20 settembre 2010

Ipotesi sull'amore (parte prima)

Ci sono tre livelli dell’individuo: il primo è la fisiologia, il corpo, il secondo la psicologia, la mente e il terzo l’essere, il sé eterno.

L’amore può esistere su tutti e tre i livelli, ma avrà qualità differenti. Sul piano della fisiologia, del corpo, è solo sesso. Puoi chiamarlo amore, perché la parola ‘amore’ sembra essere bella e poetica. Il novantanove per cento delle persone chiama il sesso, amore. Il sesso è biologico, fisiologico. La tua struttura chimica, gli ormoni, tutto ciò che è materiale ne sono parte.

T’innamori di una donna o di un uomo. Sei in grado di descrivere esattamente perché questa donna ti ha attratto? Certo non riesci a vedere il suo essere, quando non hai neppure mai visto il tuo. Non riesci a vedere nemmeno la sua psicologia, perché leggere la mente di qualcuno non è un lavoro facile. Ma allora cos’hai trovato in questa donna? Qualcosa nella tua fisiologia, nella tua chimica, nei tuoi ormoni è attratta dagli ormoni della donna, dalla sua fisiologia e chimica. Questa non è una storia d’amore, è una storia di chimica.

Immagina che la donna di cui sei innamorato va dal dottore per cambiare sesso e si fa crescere barba e baffi. L’amerai ancora? Non è cambiato nulla, solo la chimica, gli ormoni. Ma dov’è andato a finire l’amore?

Solo l’uno per cento delle persone va un po’ più in profondità. Poeti, pittori, musicisti, danzatori, cantanti possono percepire qualcosa che va oltre il corpo. Possono sentire le bellezze della mente, le sensibilità del cuore, perché vivono su questo piano.

Questa è una legge fondamentale:

qualunque sia il livello a cui vivi, non puoi vedere oltre quel livello.

Se vivi nel corpo, se pensi di essere solo corpo, puoi essere attratto solo dal corpo di qualcuno. Questo è lo stadio fisiologico dell’amore. Ma un musicista, un pittore, un poeta, vivono su un piano diverso. Non pensano, sentono. E, vivendo nel cuore, possono sentire il cuore dell’altra persona. Di solito questo viene chiamato amore – è un fenomeno raro. Ma è al massimo l’uno per cento dei casi, accade solo una volta ogni tanto.

Come mai non accade che molte persone si spostino verso questo secondo livello, che è così affascinante? C’è un problema: tutto ciò che è bello, è anche molto delicato. Non è un pezzo di ferro, è fatto di vetro molto fragile. Quando uno specchio cade e si rompe, non c’è modo di rimetterlo insieme. La gente ha paura di coinvolgersi troppo, quando raggiunge gli strati delicati dell’amore, perché a quello stadio l’amore è bellissimo ma ti può anche trasformare in modo radicale.

I sentimenti non sono come pietre, ma come rose. Una rosa di plastica ci sarà sempre, potrai lavarla ogni giorno e sarà sempre fresca. Puoi aggiungerle un profumo francese; se il colore sbiadisce, la puoi ridipingere. La plastica è una delle cose più indistruttibili che esistano al mondo, è stabile, permanente. È per questo che la gente si ferma al livello fisiologico: è superficiale, ma è anche stabile.

Si sa che poeti e artisti s’innamorano quasi tutti i giorni. Il loro amore è come una rosa. Quando c’è, è fragrante, viva, danza nel vento, nella pioggia, nel sole, affermando la sua bellezza. Ma alla sera può essere già scomparsa, e non c’è nulla che si possa fare per impedirlo. L’amore che nasce nel cuore è come una brezza che entra nella tua stanza, portando la sua freschezza, e poi scompare. Non puoi stringere il vento nelle tue mani.

Sono pochissimi quelli che sono così coraggiosi da vivere momento per momento, continuando a cambiare la loro vita. La maggior parte decide di entrare in un amore su cui si possa fare affidamento. Non so che amore conosci tu – probabilmente quello del primo tipo o magari del secondo. La tua paura è che, se raggiungi il tuo essere, cosa accadrà all’amore? Scomparirà sicuramente – ma non sarà una perdita per te. Nascerà un nuovo tipo d'amore, un fenomeno che accade forse a una persona su un milione. Quest'amore può solo essere chiamato amorevolezza.

Il primo amore dovrebbe essere chiamato sesso, il secondo amore, il terzo dovrebbe essere chiamato amorevolezza – una qualità, non indirizzata a nessuno in particolare, che non è possessiva e non permette a nessun altro di possederti. Questa qualità di amorevolezza è una rivoluzione così radicale che è difficile persino concepirla.

[...] Osho



18 settembre 2010

nuove domeniche

Grigia imperlata luce domenicale
le piogge di settembre che accompagnano le notti
il risveglio ritardato sembra uguale e ricerco
nei piedi caldi di cotone e nell’indugio

una nenia sirena mi desta lontana
che il corpo è ancora abbandonato

e la realtà [ senza la tua presenza ]
mi adombra d’eclisse in un istante.

