30 dicembre 2010

Suggerimenti onirici

Gola infuocata, male alla schiena, insonnia intervallata da brevi sogni di deserti, rapimenti, stupri. Quando dico che dormo male non esagero. Spingo via con i piedi il piumino perchè ho le gambe sudate, no, ora ho freddo, tiro su. Ma così non va, un piede fuori, ecco, si. Per uno dei gatti il mio piede è un diversivo notturno. Me lo fa notare appendendosi. Una volta. Due volte. Tre volte. Lo tiro dentro, starò al caldo. Mi fa un male cane la gola, forse in cucina c'era una caramella al miele, mi sembra d'averla vista un mese fa. Ora vado a cercarla. No, dopo, forse mi viene sonno. // sogno // Deserto, furgoni neri blindati, entro ed è una banca. Mi danno un laptop dove leggere le offerte seduta su un divanetto. Il furgone parte, protesto, è normale, mi dicono, ci si muove sempre, questione di sicurezza. Ho una cena a casa, protesto. Ho anche noleggiato una casa finta, grandissima e piena di stucchi dell'800. E gli invitati sono tutti architetti alcolizzati. Architetti alcolizzati?? mi chiede l'impiegata mentre sobbalziamo nel furgone. Ovvio! rispondo // cambio scena // sono nella grande sala di stucchi, vuota, un lungo tavolo imbandito di avanzi di qualche festa di qualcun altro, e tutti i commensali arrivano, dieci, quindici, venti... Uno di loro mi mette in soggezione con lo sguardo. Quella soggezione erotica, mi piace perchè parla poco. Fingo di non notarlo. Mentre tutti mangiano, bevono e sembra che nessuno mi consideri, apro la finestra nell'angolo opposto al tavolo e un secondo dopo l'architetto silenzioso è dietro di me, addosso. Non voglio, si, mi piaceva prima, ma così no, è prepotente, decide per me, anche senza dire niente. Mi immobilizza non so come, è fortissimo. Ho il viso schiacciato sul muro, cerco di chiedere aiuto, ma l'atmosfera è opprimente, mi entra nei polmoni e non riesco a emettere suono. Mi violenta. Mi sento annientata, un sacco vuoto, solo lo sconvolgimento di essere senza forza mi riempie, lui improvvisamente è sparito e io mi piego lentamente sulle ginocchia. Giro gli occhi piano, verso la tavola lontana di giovani maleducati bohemien, vorrei aiuto. Non c'è più quasi nessuno, i resti sul tavolo insieme a bottiglie rotte, ogni cosa distrutta. Loro hanno mangiato, e se ne sono andati, sento gli ultimi lontani schiamazzi sulla strada// cambio scena // il furgone si ferma, ci saranno 50 gradi in quella scatola di metallo. Cerco di scappare, ci riesco dal bagno, sembra un film, mi dico, nessuno se ne è accorto, un rapimento da parte di un furgone bancario, no mi crederà nessuno.
Mi giro su me stessa, il blindato si allontana nella polvere, io nel nulla polveroso. Rimango lì, nel deserto sassoso, ho i piedi infuocati, ma neanche un pò di energia per andarmene. Rimango lì. Andarmene dove, mi chiedo.




"Nella vera notte buia dell'anima, sono sempre le tre del mattino."
(Francis Scott Fitzgerald, L'età del jazz)

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