29 giugno 2011

apparizioni, elementi e piccoli brividi

Dedico questo post a un'apparizione e un brivido, 
una persona che mi è passata solo
davanti e mi ha reso solo
improvvisamente 
più viva.



Si vince, si perde
si pestano merde
che si infilano nelle fessure sotto la suola
si vive, si muore
si prova dolore dal quale
non c'e' un pensiero
che ti consola
si parla coi cani, si stringono mani
si fa spesso finta di essere qualcosa
si guarda il tramonto, si arriva in ritardo
ci piovono addosso macerie di vita esplose
si fanno dei figli,
si sognano sogni
si fanno castelli di sabbia sul bagnasciuga
si infilano perle di vetro nelle collane e si progetta una fuga


Noi siamo l'elemento umano nella macchina
E siamo liberi sotto alle nuvole

Noi siamo l'elemento umano nella macchina
E ci facciamo del male per abitudine


Si cerca di lavoro, si accumula stress,
che poi esplode in un improvviso cambio di scena
si cerca qualcosa che faccia spuntare
due ali di rondine dietro la schiena
si accusano gli altri, si saltano i pasti
si scende sotto a portare la spazzatura
si spianano rughe, si spigano spighe
si fa i conti con i mille volti della paura
si nasce in un posto, si prende una barca per arrivare dove poter nascere ancora
si mettono fiori tra pagine di diario per ricordarci un momento di vita vera


Noi siamo l'elemento umano nella macchina
E siamo liberi sotto alle nuvole


Si fanno dei piani, si stringono mani
si firmano accordi che prevedono una penale
si sputa per terra, si perde la guerra
Si pensa che alla fine poi tanto e' sempre uguale
si muove la torre, si copre l'alfiere,
Si passa una giornata a difendere cio' che e' perso
si scrive la password, si entra nel network e per un po' si immagina tutto diverso
si studia un sistema, si pone un problema
si cerca di far presto per avere tempo che avanza
si scopre di avere un immenso potere ma non e' mai abbastanza


Noi siamo l'elemento umano nella macchina
E siamo liberi sotto alle nuvole

Noi siamo l'elemento umano nella macchina
E ci facciamo del male per abitudine, oooh


.

27 giugno 2011

Strangers have the best candy.

i sensi e le distanze


i sapori nella bocca sono come colori 
davanti agli occhi 
ma più vicini, più dentro


così i suoni sono come colori nelle orecchie
ma più lontani.


la pelle ruvida è un suono roco
un sapore amaro e un colore increspato
e ci si scorre sopra le dita


da molto vicino.




.

25 giugno 2011

capita che si cresce














Onda su onda il tempo, semplicemente, avanza. Le cose che facevano male, ne fanno di meno. Le selezioni di persone intorno a noi che costavano così tanto, ora costano di meno. Non fanno meno male, è che al dolore ci si abitua. Si impara che serve anche quello, che poi passa.
Le persone che vorremmo vicine non sempre vogliono vicini noi. si tratta di prenderne atto. Non è banale come sembra, questa osservazione.
Perchè spesso ci incaponiamo proprio con quelle. Come fossero le più importanti, senza vedere se lo sono o se le investiamo di questo vello per il solo fatto di essere pezzi di puzzle sfuggenti nella tavolata che abbiamo davanti.
E' umano e accade spesso, ma capita poi, che si cresca.

E certe volte si prova sollievo a stare fermi. A vedere chi si avvicina da solo.


.

24 giugno 2011

L’equilibrio é un miracolo




Guardo il mondo e penso a testa in giu’
Sopra a un filo che e’ sospeso
Di vertigine in vertigine
Dove e’ piu’ leggero esistere
Dolce e’ vivere nell’aria
L’equilibrio e’ un miracolo

Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli
E mi abbandono all’umana paura di essere liberi
Volteggio piano nel vuoto d’amore
Apro i miei occhi nel blu
Di questo cielo cosi grande

Quando arriva la tempesta qui
Non mi coglie impreparata il vento
L’equilibrio e’ un miracolo

Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli
E mi abbandono alla fragile attesa di nuovi pericoli
Volteggio piano nel vuoto d’amore apro i miei occhi nel blu
Di questo cielo cosi grande

Per un momento io vivo la vita sognata degli angeli
E mi abbandono all’umana certezza di essere fragili
Volteggio piano nel vuoto d’amore che sento dentro di me
In questo cielo cosi grande .







