei soliti spazi estivi.
L'acqua interna fa un cortocircuito con l'acqua esterna e io lì in mezzo, vivo questo momento, nutrendomi, con potenza vitale e presenza. E' davvero un'estate ricca e matura.



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20 agosto 2011

estate














C'è un cielo nero impetuoso che tossisce lampi altissimi illuminando di viola il contorno delle nuvole. C'è un lieve vento caldo che cambia direzione ogni minuto, e amalgama aria salata e profumi di terra. C'è un tratto dell'orizzonte immaginato che è puntinato di luci vibranti in lontananza. C'è l'estate matura. Un guscio di spiaggia di sassolini chiari, arrotondati, schiarisce un angolo di sguardo. Il rumore stanco e mai stanco del mare, dà un ritmo morbido alla notte. C'è la notte. Sopra al mare.
La notte e il mare hanno le stesse sfumature del nero, è solo la consistenza della loro materia a renderli diversi.
C'è l'acqua accogliente quei corpi rifrangenti qualche altra luce.
C'è che lei ha freddo, appena immersa, ma ride e guarda i lampi nel cielo, come una ragazzina. Muove le gambe libere nell'acqua e si sente come avesse la coda di sirena. La pressione le arrotonda le forme e la sospinge in alto.
C'è che lui nuota a qualche metro da lei, senza avvicinarsi troppo, e mette la testa sotto a cercare i plancton luminosi dell'estate. E' anche un ragazzino che gioca.
Nessuno dice nulla. I rumori della natura si alternano ballando, lo scorrere dei minuti segna il tempo.
C'è che sotto il pelo dell'acqua lei stende il braccio, verso di lui. Nessuno può vederlo, quel braccio intinto nel nero, con la mano aperta, frange nascoste che accorciano la loro distanza. E' solo una piccola cima lasciata andare con la corrente verso di lui. Sorridono, sopra la superficie del mare.
La distanza di due braccia tra loro.
C'è che la mano di lui si allunga, il braccio si stende, sotto il pelo dell'acqua che copre tutto. Nessuno può vederlo, quel braccio intinto nel nero, con la mano aperta,  frange nascoste che accorciano la loro distanza.
Si guardano sereni come fossero stabilite le distanze, grati anche di potersi guardare, come corona quel mare e quella notte.
E' in quel momento che le dita aperte di lei sfiorano quelle di lui, sotto il pelo dell'acqua, a metà strada tra le loro teste. Gli sguardi nell'oscurità sorridono. Due mani si incontrano nel mare, si toccano. Le dita si intrecciano, si riconoscono, si tengono.
Nessuno dice nulla.
Pochi istanti, in quell'agosto pieno, in cui due stelle cadenti vibrano nel mare nero. Desideri che non si sanno esprimere.
E' un'estate matura.


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7 agosto 2011




Mi hai seminata di baci e seppellita

Poi mi hai profumata di sguardi e rabbonita

Tra le tue dita di seta mi hai tradita

Poi rigirata, raggirata, malamente rammendata...



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6 agosto 2011

Volevo dirti baciami

opera di Serena Cole
Volevo dirti baciami, ma non l'ho detto.

Perchè i baci giusti arrivano da soli e con una carrucola invisibile trainano una bocca vicina all'altra, senza cigolii.
I baci certificati doc sono una maionese che non impazzisce, lievita soffice, invece. I baci non si chiedono, ne' si dovrebbero subìre. Chiedere un bacio è come aspettare un "anch'io" dopo un "ti amo": l'aria intorno si cristallizza un po, le curve diventano spigoli, il respiro un'apnea.

Volevo dirti baciami, per togliermi il pensiero. Perchè i baci non nati rimangono stampati nell'immaginazione molto più di quelli sbocciati. E nella coltre di ipotetico, cambiano durata, consistenza, sapore. Possono diventare i baci più belli del mondo, se non sono mai stati dati.

Volevo dirti baciami, ma piano. Così che duri a lungo il passaggio dal non bacio al bacio, quella sottilissima striscia di spazio e tempo, tra le labbra che stanno per appoggiarsi, in un piccolo, carnale, rimbalzo.

Volevo dirti dammi un bacio, ma forte. Come quei baci in cui uno non è più uno ed è diventato l'altro, i solido e il liquido si attorcigliano, sprofondando dentro. Quei baci che sono portoni pesanti che si spalancano pesantemente.

Volevo dirti baciami, e vai via. Così che possa ricordarlo come primo bacio, tagliando via l'ipotesi dell'ultimo. Che mi rimanga l'inizio, senza la fine. Il primo sapore, non l'ultimo morso.

Volevo dirti baciami, ma non l'ho detto.


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5 agosto 2011

Magie di un'estate, al Livello 3.0


















Un locale capace di stare senza musica in sottofondo è come una donna in grado di reggere bene senza trucco: se lo deve poter permettere.
Metti che a quella donna basti lo sguardo rivolto all'infinito del mare, un vento ritmico che le muove i capelli, e sia bellissima, senza tempo.
Metti che a quel locale basti una cintura di filo di mare, una città che scompare dietro le rocce, una spiaggetta sassolosa che fa solletico alle onde. Il resto di un bianco caldo, rilassante, non affollato, semplice quel tanto da dare aria, raffinato quel tanto da non farti sentire in un luogo casuale.
Ecco Livello 3.0.
Una cucina essenziale a vista, immersa nel verde mediterraneo, profumi di griglia leggeri, fusi con l'odore del mare d'estate.
Rimane da parlare degli scampi crudi, delle chicche di patate condite con tonno fresco e melanzane, dei ravioli ricoperti di sardoncini del golfo, e del pesce semplice, profumato, di quel pesce che non ha bisogno di niente, se non di un po' di compagnia di un prosecco ghiacciato.
Mille peripezie, per riuscire ad aprirla al pubblico, questa perla del nostro golfo.
Adesso Franco e i suoi soci ci sono riusciti e brillano i loro occhi, anche quando gli avventori se ne vanno, a notte fonda, indugiando fino all'ultimo per non lasciare quel paradiso.
Allora anche loro riempiono di fresco un bicchiere magenta, abbassano le luci, si mettono un po' lì, sul muretto, a riposare prima di sistemare tutto.
Piedi nell'acqua, rumore di onde notturne, profumi. Questa è un'estate magica, si dicono, sottovoce.

