15 marzo 2014

Piero Toresella e il suo modo di Rivelare l'invisibile

Conosco appena Piero Toresella, signore e artista. All'inaugurazione della sua ultima esposizione a Trieste, Rivelare l'invisibile, ho ascoltato il commento critico di Maria Campitelli, curatrice della mostra e inossidabile e preziosa testimone dell'arte contemporanea di questa città, e ho gironzolato tra la folla in ascolto e in attesa di un drink e di convenevoli. Terminata la ricca presentazione critica e i primi brindisi, ho osservato con curiosità, mentre i presenti si diradavano, le opere esposte.
Alcune parole stimolanti ascoltate poco prima mi riecheggiavano in mente, come anti-contemporaneo (oppure anticontemporaneo) o come sottrazione. Alcuni tratti pittorici si ripetevano davanti ai miei occhi, come firma stilistica: uno per tutti, il reticolato di grafite. Morbido, continuo, di diversi spessori, costante. L'imperfetta morbidezza delle linee di matita rappresenta la gentilezza di forme che mi attrae nell'arte, pur essendo la rete come oggetto un limite ipoteticamente rigido. L'imperfetta morbidezza. Un fluttuare ordinato ma non rigido. Direzioni indicate, non imposte.
Mi piace molto anche la "piattezza" di questa pittura, nonostante le ombre e i chiaroscuri siano il portamento dell'immagine, questo effetto raso mi dà un sollievo materico, trasmettendomi una leggerezza non invadente.
La signorilità e delicatezza di signore d'altri tempi che mi appare nella seppur minima conoscenza personale di Piero, si ritrova tutta nelle sue opere, sempre composte, meditate, ma non noiose, anzi, che catturano l'immaginazione verso un "dentro" che ferma lo sguardo non solo sulla tela, ma altrove.

Queste alcune foto delle opere. La mostra è alla Lux Art Gallery (in via Rittmeyer 7, a Trieste).







Piero Toresella (a sinistra) che racconta
le sue opere a Peter Iancovich

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