17 ottobre 2010

Il carciofo [quello che si vede, non è tutto]

Qualche mese fa un uomo che non mi conosce di persona mi ha detto che mi espongo troppo.
Troppi siti web, troppe foto, troppi post su facebook, troppi progetti, troppo da dire e troppo mostrato.
L'arroganza di quel giudizio facile mi stupì molto.
Da allora però, a volte, ci penso. Ho riflettuto sulla parola "esponi", "ti esponi", "esporre".
E' la merce che si espone in vetrina, i cavalli si espongono al circo, i primi della classe si espongono di fronte agli altri, i seni rifatti si espongono a teatro.
E' questo ciò che appare? Qual'è il messaggio che passa, quando qualcuno non riesce a "starsi dentro" e... fa vedere tanto di sé?
(Guardate gente, guardate, quanta sostanza in questa piccola donna! Come le pesche al mercato: non si può toccare, ma guardare si, è lecito! Volete comprare? )
Ho pensato anche al mio compagno di poco fa, al mio innamorato schivo e riservatissimo. Questo aspetto di me probabilmente gli dava fastidio, forse gli faceva paura (così spesso accade...), ma anche lo attraeva. A onor del vero raramente ha cercato di cambiarmi. Adesso me ne rendo conto. Un paio di volte in una manciata di anni, ha esercitato il suo "diritto" riprendendomi su alcuni contenuti sul web e nella vita. Altre volte mi ha abbottonato la camicetta, o al contrario, mi ha fatto apprezzamenti quando casualmente ero pudica e nell'ombra e stranamente zitta.
Mi sono chiesta molte volte cosa mi porti a espormi, a dire, a scrivere, a fotografarmi, ad avere fame di vita, a non fare misteri di desideri e progetti, a spingere, a parlare tanto, a pensare tanto. Quante volte mi sono sentita inadeguata per questo mio modo di essere "tanto" (come in questi giorni, ad esempio), troppo intensa e aperta, troppo piena anche per me stessa.
C'è una cosa importante però che voglio sottolineare: quello che si vede, non è tutto.
Ciò che è esposto (con sfacciataggine, o incoscienza) non deve essere visto come un andare in giro nudi, senza null'altro che la propria pelle da far vedere. Cadono in inganno coloro che credono sia tutto lì, che non ci sia altro da scoprire.
Perchè certe volte chi si spoglia e si mostra, ha ben più di un abito da togliere. Ha ben più di un'occhiata da raccogliere. Ha ben altro che post, foto, status, commenti, risate a voce alta e emozioni mal celate. Quegli aspetti "chiassosi" sono eccedenze. Come le foglie esterne dei carciofi, grandi, pungenti ed evidenti.
Tolte quelle però, c'è ben altro. Un mondo di delicatissime sfumature dense e attorcigliate come arabeschi, tanto di quel ricamo interiore che i germogli non stanno dentro e devono uscire, cercare la luce, i confronti, "l'altro". Solo alcuni coraggiosi non si fanno portar fuori strada dalle foglie esterne, solo alcuni "vedono oltre".
E io posso danzare con loro. Ecco, tutto qui per questo criptico post: non è una risposta, visto che non c'è un vera domanda. Ne' una ricetta di cucina. Tantomeno una soluzione, visto che non c'è un problema.
Solo un'altra chiaccherata, un atto di consapevolezza, pubblico (tanto per cambiare).

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