14 settembre 2010

Pesi


Una piuma d’uccello
mi è caduta accanto
lievemente indecisa
prima di posarsi.

Potessi io coprirti
con cotanta eleganza
ma pesare come pietra e
senza indugi, cadere.

5 settembre 2010

la bambina di Sarajevo

Maree di vita

La percezione emotiva e sensoriale delle donne aumenta nei giorni precendenti al ciclo mestruale.
Non è solo pianto facile, irritabilità rompicoglioni per l'uomo che le sta accanto. Non solo, ben altro.
Sappiamo leggere cosa ci dice il corpo, che è Anima e Mondo.
Il corpo si tende, le meccaniche della chimica di raffinano, il corpo intero si muove negli ingranaggi necessari alla procreazione. La magia della vita di mescola nuovamente, come in una pozione alchemica e la mente del sublime si fonde con il sangue. Non abbiate paura.
Ogni senso è teso, la percezione della vita è allo spasmo. le lacrime fuoriescono dagli occhi per sollecitazioni minori, come fiumi che esondano per piogge sottili. I certi momenti le piogge sono emozioni, vissuti, paure, intenzione e forti intuizioni.
Fortunato è l'uomo che le legge, quelle percezioni liquide, e ama la Vita attraverso la Donna. Che c'era, che l'ha generato, che genererà per lui e con lui, e continuerà a esistere per assicurare la Vita. E che ogni mese, con maree e lune, danzerà nei cicli sensibili dell'esistenza di Tutto.

Ma voi che ne sapete dell'amore [da "La cotogna di Istanbul" di Paolo Rumiz]

"Ma voi che ne sapete dell'amore,"
diceva sospirando il nostro Max
quando il discorso cadeva sul tema
della passione che il mondo consuma:
era quello il segnale che noi tutti
aspettavamo per prendere coraggio
e chiedergli di raccontare ancora
della cotogna venuta da Istanbul,
una gran storia d'amore e di morte
che si giocò tra Vienna e Sarajevo
quando ebbe fine al centro dei Balcani
quella cosa che noi chiamammo guerra
e invece fu un imbroglio sanguinoso.
E visto che quella era la "sua" storia
e gli toccava parlare di sé,
Max cominciava prendendosi in giro,
forse per non creare aspettative
o magari spezzare l'incantesimo,
oppure per combattere, chissà,
la nostalgia che gli ardeva nel cuore.
E a quelli che alla fine gli chiedevano
con gli occhi lustri per la commozione,
dopo un'ora o anche due di ascolto,
per che motivo non l'avesse scritta
quella storia che ci mangiava l'anima,
rispondeva così:"Perchè narrarla
ad alta voce è molto più bello.
Scrivere è una cosa fredda, senza cuore,
un miserabile atto da notai,
il che va detto, "spiegava"con tutto il rispetto
per la categoria".
S'infervorava di sovente e diceva:
"Non va letta da soli questa storia,
ma raccontata accanto a un fuoco acceso,
ad amici, bambini o forestieri;
è un mondo perduto pieno di voci
che il vento freddo si è portato via,
ma al quale voi potreste ridar vita
col suono rotondo delle parole,
passando il racconto di bocca in bocca
come nelle ballate di una volta".
Una sera gli chiesi perchè
non si fosse deciso perlomeno
a metter la memoria in cassaforte
prima che il tempo la spazzasse via,
insomma farne un libro, lui rispose:
"Sai quanta gente mi ha chiesto di scrivere
la storia della cotogna d'Istanbul?
So viele Leute, amico, so viele...
ma io rifiuto, perchè nell'attesa
essa lievita come una pagnotta,
si alimenta del suo stesso racconto,
attraverso i commenti di chi l'ascolta;
cresce anche di notte, con la lentezza
e con le insonnie della gravidanza,
diventa d'oro come una focaccia
nel forno a legna di un panettiere,
sempre più tonda, e cotta a puntino;
e può diffondersi finchè coloro
che l'hanno sentita e poi raccontata
diventano una bella confraternita
anche senza conoscersi per niente,
la Compagnia della Gialla Cotogna".
E poi aggiunse con un gran sorriso:
E poi stai tranquillo, amico caro.
A far quel libro ci penserà,
vedrai, qualcuno dopo la mia morte".

...

[incipit lungo da "La cotogna di Istanbul" di Paolo Rumiz]



"La cotogna di Istanbul, ballata per tre uomini e una donna"
di Paolo Rumiz

La storia della misteriosa Maša, “occhio tartaro e femori lunghi”, meravigliosa vedova divorziata si intreccia con quella di Max.
Scenario magico e fascinoso, i Balcani, con la loro storia e leggende.
Una ballata che danza lungo le campagne e le città, lungo la guerra e gli odori di Samun e sottobosco.