Una canzone sussurrata per un primo pomeriggio in penombra, a osservare gli eventi intorno a me. "Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli", mi solleva la condivisione di questi volteggi leggeri nel vuoto. Il cielo intorno è nuvoloso, poi sereno, poi l'arrivo di nuove nuvole e subito dopo il sole. In questo momento sento addirittura il vento. 
"Da te ho imparato la passione e la poesia" mi hai detto un giorno. Chissà se te ne ricordi.




.

23 giugno 2011

attesa

























c'è attesa e attesa.

c'è quando trattieni quasi il fiato per ore e giorni e minuti ( che hanno la stessa interminabile durata) scrutando all'orizzonte dei segni quell'unica cosa che deve accadere per ridarti l'afflato di vita.

c'è quando butti un occhio fintamente distratto all'orologio, sperando in "quella" cosa ma senza contarci più di tanto.

c'è quando "quella" cosa" non te l'aspetti realmente, però un po ci speri. fai tutto quello che hai in mente, ogni azione scorre intatta, e la lieve speranza rimane lì, sospesa, ironica e dispettosa, come una nuvoletta che preannuncia una pioggia. O forse passa e va.

l'attesa è tempo.

è uno spazio temporale inventato tra il pensiero o l'annuncio di un evento e il suo reale verificarsi. Senza il pensiero annunciato non esiste l'attesa. ma senza il reale verificarsi dell'evento, l'attesa c'è. E diventa eterna.

l'attesa è errore.

se l'attesa è annullare il presente in virtù di un'ipotetico futuro curvato alle aspettative, l'attesa è errore.

l'attesa è consapevolezza.

se l'attesa è osservare ogni istante e ogni sfumatura nello svolgersi di questo lasso di tempo dedicato, l'attesa diventa consapevolezza.

l'attesa è pena.

è fame per l'affamato, sete per l'assetato, languore per l'appassionato, struggimento per l'innamorato, smania per l'imprigionato, solitudine per l'abbandonato.

l'attesa è anticipo.

se c'è consapevolezza e il verificarsi dell'evento è probabile e piacevole, l'attesa è anticipo di piacere.
con la stessa consapevolezza, se il verificarsi dell'evento previsto è doloroso, l'attesa è anticipo di dolore.

rimane una domanda:


ma 
quando 
arrivi?


.

