20 febbraio 2012

sereno

Joselito Sabogal

























Oggi piango la mia morte
nella mia tregua silente
e quanto non vi riguarda questo riverso
tanto come sollievo d’acqua sulle ustioni

nuovo amico, conosci a tue mani essenziali
il mio volto caldo, che oggi sia scolpito di pietra
e avvolto in rivoli disciolti e ciuffi quieti

Piango per me, lievemente,
per non scomporre la quiete rarefatta
delle idee giacenti, inanellate e finalmente identiche
a se stesse domani e oggi, intanto.
Che morire è presente,
e il domani inabitato è confuso.

Oggi piango con cura, amate voi fortemente
il mio nudo frugare
di chi scava nella terra in cerca di radici
in un girone terreno
senza mai uno specchiarsi reale.


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