25 marzo 2008

La Grande Trota

Io e mia sorella, abbiamo iniziato presto a lavorare nel negozio della mamma, credo di aver avuto una decina d’anni. Eravamo bravi, avevamo le nostre incombenze. E con qualche pressione facevamo anche le cose più noiose. D’inverno, dopo la scuola, andavamo a sciare, poi in negozio. E da più grandicelli, ci andavamo da soli. La mamma stava a casa a fare tutti i mestieri. D’inverno faceva freddo, in negozio. Per scaldarci facevamo a turno a sederci su un piccolo termosifone ad olio. Il culo bruciava e così aspettavamo qualche cliente, raro, facendo i compiti e, soprattutto io, divorando quantità di giornali, fumetti, riviste, libri. Di ogni genere. Noi vendevamo giornali e articoli di cartoleria. Sono stato un privilegiato. A scuola non ho imparato un cazzo, ma per fortuna i fumetti mi hanno insegnato qualcosa. Da piccolo mi mettevo dentro un grande scatolone, sotto al banco, era pieno di carta da buttare. Era il mio rifugio. Mi mettevo là dentro con un pacco di giornaletti e ci passavo
delle ore. Il Monello, l’Intrepido, Lancio Story, Tex,Zagor, Akim, Il Comandante Mark, Mister No, Le Storie del West, Super Eroica, Kriminal, Diabolik, Il Gruppo T.N.T e tutti quelli di Max Bunker..Corto Maltese, Devil, I Fantastici 4..e naturalmente la saga infinita di Topolino. Anche i misteri del sesso si sono svelati così, fra le pagine disegnate di fumetti erotici, fra eroi dagli attributi improbabili, e eroine dagli appetiti inesauribili. Milo Manara ancora non c’era, né le sue muse erotiche disegnate con un unico, essenziale filo di matita. Allora i fumetti si chiamavano Zora, Pussycat, La Corsara Nera. Si compravano di nascosto. E quando mi dicono che agli uomini piacciono le tette grandi a causa di Edipo, la mamma e quelle cazzate lì, a me vien da ridere. Io avevo il negozio, passavano tutti di lì. Intere generazioni di maschi si sono formate con la lettura di quei fumetti. Dove tutte le donne
avevano un seno enorme. E ne sono rimasti segnati. I ragazzi oggi sono diversi, credono di sapere tutto, ma non sanno niente. Hanno anche meno idee nel fare l’amore. Hanno Internet, e tutto gli viene dato pronto con qualche click. Non hanno più bisogno di usare la fantasia. Non proveranno mai le emozioni che ho provato io. Non potranno mai immedesimarsi nel ragazzino schiacciato fra le tette spaventose della tabaccaia di Amarcord. Fellini, le sue visioni, i suoi incubi, non apparterranno mai a queste
generazioni. D’estate si lavorava parecchio, con i turisti. Al mattino
c’era la fila. Io e mia sorella eravamo sacrificati anche durante le vacanze, ma si doveva fare così. La famiglia era un’azienda e ognuno doveva fare la sua parte, e non si discuteva. Anche se i nostri amici erano sempre a zonzo, e a me capitava di fare salti mortali per scappare due minuti e raggiungere il mio amorino di chissà dove. E magari rubarle un bacio. Quando una che mi piaceva veniva in negozio, mi imbarazzavo tantissimo, e cercavo di servirla io. A volte mi vergognavo un po’. Mia mamma non andava tanto per il sottile, né con me, né con mia sorella. Ero entrato, allora, piano piano, nell’ordine di idee del commerciante. Inventando una attività, come si direbbe
oggi, collaterale. Che portasse guadagno solo a me. Su di un cartone avevo scritto, con un pennarello rosso, “VENDESI ESCHE VIVE – VERMI E CAVALLETTE- SU ORDINAZIONE”. Il
cartello faceva bella mostra sulla porta del negozio. Ebbi un certo successo. C’erano tanti pescatori, allora, e anche tanti pesci, sia al lago che nei torrenti. Ma la
vendita delle cavallette non decollò. Pescare a cavalletta è per pochi. Con il verme è un’altra cosa. Adesso le trote, mi dicono, non si prendono più se non si aggiungono feromoni alle esche. Boh, sarà. Infatti si vendono anche feromoni per gli uomini, per catturare le donne. Una evoluzione della biochimica. Io ero rimasto alla misteriosa, infallibile, mattanza di donne, che si strappavano i vestiti di dosso in cinque secondi, del mitico Gabriel Pontello, alias Supersex. Con il suo “via libera al fluido erotico!”. Ma lui però era un’extraterrestre dalle sembianze umane. Le trote allora erano più ruspanti. Io, al lago, le pescavo con il formaggio della latteria, quello invecchiato e un po’piccante. Ne compravo un bel pezzo e lo dividevo con le trote. Nel senso che lo stesso formaggio lo mangiavo anch’io, col pane. Poi le trote le vendevo. Se tutto era andato bene mi ripagavo il formaggio e la miscela del motorino. Ma prima del motorino, al lago, ci andavo in bici. Quattro chilometri di fottuta durissima salita, l’ultimo pezzo da smontato. Al lago ci passavo la giornata, dall’alba
al tramonto, per lo più con un amico che non c’è più. Che se avesse continuato a venire al lago, forse, ci sarebbe ancora. Eravamo delinquenti, barbari, bracconieri.
Pescavamo anche quaranta, cinquanta trote in un giorno, ascoltando la musica che proveniva dal juke box dello chalet, oltre la curva della riva. Bella musica che qualche cliente del bar metteva su. E che noi godevamo, gratis. Che bella era l’attesa di qualche mossa del galleggiante, nell’acqua verde, fresca, che specchiava gli alberi e le montagne di sopra. La pesca statica non si fa più. Si pesca dinamicamente, adesso. Con un coso che si chiama sbirulino e esche artificiali di silicone che per qualche astruso calcolo di idrodinamica, con il movimento si agitano per qua e là, come i fianchi delle ballerine hawaiane, o i culi delle brasiliane al ritmo di samba. E, pertanto, attirano la preda. I culi sono un’esca splendida infatti, e potente.
Sta di fatto che nella pesca moderna ti devi trapanare la vita. Allora, invece, lanciato bene, non dovevi fare altro che goderti la vita. E aspettare.
La pesca di torrente è completamente diversa, si chiama pesca “al tocco” ed è rimasta come allora. Come la ricetta per le frittelle di mia nonna. Per fortuna.

