20 novembre 2013

Arte a rate, rate ad arte

Da anni ci hanno abituati a comprare a rate. Quello che per i nostri genitori non ci si poteva permettere e non si aveva, ora tutti ce lo permettiamo. Case e spese mediche ci fanno rivolgere alla banca. Ma se sono beni "superflui" i cosiddetti "beni di lusso", via alle rate senza batter ciglio.
Così si possiede subito, si paga negli anni.
Tv giganti, automobili altrimenti non avvicinabili, viaggi esotici, scarpe mozzafiato, materassi molleggiati. Siamo sicuri che gli oggetti che vogliamo, ne valgano la pena? Ci riempiono la casa, e lentamentissimamente ci svuotano le tasche. A questa valvola fissa di erogazione denaro ci siamo abituati.

Mi chiedo: e perché non per l'arte?
Perché comprare arte è mentalmente associato ad un privilegio per pochi? Perché per comprare arte ci suona strano pagare a rate? Eppure un quadro che ci scalda il cuore ogni volta che ci passiamo davanti, è un bene immenso, quotidiano. Arricchisce la vita di emozioni. Quotidiane.
Invece non accade di frequente.
La percezione di chi frequenta gallerie e mercati dell'arte è divisa in due. Chi sa che più o meno qualcosa che lo farà emozionare lo potrebbe acquistare (pochi). Chi sa che qualsiasi cosa vedrà e di cui si innamorerà, non potrà permetterselo (moltissimi).
La crisi del mercato dell'arte è soprattutto nelle fasce di prezzo medio, ho letto. I ricchissimi ci sono sempre, lo sappiamo bene. Sono i benestanti che lo sono diventati meno, chi non tagliava gli extra, ora li taglia. Lo sappiamo bene.

Allora mi chiedo. Visto che l'arte è motivo di gioia, spirito che s'innalza, godimento dell'anima e conseguentemente vita che migliora. Visto che facciamo rate per scemenze da passeggio fashion o per improbabili attrezzi ginnici da chiudere in cantina, che ci uniformano ai più (i primi) e ci deprimono di sensi di colpa  (i secondi), perché non dedicare qualche rata all'arte?

Voi, amanti dell'arte, cosa ci sarà mai di male a chiedere: posso pagare un po' per volta? Vi portate a casa arte, dal mattino seguente ve ne rallegrerete, e inizierete a far parte di qualcosa di grande. Non abbiate timore! siamo tutti uguali (per certi versi) chi fa, chi vende, chi compra. E' poco elegante parlare di soldi? E' poco "artistico" mercanteggiare?
E quanto poco artistico è, dover rinunciare con nonchalance ad accarezzare per sempre con le dita una curva plastica ci ha rapiti, o con gli occhi una sfumatura che ci ha abbagliati?

E voi, galleristi, mercanti, curatori di ogni sorta, perché non incoraggiate tale pratica? Se vedete negli occhi di una persona la luce dell'amore per il pezzo d'arte che gli si pone davanti (non che sia facile!) perché non rompere il ghiaccio e proporre una comoda rateazione da gentiluomini?
E' forse sminuire l'opera? è forse notizia da sbandierare? Perché non dare una mano a sgretolare il tabù del parlare di soldi?

In un mondo ideale il denaro non ci sarebbe, l'arte, l'amore, il cibo, la natura, sarebbero alla portata di tutti in abbondanza. E saremmo tutti felici e contenti.
Ma noi viviamo in questo mondo qui, che poco ha di ideale. Almeno abbelliamoci l'anima, con la Natura e con l'Arte. Anche a rate.