21 novembre 2015

Un crepaccio nelle difese, oggi ti ho incontrata.

Sotto a quattro trecce grigie oggi mi sono riparata dalla pioggia. In un angolo del mio atelier odoroso di esperimenti tu mi hai parlato di te, dei fantasmi, degli angoli da illuminare e delle scale da fare. Tua madre era mia madre, le mie fragilità le tue. I tuoi capelli d’argento brillante sono davanti a me il traguardo dei miei cammini e mentre ti ho tenuto le mani, i tuoi occhi arabi d’azzurro si sono incagliati nei miei occhi neri d’occidente. Mi hai mostrato la tua vita sotto al gilet e lì pulsava l’anima delle pelli sottili, la delicatezza, la nostra tumultuosa necessità di delicatezza. Laggiù in Giordania ci passavano storie e pellegrini, profeti e assassini, sassi e disperazioni. Lì è nata quella costellazione di ulivi e colori chiari che oggi era accanto a me. Donna diversa tra le donne, impetuosa forza della gentilezza decisa. Mi hai capita subito. Ho appoggiato la mia fronte sulla tua piccola spalla e una finestra di piccole lacrime si é aperta sulle mie ombre. 

Porto addosso gli orecchini grigi che ti sei tolta caldi per me. Un gesto antico e immenso, la delicatezza che abbiamo creato aleggia ancora, nuvola azzurra, intorno a me.

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