Comunque le cavallette non me le comprava nessuno. Morivano sempre nella bottiglietta traforata dove le mettevo. Le catturavo nel grande prato, sul lato della casa che
guardava il torrente. Quando l’erba veniva falciata era facile prenderle. Ed ero bravo. I lombrichi li prendevo, invece, sotto i sassi. Avevo il mio giro che facevo,
quotidianamente, in bicicletta, tutt’attorno al paese. Avevo i miei posti, le mie miniere di vermi. Ma a volte, la richiesta era tale che le risorse scarseggiavano. Allora avevo le miniere d’emergenza: i letamai. Le corti di letame, purchè vecchie e sedimentate, sono una fonte inesauribile di vermi, ce n’è a milioni. Allora c’erano anche tanti letamai.Oggi ci sono meno mucche, e quelle che ci sono forse non cagano neanche più, perché vedo poco letame in giro. Sarà l’alimentazione, non so. Forse per ottimizzare le risorse delle stalle e risparmiare sulla manodopera, viene aggiunto
un additivo ai mangimi. Così le mucche fanno la cacca liofilizzata, a pallini. Così non ci saranno neanche più i vermi di letamaio. Per fortuna ho cambiato mestiere. Ad ogni modo, i vermi di letamaio non vanno bene per pescare. Sono corti, sottili e mobilissimi, e quest’ultima sarebbe una qualità, se non fosse che non sono resistenti e muoiono subito. Il verme ideale deve muovere la parte di sé che non è attraversata dall’amo. Si deve contorcere dal dolore, tentare di liberarsi. Ma non potrà passare
attraverso l’ardiglione. Un buon verme deve crepare lentamente, credendo di potercela fare, senza arrendersi. Facendo contento il pescatore. Un buon verme, se ha culo e si sa muovere, troverà sulla sua strada una trota che lo distruggerà in un unico terribile morso, e porrà fine alla sua agonia. E farà contento il pescatore. I vermi di letamaio, di norma, non fanno contento il pescatore. Io li vendevo solo ai turisti, specie quelli che si davano le arie di grandi pescatori. E non capivano un cazzo, ma pagavano lo stesso.

