6 gennaio 2012

Isabel e il mare

Isabel non ha mai visto il mare, non lo ha mai toccato. Lo ha immaginato tante volte, trasfigurando le creste innevate delle montagne intorno a casa, immaginandole spuma di onde immobili.
Ogni tanto nei boschi trovava qualche conchiglia fossile. Così si immaginava di avere un passato in comune con il mare, che milioni di anni prima accarezzava le stesse cime. La raccoglieva con cura, ripulendola da muschi e terriccio e la riponeva per un periodo di tempo stabilito, in una scatola con il coperchio di vetro, custodita con attenzione accanto al suo letto. Ogni sera le guardava con stupore nuovo, certe le teneva in mano, come a trattenere tra le dita il contatto con il mare, e socchiudendo gli occhi si immaginava le onde, l'odore del sale, la freschezza delle profondità che mai aveva conosciuto.
Poi, dopo qualche tempo, in ordine di ritrovamento, una alla volta le riportava nel bosco, più o meno nelle zone in cui erano state trovate.
Per non cambiare il tempo, si diceva. Per non influire troppo sullo scorrere delle cose.
Il mare era un concetto immaginato e astratto, a parte quel poche conchiglie, che davano realtà a un pensiero. In alcuni libri certo, aveva trovato fotografie, ma in pochi centimetri non si riusciva a rendere la percezione dell'orizzonte, disteso placido e apparentemente immobile. Questo aspetto era una delle pochissime cose che forse per Isabel univa il mare alla montagna. Le vette immobili, geometriche, vigilanti. L'orizzonte del mare immobile, lineare, sicuro. Due contorni seppur diversi, ma statici, rassicuranti, lontani.
(...)

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