20 giugno 2011

Estensioni

opera di Jeff Cornell


















Mi chiedono spesso cosa mi spinga ad avere una "vita virtuale" così movimentata. Quale bisogno mi porti a espormi in tal modo. 
Non hai un'occupazione "pubblica", non sei una cantante, ne' un politico, non sei un giornalista ne' un'adolescente. Una giornalista "vera" mi ha chiesto direttamente: ma a cosa serve il tuo blog?
Un ex fidanzato mi ha chiesto, con ritrovata complicità: ma perchè ti fotografi tanto?
Amiche e amici me lo chiedono spesso: ma cos'hai sempre da dire?
Alcune volte ho provato a spiegarlo, prima a me stessa, poi al mio interlocutore del momento. E' un tutt'uno, mi viene da dire. Probabilmente se non mi conoscessi rischierei di dare un giudizio esterno e sommario, non comprendendo le sfumature. Già per questo motivo apprezzo chi mi chiede, perchè dimostra interesse e non giudizio a priori. Esibizionismo, egocentrismo, forse insicurezza? se fosse qui la risposta temo sfiorerebbe la patologia, e taglierebbe la testa al toro sbagliato. 
Temo però che non sia così semplice.
Il motivo per tutto questo temo di non conoscerlo bene neanche io, non ancora per lo meno. La conoscenza della mia persona però passa anche attraverso questo flusso verso l'esterno. Un gioco di potenziali riflessi che mi portano a essere per tutta la mia interiore lunghezza, a guardarmi, a procedere. Un pianerottolo aperto sul cortile, dove non mi vergogno a stendere ad asciugare i panni, siano tovaglie di Fiandra o mini slip, t shirt consumatissime e calze di tutte le forme. E' come dire si, sono io, si sono questa qua. Ma non stendo fuori la biancheria per farvela vedere, cari dirimpettai, la stendo per farla asciugare. In casa non ho posto. Non ho nemmeno  la casa piccolissima, ma è piena, è in movimento, è affollata, disordinata, periodicamente dedicata ad attività delle più disparate, dal giardinaggio alle arti, dalla falegnameria alla poesia. La mia casa ( fisica e no) pullula di figli e animali, di tessuti e tazze sbeccate che non riesco a buttare via, di rami seccati dalla salsedine, di pagine di libro appiccicate al muro a ricordare passaggi di pensiero che non voglio dimenticare, di scatole di legno che non mi ricordo cosa contengano e che poi scopro sempre con gioia bambina, di computer portatili portati in giro, sdentati e vissuti come vecchi libri, di sportelli malchiusi che eruttano scarpe, di confezioni di cibo esotico per qualche occasione, di animali di ferro, di legno, di giada, di centinaia di libri di tutte le fogge e contenuti, di ipotesi, di ricordi futuri.
Le finestre sono quasi sempre aperte, prolungamento fisico aereo del movimento interno. L'intorno è vario, alberi, giardini all'italiana, un grande cielo, e tutta la città sdraiata, lì per me, in riva al mare. Bianchi, grigio perla, verdi, azzurri variegati.
In questo scenario si muovono i miei movimenti dell'anima. Che sono disegni e scritti,  discorsi con i miei figli e racconti ai gatti, abitini da stirare e osservazione sul momento presente. Che sono anche post su facebook e foto ai piedi con il cellulare. Sughi inventati per la pastasciutta e nastrini magenta per decorare un reggiseno, abbracci affamati con chi amo che durano minuti interi, lacrime improvvise per un ricordo saltato fuori, e mezzore appollaiata sul tetto, a contemplare la vita presente con il caffelatte in mano.
Chi mi ama per quella che sono non fa più domande, si limita a vivermi, bevendo le mie esternazioni come piccoli sorsi di un vino aromatico conosciuto. Sono grata a chi mi vuole bene. Mi rilassa essere, semplicemente, senza spiegarmi. Appesa dondolando ad  asciugare al sole.

19 giugno 2011

...mi piace il tuo corpo. mi piace quel che fa,...

opera di Caroline Westerhout

















Mi piace il mio corpo quand'è con il tuo
corpo. E' una cosa talmente nuova.
I muscoli meglio e i nervi di più.
mi piace il tuo corpo.    mi piace quel che fa,
i suoi come.    mi piace sentire la sua spina
dorsale e le ossa, e la tremolante
-liscia-sodità e che lo bacerò
ancora e ancora e ancora
di te mi piace baciare questo e quello
mi piace, accarezzare lentamente il, folto
tuo pelo elettrico, e il checcos'è ti arriva dove
la carne si divide... e gli occhi grandi briciole d'amore,


e forse mi piace il brivido
di così nuova te sotto di me.


e.e. cumming

12 giugno 2011

Marise




Aperto da qualche mese, nel cuore della cittavecchia, a far idealmente da proseguimento all'aperitivo da Salumare o Lyfe, ecco Marise. "Osteria con cucina" si definisce, ma l'atmosfera è molto più curata di quanto ti immagini in un'osteria. 
Ci sono andata due sere di seguito, non mi accadeva da moltissimo tempo. Nonostante si ceni al chiuso e in queste sere di strade affollate si abbia desiderio di stare all'aperto, vuoi la vicinanza al centro, vuoi i ravioli f a n t a s t i c i ripieni di melanzane e scamorza e conditi con un delicatissimo sugo di alici in bianco, anche ieri sera ho votato tra i miei amici per cenare lì. Mood friendly e ambiente accogliente, in tavoli semplici e luci discrete, abbiamo ordinato il prosecco della maison, fresco e piacevolissimo, e un giro di primi. Io ho ceduto alle avances della parmigiana di branzino, assolutamente equilibrata e originale, con qualche angolino croccante e un sugo corposo di pomodoro fresco davvero notevole, tra il filetto di branzino e le zucchine profumate.
Panna cotta con fragole e crema al mascarpone con scaglie di cioccolato, i dessert; meglio il secondo del primo, ma entrambi meritevoli.
Il personale è giovane e simpatico, come gli altri avventori, un ambiente piacevole e assolutamente frequentabile in diverse occasioni. Sono stata molto bene, due sere di fila. E mi ha lasciato la voglia di tornare ad assaggiare altri piatti, per confermare di essere uno dei miei posticini preferiti di quest'estate. Prezzi onesti.


