5 settembre 2010

Ma voi che ne sapete dell'amore [da "La cotogna di Istanbul" di Paolo Rumiz]

"Ma voi che ne sapete dell'amore,"
diceva sospirando il nostro Max
quando il discorso cadeva sul tema
della passione che il mondo consuma:
era quello il segnale che noi tutti
aspettavamo per prendere coraggio
e chiedergli di raccontare ancora
della cotogna venuta da Istanbul,
una gran storia d'amore e di morte
che si giocò tra Vienna e Sarajevo
quando ebbe fine al centro dei Balcani
quella cosa che noi chiamammo guerra
e invece fu un imbroglio sanguinoso.
E visto che quella era la "sua" storia
e gli toccava parlare di sé,
Max cominciava prendendosi in giro,
forse per non creare aspettative
o magari spezzare l'incantesimo,
oppure per combattere, chissà,
la nostalgia che gli ardeva nel cuore.
E a quelli che alla fine gli chiedevano
con gli occhi lustri per la commozione,
dopo un'ora o anche due di ascolto,
per che motivo non l'avesse scritta
quella storia che ci mangiava l'anima,
rispondeva così:"Perchè narrarla
ad alta voce è molto più bello.
Scrivere è una cosa fredda, senza cuore,
un miserabile atto da notai,
il che va detto, "spiegava"con tutto il rispetto
per la categoria".
S'infervorava di sovente e diceva:
"Non va letta da soli questa storia,
ma raccontata accanto a un fuoco acceso,
ad amici, bambini o forestieri;
è un mondo perduto pieno di voci
che il vento freddo si è portato via,
ma al quale voi potreste ridar vita
col suono rotondo delle parole,
passando il racconto di bocca in bocca
come nelle ballate di una volta".
Una sera gli chiesi perchè
non si fosse deciso perlomeno
a metter la memoria in cassaforte
prima che il tempo la spazzasse via,
insomma farne un libro, lui rispose:
"Sai quanta gente mi ha chiesto di scrivere
la storia della cotogna d'Istanbul?
So viele Leute, amico, so viele...
ma io rifiuto, perchè nell'attesa
essa lievita come una pagnotta,
si alimenta del suo stesso racconto,
attraverso i commenti di chi l'ascolta;
cresce anche di notte, con la lentezza
e con le insonnie della gravidanza,
diventa d'oro come una focaccia
nel forno a legna di un panettiere,
sempre più tonda, e cotta a puntino;
e può diffondersi finchè coloro
che l'hanno sentita e poi raccontata
diventano una bella confraternita
anche senza conoscersi per niente,
la Compagnia della Gialla Cotogna".
E poi aggiunse con un gran sorriso:
E poi stai tranquillo, amico caro.
A far quel libro ci penserà,
vedrai, qualcuno dopo la mia morte".

...

[incipit lungo da "La cotogna di Istanbul" di Paolo Rumiz]



"La cotogna di Istanbul, ballata per tre uomini e una donna"
di Paolo Rumiz

La storia della misteriosa Maša, “occhio tartaro e femori lunghi”, meravigliosa vedova divorziata si intreccia con quella di Max.
Scenario magico e fascinoso, i Balcani, con la loro storia e leggende.
Una ballata che danza lungo le campagne e le città, lungo la guerra e gli odori di Samun e sottobosco.

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