23 giugno 2011

attesa

























c'è attesa e attesa.

c'è quando trattieni quasi il fiato per ore e giorni e minuti ( che hanno la stessa interminabile durata) scrutando all'orizzonte dei segni quell'unica cosa che deve accadere per ridarti l'afflato di vita.

c'è quando butti un occhio fintamente distratto all'orologio, sperando in "quella" cosa ma senza contarci più di tanto.

c'è quando "quella" cosa" non te l'aspetti realmente, però un po ci speri. fai tutto quello che hai in mente, ogni azione scorre intatta, e la lieve speranza rimane lì, sospesa, ironica e dispettosa, come una nuvoletta che preannuncia una pioggia. O forse passa e va.

l'attesa è tempo.

è uno spazio temporale inventato tra il pensiero o l'annuncio di un evento e il suo reale verificarsi. Senza il pensiero annunciato non esiste l'attesa. ma senza il reale verificarsi dell'evento, l'attesa c'è. E diventa eterna.

l'attesa è errore.

se l'attesa è annullare il presente in virtù di un'ipotetico futuro curvato alle aspettative, l'attesa è errore.

l'attesa è consapevolezza.

se l'attesa è osservare ogni istante e ogni sfumatura nello svolgersi di questo lasso di tempo dedicato, l'attesa diventa consapevolezza.

l'attesa è pena.

è fame per l'affamato, sete per l'assetato, languore per l'appassionato, struggimento per l'innamorato, smania per l'imprigionato, solitudine per l'abbandonato.

l'attesa è anticipo.

se c'è consapevolezza e il verificarsi dell'evento è probabile e piacevole, l'attesa è anticipo di piacere.
con la stessa consapevolezza, se il verificarsi dell'evento previsto è doloroso, l'attesa è anticipo di dolore.

rimane una domanda:


ma 
quando 
arrivi?


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