marise è in via felice Venezian 11, il telefono è 040 3229149






.

ti toccherò, signora (titolo mio, di versi di e.e.cumming)

Signora, io ti toccherò con la mia mente.
Ti toccherò e toccherò e toccherò
finchè tu non mi
farai di colpo un sorriso, timidamente osceno

(signora io ti
toccherò con la mia mente.) Toccherò
e, tutto qui,

lievemente e tutta te stessa sarai
con infinito agio

la poesia che io non so scrivere.




(disegni e versi di e.e.cumming)





.

7 giugno 2011

Senza pelle (ovvero: io, araba fenice, più delicata)

(togliete l'audio alla radio in basso a destra, 
e ascoltate Patrizia Laquidaria, merita)

Come se fossi a togliere
la mia pelle fragile
le credenze le incrostazioni
di banali e mortali opinioni
Dalla riva delle emozioni
le mie uniformi son vane
come se come se
fossi nuda in un'aula d'esame

Come se ogni limite
fosse nascere ancora piú nuova
come se anche respirare
fosse un tramonto e un albeggiare
dentro i miei desideri
riconoscere i pochi veri e interi
come se
fossi luce che sa danzare

Come se fossi a togliere
la mia pelle fragile
le credenze le incrostazioni
delle tue banali e mortali opinioni
dentro ai desideri riconoscere i pochi veri e interi,
bellissimo
come luce che sa danzare, danzare
come a togliere la mia pelle fragile
come se fossi nuda in un'aula d'esame
senza pelle.



Bellissimo, bellissimo, bellissimo, il ritornello dice così, e parla di pelle sottile, tanto sottile da sembrare trasparente. Per anni la mia pelle sottile è stato un limite ai miei movimenti convulsi della passione.
Chi si muove di passioni deve mettere in conto abrasioni, sbucciature, ferite, che a lungo andare lasciano segni, corrodono, consumano. Rughe, striature e macchie segnano le strade dell'amore.
Poi un giorno ci sia accorge che fa male anche l'aria che sfiora, il calore del sole, i baci.
Ma non è il momento di sparire...  è il momento di dar fiducia a chi è così delicato da accarezzarci con un soffio lieve, attento e morbido, come un bacio su un fiore.


.

6 giugno 2011

passaggio a livello ( ovvero: vita è una strada e io guido male)

Sto guidando tranquilla in città, ma non in centro, in quei quartieri residenziali con molti alberi. E' una scorciatoia per evitare il traffico e non sono ne' in anticipo, ne' in ritardo. Perfetto! Manca ormai qualche chilometro alla destinazione, o forse qualcosa di più, ma non mi preoccupo, canticchio rilassata una canzone, guardando la strada libera con piacere. Non ho ancora guardato l'ora, è molto piacevole essere così rilassati.


