11 aprile 2008

Nebbia a teatro

Giorni di sparizione non felice questi, ho supportato e incassato una brutta notizia di un persona a me molto vicina. Rifletto sulla precarietà del tutto, sulla rapidità dello svolgersi della vita, sulla fondamentale importanza di godere di ogni sorso d'acqua e di ogni mattina piovosa. Banalità, se sono fuori da un contesto concreto. Non per me, ora. Così tiriamo fuori dai pensieri esistenziali il necessario coraggio dovuto e facciamo sorrisi di convenienza e sfida alla vita che segnala a gran vento di voler deviare direzione. Ok, si affronta tutto e l'affetto ci obbliga a non pensare a noi. Così, si parte in avventure che non pensavamo di affrontare.Sento ancora una volta in me in pochi mesi l'urgenza di smettere, al volo, così, di avere paura. Le paure sono zavorre calde e infide, quando non sono necessari campanellini di riflessione, sono zaini portati sul davanti, che ci annebbiano e ostacolano la vista.
Non voglio guardare indietro, lì, non c'è niente, se non lampadine accese sul domani e noi, in vecchie quinte di teatro.

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