23 ottobre 2010

That's not my LYFE [ un nuovo locale a Trieste ]


Ma guarda che locale hanno aperto in piazza Cavana, che da lontano sembra una robina milanese!
Ce lo diciamo la mia amica ed io, mentre decidiamo di non bere uno spritz al mitico Salumare (*) e di avvicinarci alla folla di fronte al nuovo ape bar, LYFE.
LYFE, mi dice il primo amico architetto incontrato là fuori (il primo di una lista che non si sa se mai è finita...) ha aperto le porte sotto la Barcolana. Sembra gergo, ma non lo è: Barcolana è la famosa regata che fiorisce a Trieste la prima settimana di ottobre. Quindi il locale è aperto da pochissimo.
Bene! il mio occhio critico gironzola, arredamento, luci, frequentatori. Carino, anche se sembra un pò alla mercè e confuso. Però in quella magica piazzetta ci sta che è una squisitezza.
Ci sediamo e attendiamo il cameriere.
Attendiamo. Attendiamo. Lo vediamo da lontano, gesticoliamo.
Attendiamo.
Le persone intorno a noi non sono spiacevoli da guardare, commentiamo locale e avventori e, naturalmente, attendiamo. Mi alzo spazientita e affronto the waiter, lo placco, lo intimidisco con gli occhi, gli dico che è mezzora che aspettiamo. Si si, mule, 'rivo.
Attendiamo. Ancora. Nel frattempo un equivoco purtroppo fa allontanare un gentile signore che si è offerto di aiutarci, vedendoci in difficoltà.
Al fine arriva il vassoio.
PREMETTO: sono abituata al migliore Spritz della città (non dirò ora qual'è) così il mio giudizio è da conoscitore e molto critico. Già dal colore, rabbrividisco. Non un arancione brillante e audace. No, una sfumatura dal giallo al trasparente (dicasi acqua).
Per non parlare del torbidume giallastro che galleggia intorno alla fetta di agrume indefinito.
Non importa, mi dico, dopo tutta questa attesa, sarò prevenuta. Assaggio. Appoggio il bicchiere accanto alla ciotolina di banali patatine, e non riesco più a seguire il discorso che mi sta facendo la mia amica. Il sapore insulso di quello spritz mi distoglie da ogni cosa.
Esperimento fallito. Ce ne andiamo. Non credo che tornerò, peccato perchè è un posto caruccio nel cuore della città vecchia.
Ma diamine! nei locali come negli uomini, l'estetica non è tutto! ci vuole essere svegli, gentili e saper offrire qualcosa di gustoso. O no?



22 ottobre 2010

SONO UNA DONNA

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.

Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,

che la mia debolezza è una maschera
la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.

Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.

La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà
sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.


Joumana Haddad

19 ottobre 2010

Vivere è lo stato naturale


La parte oscura, la parte inconscia del nostro corpo è quella che fa fluire la nostra vita. Noi non viviamo in virtù della nostra volontà: la volontà è impotente a regolare o coordinare i complessi processi biochimici e biofisici del corpo, è impotente a influire sul metabolismo del corpo, da cui dipende la nostra vita. E questo è un concetto molto rassicurante perché, se fosse vero il contrario, la vita si spezzerebbe al primo fallimento della volontà.

18 ottobre 2010

la prima volta


La prima volta che mi sono innamorata ero in terza elementare. Lui era in seconda. Chissà perchè mi sono spesso piaciuti più giovani di me.
Lui aveva i capelli biondi e le sopracciglia che lateralmente andavano un pò in giù, rendendogli gli occhi malinconici. La sua classe era accanto alla mia e quando arrivava l'ora della ricreazione, in cui tutti noi ci riversavamo nel grande corridoio, tra panini al formaggino e risatine, mi sudavano le mani e mi batteva forte il cuore. Cercavo il suo sguardo un pò triste e appena lo incontravo, abbassavo subito gli occhi. Mi ricordo che non capivo quel rimbombo nel petto, non riuscivo ad associarlo al pensiero di lui, non sapevo che l'amore era forte emozione e mancanza di respiro. La mia amichetta era rimasta quasi incredula, che mi fossi innamorata di un bambino di seconda, come se fosse impossibile non guardare quelli di quinta.