Cosa vedo laggiù? là in fondo sì,  come una nuvola scura che lentamente ma costantemente si avvicina spinta dal vento, la sbarra di un passaggio a livello vibra. Inizia ad abbassarsi.
noo, qui ci vogliono venti minuti finchè arriva e passa il treno... mi dico
Allora il mio sguardo lievemente cambia, si stringe un po'. Una specie di smania mi prende e accelero bruscamente. Ci provo, devo farcela! corro verso la sbarra ormai obliqua, con l'accelerazione che mi manda indietro la testa. Dai forse ce la faccio, ancora un attimo e forse riesco a passare, accelero di più... Ma niente: devo frenare bruscamente, per non finire contro l'ostacolo, definitivamente sceso, con un piccolo rimbalzo.
Eccoci qua. Spengo il motore. Un moto di civiltà anche nella seccatura.
Mannaggialamiseria. Non ci voleva, accidentaccio. Eh no, cavoli, e ora? per una volta che avevo tempi giusti,  una volta che sembrava andare liscia... no, sto maledetto treno deve passare ora?!
sono sempre più seccata, la classica ansia da automobilista in ritardo mi sta prendendo. Mi agito sulla sedia, guardo i secondi sull'orologio interno susseguirsi a quadretti di quarzo, ma... quanto sono lenti questi secondi? batto sul vetrino con l'unghia, mi sa che è rotto. Boh. Il treno non è ancora passato, la luce lampeggia lampeggia lampeggia... basta! voglio passareeee.


Ecco. Sono così, ora. Un passaggio a livello abbassato avanti a me, frena la mia andatura. Niente  grave, mi dico da sola, solo un po di pazienza, chessarà mai, sei allenata alla pazienza, continuo. E poi non avevi mica fretta prima...


si, si, certo (mi rispondo pure).


Ma, c'è un MA, MA sono stufa di aspettare, lo so, non è signorile, non è evoluto, non è maturo...
ma adesso che non posso passare... si, mi da fastidio! e voglio andare oltre e voglio essere libera di andare alla mia velocità, e voglio voglio voglio! sai che c'è? mi sono rotta le scatole di stare ferma, e aspettare, silenziosa e paziente. Mi sono rotta!


Metto la mano sulla chiave, giro lentamente, metto in moto. Sguardo freddo, faccio manovra. retro, sterzo, inverto la marcia.
Si, per soli 10 minuti di attesa rimasti, si, sono consapevole, rinuncio. 
Io torno indietro.




.

5 giugno 2011

e ora puoi prendermi

E tu prendimi, portami con te,
come un incendio nelle tue abitudini.
(Mariangela Gualtieri)

tatiana parcero




















Dopo le ferite d'amore, così spesso si finisce a infilarsi subito in nuove relazioni. Come ad esorcizzare il dolore con altri rischi, o con altri struggimenti apparentemente a portata di mano ( o di abbraccio). Malcapitati sono i subito successivi amanti, illusi che la passione dimostrata loro sia autentica, e non una fuga consolatoria e sorda ai richiami del dolore e della mancanza.
Ad alcuni feriti d'amore capita invece di crescere e sapere che nulla si sostituisce a nulla. E che ad interrompere la catena del parassitismo amoroso si fa onore all'amore, si fertilizza il proprio terreno, si fortifica le radici.
Talvolta capita che il distacco dai romantici legami cristallizzi la situazione di non condivisione dello stare soli e renda impegnativo poi, lo sciogliersi senza remore.
Ma più spesso invece lo sguardo si fa nuovamente lucido, le mani si puliscono da antiche difese, lentamente una sorta di purificazione e nuova verginità del cuore rende in parte nuovi, con le riserve nuovamente cariche, non più stanchi, maggiormente solidi.
E' allora che una nuova scintilla può realmente essere riconosciuta come scintilla, non come surrogato dell'amore andato. E' quando si è rinnovatamente pieni che ci si rivolge all'amore con onestà e trasparenza, senza usare altre Persone. Giunti al "traguardo di purificazione", che può essere un bacio, ma anche molto meno, si può guardare all'amore con sguardo pulito, scevro di fanghiglie e sottili rifugi, debolezze e diffidenze.

4 giugno 2011

diario nuvoloso

"Una nuvola bianca non ha una strada propria, non resiste, non lotta, si lascia trasportare dal vento. Non va da nessuna parte, non ha destinazione, non ha un fine. Non riuscirai mai a deludere una nuvola bianca, perché dovunque essa arrivi quella è la meta". (Osho)Tratto da qui

Tom Jensen







Stamattina, rifiutando le inquietudini della notte, sono corsa ai ripari e ho fatto questi esercizio: lasciar correre, alleggerire, scivolare, perdonarsi, amarsi. Succede spesso e improvvisamente, per debolezza, che perda la direzione... Ma la differenza da un tempo, in cui sbandare era non avere muretti, ne' sapere se e dove fossero, è che ora la conosco e, con impegno, so ritrovarla.