La pesca in torrente è un’altra cosa. La trota non viene da te, tu vai da lei. Può darsi che sia in caccia, in fondo ad una correntina, e allora la sentirai in fondo alla passata,quando hai tutto il filo fuori. Altrimenti, se lei è a cuccia nella sua tana, sotto un sassone, nell’acqua molle, in una buchetta, la devi snidare. La devi cercare, la devi allettare. E devi essere bravo, furbo,esperto e malizioso. Più di lei. Una trota che riposa non è scema. O, perlomeno, è meno scema di un marito in canottiera steso davanti alla tv, con una birra che in genere è in lattina. Le mogli si lamentano di non riuscire a snidarli. Nemmeno in guepiere o con il reggicalze del supermercato, nemmeno se gliela sventolano davanti al naso. Ci vuole furbizia e malizia a far mangiare una trota. Ci vuole furbizia e malizia a stanare un uomo dal suo torpore, dal suo disinteresse. Gli uomini sono più stupidi di quello che le donne pensano. E se non si varia il menù, spesso gli uomini cambiano il ristorante. Per questo una trota schizza fuori dalla sua tana se vede un verme. Se glielo fai passare davanti al naso in un certo modo. Un verme non capita tutti i giorni, ad una trota. Di solito si deve accontentare di quel che l’acqua trasporta, piccoli frutti, piccoli insetti, cose così. Provi, la moglie, a far passare davanti al naso dell’idiota in poltrona, che so, la Hunzicher. Ma mica nuda. Non serve. Va bene anche vestita da idraulico. Ecco. Ma basterebbe assai meno. Basterebbe un po’ di fantasia, senza il
reggicalze del supermercato. E smettere di pensare che un uomo debba cambiare la sua indole solo perché a scuola e a dottrina gli spiegano che l’uomo è monogamo. Non lo è,
punto. Ma può esserlo, se gli si danno buoni motivi, dentro e fuori dal letto. Gli uomini nascono poveri pirla. Le donne gli danno il colpo di grazia, così diventano poveri pirla idioti. Gli uomini non capiscono le donne, ne prendono atto e vivono bene. Le donne, invece, capiscono gli uomini perfettamente, ma non se ne fanno una ragione e fanno finta che siano diversi. Così li rovinano del tutto. E poi fanno
finta di essere sorprese e scandalizzate di aver avuto un verme nel letto per anni.
La trota invincibile non esiste. Esistono solo pescatori poco abili. E i pescatori non si lamenteranno mai di aver dormito con una trota o con un verme. Io, a dire il vero, con i vermi non ci ho mai dormito. Però li dimenticavo nella tasca dei jeans, e da morti puzzano incredibilmente. Da vomitare. Mia madre si incazzava da matti. Il fatto è che talvolta, la sera, scappavo del negozio con la Graziella – la bici, non ho avuto nessuna Graziella femmina- per fare una pescata veloce sul torrente. Allora legavo la canna telescopica al portapacchi, scovavo quattro o cinque vermi, e li mettevo in tasca. Pescavo un paio di trote e tornavo a casa contento. Le trote le vendevo
o, talvolta, le regalavo a qualche vecchietta simpatica.

Le donne sognano il Grande Amore, e anche certi uomini. I pescatori sognano, tutti, la Grande Trota. Lei esiste. Ma non si sa dove. Potrebbe essere ovunque, nella corrente più impensata, nel gorgo più scuro di cui non si vede il fondo. La Grande Trota esiste, ed è grandissima. Ogni pescatore sogna di incontrarla e spera di avere una lenza perfetta quando il momento verrà, una lenza che non si spezzi. Per questo motivo i grandi pescatori hanno sempre lenze perfette. I bravi pescatori pescano sempre come se in fondo alla loro lenza debba abboccare la Grande Trota. Sono preparati. La Grande Trota esiste, perché non l’ha mai pescata nessuno. E quindi è ancora lì. Ma ogni pescatore ha la sua Grande Trota. E ci crede davvero. Un bel film, con Henry Fonda poco prima che morisse, parlava di Walter. Era lei la Grande Trota, si chiamava Walter. Mi sembra che Walter, verso la fine del film, avesse abboccato. Ma poi non è stata catturata o è stata liberata, non ricordo. Il film si chiamava “Sulle rive del lago dorato “. Bello. E triste. Per forza. Non hanno preso Walter. O forse bisognerebbe chiedere al Capitano Achab, e alla sua Grande Trota, che quella era proprio grande, e si chiamava Moby Dick. Io la mia Grande Trota l’ho cercata a lungo, sulle rive sassose,fra le pietre viscide, nelle forre di un piccolo torrente di montagna. Il bello della Grande Trota è che non devi pescare nel Mississippi per avere una chance in più di farla tua. Può nascondersi fra le cascatelle di un ruscello. Gli scettici non ci credono e quindi non la cercano, poveretti. Gli altri continuano a crederci. Ed ogni sconfitta è una vittoria, e fintantoché nessuno la cattura lei è ancora lì, e ci sarà un buon motivo per continuare a pescare. Anche il prossimo giorno

Nessun commento:

Posta un commento