11 settembre 2008

ritardo causa piedi, o piedi causa ritardo?

Sono ancora a casa, dietro ai monitor, nuda, con lo smalto sulle unghie dei piedi che si asciuga, e i piedi appoggiati alal sedia davanti, il secondo caffelatte accanto alla tastiera che continuo a dire, ora vado, ora vado, leggo ancora questo, scarico ancora questa che mi piace, ma ora vado. Sono ancora bloccata perchè chi mi conosce sa che io comincio a vestirmi dalle scarpe. Quindi non avendo ancora i piedini pronti, cincischio, temporeggio. Manca un minuo però, e poi vado a scegliere le scarpe. E poi, a salire, intimo, vestiti, ecc.
Non necessariamente c'è un grande pensiero per l'abbigliamento di ogni giorno. Tendenzialemnte è l'umore che vorrei a guidarmi. Non l'umore che ho.
Piccola differenza, ma differenza grande. Un pò come dire un pennello grande o un grande pennello?
Se sono "difficile" mi vesto con una cosa facile (così non mi complico di più), se sono triste, mi vesto di arancione e rosa e rosso e giallo ecc (così mi tiro su) se sono appassionata, mi vesto di chiaro, di gentile, di neutro (così mi calmo), e così via. Il mio armadio è un circo.
Mi viene spontaneo, e non ci penso neanche tanto.
Questa mattina ho bisogno dei tacchi alti. Lo so che non sonon da mattina, lo so, lo so, ma ne sento un'irrefrenabile bisogno. (deliro, lo so...)

Lo smalto è asciugato, le scuse finite, scelgo le scarpe e scendo ad affrontare la città.

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