3 novembre 2012

cosmica ( ovvero essere genitori dentro )

"I figli si partoriscono ogni giorno" (Alda Merini)

No.
Non sono d'accordo. Siamo noi - genitori - che nasciamo ogni giorno, attraverso i nostri figli. Siamo noi che distratti da mille eventi siamo riportati violentemente alla nostra primaria missione evolutiva dai nostri figli. Un figlio ci scuote, ci disarma, ci insegna, ci turba, ci spaventa, ci inorgoglisce. Ci trasla la speranza di un futuro che potremmo avere e che non abbiamo. Ci allunga le braccia fino a farci illusoriamente sfiorare, fino ad un traguardo invisibile che è solo l'immaginato futuro.
E se siamo bravi, non lo immaginiamo neanche, ma lo lasciamo scorrere, fluidamente, con amore, con fiducia, verso verso ciò che più di ogni altro elemento impaurisce l'animo umano. L'incognito.

Io rendo grazie alla vita e alla mia incoscienza creativa che mi ha portato a mettere al mondo le sfide più enormi che si possano immaginare. Io rendo grazie alla paura di sbagliare, al senso di impotenza, al timore di essere inadeguata, che solo loro mi scagliano così prepotentemente davanti.

Di fronte ai momenti di smarrimento, in cui un figlio non è più un bambino, in cui il suo sguardo si annacqua di dolore, dubbi, domande, sfida, bisogno di fare da solo, bisogno di essere guidato, un genitore consapevole viene richiamato all'ordine.
Smettila di pensare a te! una voce dalla pancia smuove le fondamenta. Smettila di ragionare e ragionare e ragionare! Smettila di giudicare! Smettila di raccogliere informazioni random e "perbene"da quando eri bambino tu, da quello che hai letto nei libri, da quello che il tuo orgoglio e il sociale ti chiede! Cancella la forza centripeta. Le certezze e i valori assoluti.

Denudati. Cerca di te stesso l'io più profondo. Quello che giace nascosto e che impaurisce perché potrebbe portare conflitti. Mettiti al servizio di un movimento cosmico che è l'amore. Sdraiati accanto a lui e tutto quello che ti è richiesto di fare è solo amare. Amare tuo figlio, amare te stesso, amare.

Ti accorgi che il folle, lo schizzato, l'impulsivo, l'irragionevole, l'immaturo, non è tuo figlio. E non sei tu. Siamo mezzi, strade e sentieri di un percorso infinito ed emozionante. I nostri figli sono le armi fiorite che continuano a cambiare forma, stagione dopo stagione. Sono un letto di un fiume sotterraneo che bagna ogni terra, che raggiunge piene e siccità, che ci trasporta tutti, tutti noi che in qualche momento di grandezza, decidiamo di lasciarci andare.

L'amore talvolta, come ora, non mi sta dentro, trasuda e mi bagna la pelle. Sembrare ad alcuni sdolcinata, mielosa, folle e visionaria poco m'interessa. Sembrare poi ad altri chissacos'altro, ancora meno.
Questa sono, io, adesso. E nelle piene della vita incamero l'amore che mi gira attorno, nelle difficoltà che affronto, nelle lacrime che asciugo, negli sbagli che faccio, e negli slanci che ho. E mi dispiace per gli altri, quelli che non provano grandezze così.

Ringrazio i miei figli di farmi rinascere e vivere ad ogni difficoltà. E a regalarmi continuamente incessantemente anche dolorosamente, il Senso della Vita.



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