13 agosto 2008

Figurine agosto/ottobre 2007

Ogni anno che passa, ad un certo punto, in un certo giorno, arriva un momento di blocco ad personam. (lo so cosa vuol dire, ma invento questo utilizzo perchè io adoro inventare nuovi modi per usare le cose, figurarsi el parole).
Significa che tutto si ferma, mi giro all'indietro e il passato di un anno è immobile. Come le tecniche cinematografiche ora permettono. Ogni cosa ferma, cristallizzata, le auto in strada, le foglie nell'aria, il pallone che vola. Ogni oggetto, di cera. Nella mia immagine la realtà immobile assume una connotazione temporale e vedo snocciolarsi, come in un lunghissimo tunnel all'aria aperta, un anno di vita. Scenari più diversi si fondono, come stanze di scene di ricordi senza muri, cronologicamente affiancate. Tutto immobile sfumato e e chiaro, più chiaro della realtà, quasi a un 60% di meno. Le uniche cose che sono al 100% di colore e contrasto sono alcune persone.
Dunque mi giro e nell'immobilità di una lunghissima strada di immagini leggere, si stagliano le persone. Alcune persone. Inmobili anche loro, così che le possa guardare tranquillamente e accarezzare con lo sguardo.
Sono le persone che hanno segnato questo mio ultimo anno. Alcune conosciute a fondo (magari da sempre) altre appena annusate (ma che potevano essere), alcune fondamentali da sempre, altre da dimenticare.
Ecco, un'immagine onirica, questa mattina mi riempie l'mmaginazione. Le persone sono più o meno queste:

Agosto 2007:
Caterina, dolce e inaspettata scoperta della vita. Siamo in Calabria e lei sta tagliando a striscioline il formaggio dei contadini per preparare le cena fredda per la sua famigliola e me. L'aria fuori è ancora torrida, all'interno, frescura meridionale, un attimo in cui le bambine non parlano, suo marito è fuori con i vecchi zii, io sono seduta sul divano letto allestito alla fortuna per me. Io la guardo e le voglio un bene immenso di gratitudine.

Settembre 2007:
Marcello, fai conto che un giorno apri la finestra, e ti entra portato dal vento un pezzetto di carta accartocciato, e aprendolo con curiosità ci trovi dentro una voce, un odore, un piccolo mondo nuovo. Siamo a Modena, o lì vicino, lui mi sta presentando, accucciato tra loro, i suoi cuccioli di bracco, scatenati e saltellanti, con le lingue lunghissime e calde. Ha una camicia nera con le maniche corte che non dimenticherò mai e alza lo sguardo verso di me e sorride, felice e imbarazzato e dolce, delicato, stranissimo uomo.

Ottobre 2007
Sandro, rientra in punta di piedi, con fasci di canzoni e regali e finte timidezze. Sta guidando, tiene il volante e sorride, dicendo di essere felice con me. Io lo guardo e mi chiedo per un attimo, perchè lo sta dicendo? per convincermi? sono già avvolta ma non lo so ancora, in realtà la mia mente non è lì.


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