Livello 3.0
bar e ristorantino al Residence Europa
Loc. Aurisina Mare
tel. 366 326 77 88



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4 agosto 2011

sotterranei e strati ( ovvero la mia libertà di riconoscere e scegliere)

In fondo, sotto al derma che si abbronza, sopra ai muscoli che si muovono, c'è uno strato che pochi conoscono. Si distende intorno al nostro corpo, avvolgendolo completamente. Non è solo un manto fisico, ma anche spirituale, mentale, sensoriale. E' la vita, l'amore, la scelta, la visione. Gli esseri umani più evoluti e delicati, sono spesso più sensibili. Il sole brucia di più, l'aria rinfresca di più, un sapore rimane nella memoria a lungo, uno sguardo non si dimentica. L'amore fa più male, la gioia è più alta, la rabbia più violenta.
Lo strato è un terminale di ricezione supplementare di esseri e vita differenti. Il mio strato è spesso e al contempo trasparente, nessuno lo vede, ma lui lavora, lavora, lavora.
Segnala pericoli, desideri, slanci. Vai a destra, vai a sinistra, no, lì, no. Si, quello lasciaglielo fare, ti fa bene. No questo è meglio no, un passo indietro. Respira. Goditi la vita. Guardala bene, è la tua.
Riconosci gli angeli. Fatti dare la mano.Tirati sul se sei caduta, forza in quelle gambe.

Il mio strato, raggiunta la maturità, mi dà grandi soddisfazioni.
In questo periodo mi dà guinzaglio lungo, razzolare a coda in su, per i prati verdi e vivi, senza paura e annusando i fiori più belli.
Direi che me lo merito, il mio strato vivo.

2 agosto 2011

Lettera aperta a un uomo chiuso.














Sai che c'è? dico a te. Che ancora hai la moto parcheggiata da me.
C'è che sto per dirti una cosa che negli ultimi due anni non avrei mai pensato di dirti.


G R A Z I E.

Grazie. Per avermi allenato quotidianamente alla precarietà della relazione, all’incertezza dell’affetto, alla conferma della tua sfuggevolezza. Grazie per avermi seguito con lo sguardo severo mentre cercavo di adeguarmi al tuo tono secco, così poco spesso sereno, così spesso insofferente. Grazie per avermi abituata con una ripetizione infinita ai tuoi aspetti caratteriali da psicotico, e per avermi fatto credere, con la tua aggressività totalmente passiva, di essere io l’inadeguata.

Ti ringrazio per esser riuscito a instillarmi il dubbio che la biancheria un po' sexy su di me fosse una provocazione strategica e volgare. E per avermi fatto credere che con me sia difficile parlare, sempre, anche quando, allegra, racconto la trama di un film. Che la mia vivacità emotiva sia una debolezza, da correggere severamente con esercizi di volontà.

Grazie perchè ci sei stato così poco.

Grazie di essere stato così tanto zitto, indifferente, invisibile. Insofferente, testardo, solitario.

Grazie per avermi abituata che la mattina sia normale svegliarsi innervositi dalla mia presenza, in quanto non è la tua.

Grazie per avermi fatto credere negli anni che l’amore si fa solo così, quasi come rubare, quasi sempre senza amore. E che sia normale spaccare un telefono contro il muro, mentre qualcuno, dall’altra parte, piange. Grazie per avermi mentito, fingendo con altre donne che io non esistessi, e fingendo con me che non esistessero loro. Per aver tenuto nascosto sempre tutto il lato “non socialmente approvabile”. E ti ringrazio per essere stato  distaccato, umorale, aggressivo, bugiardo.

Per avermi fatto aspettare, aspettare, aspettare. 
Per non esserci stato quasi mai, neanche quando non eri per mare.

Grazie.

Perchè ora so stare senza.

Perchè ora scopro che ci sono uomini con i quali parlo per ore e non solo non mi trovano irritante, ma non mi lascerebbero andare. O con i quali sto zitta, ma non è un obbligo. E le cose sembrano naturali e belle.

E perchè scopro che non mi devo sentire in colpa per la scollature. 
E perchè scopro che c’è chi vorrebbe coccolarmi, viziarmi, vedermi ridere e fare l’amore.

Perchè adesso apro gli occhi e vedo persone che sono orgogliose di me, sono coraggiose, generose, aperte. Che rispondono agli sms in tempi normali, e che talvolta addirittura sono allegri senza un vero motivo. Che esistono uomini che cercano di essere sinceri con me, o che delle loro debolezze ne parlano. E che c’è chi sa gustarsi un vino buono con me, senza essere nervoso perchè appoggio nel posto sbagliato il bicchiere. E che c’è chi vorrebbe dormire accanto a me, per il piacere di farlo.

E perchè da quando è saltata fuori l’ultima tua bugia di mesi, mascherata da libertà, io mi sono liberata definitivamente di te, delle tue piccolezze e opportunismi.



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