12 febbraio 2011

Bisogna avere gli occhi chiusi, per poterli aprire ( Il lavoro su di sé)

Sono morto perchè non ho il desiderio,
non ho il desiderio perchè credo di possedere,
credo di possedere perchè non cerco di dare.
Cercando di dare, si vede che non si ha niente,
vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi,
cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente,
vedendo che non si è niente, si desidera divenire,
desiderando divenire, si vive.

( tratto da IL LAVORO SU DI SE', di René Daumal)

claudia de vilafames


Leggo per la prima volta con gli occhi aperti questo libro epistolare. Quando anni fa me lo ha regalato il mio compagno mi ha detto: "così puoi capire qualcosa di me". Io l'ho aperto e leggendo le prime pagine, a digiuno di ogni cosa, con gli occhi chiusi del sonno profondo, non ho capito neanche di cosa parlasse.
Anzi ricordo che di questo abisso non riconosciuto ho quasi avuto paura.
Mi sono sentita lontanissima da quel mondo e lontanissima dal mio compagno, come se avessi scoperto di parlare una lingua straniera. Mi sono sentita ignorante e immatura. Poi solo diversa.

Stasera l'ho ritrovato, mi ha chiamata dallo scaffale in alto, e dal momento in cui l'ho aperto, l'ho letto ad occhi spalancati avida di assimilare ogni parola, incasellando come per magia molti concetti al loro posto. Su alcune pagine che non comprendevo minimamente, si sono dissolte le nuvole e riesco a leggere, da sveglia.

Molte cose sono più chiare ora, dei concetti interni al libro e ad altri libri, di me e della qualità dello sforzo da compiere e del mio compagno.

Ogni cosa allora era apparentemente"sbagliata": i tempi sbagliati, le persone sbagliate, le esperienze troppo diverse, le incapacità di comunicare sbagliate.

Ogni cosa invece appare sostanzialemente perfetta: i tempi non erano sbagliati, ma solo sfasati; le persone non sbagliate, ma anzi, ognuno era perfetto per segnare una via all'altro ( e come si sa, le vie più utili sono le più difficili) ; le esperienze così diverse hanno portato a scontri che producevano non solo scintille, ma anche profonde riflessioni e cambiamenti; le incapacità di comunicare erano giovani e acerbe, segno che era necessario maturarle.

Bisogna avere gli occhi chiusi, per poterli aprire.

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