9 marzo 2008

Cinismo

No, non farebbe bene anche a me chiedere
scusa. Mi fai rabbia. Non so perche',
ma mi fai rabbia, stamattina.
Mi viene quasi da essere cattiva.
Non capisco l'effetto delle tue eterne parole,
che sembrano non finire mai.
Sei altalenante e dici di no, a voce.
Sei un amico e dici di no.
Sei un corteggiatore, e dici di no.
Ti lanci in parole notturne, e poi le sminiuisci,
il giorno dopo.
Sei distaccato e calmo e poi no, lo sento,
negli squilli del telefono.
Ok, hai fame di tenerezze e di condivisioni.
Si, credo ai segni. Credo a quello che sento
nell'aria. Sento che mi hai idealizzato.
Sento che hai talmente tanta voglia
di una storia bella e calda che la cerchi come
un gatto nella notte, con le pupille dilatate.
Penso anche che ti ribelli sempre a quello
che ti dico.
Dici che sei d'accordo, spesso, ma ti ribelli comunque.
Come se quello che dicessi desse qualche regola
in più alla vita.
E poi ti attrae e ti irrita la mia fermezza,
certe volte.
Penso ancora che tu sia pericoloso,
come ti ho scritto un mese fa.
Perche'non sai neanche tu cosa vuoi,
o da chi,e sento sotto la pelle,
come invisibili fiumiciattoli sotterranei
della rabbia anche in te. Davvero.

Io ho una casa piccola, mi piace ma è piccola.
Sul corridoio, entrando a destra,
c'e' un vetro lungo tre metri e alto uno,
incastrato nel muro maestro.
Una specie di vetro d'acquario. Sotto a questa
lunga finestra muta ho messo un tavolo
vecchio di legno. Sopra ci sono cavi, due monitor,
le casse, l'agenda, qualche stecco
per raccogliere i capelli, un termometro che
nessuno hai messo a posto, una molletta rosa
luccicante, uno scontrino. Dall'altra parte del vetro,
c'e' la mia terrazza, una piccola giungla,
oltre la quale un'altra striscia orizzontale
si appoggia alla vista. Il mare. Il mare, intero,
lungo, grigio. Quando sono seduta qui, che scrivo
o disegno, c'e' uno spazio tra i due monitor,
di fronte al mio viso. Appoggiato al muro al tavolo,
li' dietro, c'e' uno specchio antico, stretto e lungo,
avrà cent'anni. Senza cornice, con i bordi tutti a bozze.
L'ho usato per una delle mie "cose creative".
Ci ho stampato sopra, con delle vecchie
lettere di legno di venti centimetri, rubate ad una
tipografia che diventava teconologica e il legno lo buttava.
Le lettere sono una addosso all'altra,
con inchiostro nero, irregolari e sbandate.
C'e' scritto, lungo tutto il bordo vecchio,
a u t o r i t r a t t o.
Cosi' io mi vedo, tra uno schermo e l'altro,
venti centimetri quadrati,
sullo specchio "autoritratto".

Vedo una donna che non e' piu' una ragazza.
Ha due rughe intorno alla bocca che si dice
vengano perche' uno ride tanto.
Non ne sono sicura.
Vedo che ha gli occhiali rosa, quando lavora
al computer, rosa confetto.
Comprati un giorno che avevo proprio bisogno
di vedere le cose con altri colori.
E' pallida, quando non e' estate.
Non e' neanche un po, bella.
Oggi che fa freddo in casa ha un golfone
gigantesco color mou, e' brutto davvero,
ma tanto nessuno mi vede, e tiene caldo.

Non mi farebbe bene essere bacchettata.
Io cerco di darmi da fare nella vita e
di scegliere le priorità, continuamente.
Piango sempre, si, spesso. Certe volte
ho un motivo vero, lancinante,
altre devono solo venire le mestruazioni,
altre mi sento sola,
altre sono solo tanto tanto stanca.
Ho tanti desideri e me li metto via,
devo fare altro.
Ti ho scritto o detto non ricordo piu'.
Che devo stare attenta a non confondere
emozioni e bisogni.
Perche' se fossi piu' sciocca o piu indietro
nella mia evoluzione personale,
e confondessi le cose con leggerezza,
tu saresti già stato qui,
e credimi, forse non solo a tavola.
So essere terribile, quando soffro.
Mi sento armata, anche se non ho armi di metallo.

Perche dico questo? perche' si, perche'
non ho motivi per non dirlo.
Perche' ondeggio tra nervosismi e fanculi
a tutti e tenerezze e bisogni di abbracci.
L'ho detto anche a Marcello, l'altro ieri.
Lui ha ritrovato un po di calma e positività
e ogni tanto mi chiama.
Mi ha detto che ha voglia di vedermi,
anch'io ne avrei voglia, non mi fa paura.
Lui, invece, ha un po paura di come si sentirebbe dopo.
Io l'ho rassicurato,
gli ho detto, ma no, non devi, ci vediamo rideremo
e chiacchereremo.
Non c'e' niente da temere.

Invece sai qual'e' al verità?
che fa bene ad avere paura.
E da una parte dentro al cuore sento una tenerezza profonda
per un uomo che a 46 anni dice le cose cosi semplicemente e grandemente,
e dall'altra sento una velo di cinismo
che non voglio, davvero.
Ma c'è. C'e' e lo sento. E mi dice ma dai bimba,
ognuno pensa a se,
tu pensa solo a stare bene, un minuto,
un'ora, un giorno,
nessuno pensa a te e tu pensaci da sola.
E non importa se lo senti fragile verso di te.
Non importa se poi traballerà,
è grande per pensarci da solo.

Cosi' e'.
Non so perche' hai mandato a me il messaggio
destinato alla bella analizzatrice
di organi. Cosa vuoi che ne sappia.
Spero che vi vediate ancora, spero che sia dolce
e carina con te. Io non lo sono. Lo so che non lo sono.
Certe volte mi dico che non conosci
la parte di me dolce, che strano. E tante altre parti.
E poi sei un soldato.
E poi io sono io quella pericolosa,
non l'hai ancora capito?
non lo vedi?

L'altro giorno ho pensato. Se da un giorno
all'altro si innamora di una donna
ed e' corrisposto e inizia una bella storia
di quelle da canzone,
chissà se io scompaio. E se Marcello ritrova
la sua ex, accogliente e paziente,
chissà se avrà ancora paura di me.
E poi mi sono chiesta, e se io, mi sciolgo
nelle braccia di qualcuno e mi innamoro, davvero,
inizio una storia di quelle da canzone,
chissà come mi comporterei con te e con lui.

Non ho risposte, come sempre. Anch'io, tante domande.
Ma non so neanche se le voglio, le risposte.
Umore grigio. Lavorando mi anestetizzo.

Forse un giorno tornerà fuori la donna che crede.
Lo so che lo sperano tutti.
Ciao.

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