2 novembre 2008

Sul piacere del dilatarsi del tempo e dello spazio

Quando in noi si fa strada la maturità, un senso di potere su noi stessi si accompagna ai dubbi e i pensieri sul tempo. Il fisiologico trascorrere del tempo ci trasforma la coscienza allargandola, distendendola. Potrebbe sembrare che il Tempo di fronte a noi sia più limitato, ma è vero il contrario, che siamo noi comprenderlo di più. A me sembra di vibrare nell'aria temporale. Sebbene ogni oggetto, progetto o ipotesi abbia una connotazione più realistica, meno sognante, meno chimera e più pianificazione, nonostante questo, sento fortemente che alcuni ganci della mia anima si evolvono, con guizzi semi involontari, saltando più in avanti, evolvendosi a tratti in qualche forma semplicemente... più. Più.

Se fossi un uccello le mie ali si allungherebbero come sotto l'effetto di un morfing, in punta di piedi scalzi sul culmine del tetto, si distenderebbero gradualmente e morbidamente fino a raggiungere dimensioni sfumate e infinite. Così che basterebbe un solo pensiero di contrarre le spalle, per sollevarmi e senza sforzo alcuno, se non di pensiero, volare.

Se fossi un pesce la mia coda sarebbe uno scivolo che si prolunga nel mare, fino a sfumarsi nell'acqua, chilometri di onda evanescente che continua a uscire dal mio corpo liscio. Così che basterebbe un solo pensiero di contrarre i fianchi, per scivolare fluido decine di metri avanti, chilometri, senza una definizione di spazio, trovarmi dall'altro capo dell'oceano solo con un battito di coda immaginaria.

Se fossi un uomo che fa l'amore con la sua donna, il mio pene si allungherebbe in lei senza trovare ostacoli, come un fantasma che oltrepassa le porte e le farebbe decine di giri dentro, si unirebbe alla lingua dei baci, ci si attorciglierebbe intorno come una catena mobile, dentro e fuori in un unico vortice di dissolvenza con il pensiero e l'essenza dell'unione.

Se fossi una donna che fa l'amore con il suo uomo, il mio ventre di amplierebbe
senza pareti nel tempo di un battito d'ali, lo conterrebbe in un bacio grande come una caverna, in un massaggio d'anima, in una discesa libera senza fondo, scivolosa e immensa come una sensazione di accoglienza spirituale e profondamente tattile come il centro della Terra.

Sono invece un essere, che contiene a malapena il senso di ciò che è e che, pur senza sapere dove inizia e dove finisce, continua a espandersi.






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