20 gennaio 2011

Sotto cieli noncuranti, un'ingenua e testarda infermiera di cuori.

"Le cose spaiate si devono appaiare. Le cose rotte si devono aggiustare. E quelle che fanno soffrire si devono curare. Si fa così. io questo lo so."


“Sotto cieli noncuranti” di Benedetta Cibrario edito da Feltrinelli.


Ho comprato e letto questo libro come da manuale, dalla copertina e da questa frase virgolettata che c'era sul retro.



La storia è ambientata in una Torino innevata ed è raccontata a più voci, la migliore delle quali quella di Matilde, una bimba di 12 anni. Un'incidente, poi un'altra morte, un'indagine, due storie che si intrecciano, un dolore che si sparge sulla vita dei rimasti, una bambina che, come fanno ostinatamente i bambini, vuole guarire la "malattia del dolore", lei che aggiusta le cose, lei che vorrebbe le cose a posto.
"E' semplice, basta volerlo fare e le cose si aggiustano."
La tenerezza di questi pensieri, che coincide con una certa mia ingenuità rimasta; le percezioni dei bambini, che si sentono responsabili sempre e comunque della sofferenza dei loro cari.
Queste sono i due elementi che mi ha lasciato questo libro, ben scritto, ben equilibrato.
Nonostante si centri su due tragedie, mantiene una linea semplice e senza sentimentalismi. Forse è la visione di Matilde, che emerge, incapace di realizzare davvero la disperazione, ma spettatrice attiva e infermierina dei cuori.

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