29 giugno 2010

La vastità della terra, dei monti, dei fiumi / esisto!

La vastità della terra, dei monti, dei fiumi
in un'unica scrittura;
aprila al titolo,
sarà già perfettamente chiara!
I fiori di montagna e le piante selvatiche
insieme la stanno recitando,
e tutti gli esseri che si agitano in questo mondo
tendono l'orecchio per ascoltarla.

(Bai Yuchan)



Si espande un sentire universale, in certe punte di esistenza. Ancora rare. Ancora delicate.
Un gioro volevo imparare a meditare e ho cercato tecniche, libri, ho fatto domande.
La risposta più saggia che ho ricevuto è stata una non risposta.

Ora gioisco perchè ho scoperto che non devo imparare nulla.
Che sapevo già meditare.
Che lo faccio così spesso...

La meditazione non è uno strumento, non è da intendersi come causa di un effetto sublime. Non è questione di stare immobili, di adottare l'ennesima tecnica fascinosa ed esotica.
È un essere semplicemente nel mio stare seduto, se sto seduto; nel mio andare, se sto andando.
È un svagare nel cielo del vagabondaggio della mente, dove nulla è cercato, dove nulla viene fatto.

E vedi che quella verità senza forma che non si può percepire, in quanto appunto mancante di forma, quella verità a cui non puoi arrivare, generare in te, perché è al di là della creazione e della distruzione, della nascita e della morte, del suo iniziare e del suo terminare, quella verità che non è nulla di sostanziale perché mancante di realtà, è semplicemente quello che senti nel tuo essere quello che sei.
Tutto c'è.

Finalmente comprendo, nel senso che com prendo, prendo dentro di me. Ma anche questo non è esatto. Vedo.
Vedo senza occhi.

E vedo anche perchè altri non mi vedono, non riescono a sentirmi, se non a momenti.

Leggo che la meditazione è riconoscimento dello splendore della realtà, è la fruizione liberante del qui e ora, il godimento estatico dell'adesso. È soprattutto quell'inenarrabile ed eccelso sentire profondo che nulla manca, nulla è di troppo, nulla è da cambiare, nulla è da trasformare, nulla è da aggiustare.

Cercavo qualcosa. Ora riesco, seppur a momenti, a essere solo aperta e tutto trasmigra attraverso il mio lasciarmi essere nel rilassante abbandono al ciò che è. È la realtà.

Riporto nel mondo fisico questa sensazione e rivivo il parto di mio figlio. Un dolore "inconoscibile", sconosciuto, invadente, che non poteva stare dentro al mio corpo. Un dolore straziante e un terrore infinito per ventitrè ore. La ribellione al dolore, l'impossibilità a scappare da quel dolore. Al Tempo del Dolore. A nulla servivano le parole, ovattate, giungere da fuori: resisti, resisti resisti...

Una sola ragazza, giovane, indiana, lì vicino, silenziosa fino a quel momento, con la mano calda e scura sopra al mio avambraccio bianco teso dalla contrazione dei muscoli tutti, contratti. Lei sola sussurrava le aperture del cielo alle mie orecchie.

"Il tuo corpo ti sta dicendo quanto grande è ciò che stai vivendo, la vastità della vita. Non rifiutarla. Non temerla. E' solo dolore. Accoglilo. Accettalo. Apriti e fallo fluire in te, diventa tutt'uno con il tuo dolore, con il sangue, con al vita, con l'aria che ti entra dentro, con la vita che sta per fiorire,e unirsi al fiume delle vite, che è una vita sola. Ora finalmente entri nel circolo senza fare nulla, lasciati andare alla corrente del tuo dolore e sii piena di gioia e apriti".


Sono passati 15 anni. Ora il circolo della vita mi riporta le sue parole in superficie.
E io sono felice, perchè c'è un senso, perchè esisto. Perchè ora, magari solo ora in questo momento, riesco a percepirlo.

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