13 marzo 2013

osmosi meteorologica

Mi euforizza il cielo che si rovescia su noi uomini all'improvviso, il cielo si carica di energia e acqua, e ad uno schioccare di dita la diga si spacca, scroscia la pioggia come un torrente verticale. 
Euforia da impotenza, direi. La percezione istantanea di essere briciole, ormai inzuppate, che contano nulla. Briciole de responsabilizzate e sollevate. Un tornare bambini di pochi secondi, riequilibrare la percezione di noi stessi in un altro stato metereologico. 
Decine di esperienze fisiche si riversano sui nostri precedenti pensieri, la sensazione di peso della pioggia ad esempio. Il rumore dei passi sciacquettanti sulla strada. Il fruscìo autonomo delle gocce che rimbalzano e si centuplicano in un attimo accavallandosi infinite e creando un'eco senza spazio. Il perdersi della differenza corpoumido/ariaasciutta nella nascente sensazione di pellebagnata/ariabagnata. Si entra in contatto, come quando si nuota, per osmosi, tra il nostro corpo interiore liquido e corpo universale esteriore. 
La potenza della pioggia è schiacciante, potenzialmente divina, ci fa piccoli, allarmati e divertiti, ci rimette al nostro posto, ci ridimensiona, e ci nutre di inspiegabile stupore, riconfermando con semplici sensazioni di essere semplicemente una minima parte dell'Universo. 


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