.

3 giugno 2011

chissà il futuro












Chissà il futuro, pensai,
se era tutto così,
il passare della morte nel rumore confuso della vita, 
le gioie, insieme alle fitte di dolore.
Il cuore che invecchia e ringiovanisce all'improvviso. 
Finalmente mi sembrò che nulla più potesse farmi paura.


Dopo sei anni di ritardo, ho visto il film "I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza, con Margherita Buy e Luca Zingaretti. Sono sei anni che rimando di vederlo, ho sempre avuto paura di immedesimarmi troppo, di soffrire più di quanto già facessi. Per cosa devo vederlo? mi dicevo Per vedere altri due che si lasciano, che si gridano e si rincorrono? non ne ho abbastanza nella vita reale?
Invece è arrivato il momento che non credevo sarebbe arrivato mai, in cui vedi film d'amore struggente e non ti identifichi con tutta l'anima, in cui puoi anche ascoltare canzoni tristissime e non piangi, magicamente non piangi più. I riferimenti non bruciano come ferite aperte, in cui ci si sente galleggiare come su una zattera, al sicuro dalle onde e dal mare scuro.
E' un giorno di gioioso stupore, in cui la pelle è elastica e resistente, nuovamente luminosa.
E' la vita, che non finisce mai di tirarci fuori dal pantano. E ci permette di vedere l'amore degli altri finire, leggermente, come se mai nessun amore fosse finito a noi. Fino alla prossima volta.


.

2 giugno 2011

da miserabile passò a venerabile stagione


da miserabile passò
a venerabile stagione
ergendosi in sé
come se nel torace le forbici infilzate
verticali fossero antenne

la ferità non cucì il tempo, ma la insabbiò
pochi sanno che è meglio una duna assolata
che un binario arrugginito.
io cammino scalza da allora
non mi brucio i piedi
bagno io la sabbia.




.

1 giugno 2011

nello spazio vuoto della nostra stanza interiore


Yarek Godfrey














Conoscere il proprio luogo, incontrare se stessi è uscire dal proprio dimorare, è uscire dalla propria soggettività, dal principio di identità, dalla fissità del sapere di sé, della conoscenza che è sinonimo di limite, prigione.
Superare sé, trascendersi non come accrescimento della propria performance, non come superamento dei propri records personali, ma come perdita del definirsi, dell'indicarsi etichettante, del guardarsi autobiografico. 
Liberazione di sé intesa come liberazione da sé e non come iperespansione del sé medesimo. 
Una liberazione che quindi ha come suo sostenersi un vagare nello spazio vuoto della tua propria stanza interiore. Appena ti fermi, invece, ti fissi troppo sull'arredamento e perdi il senso delle cose.

L'Aurora è allora la coincidenza di colui che sente, del sentire e del sentito. È quella identità tra il soggetto vedente, l'oggetto visto e il vedere stesso che è l'esito e la natura più vera di un'attenzione divenuta presenza mentale al mondo, una presenza non più concentrata ma liberata della zavorra del cercare, un'attenzione che non ha più un oggetto particolare come sua finalità e che allora diventa svuotata conoscenza di tutto ciò che è, esperito nella sua radice. Non c'è mai stato nessun soggetto osservante, mai nessun oggetto visto. C'è solo l'atto del vedere. Del sentire. C'è solo questo fare esperienza in cui non si dà nessuna frattura tra me e il mondo.
È un'attenzione svagante che ha del poetico, perché non è più descrizione del mondo, ma sua fruizione. È appunto l'originaria esperienza del reale, luce su luce, mare di dissolvimento della dualità.

Osservare profondamente un elemento della natura, significa per me soggiacervi, avvicinarcisi fino ad immedesimarsi fisicamente. Un turbamento che è fremito e frullo d'ali prima del volo.




.