Marco.

Allora, senza troppi dubbi, ne' più consultarmi con le amichette, di testa mia e quasi di nascosto, un pomeriggio avevo ritagliato un grande cuore da un foglio di mezzo del quaderno a quadretti. Un cuore alto come la pagina e con la piegatura centrale del quaderno che faceva in modo che si chiudesse a metà,
Un cuore di ali a quadretti.
Era l'unica cosa che mi veniva da fare, semplice e forte.
"Vorrei tanto essere la tua ragazza", avevo scritto con la penna rossa. Ma sotto, in piccolo, avevo aggiunto: "Sono in terza, sono l'unica con i capelli ricci".

Complice un suo amico più brutto e più sveglio, come spesso accade, ero riuscita a infilare nella tasca della giacchetta di panno di Marco, il mio cuore.

Ricordo che lo sforzo emotivo di quel gesto era stato così forte, che senza accorgermene non consideravo necessaria una risposta. La dichiarazione era già stata un traguardo, per me. Ero provata e sorridente, come dopo l'amore.

Invece, 3 giorni dopo, nella solita ricreazione chiassosa, avevo visto Marco che avanzava spedito verso la mia classe. Camminava veloce, dal fondo del corridoio, con un sorriso timidissimo e i suoi occhi all'ingiù che adoravo.
Era arrivato da me già tendendo il braccio in avanti, come si fosse preparato la scena, e porgendomi una lettera.

"Mi piacerebbe molto che tu fossi la mia ragazza, ma sono troppo piccolo e i miei amici mi prenderebbero in giro. Marco". E lì vicino c'era disegnato, un cuoricino a penna blu.

Il mio cuore batteva così forte. Era gioia, agitazione, il piccolo primo amore.
Ricordo che la risposta negativa non mi era sembrata tale, anzi. Ero contentissima che mi avesse risposto. Mi immaginavo che fosse stato il pomeriggio prima a scegliere una busta, a scrivere in cameretta una cosa giusta, carina e dolce, magari aiutato dalla mamma. Mi immaginavo il coraggio di attraversare il corridoio, coraggio tutto dedicato a me.
Non sapevo neanche cosa poteva accadere se Marco avesse detto si. Non ne avevo idea. Era lo slancio d'amore ideale ritagliato nel cuore di carta, che racchiudeva tutto, allora.

Così, non l'ho vissuto come un rifiuto. Ma come un amore. Come il riconoscere un amore. Come il coraggio di affrontarlo.
Quegli occhi all'ingiù, dopo tanti anni, sono cambiati, ma sono sempre loro. Li ho trovati quasi per caso su Facebook, addosso a un uomo biondo che nulla ha più di quel bimbo pallido. Quell'uomo è tra i centinaia di contatti che ho, confuso tra tutti senza saperlo. E ad ogni aggiornamento di status, ogni volta che li rivedo, non posso fare a meno di sorridere, pensando al mio primo cuore con le ali di carta.

17 ottobre 2010

Il carciofo [quello che si vede, non è tutto]

