29 dicembre 2011

Lattiginoso

opera di alfredo palmero

Lattiginoso l'umore, come il cielo. Mentre riempio la lavatrice penso che stamattina sono di nuovo nebulosa. Eccolo qua, lo stare che conosco. Giorni di primavera fuori tempo sono scivolati dall'alto e li ho presi al volo, senza merito, con stupore. Le persone che mi hanno vista illuminata e che mi parlavano delle loro amarezze hanno fatto uscire dalla loro bocca strisce di frasi che si allargavano nell'aria, cercando direzioni e consigli. Potessi illustrare con un battito di ciglia i pensieri visivi che ho, si capirebbe.
Non ho molto da dare, adesso. Gli anni mi battono contro il viso e posso solo non guardarmi troppo. Quando, come negli ultimi giorni, la gioia profuma di gelatina alla frutta è inspiegabile e diffusa, ne condivido l'energia tenace e dolce con chi mi sta accanto. Non credo nella preservazione della gioia, come un tesoro che poi finisce.
Finisce sempre, sia chiaro. Ma non perchè si condivide. Solo perchè ha il suo tempo di recupero. Così al mio tavolo di serenità, invito lacrime e paure, e consolo, consapevole del rischio che ormai conosco.

La marea si ritira, prima o poi, è questione di tempo. Il tavolo si svuota, rimangono piatti vuoti che non so più riempire. L'ingenuità e debolezza mi porterebbero a girare di porta in porta, nel mio villaggio, con una pentolina vuota tra le mani, cercando la serenità e l'ottimismo che ho perduto. Ma la maturità porta consapevolezza. E la consapevolezza non bara. La serenità non la ritroverò bussando ad alcuna porta, nessun tavolo di gioia potrà nutrirmi e crescermi, nel condividerlo nelle case altrui.
Tutto rimane, ritorna e si prepara ad essere nuovamente. Il respiro si fa presente, il cielo grigio, la solitudine, non più un'ombra da respingere nelle paure inquiete di chi sta vicino a me, ritorna compagna muta.


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