20 giugno 2008

Notti elastiche

Alcune notti sono elastiche. Sei lì, dentro al buio, o tra un sogno e un altro, e quel pezzo di tempo di passaggio, o quel momento indefinito di nulla si fermano, dilatandosi senza sbiadire verso una tensione che pare infinita e crescente. Una specie di orgasmo onirico mai raggiunto. In quello strato verticale allungato di nulla, nel profondo sonno, si infilano immagini che non sono veri e propri sogni, sono piuttosto fotografie deformate, dettagli microscopici perfettamente a fuoco e visi illuminati ma completamente sfuocati. Lì case immaginarie, incontri con sconosciuti contro il muro, tunnel senza fondo, corse accelerando senza mai un traguardo. Lì emozioni viscerli improvvise e potenti mi lasciano pulsante. Quel preciso pezzo morbido di tempo, in quelle notti elastiche, formalmente non esiste. Non esiste altro, per chi ti vede dormire, che un preciso sguardo, tra le due e trentacinque e le due e trentasei, forse un'improvvisa lieve vibrazione della pelle ti può muovere il labbro inferiore, o un respiro più torbido gorgogliare sommesso, ma niente di più. Lì, fuori dal sonno, il tempo non si dilata.

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