13 gennaio 2011

Io e te


Una sera non serve per leggere "Io e te" (Einaudi), prima c'è tempo anche per vedere un film, una commedia intelligente magari. Dopodichè 116 pagine si iniziano e si finiscono come una telefonata con un amico.
Stai bene, si, e tu? ti racconto cosa è successo, si, dimmi, ti racconto di Lorenzo, 14 anni, che mi fa venire in mente uno dei tuoi figli. Nel libro finge di partire per la montagna con amici di scuola, ma non l’hanno invitato, e lui mente.
Si prepara la scorta di cibo, acqua e fumetti, e si chiude in cantina. Pieno di provviste in scatola e di idee confuse. Appare la figura di Olivia, sorellastra, con le meccaniche di sorellastra che chi ci passa in mezzo conosce, non è più bella e piena come un tempo, ora è tossicodipendente, è messa male. 

Solitudini, le loro, diverse ma che si toccano. Nell'essere figli e nel disagio di crescere. Genitori che sbagliano, pensieri grandi e acerbi da adolescenti che possono cambiare la vita.

In qualche pagina ho visto mia figlia, rifiutare aspetti del padre e ribellarsi, in altre viene fuori dirompente mio figlio sedicenne, che improvvisamente dice"Mi sono messo le stesse cose che mettevano gli altri. Le scarpe da ginnastica Adidas, i jeans con i buchi, la felpa nera con il cappuccio […]. Camminavo come loro. A gambe larghe. Buttavo lo zaino a terra e lo prendevo a calci».

Niccolò Ammaniti ha raccontato una storia in una cantina che sembra di esserci, di due ragazzi, che siamo stai noi e che abbiamo intorno, pezzi profondi di vita invisibile, concentrati nel tempo di un dopocinema, che si fissano dentro ben più di un film.

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