23 marzo 2011

Noise ≠ Silence

Su La7 c'è 8emezzo, parlano da due ore ormai di Libia, Lampedusa, Gheddafi, interventismo, paure, terrorismo, petrolio, emigrati, emergenze, parole, parole, parole. Una sopra l'altra. Feltri sopra a Vauro, Minniti sopra a Feltri, le dirette con i lampedusani incazzati, e di nuovo altre ipotesi, guerra si guerra no. Due ore di esseri umani che decidono di altri e altri che vorrebbero decidere per se stessi. Ciarpame. Gracchiare di bipedi. Spengo la tv.Pochi secondi di silenzio bastano a far galleggiare nuovamente a pelo dell'acqua la realtà della mia casa e il suo pacifico stato. Solo qualche moto lontana che passa.
La poltroncina di vimini recuperata dal terrazzo accoglie due dei miei gatti, morbidamente abbracciati, il più smilzo ha il collo all'indietro e la testa che penzola, è totalmente abbandonato e dorme. Il più grosso è statuario, occhi taglienti, sguardo verde fisso, mi guarda. Silenzio. Sul divano di fronte a me, svegliata dall'assenza di rumore umano, alza la testolina bianca la gatta; occhi contornati di nero, come un makeup orientale, mi guarda socchiudendo gli occhi, seduttiva. Come seducono gli occhi dei gatti, senza fare nulla. Allunga lentamente le zampe anteriori davanti a se, si fa guardare in tensione, poi si rilassa nuovamente.
Giro la testa, accanto a me, sorrido al mio cane che mi stava guardando. La serenità in quello sguardo muto, non c'è smania, non c'è petrolio, ne' terrorismo, non un'ombra di emigranti all'addiaccio in emergenza, tantomeno ipotesi di guerra. Silenzio e sereni occhi marroni. Un marrone rilassante e umido, come la terra buona, come le castagne arroste, come certe striscie di certi tramonti. Su noi tutti, il silenzio, che non smette ancora. La pace, i miei animali; strofino tra le dita un orecchio della gatta, mi è grata, le piace. Appoggio una mano sulla pancia del cane, sospira, sereno. Socchiude lentissimamente gli occhi. E' ora di dormire per tutti. Silenzio. Sono grata, mi piace.

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