Qualche mese fa un uomo che non mi conosce di persona mi ha detto che mi espongo troppo.
Troppi siti web, troppe foto, troppi post su facebook, troppi progetti, troppo da dire e troppo mostrato.
L'arroganza di quel giudizio facile mi stupì molto.
Da allora però, a volte, ci penso. Ho riflettuto sulla parola "esponi", "ti esponi", "esporre".
E' la merce che si espone in vetrina, i cavalli si espongono al circo, i primi della classe si espongono di fronte agli altri, i seni rifatti si espongono a teatro.
E' questo ciò che appare? Qual'è il messaggio che passa, quando qualcuno non riesce a "starsi dentro" e... fa vedere tanto di sé?
(Guardate gente, guardate, quanta sostanza in questa piccola donna! Come le pesche al mercato: non si può toccare, ma guardare si, è lecito! Volete comprare? )
Ho pensato anche al mio compagno di poco fa, al mio innamorato schivo e riservatissimo. Questo aspetto di me probabilmente gli dava fastidio, forse gli faceva paura (così spesso accade...), ma anche lo attraeva. A onor del vero raramente ha cercato di cambiarmi. Adesso me ne rendo conto. Un paio di volte in una manciata di anni, ha esercitato il suo "diritto" riprendendomi su alcuni contenuti sul web e nella vita. Altre volte mi ha abbottonato la camicetta, o al contrario, mi ha fatto apprezzamenti quando casualmente ero pudica e nell'ombra e stranamente zitta.
Mi sono chiesta molte volte cosa mi porti a espormi, a dire, a scrivere, a fotografarmi, ad avere fame di vita, a non fare misteri di desideri e progetti, a spingere, a parlare tanto, a pensare tanto. Quante volte mi sono sentita inadeguata per questo mio modo di essere "tanto" (come in questi giorni, ad esempio), troppo intensa e aperta, troppo piena anche per me stessa.
C'è una cosa importante però che voglio sottolineare: quello che si vede, non è tutto.
Ciò che è esposto (con sfacciataggine, o incoscienza) non deve essere visto come un andare in giro nudi, senza null'altro che la propria pelle da far vedere. Cadono in inganno coloro che credono sia tutto lì, che non ci sia altro da scoprire.
Perchè certe volte chi si spoglia e si mostra, ha ben più di un abito da togliere. Ha ben più di un'occhiata da raccogliere. Ha ben altro che post, foto, status, commenti, risate a voce alta e emozioni mal celate. Quegli aspetti "chiassosi" sono eccedenze. Come le foglie esterne dei carciofi, grandi, pungenti ed evidenti.
Tolte quelle però, c'è ben altro. Un mondo di delicatissime sfumature dense e attorcigliate come arabeschi, tanto di quel ricamo interiore che i germogli non stanno dentro e devono uscire, cercare la luce, i confronti, "l'altro". Solo alcuni coraggiosi non si fanno portar fuori strada dalle foglie esterne, solo alcuni "vedono oltre".
E io posso danzare con loro. Ecco, tutto qui per questo criptico post: non è una risposta, visto che non c'è un vera domanda. Ne' una ricetta di cucina. Tantomeno una soluzione, visto che non c'è un problema.
Solo un'altra chiaccherata, un atto di consapevolezza, pubblico (tanto per cambiare).

13 ottobre 2010

Agganci

Ci sono alcune rare persone che appena le incontri si agganciano a qualcosa di tuo.
Non serve che poi si sviluppi una relazione romantica, erotica o amicale. L'aggancio può essere in uno sguardo, in una chiaccherata in treno, in una settimana di vacanza, in qualche giorno di lavoro a una scrivania, in un'oretta di pausa pranzo in trattoria. Quattro occhi si incrociano, o un gesto, una parola, un pensiero, e come una grossa serratura che fa clang, l'aggancio avviene.
Un pò come in un cielo due uccelli che incrociano la traiettoria e anche per pochi metri d'aria, condividono la traiettoria, anche fosse solo di intuito, emozione o sbattito d'ali.
Due anime si sono riconosciute. E' semplice. E in quel breve o lungo periodo, il fattore tempo non esiste, non serve.
Per il solo fatto di essersi agganciate, senza tempo e spazio, si danno reciprocamente sollievo, appartenenza, libertà.

6 ottobre 2010

nevrotico in guardia

Il nevrotico sfugge facilmente alla follia: la evita bloccando l'eccitazione, cioè riducendola a un punto in cui non c'è pericolo di esplosione o di scoppio. In realtà il nevrotico subisce una castrazione psicologica.

Tuttavia, il potenziale della liberazione esplosiva è ancora presente nel suo corpo, sebbene sia rigidamente sorvegliato come se fosse una bomba.
Il nevrotico è in guardia contro se stesso, terrorizzato all'idea di lasciare andare le sue difese e di dare libera espressione alle sue sensazioni.

('Homo normalis' Wilhelm Reich)

la mia pelle

La mia pelle s’assetava di brina, mica il cuore


mica il cuore.


Lo sterno serrato, le gambe aperte


scale solo in discesa di pietre grigie e sabbiose


Ero io che punivo l’amore, mica il cuore


mica il cuore.


1 ottobre 2010

Sono una sedia

Sono una sedia
da cucina
muta attrice di cene
silenziose.

Ma se ti arrabbi stasera
perchè lei ancora non torna
grideranno
le mie gambe
all’improvviso, sulle mattonelle.