6 novembre 2008

e non c'è niente da capire

Le spalle che abbracciava erano di un ragazzo, poteva sentire il calore della carne, sotto la maglia di cotone scuro, un pezzo di guancia toccava la base del suo collo.
Le braccia che la stringevano, muovendosi impercettibilmente, la stavano ascoltando, tendendo i sensi fino a trovare un significato in ogni lieve spostamente delle mani o in ogni respiro differente da quello prima..
Secondi che trascorrevano come minuti.
Le braccia che la stringevano cercavano di darle pace e di trovare sollievo a un'arsura lieve e costante.

Un'odore, tra loro, cercava spazio. L'aria aperta che lui portava nella cucina si mescolava con l'aria di strada di sera che portava lei, al profumo delle pizze nel cartone appoggiate lì vicino, al lieve aroma di mirra che trasportava la pelle di lei, e di zenzero.
Le braccia di entrambi finivano in mani aperte, che lentamente strusciavano sulla stoffa, come a riconoscere sentieri battuti e sconosciuti.
Minuti che sembravano secondi.

Le spalle che abbracciava erano ancora una volta non soffocanti, apparentemente innocue. Non protettive no, colore dell'anice.
Di nuovo, come sempre.

Un'odore, lì nel loro abbraccio, trovava spazio. Di nuovo. Come sempre.

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