22 luglio 2011

Foglietto illustrativo ( questo è un crepaccio spaccato )

Foglietto illustrativo 

Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all'udienza,
incollo con cura le tazze rotte -
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.

So come trattare l'infelicità
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l'ingiustizia,
rischiarare l'assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti -
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto
che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso -
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata)
per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c'è più.


(WISLAWA SZYMBORSKA)


sto lavorando a una locandina da stamattina alle 6; mi tappo il naso e faccio sto lavoro fingendo che in parte almeno mi interessi un font o un altro, un'illustrazione o un'altra. bevo un'altra tazza di caffè annacquato e vado avanti a cercare di finire in tempo sto cavolo di impegno che mi sono presa. perché? perchè devo vivere!fare la spesa, pagare le bollette, pessime cose che ti legano alle produttività. perchè non è tempo sempre di scivolare viziose nei pensieri per elevarci e provare sensazioni eccellenti. perchè ho 2 figli, perchè c'è la crisi, perchè se non lo faccio almeno qualche volta ancora 'sto lavoro di grafica, mi sembra che non sia più il mio mestiere (ma qual'è infatti ormai, il mio mestiere?.
poi dò un'occhiata alla finestra di sotto del desk, mi hanno postato in bacheca una poesia, noto con la coda dell'occhio. La solita poesia d'amore, penso, stupida, prima ancora di leggerla. non ho tempo, stamattina per l'amore. Ho davvero 20 secondi, leggo in trasversale quei versi. parole brevi che si sciolgono in giù, al volo, come una planata veloce a picco su un pesce salito a galla. mi salgono urgenti come un rigurgito incontrollabile parole grevi, cazzo! cazzo che parole! 
mi entrano dentro in un solo istante di quei venti secondi che mi concedo, mi si alzano i pori delle braccia, si eccomi lì, ci sono. Io sono lì, appesa tra una riga e l'altra di quella poesia scritta da una donna chissà dove, in chissà che momento, in chissà quale età. e io sono lì. con i miei casini, le mie voglie, le mie nuvole basse che sfociano in lampi e grandine, quando sono  troppo contratta, sono lì, con il mio poco sonno e troppo sonno, sono lì con la voragine di cuore che si apre per una tenerezza di un uomo grosso, che si àncora a ricordi sfocati di vent'anni fa, che si rivede, specchiata in quelle tazze rotte che riempiono realmente la mia dispensa. cazzo. cazzo. la poesia è questo. infilarsi a forza, senza avere neanche un muscolo, nella vita di un altro, un crepaccio crudo di emozione che spacca la pietra, in un istante.








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