22 agosto 2011

acqua




















Il sudore mi appiccica i capelli più corti e sottili sul collo. Sento lievemente pulsare la pianta dei piedi appoggiati al pavimento di legno bianco. Una goccia di caldo concentrato si è raccolta in un punto preciso sotto al mio seno sinistro (lievissimamente più grande del destro) e riempita tutta di sè stessa, ha iniziato a scendere.
Anche il mio stesso respiro, arrivandomi sulla pelle umida, sembra quasi rinfrescarmi leggermente. significa che la pelle è davvero calda. Ogni parte del mio corpo sovrapposta ad un'altra, ha in mezzo un sottilissimo strato di bagnato, come una muta subacquea che garantisce la temperatura interna costante.

Dicono che questo gran caldo durerà ancora qualche giorno. Dopodichè l'estate inizierà a scemare.

Mi sono alzata dal divano, sono fuori. Innaffio le piante in terrazza con il lungo tubo di gomma verde. Non ha più l'augello per vaporizzare o concentrare lo spruzzo. L'ho rotto dopo solo qualche mese. Così faccio con il dito, il pollice, premo e vario l'apertura, aumentando o diminuendo la pressione del getto. Lo trovo una gran comodità, questo nuovo utilizzo del pollice.
Con i piedi nudi nell'acqua scaldata dal sole nel tubo, fingo di essere pioggia e spruzzo l'acqua in alto con tutta la pressione che riesco, una specie di geiser fresco s'innalza sulla mia terrazza e ricade i milioni di goccioline microscopiche sulle foglie dei miei vecchi alberi di ficus, sui nuovi fiori estivi, sul limone striminzito perchè mi ostino a non dargli il fertilizzante da agrumi, e poi cade sulla panca di legno e i suoi cuscini, sul tavolino rettangolare che è simbolo di quest'estate, sulle sedie pieghevoli. E su di me.

Così il mio sudore inizialmente si fonde con l'acqua per le piante, e poi viene sciolto via, scivolandomi addosso con l'acqua, fino giù sulle gambe, fino ai piedi, per allontanarsi nel flusso verso lo scolo della terrazza. Alzo il viso per prendermi tutta quella fontana privata, ci provo un gran gusto a starmene lì, incurante di tutto, in canottiera, a bagnarmi senza un accenno di protezione. Penso che è strana la sensazione di essere accondiscendenti nel bagnarsi quando siamo vestiti, ci sembra una cosa innaturale, quando non conveniente. Siamo spesso così sciocchi noi uomini.
Ora invece rimango lì, ferma e consapevole, e mi sento un pò pianta, i miei capelli si riuniscono in serpenti grondanti e diventano pesanti fronde di salice. La mia pelle, le ciglia, anche i denti, la lingua (perchè sorrido all'acqua con la bocca aperta) , si stanno abbeverando ed è una sensazione primordiale.
Io sono qui, con la pompa in mano e il pollice pressato sull'apertura, che creo uno sfiato di balena alto qualche metro, sopraa la mia terrazza, le mie cose, i miei soliti spazi estivi.
L'acqua interna fa un cortocircuito con l'acqua esterna e io lì in mezzo, vivo questo momento, nutrendomi, con potenza vitale e presenza. E' davvero un'estate ricca e matura.



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