7 giugno 2011

Senza pelle (ovvero: io, araba fenice, più delicata)

(togliete l'audio alla radio in basso a destra, 
e ascoltate Patrizia Laquidaria, merita)

Come se fossi a togliere
la mia pelle fragile
le credenze le incrostazioni
di banali e mortali opinioni
Dalla riva delle emozioni
le mie uniformi son vane
come se come se
fossi nuda in un'aula d'esame

Come se ogni limite
fosse nascere ancora piú nuova
come se anche respirare
fosse un tramonto e un albeggiare
dentro i miei desideri
riconoscere i pochi veri e interi
come se
fossi luce che sa danzare

Come se fossi a togliere
la mia pelle fragile
le credenze le incrostazioni
delle tue banali e mortali opinioni
dentro ai desideri riconoscere i pochi veri e interi,
bellissimo
come luce che sa danzare, danzare
come a togliere la mia pelle fragile
come se fossi nuda in un'aula d'esame
senza pelle.



Bellissimo, bellissimo, bellissimo, il ritornello dice così, e parla di pelle sottile, tanto sottile da sembrare trasparente. Per anni la mia pelle sottile è stato un limite ai miei movimenti convulsi della passione.
Chi si muove di passioni deve mettere in conto abrasioni, sbucciature, ferite, che a lungo andare lasciano segni, corrodono, consumano. Rughe, striature e macchie segnano le strade dell'amore.
Poi un giorno ci sia accorge che fa male anche l'aria che sfiora, il calore del sole, i baci.
Ma non è il momento di sparire...  è il momento di dar fiducia a chi è così delicato da accarezzarci con un soffio lieve, attento e morbido, come un bacio su un fiore.


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