2 settembre 2008

Statua di polvere


sprofondata tra pile di libri distrutti, copertine di cd scomparsi, cartacce, depliant raccolti in chissà quale vacanza, polvere, una sveglia rotta, avanzi di piccoli album da acquerelli, sto lì.
uno straccetto in mano mi dà l'alibi di riprendere in mano libri che non sfioro da anni, le dita sporche toccano le pagine, riscoprono dediche dimenticate, ricette e pensieri scritti su foglietti e nascosti tra le copertine, e provo a sentirmi così, copertina di un libro senza libro.
Il libro chissà dov'è.
Se c'è mai stato, forse sono una copertina di un libro ancora da scrivere e forse una sfilata e messa da parte, perchè il cartone è più duro.
mi sento un oggetto, in mezzo a oggetti, polverosi e spesso più nobili di me.
mi sento una custodia di dvd scardinata, una bambolina con le gambe staccate.
passo da una mano all'altra dispense di spagnolo mai studiato, foto ritagliate, pezzi del mondo del mio circo, libri di poesie senza fine, piccole forme fatte di pietra, raccolte in giro come una gazza ladra di cose opache.
su un piccolo legno liscio c'è scritto SF ocean's beach, e mi ricordo perfettamente quando la mia mano l'ha raccolto, sul bagnasciuga dall'altra parte del mondo, e l'ha infilato in tasca dei jeans, quasi di nascosto, vergognandomi di quel gesto romantico.
un manuale della vela, mi arriva tra le braccia, comprato da me, anni fa, per me, in nome di un sogno, è intatto e lucido, come un amore sfiorato appena e così forte e riesco ad aprire solo le prime pagine, e leggo: i rudimenti: cos'è amare il mare, perchè non c'è cura per chi cade malato di vela.

amato
mare

tagliente

mi corre dietro il mare, mi sta davanti a casa, ogni benedetta mattina, ogni sera, ogni notte, e quell'orizzonte è una linea vibrante ma tagliente come una lama e oltre là c'è quello che ancora non c'è.
mi corre dietro, dentro alle vene del legno raccolto sull'atlantico, mi tiene ferma come cime d'acciaio, mi prende e mi lancia come un sasso piatto a rimbalzi verso il sole.

poi mi appare all'improvviso in certi occhi, che ogni tanto si aprono di più per un istante, e fanno trasparire per un secondo un respiro di stupore.

Sono una statua piena di polvere, seduta per terra davanti a una libreria nuova, io distante da me stessa e unita da un movimento che è un riflesso, un desiderio, una forma.
chiudo due copertine, con cura. Le passo lievemente con lo straccio, seguo il contorno e lo spessore, pulisco e riporto giustizia ai colori

anche le mie spalle hanno bisogno di uno straccetto umido di mare che
le pulisca

1 commento:

  1. una statua piena di polvere non ha bisogno di uno straccetto umido ma del mormorio di un soffio leggero...

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