20 luglio 2011

Stima-auto(matica) ovvero "C'è sé e sé"


















L’autostima viene determinata da informazioni oggettive e soggettive,
riferite a tre tipi di sé:
sé reale: è la valutazione oggettiva delle nostre competenze
sé percepito: è la nostra valutazione del sé reale. Difficilmente sé percepito e sé reale coincidono, si rischia sempre di fare "errori di valutazione"
sé ideale: è come desideriamo essere. Esso è influenzato dalla cultura e dalla società.

I problemi legati all’autostima nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé percepito.
Se tendiamo a svalutarci, ci sentiamo troppo lontani da come desideriamo essere, il nostro modello ideale ci appare troppo lontano e irraggiungibile, e noi ne soffriamo.
Al contrario, le persone che si sopravvalutano sono convinte di essere come desiderano, hanno raggiunto il loro ideale, ma questa è più che altro la loro opinione.

Osservo le persone che si sottovalutano, mi lasciano perplessa, perchè da una parte non c'è modo di tirarli fuori da quel mantello dell'invisibilità, dall'altra non si sa mai che d'improvviso tirino fuori la coda velenosa, per colpire, colpiti prima a loro volta, con qualche punta di invidia. "Riesco a fare male, allora riesco a valere qualcosa".
Mi irritano anche le persone che si sopravvalutano, un po perchè spesso sono altezzose, e anche perchè poi la realtà intorno li delude, loro fanno figuracce, ma tengono botta se qualcuno li guarda.

Come molti anche io sono entrambi i lati della medaglia. Sopra alle righe a volte, timida lumachina in molte altre. La mia salvezza è la tana interiore dei miei valori, le mie certezze dubbi, o magari solo i processi creativi mentali che mi portano a uscire da me e concentrarmi su cosa ho davanti, un gioiello, una foglia, un viso, un foglio.

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